Deprecated: Function strftime() is deprecated in /var/www/vhosts/ilnuovorinascimento.org/wp-dev.ilnuovorinascimento.org/site/wp-content/themes/nuovo-rinascimento/functions.php on line 220
Il coraggio di essere me stesso - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:40

780

Stampa

Il coraggio di essere me stesso

Alex Bettua Lodi

Traendo forza dalla relazione con il maestro e dall’impegno costante nell’attività per gli altri, Alex decide di illuminare la sofferenza che lo attanaglia da sempre arrivando ad affermare, a se stesso e agli altri, di essere una persona transgender. Recitando Daimoku con coraggio per vedere la sua vita con gli occhi del Budda, comprende che risplendere delle proprie caratteristiche uniche è il modo più appropriato per trasformare il karma in missione e realizzare kosen-rufu

Dimensione del testo AA

Traendo forza dalla relazione con il maestro e dall’impegno costante nell’attività per gli altri, Alex decide di illuminare la sofferenza che lo attanaglia da sempre arrivando ad affermare, a se stesso e agli altri, di essere una persona transgender. Recitando Daimoku con coraggio per vedere la sua vita con gli occhi del Budda, comprende che risplendere delle proprie caratteristiche uniche è il modo più appropriato per trasformare il karma in missione e realizzare kosen-rufu

