Testo integrale su Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 1, pag. 66 e al link https://biblioteca.sgi-italia.org/rsnd/incoraggiamento-a-una-persona-malata
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UNA FEDE INCROLLABILE PER UNA VITA VITTORIOSA
È essenziale continuare a perfezionare la nostra vita fino all’ultimo istante. Il Buddismo di Nichiren ci permette di coronare di vittoria il capitolo finale della nostra vita, liberi dal rimpianto.
Il presidente fondatore della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi, aveva cinquantasette anni quando prese fede nella Legge mistica, e praticando il Buddismo si impegnò nel proprio automiglioramento. Riferendosi a se stesso con l’espressione «noi giovani», si batté instancabilmente con questo spirito, dai sessant’anni fino a oltre i settanta, per far rivivere il Buddismo di Nichiren fra la gente della nostra epoca.
Dopo che Makiguchi morì in carcere, il suo discepolo Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, portò avanti gli ideali del maestro e dedicò il resto della vita alla propagazione della Legge mistica. Secondo gli standard odierni si potrebbe pensare che Toda, morto a cinquantotto anni, abbia avuto una vita breve.
Ma in quell’arco di tempo si impegnò in una grande battaglia, equivalente a molti secoli di sforzi, per gettare le fondamenta dello sviluppo di kosen-rufu, affidando a noi giovani il completamento della sua missione.
«La malattia stimola lo spirito di ricerca»
Con la sua alta aspettativa di vita, la società giapponese sta invecchiando a una velocità senza precedenti. Nessuno può sfuggire all’invecchiamento, alla malattia e alla morte; tutti devono affrontare queste sofferenze molto concrete, aspetti intrinseci della vita. Quando si invecchia è naturale non sentirsi più vivaci ed energici come una volta.
La pratica buddista non ci rende immuni da tali sofferenze, e a volte potremmo chiederci come mai la nostra fede non ci protegga da queste cose. Ma se noi che pratichiamo la Legge mistica consideriamo queste sofferenze universali dalla prospettiva profonda dell’eternità della vita e continuiamo ad avanzare con coraggio, possiamo far risplendere nella nostra esistenza la «natura originariamente intrinseca della nascita e della morte» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 117, 45)1.
In una lettera [La buona medicina per tutti i mali] Nichiren Daishonin scrive: «La malattia stimola lo spirito di ricerca della via» (RSND, 1, 833). Anche una malattia può avere un profondo significato e alla fine riusciremo ad apprezzare le parole del Daishonin: «La malattia di tuo marito forse è dovuta al volere del Budda» (Ibidem). La malattia può essere un’opportunità per alleggerire la propria retribuzione karmica, per trasformare il veleno in medicina.
Nella vita tutto può essere un carburante per migliorare noi stessi in modo da non avere rimpianti. Ogni cosa che accade ci permette di sperimentare quello stato di felicità eterna che chiamiamo “conseguimento della Buddità in questa esistenza”. Non c’è niente di cui preoccuparci. Poiché abbiamo già intrapreso la strada che conduce alla vittoria, l’invecchiamento, la malattia e la morte rivelano la loro intrinseca natura illuminata dalla Legge mistica.
Il Daishonin faceva sempre tutto il possibile per sostenere personalmente i seguaci malati, offrendo loro con compassione sia incoraggiamenti che consigli severi. In questa lezione studieremo una lettera che egli scrisse a Nanjo Hyoe Shichiro, il padre del suo giovane discepolo Nanjo Tokimitsu, e impareremo l’importanza di sviluppare una fede incrollabile affinché la fine della nostra vita sia coronata dalla vittoria.
Primo brano | DA Incoraggiamento a una persona malata
«Ho sentito dire che [tu, Nanjo Hyoe Shichiro] sei malato. È vero? L’impermanenza di questo mondo è tale che nemmeno chi è privo di malattie può rimanere per sempre, per non parlare di chi è malato. Per questo le persone di buon senso dovrebbero prepararsi spiritualmente alla prossima vita. Ma non è possibile prepararsi da soli alla prossima vita; lo possiamo fare soltanto basandoci sull’insegnamento del Budda Shakyamuni, il maestro originale di tutti gli esseri viventi. Tuttavia gli insegnamenti del Budda variano, forse perché anche le menti delle persone differiscono fra loro».
Una lettera significativa per la famiglia Nanjo
Il Daishonin inizia dicendo: «Ho sentito dire che [tu, Nanjo Hyoe Shichiro] sei malato. È vero?». Hyoe Shichiro, il padre di Tokimitsu, era afflitto da una grave malattia. Appena lo seppe, il Daishonin gli scrisse immediatamente per esprimergli il suo interessamento.
Originariamente Hyoe Shichiro era un credente degli insegnamenti della Pura terra (Nembutsu)2. Tuttavia, probabilmente mentre si trovava a Kamakura per lavoro, divenne discepolo del Daishonin e iniziò a praticare il Sutra del Loto.
