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Le fondamenta di kosen-rufu - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:41

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Le fondamenta di kosen-rufu

Il 25 giugno celebriamo il trentesimo anniversario dell’inaugurazione ufficiale del Centro culturale italiano a Firenze, che coincise con la settima visita del maestro Ikeda in Italia. Pubblichiamo alcune testimonianze di chi ha vissuto quei momenti così significativi

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Il 25 giugno celebriamo il trentesimo anniversario dell’inaugurazione ufficiale del Centro culturale italiano a Firenze, che coincise con la settima visita del maestro Ikeda in Italia. Pubblichiamo alcune testimonianze di chi ha vissuto quei momenti così significativi

«Io continuerò»
di Graziella Ajello, Firenze

Ho iniziato a praticare nel marzo del 1985, ero una quarantenne con due figlie adolescenti, un lavoro impegnativo di architetto e un matrimonio concluso col divorzio.
Il mio incontro con il Buddismo fu amore a prima vista, fin da subito divenni parte attiva nell’organizzazione.
L’acquisto della villa cinquecentesca di Bellagio nel 1986, da adibire a castello di kosen-rufu, la “donazione speciale” per i lavori di ristrutturazione, l’inaugurazione della sala grande nel 1987, sono stati tutti momenti che ho vissuto con grande entusiasmo. Quando sono iniziati i lavori di restauro, durati tre anni, mi sono messa subito a disposizione.
Nei fine settimana andavamo al Centro culturale a fare ciò che serviva. Con un gruppo di donne, nel loggiato dove era organizzata una cucina da campo, abbiamo cucinato all’aperto migliaia di polpette, polpettoni e paste al sugo, e preparato panini per i tanti giovani che da tutta Italia arrivavano per lavorare come volontari.
Un’atmosfera elettrizzante! Quanti legami, quanti incontri, quanto Daimoku…
In quell’occasione ho costruito le basi della mia fede: ho veramente inciso dentro di me frasi di Gosho a cui ricorro ancora oggi e ho fatto mio il principio di non dualità di maestro e discepolo, che insieme, uniti nella recitazione del Daimoku, emettono il ruggito del leone.
Nel 1992 Sensei soggiornò a Firenze per dieci giorni. Ho lavorato tanto dietro le quinte, l’ho incontrato due volte nel parco ed ero lì quando hanno scattato la famosa foto con i bambini davanti al Centro culturale.
«Io continuerò» sono le parole di Leonardo da Vinci citate nel discorso che Sensei tenne il 28 giugno (Ai miei cari amici italiani, IBISG, pag. 42). “Io continuerò” è stata la mia determinazione di avere una fede come l’acqua, che ancora oggi mi accompagna con la stessa passione e intensità.
E oggi che festeggiamo il 30° anniversario dell’inaugurazione del Castello di kosen-rufu a Firenze, la mia determinazione è la stessa: “Io continuerò” puntando al 2030 e poi al 40° anniversario. Continuerò a impegnarmi per sostenere e far fiorire tanti giovani e persone di valore, affinché kosen-rufu in Italia e nel mondo non si arresti mai. Continuerò ad avanzare in unità, nella nostra meravigliosa famiglia Soka.

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Per la felicità delle persone
di Raimonda Ugolini, Firenze

Nel 1986, quando ho ricevuto la splendida notizia che il Centro culturale – per il quale tutti, in particolare noi donne, stavamo facendo ore e ore di Daimoku – era stato trovato, ho esultato di gioia. I miei figli di sedici e dodici anni stavano praticando regolarmente e ho sentito che non avrei più dovuto preoccuparmi per il loro futuro, dal momento che erano avvolti dall’affetto e protetti dalla famiglia Soka.
Avevo realizzato da poco il grande beneficio di ricostruire il rapporto con mio marito dopo sette anni di separazione, e quasi tutte le mie amiche avevano iniziato a praticare.
La cosa più naturale per ripagare i miei debiti di gratitudine verso il Gohonzon e verso il maestro fu quella di mettermi a disposizione per le varie attività che si stavano organizzando.
Furono formate squadre di lavoro quotidiane con i volontari che in molti casi si fermavano a mangiare, e mi fu chiesto di trovare persone disponibili a cucinare per loro.
Un altro ricordo che emerge è la nascita di quella che poi è diventata la squadra delle pulizie: in tre, quattro persone pulivamo costantemente lo scalone del Centro culturale pieno di polvere e calcinacci dicendoci che in questo modo pulivamo anche il nostro karma.
Ovviamente una volta arrivate in fondo si era già accumulata altra polvere e così, ridendo e scherzando, si ripartiva…
Ho avuto la fortuna di incontrare Sensei molte volte nella vita e ogni incontro ha rappresentato una tappa significativa della mia rivoluzione umana: il ricongiungimento familiare, la scelta del lavoro, la determinazione profonda di fare del mio lavoro la missione della mia vita e la realizzazione del sogno di laurearmi a cinquant’anni.
Quando nell’inverno del 1992 abbiamo iniziato a preparare la visita di Sensei, ero nuovamente in una crisi familiare molto profonda e i demoni facevano a gara per tenermi lontana dall’attività: mi sentivo demotivata e la passione per kosen-rufu che mi ha sempre caratterizzata sembrava scomparsa nella sofferenza.
Ma Nichiren Daishonin scrive: «Avere fede come l’acqua significa credere sempre, senza mai retrocedere» (I due tipi di fede, RSND, 1 798). Così, grazie in particolare ad alcune mie “buone amiche”, sono stata coinvolta nell’attività.
Particolarmente emozionante fu lo spettacolo del Gruppo futuro al quale partecipò anche mia figlia Daria; Sensei nel suo discorso (28 giugno) disse: «Anche in passato sono stato spettatore di molte altre splendide manifestazioni. Nessuna, però, mi ha commosso come la festa di oggi, svoltasi sotto un tendone che voi stessi avete allestito. Nessuna uguagliava la gioia, la passione e la speranza dimostrate nello spettacolo di oggi. Esso rappresenta la materializzazione delle grandi lotte che avete combattuto negli undici anni trascorsi. Apprezzo e lodo moltissimo ognuno di voi per la magnifica solidarietà che siete riusciti a creare. Vi ringrazio e vi porgo le mie più sincere congratulazioni» (Ai miei cari amici italiani, IBISG, pag. 39).
Ho dei ricordi molto vivi anche della visita di Sensei nel 1994, in particolare della conferenza all’Università di Bologna per il conferimento dell’anello dottorale, alla quale partecipai con un gruppo di insegnanti: fu lì che decisi di completare la mia formazione iscrivendomi a quarantatré anni all’università!
Nel 2030 sarò una splendida ottantenne che continuerà a lottare per la felicità delle persone, insieme alle persone, facendomi portavoce delle parole e dello spirito del maestro attraverso lo studio e la prova concreta.
Il mio obiettivo personale è che tutti nella mia famiglia possano essere felici e che le mie tre nipoti entrino a far parte del Gruppo giovani!

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