Dal 23 al 25 ottobre, nella cornice del centro congressi “La Nuvola” di Roma si è svolto l’incontro internazionale dal titolo “Il grido della pace”. Organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, l’evento ha riunito leader delle grandi religioni mondiali, rappresentanti del mondo della cultura, della società civile e della politica provenienti da oltre quaranta Paesi per riflettere, pregare insieme e parlare di pace
È il secondo anno consecutivo che l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai viene ufficialmente invitato a questa importante iniziativa. Durante una delle sessioni è intervenuto il presidente dell’Istituto Alberto Aprea.
La cerimonia inaugurale si è svolta in un’atmosfera solenne, in presenza del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, oltre ad Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, al cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, al rabbino capo di Francia, Haim Korsia e al segretario generale della Muslim World League, Abdul Karim Al-Issa.
I partecipanti alla cerimonia di inaugurazione sono stati più di 3.000.
Dare voce al desiderio di pace
Il titolo dell’evento di quest’anno, “Il grido della Pace”, vuole esprimere l’urgenza di dare voce in modo autorevole al desiderio di pace che vive in tante persone, uomini, donne, bambini e anziani, in un momento così drammatico in cui la guerra è tornata anche in Europa, e di far sentire questo desiderio e questa possibilità, insieme alla richiesta di un futuro più umano.
La “preghiera per la pace”, è una tradizione nata ad Assisi nel 1986 quando, in tempi di Guerra Fredda, Giovanni Paolo II propose una “visione”, quella delle religioni che insieme pregano per la pace superando l’ignoranza reciproca e i conflitti.
Fedele a questa visione, la Comunità di Sant’Egidio ha continuato negli anni a tessere la sua rete di scambi e di amicizia, riunendo in dialogo laici, persone di fede e cercatori di pace.
«Una tela di dialogo per nulla scontata – ha affermato il cardinale Zuppi – in un mondo lacerato e così poco capace di pensarsi spiritualmente insieme».
Oggi la crisi del pianeta ci ricorda che abbiamo un unico destino comune in quanto famiglia umana e in questa consapevolezza – ha sottolineato Riccardi – «Ci sono le risorse per un’immaginazione alternativa che disegni una visione di pace a fronte di pensieri stanchi e rassegnati. Senza immaginazione restiamo prigionieri di un presente privo di speranza, destinati a subire l’iniziativa degli altri o la loro prepotenza. Utopia? Sogno? […] Una politica realista ha bisogno di una visione più ampia alla luce della quale muoversi.
«Quando menti e cuori si aprono, nascono strade per rispondere al grido della pace».
L’intervento del presidente Mattarella
Nel suo intervento il presidente Mattarella ha affermato: «Dinanzi a un presente tanto inquietante, si sarebbe indotti a pensare che l’umanità non sia in grado di imparare dai propri errori… L’ impegno per costruire la pace invoca il contributo di ciascuno. Per questo siamo qui oggi, in tanti, da diverse parti del mondo. La sfida è sempre la stessa: realizzare con perseveranza percorsi di pace, attraverso un impegno collettivo della comunità internazionale che valorizzi il dialogo, i negoziati, il ricorso alla diplomazia in luogo delle armi. Si tratta di un lavoro faticoso, che richiede cura e opera paziente, perché la pace è tale soltanto se porta con sé l’antidoto contro l’insorgere di nuove guerre, se è sostenibile nel tempo e se è ampiamente condivisa. È un patrimonio che in Europa abbiamo dato per scontato e di cui oggi, invece, ci viene drammaticamente ricordata la fragilità».
Il presidente Macron, da parte sua, ha esordito domandandosi quale possa essere il ruolo delle religioni dinanzi alle sfide che stiamo vivendo. «Penso che possano fare molto – ha affermato – Sono convinto che le religioni abbiano un ruolo di resistenza dinanzi alla follia dei tempi. E resistenza significa precisamente non giustificare mai o sostenere progetti politici che neghino la dignità di ogni individuo… Inoltre penso che le religioni abbiano un messaggio di universalismo da trasmettere, ovvero la volontà di dialogare con gli altri e cercare l’irriducibile parte di universale che è in ognuno di noi. Ci vuole molto coraggio per volere la pace, per preservarla e restaurarla. Anzitutto, il coraggio dell’immaginazione, come ha detto Riccardi. Perché immaginare la pace in tempi di guerra è la più grande delle cose impensabili».
L’intervento del presidente della Soka Gakkai italiana
Nel corso delle due giornate successive, il 24 e il 25 ottobre, si sono svolti quattordici Forum sulle tematiche relative alle emergenze che l’umanità si trova ad affrontare.
Il presidente Alberto Aprea è intervenuto nel corso della Sessione dal titolo: “Forum 1 – Madre Terra: un solo pianeta una sola umanità”, che ha visto la partecipazione di numerosi leader religiosi, rappresentanti della società civile di vari Paesi e della Commissione europea.