Ma al ritorno nella sua tenuta nel villaggio di Ueno, nel distretto di Fuji della provincia di Suruga, si sarà ritrovato circondato da tutti parenti credenti Nembutsu essendo l’unico a praticare la Legge mistica insieme ai suoi familiari più stretti. Inoltre molti potenti membri del clan Hojo possedevano tenute a Suruga, e la provincia era dominata da forti credenti Nembutsu fra cui l’influente vedova del defunto reggente Hojo Tokiyori (1227-1263), che era anche la figlia del defunto Hojo Shigetoki (1198-1261) [un alto funzionario governativo cofirmatario del reggente Hojo Tokiyori, a sua volta ardente seguace Nembutsu che aveva perseguitato il Daishonin]. Ora che Hyoe Shichiro era seriamente ammalato, i parenti, preoccupati per la moglie e per i figli, lo dovevano aver sicuramente esortato a ritornare alla pratica Nembutsu.
Il Daishonin, consapevole del conflitto spirituale di Hyoe Shichiro, gli scrive questa lettera per trasmettergli profonda convinzione e pace interiore. Sottolinea che mantenere una fede risoluta nel Sutra del Loto è il modo corretto per concludere vittoriosamente la propria vita e imboccare il sentiero della felicità per l’eternità.
Questa è l’unica lettera del Daishonin a Hyoe Shichiro giunta fino a noi, ma il testo è così potente che deve aver esercitato un effetto decisivo sulla fede del destinatario, aiutandolo a comprendere che la fede nella Legge mistica era l’unico modo per proteggere la moglie e i figli. L’incoraggiamento caloroso del Daishonin fece sì che la moglie di Hyoe Shichiro, la monaca laica Ueno, il figlio Tokimitsu e l’intera famiglia Nanjo perseverassero nella loro pratica dell’insegnamento corretto e che il nome della famiglia rifulgesse nella storia di kosen-rufu.
Subito dopo essere stato perseguitato Nichiren incoraggia il suo discepolo
Questa lettera fu scritta nel dicembre del 1264. Pochi mesi prima il Daishonin era tornato nel suo paese natale nella provincia di Awa, dopo dieci anni di assenza, per far visita alla madre malata e pregare per la sua salute. Dopo la guarigione della madre, si ritiene che egli si sia fermato per un certo periodo ad Awa allo scopo di propagare i suoi insegnamenti.
Nel novembre del 1264 Tojo Kagenobu3, l’amministratore locale ostile al Daishonin, alla testa di varie centinaia di seguaci Nembutsu condusse un attacco contro di lui e un gruppo di circa dodici seguaci. Possiamo immaginare la gravità e la pericolosità di questo assalto, che più tardi fu chiamato persecuzione di Komatsubara4, come osserva Nichiren in questa lettera: «Le frecce cadevano su di noi come pioggia e le spade calavano come fulmini» (RSND, 1, 72). Il Daishonin riportò una ferita alla fronte e una frattura alla mano sinistra. Fu una persecuzione che originava dall’aver propagato il Sutra del Loto, proprio com’è predetto nelle scritture buddiste.
Solo un mese più tardi, quando le sue ferite non erano ancora completamente guarite, egli compose questa lettera, di considerevole lunghezza, per Hyoe Shichiro. Possiamo notare la grande compassione con cui, incurante delle proprie condizioni di salute, si dedicò a incoraggiare il discepolo ammalato.
La visione buddista dell’eternità della vita
All’inizio della lettera il Daishonin esprime preoccupazione per le condizioni di Hyoe Shichiro e poi prosegue osservando che tutte le persone, e non solo quelle malate, devono inevitabilmente affrontare la morte. Con queste parole profonde sottolinea che la vita è fugace e perciò dovremmo usarla per costruire una condizione eterna di felicità indistruttibile. Le quattro sofferenze di nascita, invecchiamento, malattia e morte5 sono questioni fondamentali.
In uno dei nostri dialoghi lo storico britannico Arnold J. Toynbee (1889-1975) osservò acutamente che i leader della società trascurano di affrontare seriamente la questione della vita e della morte, mettendola completamente da parte. Di conseguenza, disse, sono completamente incapaci di dare una risposta radicale ai problemi presenti e futuri della società.
Il Daishonin ci dice che, per prepararsi interiormente alla prossima vita e sviluppare un saldo senso di sicurezza, non è sufficiente la saggezza delle persone comuni ma occorre basarsi sugli insegnamenti del Budda, il maestro originale di tutti gli esseri viventi. Tuttavia, osserva, ci sono molti insegnamenti buddisti diversi; qual è quello che esprime il vero intento del Budda? In questa lettera il Daishonin espone le “cinque guide per la propagazione” – l’insegnamento, la capacità delle persone, il tempo, il paese e l’ordine di propagazione – quali criteri per scegliere l’insegnamento buddista corretto.
