Lorenzo Console
responsabile nazionale giovani uomini della Divisione futuro
Quando una persona chiude gli occhi, solo lei vede il suo sogno e solo lei può trovare il modo per realizzarlo. Un sogno pieno di valore è sinonimo di missione: ognuno di noi ha una missione per kosen-rufu. La cosa importante, ci insegna sensei, è capire prima di tutto qual è il nostro sogno. Poi, fare azioni per realizzarlo.
Il mio sogno è sempre stato quello di scrivere, raccontare e immaginare storie. Fin da subito ho capito che il Daimoku mi avrebbe aiutato a non perdere la speranza, continuare a scrivere e a crederci. Quest’anno sono entrato nella prima edizione di un master che raccoglie tutte le mie passioni. Ho parlato del Buddismo a tutti i miei compagni di corso. Nel momento in cui sono finite le lezioni, bisognava scegliere uno stage. Io ho puntato in alto, ho deciso di farlo in un’azienda leader nelle telecomunicazioni per crescere come individuo e svilupparmi nel mondo del lavoro. Sapevo che c’erano solo due posti, e non erano nemmeno sicuri.
Sono stati giorni di attesa “attiva”, durante i quali ho preparato questo corso, ho fatto attività soka-han e mi sono preso cura dei giovani uomini. Non ho mollato fino all’ultimo, sono rimasto fedele a me stesso. Poi mi hanno chiamato e sono andato a fare il colloquio per uno stage retribuito. Alla fine il responsabile del team mi ha stretto la mano, dicendomi: «Benvenuto!».
Sensei, parlando con gli studenti delle scuole medie e superiori, rispose alla domanda «Qual è il suo sogno?» dicendo: «Il mio sogno è trasformare il sogno di Toda in realtà. […] Io continuai a realizzare tutti i sogni di Toda. E mentre lo facevo, incredibilmente anche tutti i miei sogni, che nutrivo da quando avevo l’età che avete voi oggi, si realizzavano. Ora ho un nuovo sogno: che anche tutti i vostri sogni si realizzino. I vostri sogni sostengono il mio sogno: ogni passo che fate verso la realizzazione dei vostri sogni è un passo per me verso la realizzazione del mio» (Protagonisti della nuova era, pag. 48).
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Paloma Messina
responsabile nazionale giovani donne della Divisione futuro
Siamo nati con una missione che nessun altro può compiere: in questo senso la nostra identità è il nostro tesoro. In alcuni momenti può capitare di sentire che siamo un cumulo di difetti e di aver fallito. Ma il Buddismo ci insegna che siamo tutti perfettamente dotati e che possediamo la natura di Budda. Recitando Nam-myoho-renge-kyo facciamo risplendere questa potenzialità della vita.
Il presidente Ikeda ci incoraggia con queste parole: «Siate voi stessi. Il Buddismo paragona le personalità ai fiori di ciliegio, di susino, di pesco e di prugno selvatico: ognuno è diverso, unico e meraviglioso così com’è. […] Se svilupperete con costanza i vostri punti di forza, anche quelli che considerate punti deboli, o difetti, cominceranno a brillare di una luce positiva» (Ibidem, pagg. 33-34).
Personalmente, mi sono laureata a dicembre e sto frequentando la specialistica in scienze pedagogiche. A giugno è iniziata la sessione d’esame e mi sono sentita vicina a tutti coloro che hanno fatto la maturità e gli esami di terza media! Avevo deciso di fare due esami, i più difficili dell’anno. Le date erano vicinissime tra loro: il 3 e il 5 luglio. È emersa una grande ansia ma ero forte del fatto che il primo esame capitasse proprio il 3 luglio, che nella Soka Gakkai è il giorno dell’unicità di maestro e discepolo. Quindi, come discepola, ho deciso che avrei portato a casa una vittoria al nostro maestro, e anche a voi! Con questo desiderio ho deciso che questi esami sarebbero stati l’espediente per la mia rivoluzione umana, per superare i miei limiti.
In quei giorni mi ha contattato una mia cara amica, anche lei era in preda al panico: si sarebbe laureata di lì a qualche giorno. Nonostante la mia situazione emotiva le ho parlato della pratica e mi ha detto: «Grazie, so che nei momenti critici posso contare sempre su di te». Ho accettato il fatto che non ero riuscita a studiare come volevo, ma avevo dato il 100% ed ero decisa a farmi stupire dal potere del Gohonzon. Al primo esame l’assistente mi ha fatto le domande che sapevo meglio. Ha visto che tra i libri inclusi nella preparazione avevo inserito L’educazione creativa di Makiguchi e mi ha fatto domande su di lui. Così con un sorriso mi ha messo 30!
A quel punto mi rimanevano solo ventiquattro ore per l’altro esame! Su settanta ci siamo presentati in undici, la professoressa era molto nervosa e bocciava praticamente tutti. A me, tuttavia, ha fatto le domande su cui ero più preparata e vedendo nel mio portfolio tutte le attività in cui sono impegnata con la SGI, ha deciso di premiarmi e mi ha messo 30!
Come scrive sensei: «Tutti noi possediamo un illimitato potenziale, l’importante è crederci, ora e nonostante tutto» (In cammino con i giovani, pag. 110).
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Mirko Lugli
responsabile nazionale della Divisione futuro
Ognuno di voi è un tesoro prezioso, voi siete le persone più importanti. Tutti avete il desiderio di aiutare gli altri e di vivere bene, ma è difficile. Per riuscirci bisogna essere forti. Chi recita Daimoku e vive come discepolo del presidente Ikeda è invincibile.
Nel libro Il mondo vi attende c’è un capitolo che si intitola “Vincere con il Gosho”, in cui sensei dice che «coloro che hanno nel cuore un passo del Gosho “preferito” sono forti. Sono imbattibili quando si trovano a dover fronteggiare degli ostacoli». In questo capitolo sensei parla dei suoi passi di Gosho preferiti e li commenta.
Qual è il vostro passo preferito?
Il mio è tratto da Il tamburo alla porta del tuono: «A cosa serve vedere il volto? È solamente il cuore che conta. Incontriamoci un giorno sul Picco dell’Aquila dove risiede il Budda Shakyamuni. Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo» (RSND, 1, 844).
Due anni fa, il 4 settembre 2015, insieme a tanti amici abbiamo incontrato sensei in Giappone. Stava benissimo e ci ha trasmesso la gioia indescrivibile di incontrare tutti i membri del mondo. Quello è il momento più importante della mia vita, perché ho sentito che dietro le cose più brutte, se lottiamo fino in fondo vedremo lo sguardo e il sorriso di sensei.
Questa per me è la cosa più importante. Tutti noi possiamo sperimentare questa forza.
Adesso i miei desideri più grandi sono che il presidente Ikeda viva a lungo e incontrarlo di nuovo. Quando mi baso su questo passo di Gosho mi sento invincibile perché so che ogni volta che lotto con tutto me stesso per unire la mia vita al Gohonzon, in quel momento il mio cuore è unito a quello di sensei. Si trasforma l’impossibile in possibile.
Incidiamo tutti insieme nel nostro cuore che non esiste sofferenza che non possiamo trasformare!