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L'unica strada per vincere - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:57

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L’unica strada per vincere

Sofia Di Carlo, Siena

Capii che per vincere dovevo far emergere tutto il mio coraggio. Portai tutta la paura che avevo davanti al Gohonzon: avrei dimostrato il potere del Buddismo a tutte le persone che mi circondavano, trasformando l’impossibile in possibile

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Capii che per vincere dovevo far emergere tutto il mio coraggio. Portai tutta la paura che avevo davanti al Gohonzon: avrei dimostrato il potere del Buddismo a tutte le persone che mi circondavano, trasformando l’impossibile in possibile

Ho sentito il suono del Daimoku per la prima volta nel 2012, poco più che ventenne. Credevo fosse un appiglio per persone deboli e io volevo farcela da sola, sebbene due anni prima avessi affrontato con grande dolore la morte di mia madre in seguito a delle complicazioni dopo l’asportazione di un tumore alla laringe. L’intervento era andato bene, ma lei cadde in depressione.
Dopo tre mesi di degenza ospedaliera fu dimessa e rimandata a casa. Aveva perso molto peso e rifiutava cibo e medicine da tempo. Con tanta preoccupazione la accompagnai per un controllo. I medici mi dissero che stava bene e che dal giorno seguente le avrebbero fatto il day hospital in psichiatria per aiutarla a mangiare. Chiesi loro di ricoverarla il giorno stesso, ma rifiutarono la mia richiesta dicendo che non avevano posti letto, e che comunque i suoi valori erano normali.
Riponevo assoluta fiducia nei medici e, pur titubante, la riportai a casa. Qualche ora dopo mia madre ebbe un arresto cardiaco e morì. La sofferenza, la rabbia e il senso di colpa che provavo erano enormi: morire di fame e di sete a quarantaquattro anni!
Nonostante il dolore, insieme alla mia famiglia, decidemmo di fare causa all’azienda ospedaliera. A gennaio 2015 una mia amica mi invitò a una riunione buddista e iniziai a praticare e a frequentare gli zadankai. Sentivo che la mia vita stava prendendo una direzione positiva e provavo una gioia nuova.
Nel frattempo il processo penale iniziato anni prima si concludeva con l’assoluzione dei medici imputati. Le spese relative alla perdita di una causa penale erano troppo elevate per noi, quindi decidemmo di intraprendere una causa civile al fine di ottenere un risarcimento per coprire le spese processuali.
La mia pratica buddista diventava sempre più costante e cercavo di fare tanta attività per gli altri. Intanto trovai un medico legale che esaminò la cartella clinica di mia madre. Dopo qualche giorno mi disse che avevo scarsissime probabilità di vincere, e mi sconsigliò di procedere perché in caso di sconfitta avrei potuto rovinarmi economicamente.
Dopo quella telefonata piansi per due ore. Volevo giustizia per mia madre, ma allo stesso tempo avevo paura di mettere nei guai tutta la mia famiglia. Lo stesso giorno, cercando nelle parole di sensei la chiave per non arrendermi, lessi: «Il coraggio è la chiave della vittoria» (NR, 623, 6).
Capii che se volevo vincere dovevo far emergere tutto il mio coraggio. Portai tutta la paura che avevo davanti al Gohonzon: avrei dimostrato il potere del Buddismo a tutte le persone che mi circondavano, trasformando l’impossibile in possibile. Ho recitato Daimoku per mesi con questo obiettivo, e gradualmente il rapporto con mia madre, verso la quale avevo sempre provato rancore, dentro di me si trasformava: iniziai a provare soltanto amore nei suoi confronti, mentre i sensi di colpa svanivano completamente.
A settembre 2017 il medico legale nominato dal giudice ha redatto una perizia con parere favorevole alla tesi della mia famiglia: i medici avevano agito con negligenza e imperizia. Capii che il mio cambiamento interiore aveva influenzato l’ambiente. La vittoria dipendeva solo da me.
La sentenza era fissata al 19 febbraio 2018. Nel frattempo continuavo a recitare, studiare e incoraggiare tutte le persone che incontravo. Ormai sentivo la vittoria nel cuore, ero libera dalla paura.
Il giorno stabilito mi recai in tribunale con mia sorella. Dopo qualche ora di attesa il giudice emise la sentenza con la quale condannava l’azienda ospedaliera al pagamento di tutte le spese processuali e al risarcimento economico della mia famiglia. Quella notte ero talmente felice che non riuscii a chiudere occhio. Pensavamo di aver vinto, ma l’avvocato ci disse che la controparte avrebbe potuto fare richiesta di appello entro trenta giorni. Ero sfinita ma dopo un’ora di Daimoku, decisi che mi sarei dedicata ancora più intensamente all’attività: era l’unica strada per vincere! Mi sforzai di andare a trovare più giovani donne possibile, recitavo Daimoku con loro e le incoraggiavo con tutta me stessa a non arrendersi. Quest’azione costante trasformò radicalmente il mio stato vitale, mentre la certezza di vincere si consolidava nel mio cuore.
Intanto iniziava la preparazione per le riunioni del 16 marzo, giorno di kosen-rufu. Nonostante gli ostacoli, insieme agli altri responsabili giovani e adulti organizzammo le riunioni a cui presero parte molti ospiti, tra cui mia sorella con la sua famiglia, e mio marito. Quel giorno raccontai la mia esperienza e dichiarai che avrei vinto.
Volevo dimostrare ai miei cari il potere del Gohonzon.
Una settimana dopo seppi che l’azienda ospedaliera non aveva fatto richiesta di appello e che ci avrebbe risarcito: dopo qualche mese di attesa, lo scorso luglio io e la mia famiglia abbiamo ricevuto il denaro!
Nel mese di marzo avevo determinato di vendere entro l’anno la mia pizzeria in cui lavoro da nove anni, per dedicarmi completamente all’università. Il mio sogno è quello di trovare un’occupazione nell’ambito dei diritti umani. A settembre sono riuscita a vendere la pizzeria e, dopo tanti anni di precariato, finalmente nei primi giorni di ottobre mio marito ha firmato un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Adesso punto alla fine dell’anno con la determinazione di realizzare tutti i miei obiettivi.
Voglio regalare insieme a tutti i membri italiani una grande vittoria a sensei, facendo emergere, con un Daimoku forte come il ruggito di un leone, 20.000 giovani pieni di gioia e di speranza.

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