Secondo brano | DA Incoraggiamento a una persona mala
«Inoltre ogni singola persona è colpevole di aver offeso la Legge, una colpa di gravità superiore perfino alle dieci azioni malvagie e ai cinque peccati capitali. Sebbene pochi offendano il Sutra del Loto con vere e proprie ingiurie, non vi è però nessuno che lo accetti. Alcuni apparentemente lo hanno accettato, ma in realtà non credono in esso tanto profondamente come nel Nembutsu o in altri insegnamenti. E anche coloro che hanno una fede profonda non rimproverano i nemici del Sutra del Loto. Per quanto grandi siano le buone cause che una persona pone, perfino se legge o trascrive l’intero Sutra del Loto mille o diecimila volte o consegue la via della percezione dei tremila regni in un singolo istante di vita, se non denuncia i nemici del Sutra del Loto non potrà raggiungere la via. Per fare un esempio, è come il caso di una persona in servizio alla corte dell’imperatore: anche se ha servito per dieci o vent’anni, se sa che qualcuno è nemico dell’imperatore e non lo riferisce a quest’ultimo né lo considera come un proprio nemico, tutti i meriti dei suoi passati servizi saranno cancellati e sarà invece accusato di un crimine. Sappiate che le persone di quest’epoca sono persone che offendono la Legge».
La strada diretta per la Buddità
Il vero intento del Budda è che tutti gli esseri viventi conseguano la Buddità, uno stato di felicità indistruttibile. Qual è l’insegnamento buddista corretto per tutte le persone? E chi lo sta veramente propagando? In questa lettera, attraverso le cinque guide per la propagazione il Daishonin spiega accuratamente che il Sutra del Loto è il grande insegnamento che può condurre tutte le persone all’Illuminazione nell’Ultimo giorno della Legge e che egli è «il primo devoto del Sutra del Loto in Giappone» (cfr. RSND, 1, 72).
Nella prima delle cinque guide, quella che riguarda l’insegnamento, il Daishonin afferma che nel Sutra del Loto Shakyamuni, riferendosi ai suoi primi quarant’anni di predicazione, dice: «Non ho ancora rivelato la verità» (Il Sutra degli innumerevoli significati, SDL, 17) e che sta «mettendo da parte onestamente gli espedienti» (SDL, 56). Premettendo che «adesso deve rivelare la verità» (SDL, 33), Shakyamuni presenta il Sutra del Loto come il culmine dei suoi insegnamenti (cfr. RSND, 1, 66). Inoltre il Daishonin afferma che è nei confronti di Shakyamuni, il quale possiede le tre virtù di sovrano, maestro e genitore6,che gli esseri viventi hanno un profondo debito di gratitudine (cfr. RSND, 1, 67).
Il Daishonin dichiara che per quanto a lungo le persone possano praticare gli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto, se non recitano mai nemmeno una volta Nam-myoho-renge-kyo avranno un cattivo comportamento filiale in quanto tradiranno il Budda al quale devono tutto (Ibidem).
La seconda delle cinque guide per la propagazione riguarda la capacità delle persone, in particolare la loro capacità di comprendere e accettare l’insegnamento.
Nell’Ultimo giorno della Legge le persone, a causa delle loro capacità inferiori, sono controllate dalle illusioni e dai desideri che portano a commettere molte azioni malvagie. E poiché respingono il grande bene fondamentale del Sutra del Loto, l’offesa alla Legge è ampiamente diffusa.
Perciò è della massima importanza non solo praticare l’insegnamento corretto ma anche rimproverare l’offesa alla Legge. Per quanto una persona stia facendo del bene e stia praticando strenuamente il Sutra del Loto, dice il Daishonin, «se non denuncia i nemici del Sutra del Loto, non potrà raggiungere la via». Leggendo queste parole indubbiamente Hyoe Shichiro avrà realizzato quale fosse in quel momento il punto essenziale per il suo conseguimento della Buddità.
Secondo brano | DA Incoraggiamento a una persona mala
«Inoltre ogni singola persona è colpevole di aver offeso la Legge, una colpa di gravità superiore perfino alle dieci azioni malvagie e ai cinque peccati capitali. Sebbene pochi offendano il Sutra del Loto con vere e proprie ingiurie, non vi è però nessuno che lo accetti. Alcuni apparentemente lo hanno accettato, ma in realtà non credono in esso tanto profondamente come nel Nembutsu o in altri insegnamenti. E anche coloro che hanno una fede profonda non rimproverano i nemici del Sutra del Loto. Per quanto grandi siano le buone cause che una persona pone, perfino se legge o trascrive l’intero Sutra del Loto mille o diecimila volte o consegue la via della percezione dei tremila regni in un singolo istante di vita, se non denuncia i nemici del Sutra del Loto non potrà raggiungere la via. Per fare un esempio, è come il caso di una persona in servizio alla corte dell’imperatore: anche se ha servito per dieci o vent’anni, se sa che qualcuno è nemico dell’imperatore e non lo riferisce a quest’ultimo né lo considera come un proprio nemico, tutti i meriti dei suoi passati servizi saranno cancellati e sarà invece accusato di un crimine. Sappiate che le persone di quest’epoca sono persone che offendono la Legge».
È importante notare che qui il Daishonin usa l’espressione “nemici del Sutra del Loto”. Gli insegnamenti esposti da Shakyamuni prima del Sutra del Loto non cadono automaticamente in questa categoria perché danno anche indicazioni di base per il raggiungimento della via del Budda. Tuttavia le scuole buddiste tradizionali in Giappone, ai tempi del Daishonin, erano attaccate esclusivamente agli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto e si opponevano a esso. Esempio emblematico di questa tendenza era l’insegnamento di Honen,7 il fondatore della scuola buddista della Pura terra (Nembutsu) in Giappone.