Di fronte a un pubblico composto per la maggior parte da giovani e studenti, il presidente Aprea ha ringraziato calorosamente la Comunità di Sant’Egidio per la preziosa occasione di creare nuovi legami di amicizia e confrontarsi insieme sulle tematiche più urgenti per il futuro del nostro pianeta e dell’umanità.
«Oggi più che mai è necessario coltivare l’amicizia e il dialogo tra religioni e civiltà per porre fine a discriminazioni e conflitti e realizzare un mondo pacifico», ha affermato. In seguito, facendo riferimento alle Proposte di pace che ogni anno il maestro Ikeda invia alle Nazioni Unite, ha citato un brano che descrive la relazione di mutua interdipendenza tra tutte le forme di vita dell’universo, inclusi gli esseri umani e la natura: «Il punto importante di questa visione consiste nel comprendere che la felicità e la dignità delle persone non possono sbocciare nell’isolamento, e che gli individui possono assaporare la vera gioia della vita solo attraverso i legami del cuore, aiutandosi e sostenendosi a vicenda nei momenti di difficoltà.
Umanità e natura, società e universo interiore sono intimamente connessi, e la desertificazione dell’ambiente naturale rispecchia la desertificazione spirituale degli esseri umani. Perciò, il solo modo per proteggere la nostra Madre Terra e stabilire una pace duratura, è attraverso un radicale cambiamento interiore, una trasformazione dei princìpi su cui si basa il nostro cuore».
Il presidente Aprea ha poi citato un passo dell’Appello alla resilienza e alla speranza del Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel e del maestro Ikeda presentato nel 2018 a Roma, appello che sta creando un’unità d’azione tra i giovani della Soka Gakkai e i giovani di altre organizzazioni e confessioni religiose.
E ha concluso confermando con tutti i presenti la necessità di espandere ulteriormente questa “solidarietà d’azione” e trasmettere questo spirito alle generazioni future.
Particolarmente commovente, in un momento di pausa dei lavori, è stato l’incontro con la delegazione di Sant’Egidio Mozambico che coordina il centro della Comunità di Beira e l’Ospedale amministrato dalla stessa Comunità. I membri della delegazione hanno ringraziato calorosamente la Soka Gakkai italiana per aver contribuito con il progetto Dream (finanziato con i fondi 8×1000) a proteggere la popolazione di Beira, in particolare le persone con vulnerabilità specifiche, anche a fronte della recente pandemia di Covid-19.
Hanno affermato che sono circa 11.000 le persone che, grazie al contributo dell’IBISG, hanno potuto ricevere aiuto in termini di attività di prevenzione, accesso ai servizi sanitari e alle cure mediche, alla mensa e alla distribuzione pasti, e hanno invitato i rappresentanti della Soka Gakkai a recarsi in visita a Beira per condividere i risultati raggiunti.
La cerimonia conclusiva
L’evento “Il grido della Pace” si è concluso il 25 pomeriggio al Colosseo, alla presenza di Papa Francesco e dei rappresentanti delle religioni mondiali, per ascoltare alcune testimonianze e i discorsi conclusivi seguiti da un minuto di silenzio per ricordare le vittime della guerra.
«Quest’anno la nostra preghiera è diventata un “grido” – ha affermato Papa Francesco – perché oggi la pace è gravemente violata, ferita, calpestata e questo accade in Europa, nel continente che nel secolo scorso ha vissuto le tragedie delle due guerre mondiali».
«Siamo nella terza – ha aggiunto – e oggi si sta verificando quello che si temeva e che mai avremmo voluto ascoltare, ovvero che l’uso delle armi atomiche, che colpevolmente dopo Hiroshima e Nagasaki si è continuato a produrre e sperimentare, viene ora apertamente minacciato.
La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male».
«Noi non siamo neutrali – ha ribadito Papa Francesco – ma schierati per la pace. Perciò invochiamo lo ius pacis come diritto di tutti a comporre i conflitti senza violenza. Per favore non lasciamoci contagiare dalla logica perversa della guerra… Disinneschiamo i conflitti con l’arma del dialogo».
A conclusione della cerimonia, prima di lasciare il palco è stato firmato un Appello di pace il cui testo è stato simbolicamente consegnato dalla scrittrice testimone della Shoah, Edith Bruck, ai giovani di tutto il mondo. Perché a loro è affidata la missione di fare del grido della pace un grido di vittoria.
In seguito, tutti i rappresentanti religiosi e istituzionali sono stati invitati all’interno del Colosseo per scattare insieme una foto ricordo, a suggellare l’impegno condiviso di tradurre in atti concreti il desiderio di pace che viene da ogni angolo del pianeta.