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Costruire solide fondamenta nella mia vita - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:40

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Costruire solide fondamenta nella mia vita

Concentrando le sue energie per vincere su se stessa, attraverso le attività con le giovani donne della sua zona e condividendo il Buddismo con gli altri, Astrid ha trasformato radicalmente un karma caratterizzato dal conflitto e ha costruito solide fondamenta per la propria realizzazione personale, nel lavoro e in famiglia

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Concentrando le sue energie per vincere su se stessa, attraverso le attività con le giovani donne della sua zona e condividendo il Buddismo con gli altri, Astrid ha costruito solide fondamenta per la propria realizzazione personale, nel lavoro e in famiglia

Sono nata a Lancaster, in Gran Bretagna, e cresciuta a Bologna, insieme a mia sorella più piccola, mia mamma italiana e mio padre americano. Quando avevo undici anni emigrammo in Nuova Zelanda. Iniziarono per me anni bui trascorsi fuggendo, attraverso l’uso di sostanze, dalle liti dei miei genitori e dai disagi di mia sorella. Finite le superiori tornai a Bologna da sola per studiare all’università. Nonostante l’allontanamento dalla mia famiglia, rimasero dentro di me profonda rabbia e inquietudine.
Nel 2010 decisi di tornare a vivere in Nuova Zelanda. Avevo appena compiuto ventitré anni e fu in quel periodo che parlarono del Buddismo di Nichiren Daishonin, a me e a mia madre. Lei stava lottando contro un tumore e una forte depressione che la portò a essere ricoverata. Quando uscì dall’ospedale litigammo così violentemente che decisi di diventare membro per trasformare quel karma di sofferenza.
Le parole del presidente Ikeda furono cruciali per decidere di realizzare la prima linea guida eterna della SGI: “Fede per una famiglia armoniosa”. Un concetto che mi ha molto incoraggiata è stato: «La chiave per trasformare il mondo di collera consiste nel diventare padroni di quell’energia, un tempo rivolta a vincere sugli altri, e indirizzarla a vincere su se stessi. Si comincia semplicemente avendo l’umiltà di rispettare e ammirare ciò che è degno di lode negli altri» (www.sgi-italia.org/il-mondo-di-collera/).
Nonostante i litigi con mia madre e mia sorella, continuai a portare avanti la mia rivoluzione umana, senza arrendermi.
Nel 2012, dopo aver recitato molto Daimoku per realizzare la mia missione per kosen-rufu, determinai di tornare in Italia e di andare a vivere insieme al mio compagno.
Un anno dopo, appena determinai di sposarlo, mi lasciò.
In quel periodo morì anche mia nonna materna, una sofferenza che causò un grave scompenso mentale in mia mamma. Inoltre, mia sorella fu ricoverata d’urgenza per una malattia negli Stati Uniti, dove viveva. Mi sentivo impotente, essendo lontana fisicamente da tutto e da tutti, e incapace di dominare il vortice di emozioni distruttive che stavano emergendo dentro di me. Potevo solo attaccarmi al Gohonzon e dedicarmi con tutte le mie forze alle attività buddiste e allo shakubuku.
Ne La nuova rivoluzione umana lessi un incoraggiamento di Sensei rivolto a dei membri che vivevano all’estero, in cui diceva di mettere le basi della propria felicità lì dove si trovavano, amando quel luogo e contribuendo al suo sviluppo. Determinai di mettere in pratica quelle parole.
Pregando davanti al Gohonzon percepii per la prima volta dentro di me una grande gioia, il Budda eterno di assoluta libertà. Ciò mi permise di sconfiggere il dubbio e di determinare fortemente che mi sarei sposata e laureata. Poco dopo rividi un ragazzo che mi colpì per le tante cose in comune che avevamo. E conoscendolo meglio capii che era l’uomo di valore che cercavo. Quando gli dissi che nelle relazioni avevo un karma molto tosto lui mi rispose: «Non ti preoccupare, lo trasformiamo insieme».
Mi resi conto che per rendere felice la mia famiglia dovevo prima diventare forte e felice io. Per tre anni continuai a recitare Daimoku per mettere queste solide fondamenta nella mia vita dedicandomi a sostenere le giovani donne della mia zona.
A giugno 2019 io e Simone ci siamo sposati. Al matrimonio mio padre e mia madre si sono ritrovati dopo dieci anni, seduti fianco a fianco, in armonia. Erano presenti venti membri della famiglia, tra cui i miei nonni, di novantaquattro e novantadue anni, venuti per l’occasione dagli Stati Uniti.
Sono sicura che questo sia accaduto perché non mi sono mai risparmiata, nonostante la sofferenza incontenibile, nei miei sforzi per dialogare con ogni membro della famiglia.
A novembre 2019 mi sono laureata in Giurisprudenza come avevo promesso a Sensei, e nella stessa settimana siamo partiti per il viaggio di nozze in Giappone, dove siamo stati al Kosen-rufu Daiseido. Lì ho di nuovo determinato di realizzare una famiglia armoniosa per kosen-rufu e di essere una madre forte e una moglie dolce e gentile.
Il primo gennaio 2021 è nato Samuele Masayuki (il nome giapponese significa: “bambino giusto, felice e fortunato”). Il giorno che abbiamo registrato il suo nome all’anagrafe, mio nonno che era stato nell’esercito americano e aveva studiato giapponese mostrando un grande interesse per il Buddismo, è venuto a mancare. L’ultimo dialogo con lui fu proprio riguardo a Samuele e al significato del suo nome. In quel momento percepii con forza i legami eterni con i miei familiari.
Da quando sono diventata mamma sono riuscita a sciogliere quella rabbia e sofferenza profonda che provavo verso mia madre. Ora la gratitudine è alla base del nostro rapporto. Con lei e mia sorella, che recita ogni tanto Daimoku, ci sentiamo spesso.
Inoltre ho saputo che anche il mio ex ragazzo ha ricevuto il Gohonzon assieme alla sua compagna.
Inoltre, a maggio scorso sono stata assunta con un buon contratto come lettrice madrelingua in un liceo, pur continuando a serbare nel cuore il desiderio di diventare un’avvocata per kosen-rufu.
Non ho dubbi che riuscirò a realizzare anche questo sogno perché, come afferma Sensei in una guida dedicata all’Ikeda Kayo-kai che mi ha sempre sostenuta:
«Se siete coraggiose nella fede non c’è nulla da temere, perché il mondo intero è la terra del Budda» (Il voto dell’Ikeda Kayo-kai, pag. 53).

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