Qui l’espressione “nemici del Sutra del Loto” si riferisce a quegli insegnamenti buddisti che negavano il pieno potenziale degli esseri umani, che non riconoscevano la dignità innata di ogni persona e relegavano il popolo a una condizione di impotenza e miseria. L’intenzione del Daishonin era confutare con forza questa offesa alla Legge che causava sofferenza alle persone.
Secondo brano | DA Incoraggiamento a una persona mala
«Inoltre ogni singola persona è colpevole di aver offeso la Legge, una colpa di gravità superiore perfino alle dieci azioni malvagie e ai cinque peccati capitali. Sebbene pochi offendano il Sutra del Loto con vere e proprie ingiurie, non vi è però nessuno che lo accetti. Alcuni apparentemente lo hanno accettato, ma in realtà non credono in esso tanto profondamente come nel Nembutsu o in altri insegnamenti. E anche coloro che hanno una fede profonda non rimproverano i nemici del Sutra del Loto. Per quanto grandi siano le buone cause che una persona pone, perfino se legge o trascrive l’intero Sutra del Loto mille o diecimila volte o consegue la via della percezione dei tremila regni in un singolo istante di vita, se non denuncia i nemici del Sutra del Loto non potrà raggiungere la via. Per fare un esempio, è come il caso di una persona in servizio alla corte dell’imperatore: anche se ha servito per dieci o vent’anni, se sa che qualcuno è nemico dell’imperatore e non lo riferisce a quest’ultimo né lo considera come un proprio nemico, tutti i meriti dei suoi passati servizi saranno cancellati e sarà invece accusato di un crimine. Sappiate che le persone di quest’epoca sono persone che offendono la Legge».
Nella sua copia degli scritti del Daishonin, Makiguchi aveva sottolineato in rosso il passo: «Per quanto grandi siano le buone cause che una persona pone, perfino se legge o trascrive l’intero Sutra del Loto mille o diecimila volte o consegue la via della percezione dei tremila regni in un singolo istante di vita, se non denuncia i nemici del Sutra del Loto non potrà raggiungere la via».
Quanto più fermamente denunciamo l’offesa alla Legge, tanto più forte diventa la nostra natura di Budda. Questo ci permette di sconfiggere la nostra innata oscurità fondamentale o ignoranza8, vincere sulle funzioni demoniache, espiare le cause negative passate e trasformare il karma. Noi forgiamo l’indistruttibile condizione di Buddità parlando con fede coraggiosa nei momenti cruciali, in unità con il nostro maestro e con il suo stesso spirito.
Dieci azioni malvagie:
Dieci azioni malvagie elencate nelle scritture buddiste. Esse sono: le tre azioni fisiche di uccidere, rubare e avere un comportamento sessuale improprio; le quattro azioni verbali di mentire, lusingare o parlare in modo irresponsabile o indiscriminato, diffamare o parlare in modo ambiguo; le tre azioni mentali di avidità, collera e stupidità, o nutrire visioni sbagliate.
Le cinque offese più gravi nel Buddismo:
Le spiegazioni variano secondo i sutra e i trattati di riferimento. Le più comuni sono: uccidere il proprio padre, uccidere la propria madre, uccidere un arhat, ferire un Budda, causare disunità nell’Ordine buddista. Si ritiene che coloro che commettono uno qualsiasi di questi peccati cadano ineluttabilmente nell’inferno della sofferenza incessante.
Le cinque guide per la propagazione rivelano la buona medicina per l’Ultimo giorno
Poi il Daishonin discute la terza guida per la propagazione, cioè il tempo. Spiega che dopo la morte di Shakyamuni coloro che abbracciavano e praticavano correttamente i suoi insegnamenti erano diminuiti gradualmente e ormai ben poche persone ricercavano la via del conseguimento della Buddità. Durante l’Ultimo giorno della Legge, che fece seguito ai duemila anni del Primo e del Medio giorno della Legge, abbondavano le persone prive di precetti che non facevano alcuno sforzo per praticare e proteggere gli insegnamenti del Budda, i cuori delle persone erano corrotti, la società era in declino e le cinque impurità9 dilagavano (cfr. RSND, 1, 68).
In un’epoca in cui regna una tale grave confusione, afferma il Daishonin, aderire a un bene minore nel tentativo di alleviare il male alla fine sarà ancor peggio perché impedirà alle persone di indirizzarsi verso un bene più grande. In un’epoca simile risulterà utile solo un insegnamento di grande qualità in grado di condurre le persone all’Illuminazione (cfr. RSND, 1, 68-69).
Riguardo alla quarta guida per la propagazione, cioè il paese, il Daishonin afferma: «Bisogna sempre tener conto del paese quando si propagano gli insegnamenti buddisti» (RSND, 1, 70). Gli insegnamenti buddisti devono essere propagati in maniera appropriata a ciascun paese.