Ho ricevuto il Gohonzon nel 2018 grazie a mia madre, che aveva iniziato da poco a praticare il Buddismo, e un anno dopo accettai la responsabilità di capitolo. La mia vita sembrò trovare nuovo slancio, un nuovo equilibrio e nuove amicizie: sentivo di essere sulla strada giusta.
A gennaio 2020 organizzammo uno splendido meeting giovani, al quale parteciparono quattro ragazzi nuovi da poco maggiorenni, provai una gioia immensa … Poi a marzo iniziò la pandemia e, nel panico generale, con i giovani iniziammo riunioni quotidiane online per incoraggiarci a vicenda. Il Covid ci aveva chiusi in casa, ma noi eravamo determinati a sostenerci senza lasciare nessuno indietro!
In quei giorni di sconforto recitavo Daimoku con forza per sentire il mio valore e trovare unità dentro di me. Infatti, già da qualche tempo provavo la sensazione di una spaccatura, come una potente lotta interiore che mi creava un’enorme sofferenza. Non avevo un nome per definire tutto questo, ma continuavo ad affidarmi al Gohonzon e alle guide di Sensei.
A ottobre contrassi il Covid. Rimasi a casa da solo per quasi tre mesi indebolito sia fisicamente che mentalmente. Ciononostante partecipavo alle riunioni online con i giovani della regione, ogni giorno recitavo Daimoku e studiavo almeno dieci pagine de La nuova rivoluzione umana: era come dialogare direttamente con il mio maestro, avere uno spazio in cui poterlo conoscere e approfondirne la visione.
Quei momenti di fermo e solitudine si rivelarono un’occasione per approfondire la mia fede. Una sera mi sentii ripiombare in quell’angoscia che non riuscivo a comprendere. Mi sedetti davanti al Gohonzon deciso a guardare chiaramente dentro di me. Ero pronto a vedere ciò che mi portavo dentro da sempre, e dopo alcuni minuti la risposta emerse chiaramente. Scoppiai a piangere e poi a ridere,
e finalmente riuscii a dichiarare a me stesso chi sono veramente, al di là del mio aspetto esteriore: sono una persona transgender!
La prima che informai fu mia madre, a cui scrissi e poi lessi una lettera in cui le parlavo di me come un bambino, il suo bambino che fino ad allora non era mai riuscito a verbalizzare ciò che sentiva. Fu un momento indimenticabile in cui parlammo dei trascorsi della nostra famiglia. Mia madre non rimase sorpresa, mi disse “ora comprendo”, perché i miei gesti, le mie preferenze nei giochi e nei vestiti erano già chiari fin dalla prima infanzia. Così ero cresciuto cercando di adattarmi all’immagine che il mondo aveva scelto per me… Quanto dolore, quanti anni, troppi!
I mesi trascorsero tra il Daimoku e continui confronti con i miei compagni di fede, giovani e adulti. Ero determinato a vincere, ad andare fino in fondo per manifestare la mia vera natura.
Decisi di contattare uno sportello per persone transgender e ne trovai uno a Milano. Per iniziare il percorso di conoscenza di sé e poi chissà, di transizione, era necessario fare almeno sei mesi di psicoterapia. Partecipai anche a un gruppo di mutuo aiuto e grazie all’incontro con persone che vivevano esperienze simili alla mia, iniziai a riconoscere come avessi rinunciato a vivere una vita autentica, solo per paura di essere abbandonato. Compresi che non sentivo la dignità della mia vita.
Il 2021 è stato un anno difficilissimo, ero terrorizzato. Grazie ai miei compagni di fede trovai il coraggio di condividere quanto stavo vivendo, ero preoccupato di non essere un buon responsabile, mi sentivo sbagliato. Continuavo a recitare Daimoku per trasformare il veleno in medicina e vedere la mia vita con gli occhi del Budda, e poco a poco iniziai a provare gratitudine per il semplice fatto di esistere.
Una compagna di fede mi invitò ad approfondire anche il Diario Giovanile di Sensei: mi colpì profondamente il suo spirito combattivo e cominciai ad avvertire una connessione ancora più forte con il mio maestro.
Nel Diario Giovanile Sensei scrive: «Mantenere una fede che riesca a cambiare il destino non è facile. Non bisogna dubitare. La causa più profonda però si trova nella mia determinazione e nella mia fede. Io ho una missione. Senza una missione un Bodhisattva della terra non avrebbe motivo di esistere» (Esperia, 10 ottobre 1953).
Determinai fortemente di continuare a portare avanti il mio lavoro in ufficio, l’insegnamento delle arti marziali ai bambini e l’attività nella Gakkai. In ogni momento buio mi sono aggrappato alla fede, continuando a cercare di migliorarmi e parlando del Buddismo a ogni persona che incontravo. Ogni mercoledì aspettavo con gioia l’uscita del Nuovo rinascimento online in cui potevo leggere le poesie e gli incoraggiamenti di Sensei, che sono un vero faro.
Nell’Epilogo del volume 30 de La nuova rivoluzione umana Sensei scrive: «Karma e missione sono due facce della stessa medaglia; il nostro karma diventa la nostra nobile, specifica missione. Ecco perchè, quando dedichiamo la vita a kosen-rufu, non c’è destino che non possiamo trasformare» (NRU, 30, 845). Grazie alla fede ho riconosciuto quanto l’essere nato in questo mondo con queste caratteristiche rappresenti per me il modo più appropriato per contribuire a kosen-rufu.
Così ho determinato che a metà settembre, prima della ripresa dei corsi con i bambini e le bambine di aikido, avrei parlato del mio percorso di transizione con i genitori.
Ho recitato il Daimoku del ruggito del leone per giorni e sono arrivato alla riunione con uno stato vitale altissimo. Erano presenti dodici genitori, ci siamo seduti in cerchio all’interno del dojo in cui ci alleniamo, e ho iniziato a condividere l’esperienza che stavo vivendo grazie al Buddismo… sembrava uno zadankai!
Alcune madri si sono commosse, una di loro mi ha ringraziato dicendo che avrei contribuito alla crescita di persone più inclusive, mentre un padre mi ha detto che ero un esempio di libertà e coraggio. Ero sbalordito.
A quell’incontro partecipò anche mio padre, che mi aiutava nella segreteria del corso; il nostro rapporto negli ultimi anni aveva subito parecchi contraccolpi, soprattutto quando gli avevo parlato della mia identità… Non è stato facile, ma quella sera per la prima volta si è complimentato con me e alla fine ci siamo abbracciati!
Dedico questa vittoria al mio maestro.
Ora la mia determinazione è proseguire con coraggio, fede e saggezza nel cammino che ho scelto, di contribuire alla crescita di giovani capaci e di accompagnare entro il 2023 una persona a ricevere il Gohonzon.

©ilnuovorinascimento.org – diritti riservati, riproduzione riservata