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La più grande fortuna - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:57

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La più grande fortuna

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Era la prima settimana di ottobre 2017, mancavano dieci giorni all’operazione fissata per asportare tutto il colon e il retto: la causa era una patologia ereditaria chiamata “poliposi intestinale” che mi portava ad avere l’addome pieno di micro polipi che, se non controllati, possono trasformarsi in tumori. L’intervento era già stato eseguito su mia madre e suo fratello quando avevano meno di dieci anni. Grazie alle mie condizioni fisiche, ho potuto attendere i diciotto anni prima di essere operato. Sento che ciò deriva dalla fortuna di essere nato e cresciuto insieme al Gohonzon.
Il primo beneficio fu che il chirurgo, conoscendo la nostra situazione economica, ci disse che avremmo dovuto coprire solo le spese della clinica.
Mia madre, spinta da una forte determinazione, recitava dalle tre alle cinque ore di Daimoku al giorno; anch’io mi univo spesso a lei e trovai la forza per affrontare la situazione.
Arrivò finalmente il giorno del ricovero, eravamo determinati a fare quanti più shakubuku possibili. In breve tutto il reparto venne a conoscenza della nostra fede buddista.
La sera prima dell’intervento recitammo un’ora e venti di Daimoku e andammo a letto sereni. Ma il mattino seguente fui sommerso dall’ansia: dentro di me non ascoltavo niente, pensavo solo a Nam-myoho-renge-kyo!
Dopo nove ore di intervento mi ritrovai con mia madre affianco al letto che sorrideva e recitava Daimoku. L’operazione era andata benissimo. Due giorni dopo però, iniziai a sentire dolori atroci allo stomaco.
Mi fecero una TAC d’urgenza e il primo ostacolo fu scoperto. Un capillare era scoppiato durante la notte ed era in corso un’emorragia addominale interna: dovevo immediatamente tornare in sala operatoria.
Ero sconvolto ma non dissi nulla, d’altronde se volevo vivere dovevo accettare la sfida. Mi vennero in mente le parole del Gosho: «Quando c’è da soffrire, soffri; quando c’è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo» (RSND, 1, 607).
Dopo quattro ore riuscirono a fermare l’emorragia. Nonostante varie complicazioni, continuai a recitare Daimoku con fiducia grazie al sostegno di mia madre e determinammo che prima di Natale sarei stato dimesso. A metà dicembre il chirurgo ci disse che ero pronto per tornare a casa e questo mi avrebbe aiutato a riprendermi sia psicologicamente che fisicamente.
Tuttavia, a casa non fu così semplice. Ero bloccato su una poltrona reclinabile dove mangiavo, dormivo e lottavo alternando attimi di gioia e periodi di depressione, in attesa di fare l’intervento finale. Mia madre mi aiutava a camminare, a recitare Daimoku, a studiare, a ridere… insomma era il motore che riusciva a mandarmi avanti! Ma le settimane erano lunghe e il mio morale si affievoliva sempre di più.
Grazie al sostegno di tanti amici e alle parole di sensei, compresi che stavo vivendo tutto questo perché siamo nell’Anno di brillanti realizzazioni, e tutti ci ritroviamo ad affrontare diverse sfide per consolidare la fede e realizzare grandi vittorie.
Non potevo arrendermi, sentivo profondamente che non volevo deludere il mio maestro, perciò aumentai il Daimoku fino a quando arrivò la notizia che a febbraio sarei stato operato.
Uscii dalla sala operatoria dopo due ore e mezzo, finalmente libero… ora dovevo solo riposare e riprendermi anche dalla nausea che sentivo continuamente. Durante gli ultimi giorni in ospedale mi seguì l’assistente chirurgo, ma il suo atteggiamento poco ottimista mi appesantiva, così recitai Daimoku anche per la sua felicità. Gli regalammo un libro sul Buddismo e lui fu molto contento, non finiva di ringraziarci e fare domande, raccontandoci di lui e della sua famiglia. Si trasformò in una persona piena di fiducia e mi incoraggiava come mai aveva fatto prima. Finalmente sentii che l’aria di casa era vicina! Volevo esprimere tutta la mia gratitudine per essere riuscito a trasformare il veleno in medicina. Desideravo che questa esperienza fosse una fonte di incoraggiamento e iniziai a recitare Daimoku per poter partecipare al corso Futuro che era quasi alle porte! Ma via via che riprendevo in mano la mia vita, la mia pratica si affievoliva e il mio morale si abbassava senza preavvisi.
Nonostante mi trovassi finalmente con i miei amici, in realtà mi sentivo solo, mi svalutavo, mi consideravo debole, codardo, perché non riuscivo più ad andare davanti al Gohonzon.
Nel frattempo le iscrizioni al corso Futuro erano scadute e io non ero riuscito a iscrivermi. Mi sentii sprofondare ancora di più.
Una compagna di fede mi disse: «Non abbatterti, se desideri partecipare vai davanti al Gohonzon e recita Daimoku per trovare quella soluzione a cui nemmeno la mente può arrivare!».
Queste parole mi fecero capire che ero sempre un devoto del Sutra del Loto e che niente e nessuno poteva intralciare il voto fatto tre anni fa, nemmeno io stesso potevo fermare la mia missione.
Poi un pensiero mi passò per la mente: se la mia iscrizione non fosse stata accettata, qualcun altro avrebbe preso il mio posto. Così ho deciso di recitare Daimoku affinché quel ragazzo o quella ragazza potesse vivere un’esperienza piena di gioia! Venti giorni prima del corso mi ha telefonato un compagno di fede per chiedermi se ero disponibile a parteciparvi, visto che ero ancora in lista d’attesa. Avevo vinto di nuovo! Questa esperienza mi ha insegnato a non demordere nel momento più duro, mi ha insegnato che chiedere aiuto non è da codardi, anzi aiuta la nostra crescita e quella di chi ci sta aiutando, e mi ha dimostrato che l’inverno si trasforma sempre in primavera. Ho imparato il valore della famiglia Soka, e soprattutto che il Buddismo è la più grande fortuna che possiamo mai avere!

Corso nazionale Futuro

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