Poi, facendo riferimento a vari passi di sutra e ad altri documenti, il Daishonin dimostra che il Sutra del Loto è l’insegnamento buddista adatto al Giappone.
Ciò non significa che le capacità delle persone giapponesi siano superiori. In un altro scritto (Lettera da Sado) il Daishonin afferma che il Giappone è il paese degli icchantika, le persone di incorreggibile miscredenza che offendono l’insegnamento corretto (cfr. RSND, 1, 269). Il Sutra del Loto, che garantisce il conseguimento della Buddità a tutti gli esseri viventi senza eccezioni, è adatto al Giappone proprio perché tale paese è un luogo in cui vivono persone così difficili da condurre all’Illuminazione.
L’ultima delle cinque guide riguarda l’ordine di propagazione. Il Daishonin afferma: «È una regola nel propagare il Buddismo che si debbano sempre conoscere le caratteristiche degli insegnamenti che sono già stati diffusi» (RSND, 1, 70). In Giappone erano già stati propagati gli insegnamenti mahayana provvisori10 e quindi era tempo di propagarvi l’insegnamento del vero Mahayana. È come quando si somministra una medicina a un malato, dice il Daishonin: bisogna sapere quali farmaci ha già assunto il paziente prima di prescriverne un altro (cfr. Ibidem).
La Legge mistica è la grande buona medicina che comprende tutti i benefici, preparata appositamente per alleviare l’infelicità e la sofferenza delle persone causate dall’offesa alla Legge. Le vecchie medicine ormai scadute non sono più necessarie e, anzi, continuare a prenderle avrà solo effetti negativi.
In tal modo il Daishonin cerca in ogni maniera di incoraggiare e istruire Hyoe Shichiro, che soffriva di una grave malattia e stava lottando in un ambiente ostile alla sua fede. Comunicandogli le cinque guide per la propagazione lo esorta a dissociarsi dall’offesa alla Legge e gli assicura che basandosi sulla Legge mistica conseguirà la Buddità.
Sei maestri non buddisti:
Detti anche sei maestri delle dottrine non buddiste: influenti pensatori indiani al tempo di Shakyamuni che ruppero apertamente con l’antica tradizione vedica e sfidarono l’autorità dei brahmani nell’ordine sociale indiano.
Secondo brano | DA Incoraggiamento a una persona mala
«Inoltre ogni singola persona è colpevole di aver offeso la Legge, una colpa di gravità superiore perfino alle dieci azioni malvagie e ai cinque peccati capitali. Sebbene pochi offendano il Sutra del Loto con vere e proprie ingiurie, non vi è però nessuno che lo accetti. Alcuni apparentemente lo hanno accettato, ma in realtà non credono in esso tanto profondamente come nel Nembutsu o in altri insegnamenti. E anche coloro che hanno una fede profonda non rimproverano i nemici del Sutra del Loto. Per quanto grandi siano le buone cause che una persona pone, perfino se legge o trascrive l’intero Sutra del Loto mille o diecimila volte o consegue la via della percezione dei tremila regni in un singolo istante di vita, se non denuncia i nemici del Sutra del Loto non potrà raggiungere la via. Per fare un esempio, è come il caso di una persona in servizio alla corte dell’imperatore: anche se ha servito per dieci o vent’anni, se sa che qualcuno è nemico dell’imperatore e non lo riferisce a quest’ultimo né lo considera come un proprio nemico, tutti i meriti dei suoi passati servizi saranno cancellati e sarà invece accusato di un crimine. Sappiate che le persone di quest’epoca sono persone che offendono la Legge».
Terzo brano | DA Incoraggiamento a una persona malata
«Poiché i membri della tua famiglia sembrano aderire al Nembutsu, sicuramente staranno facendo pressioni su di te. Visto che loro ci credono, ciò è comprensibile. Tu però considerali come persone illuse dai seguaci del diabolico Honen, risveglia una forte fede e non prestare ascolto a ciò che ti dicono. Il grande demone [il demone del sesto cielo] assume la forma di un monaco venerabile o prende possesso del padre, della madre o del fratello di una persona per ostacolarne la felicità nella sua prossima vita. Qualunque cosa possano dire e per quanto abilmente cerchino di indurti ad abbandonare il Sutra del Loto, non devi assolutamente acconsentire».
Una forte fede che non si fa sviare dalle influenze negative
Qui il Daishonin esorta Hyoe Shichiro a risvegliare una forte fede e a non farsi sviare dalle influenze negative.
Come scrive in questa lettera, le funzioni demoniache possono prendere possesso della vita dei preti buddisti di alto rango, dei genitori o dei fratelli e delle sorelle, e attraverso di loro cercano di indurre i praticanti ad abbandonare la fede nel Sutra del Loto. Questa è una formula immutabile valida anche oggi.
Tali individui sfruttano le debolezze delle persone fingendo di agire mossi da preoccupazione, mentre in realtà cercano di impedire loro di conseguire la Buddità. Non dobbiamo mai lasciarci sviare dalla voce delle cattive influenze e perdere la fede. Una volta allontanati dal mondo di kosen-rufu, avremo deviato radicalmente dal sentiero che conduce alla felicità eterna e finiremo col privarci dei benefici, della crescita e della vittoria. I “cattivi compagni” possono essere veramente temibili.
Il passo «Il grande demone [il demone del sesto cielo] assume la forma di un monaco venerabile» sembra una semplice frase, ma in realtà contiene un ammonimento importante a cui Toda faceva spesso riferimento. In una lezione su Lettera da Sado menzionò l’affermazione del Daishonin secondo cui i successori dei sei maestri non buddisti del tempo di Shakyamuni erano adesso apparsi sotto forma di preti buddisti che si opponevano ai suoi sforzi di propagare ampiamente le tre grandi Leggi segrete (cfr. RSND, 1, 269). Toda predisse che con il progresso delle attività per kosen-rufu della Soka Gakkai per condurre il popolo del Giappone all’Illuminazione nell’epoca moderna, queste influenze negative sarebbero riapparse nel clero della Nichiren Shoshu.E come sappiamo fin troppo bene è proprio ciò che è accaduto. Ma la SGI si è separata dalla Nichiren Shoshu, resasi colpevole di una grave offesa alla Legge. E da allora, in poco più di vent’anni, si è sviluppata in un’organizzazione religiosa veramente globale la cui rete si è espansa da centoquindici paesi del mondo agli attuali centonovantadue. La nostra organizzazione gode di ampia fiducia e rispetto in tutto il mondo e ciò è dovuto agli sforzi dei membri che hanno fatto progredire kosen-rufu agendo con totale sincerità e integrità, e che di certo sperimenteranno benefici sempre maggiori.
Le tre grandi Leggi segrete:
l’oggetto di culto dell’insegnamento originale, il Daimoku dell’insegnamento originale e il santuario dell’insegnamento originale. Nichiren stabilì questi tre principi essenziali per permettere alle persone dell’Ultimo Giorno della Legge di conseguire la Buddità. Essi sono chiamati segreti perché sono impliciti nel testo del capitolo “Durata della vita del Tathāgata” (sedicesimo) del Sutra del Loto e rimasero nascosti o sconosciuti finché Nichiren non li rivelò. (Dizionario di Buddismo, IBISG, pag. 695)
Lottiamo con il cuore da leone di Nichiren Daishonin
Nella persecuzione di Komatsubara del 1264 Nichiren subì un’imboscata da parte di un esercito di seguaci Nembutsu sotto l’influenza delle funzioni demoniache. Verso la fine della lettera intitolata Incoraggiamento a una persona malata il Daishonin descrive nei dettagli l’episodio e dichiara: «Perciò Nichiren è il primo devoto del Sutra del Loto in Giappone» (RSND, 1, 72).
Questa asserzione era basata sul fatto che nell’epoca malvagia e corrotta dell’Ultimo giorno solo lui aveva subìto questa e numerose altre persecuzioni, che corrispondevano perfettamente a ciò che prediceva il Sutra del Loto riguardo alle difficoltà che avrebbero colpito i suoi praticanti dopo la morte del Budda.
La potente convinzione contenuta nella dichiarazione del Daishonin: «Questo episodio ha rafforzato la mia fede nel Sutra del Loto» (RSND, 1, 72) deve aver risuonato anche nel cuore di Hyoe Shichiro che giaceva a letto malato.
Quarto brano | DA Incoraggiamento a una persona malata
«Se tu dovessi precedermi nella morte, dovrai presentarti al cospetto di Brahma, Shakra, dei quattro re celesti e del re Yama e dichiarare di essere discepolo del prete Nichiren, il primo devoto del Sutra del Loto del Giappone. Non è possibile che ti trattino scortesemente. Ma se tu hai due menti e reciti una volta il Nembutsu e una volta il Sutra del Loto per paura di ciò che gli altri possono dire, anche se dici di essere discepolo di Nichiren, non accetteranno mai le tue parole. [Se ciò dovesse accadere] non nutrire poi risentimento nei miei confronti. Tuttavia, poiché il Sutra del Loto risponde anche alle preghiere che riguardano la vita presente, è ancora possibile che tu sopravviva alla malattia. In tal caso verrò a ogni costo a farti visita il prima possibile e potremo discuterne di persona. Non è possibile scrivere tutto e una lettera non riesce a esprimere adeguatamente i nostri pensieri, così mi fermerò qui».
«Dovrai dichiarare di essere discepolo del prete Nichiren»
Alla fine della lettera il Daishonin dà una guida e un incoraggiamento importanti su come affrontare i propri ultimi momenti. Forse sentiva che Hyoe Shichiro era gravemente malato e non sarebbe vissuto a lungo.
Il Daishonin lo esorta così: «Se tu dovessi precedermi nella morte, dovrai presentarti al cospetto di Brahma, Shakra, dei quattro re celesti e del re Yama e dichiarare di essere discepolo del prete Nichiren, il primo devoto del Sutra del Loto del Giappone. Non è possibile che ti trattino scortesemente». Hyoe Shichiro deve essersi sentito profondamente rassicurato dall’incoraggiamento del Daishonin. Sulla stessa linea il Daishonin scrive in una lettera alla monaca laica Myoshin il cui marito, il prete laico Takahashi Rokuro Hyoe, era in punto di morte: «Qualunque cosa gli accada nel viaggio da questa vita alla prossima, egli deve dichiarare di essere discepolo di Nichiren» (La buona medicina per tutti i mali, RSND, 1, 834). È importante poter affermare con sicurezza di essere discepoli di Nichiren. L’essenza del Buddismo del Daishonin è la relazione maestro e discepolo. Il voto e l’impegno condivisi da maestro e discepolo nelle tre esistenze di passato, presente e futuro trionferanno su tutto.
Nei termini della nostra pratica quotidiana ciò significa recitare con gioia Nam-myoho-renge-kyo orgogliosi di essere membri della SGI e partecipare alle attività per promuovere kosen-rufu. Impegnarsi così nella nostra pratica buddista attiverà i Budda e i bodhisattva delle dieci direzioni e delle tre esistenze, e noi stessi risplenderemo eternamente come Budda.
Brahma, Shakra, i quattro re celesti e il re Yama:
Dèi e re descritti nella mitologia buddista. Brahma e Shakra sono le due principali divinità tutelari del Buddismo. I quattro re celesti servono Shakra e proteggono le quattro direzioni del mondo. Re Yama è il re del mondo dei morti che giudica e stabilisce ricompense e punizioni per i defunti.
Credere con “un’unica mente”
In questa lettera il Daishonin ammonisce severamente che, anche se ci si definisce “discepoli” di Nichiren, non bisogna avere “due menti”, cioè praticare sia il Nembutsu sia il Sutra del Loto. Sta cercando di far capire a Hyoe Shichiro l’importanza di costruire una fede incrollabile nell’insegnamento corretto.
L’espressione “due menti” si riferisce alla confusione e alla debolezza che impediscono a una persona di riuscire a credere unicamente o completamente nel Sutra del Loto. Il Buddismo è rigoroso. Non possono esserci compromessi nella fede e nella pratica. Si deve rimanere sempre completamente dedicati a essa e non si possono avere “due menti”. Avere due menti significa avere una fede debole che può essere influenzata dalle cose e dagli eventi. In termini attuali, essere incapaci di denunciare i “nemici del Sutra del Loto”, cioè l’offesa alla Legge, per paura delle opposizioni o lasciare che siano gli altri a fare le cose scansando i lavori difficili o faticosi, sono due modi di avere due menti.
Il Daishonin prosegue dicendo: «Il Sutra del Loto risponde anche alle preghiere che riguardano la vita presente». Ciò significa che la pratica del Sutra del Loto mirata al conseguimento della Buddità ci porta benefici e ricompense anche in questa vita. Desiderando dare speranza a Hyoe Shichiro con immensa compassione, il Daishonin gli dice che, se guarirà dalla malattia e prolungherà la sua vita, andrà a ogni costo a fargli visita il prima possibile e “ne potranno discutere di persona”. In questa lettera gli insegna in maniera franca e persuasiva a rimanere saldo nella fede. Afferma che avrebbe voluto incontrarlo di persona per incoraggiarlo, ma la gravità della malattia di Hyoe Shichiro probabilmente lo aveva spinto a scrivere una lettera nel caso fosse giunto troppo tardi a visitarlo.
Posso immaginarmi Hyoe Shichiro a letto malato che legge e rilegge la lettera del Daishonin riuscendo così a scacciare dalla sua mente dubbi e confusione, a stabilire una fede incrollabile e ad aprirsi infine la strada per la completa vittoria nel capitolo finale della sua vita.
Nikko Shonin (1246-1333):
Discepolo diretto e successore di Nichiren Daishonin; fu l’unico dei sei preti anziani che rimase fedele allo spirito del maestro. Era diventato suo discepolo in giovane età, servendolo devotamente e accompagnandolo nell’esilio sull’isola di Sado. Quando il Daishonin si ritirò a Minobu, Nikko si dedicò alle attività di propagazione nella provincia di Suruga e nelle zone circostanti. Dopo la morte del Daishonin gli altri preti anziani presero gradualmente le distanze dagli insegnamenti del maestro. Perciò Nikko decise di separarsi da loro e si stabilì nel distretto di Fuji, dove trascorse il resto della vita proteggendo e propagando gli insegnamenti del Daishonin e istruendo i discepoli.
I tesori del cuore non saranno mai distrutti
Tre mesi dopo aver ricevuto questa lettera Hyoe Shichiro morì serenamente (nel maggio del 1265).
In seguito, nelle lettere alla famiglia Nanjo, il Daishonin assicura che Hyoe Shichiro aveva indubbiamente ottenuto l’Illuminazione: «Egli ha senza dubbio conseguito la Buddità così com’era» (L’inferno è la Terra della Luce Tranquilla, RSND, 1, 405) e «Negli ultimi momenti della sua vita […] il suo atteggiamento interiore era quello di un vero credente» (L’offerta di una torta di fango, RSND, 2, 471). Inoltre dichiara: «Finché era in vita egli era un Budda vivente e ora è un Budda defunto. Si è Budda sia nella vita sia nella morte» (L’inferno è la Terra della Luce Tranquilla, RSND, 1, 403). Ma non è tutto.
Il Daishonin, sebbene avesse molti nemici nella provincia di Suruga, viaggiò fino al villaggio di Ueno per far visita alla tomba di Hyoe Shichiro con l’intento di lodare e incoraggiare la famiglia Nanjo. Il figlio di Hyoe, Tokimitsu, era solo un bambino quando conobbe il Daishonin, ma l’incontro con il maestro che aveva insegnato al padre la fede nella Legge mistica, che quest’ultimo si era impegnato ad abbracciare per tutta la vita, senza dubbio fu il punto di partenza della sua salda fede.
La fede di Hyoe Shichiro, che accettò umilmente la guida ricevuta dal Daishonin e visse fino in fondo dedicandosi alla Legge mistica, di certo si trasmise alla sua famiglia e in particolare a suo figlio Tokimitsu. Dopo che il Daishonin fu perdonato e gli fu concesso di tornare dall’esilio sull’isola di Sado, Tokimitsu si recò a Minobu dove il Daishonin si era stabilito e poté riunirsi a lui. Il Daishonin fu molto lieto di vedere il portamento sicuro del giovane, simile a quello di suo padre, e la sua forte fede, che questi gli aveva insegnato. Tokimitsu sostenne il successore del Daishonin, Nikko Shonin,durante la persecuzione di Atsuhara11 e protesse i suoi compagni di fede. Il Daishonin chiamò Tokimitsu “il Saggio di Ueno” e lodò le azioni del suo giovane discepolo. Nella fase finale della vita Nanjo Hyoe Shichiro rimase un leale discepolo del Daishonin e trionfò, aprendo la strada alla felicità eterna della sua intera famiglia con lo spirito di proseguire per sempre il viaggio della lotta condivisa con il suo maestro. Noi stiamo accumulando gli indistruttibili tesori del cuore. Come scrive il Daishonin, i nostri cuori non saranno mai distrutti (cfr. Sulla protezione del paese, RSND, 2, 132). Anche se possiamo diventare vecchi e fragili o essere indeboliti dalla malattia, i tesori del cuore che abbiamo accumulato nel corso della vita non faranno che risplendere più luminosi. Il beneficio di aver forgiato un legame con il Buddismo è vasto e incommensurabile, e pianta le radici del bene nella nostra vita. In particolare i tesori del cuore che otteniamo impegnandoci per kosen-rufu sono eterni.
La gioia di essere Budda nella vita e Budda nella morte
Man mano che la società invecchia, le persone ricercano sempre più assiduamente la maniera giusta di vivere e la strada per provare un maggiore senso di realizzazione e valore nella fase finale della vita. Per questa ragione è più importante che mai accumulare i tesori del cuore. E dimostrando con il nostro esempio come affrontare con coraggio le sofferenze di nascita, invecchiamento, malattia e morte, parte integrante dell’esistenza umana, possiamo infondere speranza, coraggio e convinzione nella fede alle nostre famiglie e ai giovani che ci succederanno. Prenderci cura dei membri della famiglia è un compito arduo e faticoso, ma è anche un’opportunità per approfondire i legami familiari, per lavorare insieme al rafforzamento della fede, per sviluppare una condizione vitale più alta e accumulare fortuna e benefici sempre maggiori.
Quando continuiamo a lucidare la vita fino all’ultimo istante, illuminati dalla Legge mistica, ci stiamo assicurando che sia noi sia il nostro ambiente condurremo per sempre vite pervase dalle nobili virtù di eternità, felicità, vero io e purezza. La vittoria individuale è legata a quella della famiglia. La vittoria di Nanjo Hyoe Shichiro non solo aprì la strada a quella di sua moglie e di suo figlio Tokimitsu, ma indicò anche la via della felicità a tutte le famiglie che abbracciano la fede nella Legge mistica, fino all’eterno futuro.
Le esperienze dei membri della nostra famiglia Soka sono il punto di partenza della speranza per la vita di molte altre persone. Ci mostrano numerosi casi di persone che sono riuscite a diventare Budda nella vita e Budda nella morte, persone per le quali vita e morte sono state pervase di gioia.
Risvegliare una forte fede e impegnarsi nella coraggiosa lotta per kosen-rufu corona di una splendida vittoria la nostra vita e quella delle persone intorno a noi.
Ora siamo in un’epoca in cui la filosofia del Buddismo di Nichiren, che afferma il grande valore della vita, si sta diffondendo in tutto il mondo creando una crescente marea di umanesimo. Ogni giorno della nostra vita vissuto in questo modo ha un valore più grande di quello di tutti i tesori dell’universo.
Quattro nobili virtù:
Eternità, felicità, vero io e purezza sono chiamate le quattro virtù che descrivono le nobili qualità della vita del Budda: “eternità” significa immutabile ed eterno, “felicità” indica una serenità che trascende ogni sofferenza, “vero io” indica la vera natura inerente alla vita, “purezza” significa libertà dalle illusioni o dai comportamenti errati.