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Ogni giorno come se fosse il primo - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:40

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Ogni giorno come se fosse il primo

Benedicta Pretorino, Roma

Benedicta conosce il Buddismo in un momento molto duro della sua vita. Nam-myoho-renge-kyo è come una brezza che le ridà serenità e il calore della famiglia Soka le regala speranza e coraggio. È solo l’inizio di una grande cavalcata verso la realizzazione dei suoi sogni, a dispetto di ogni difficoltà

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Benedicta conosce il Buddismo in un momento molto duro della sua vita. Nam-myoho-renge-kyo è come una brezza che le ridà serenità e il calore della famiglia Soka le regala speranza e coraggio. È solo l’inizio di una grande cavalcata verso la realizzazione dei suoi sogni, a dispetto di ogni difficoltà

Ho conosciuto il Buddismo a ventidue anni a Venezia, nel 2010. Avevo cambiato facoltà, la mia relazione d’amore stava finendo e avevo ricominciato a vomitare dopo tutti i pasti.
Il suono di Nam-myoho-renge-kyo mi diede subito molta serenità, tuttavia le difficoltà non accennavano a diminuire: desideravo tornare col mio fidanzato, invece lui mi lasciò; non riuscivo a dare gli esami e non mettevo più piede fuori casa.
Ma il sostegno e il calore delle giovani donne mi incoraggiò a non mollare. Seguii il consiglio di pregare con obiettivi chiari basandomi su questo incoraggiamento del maestro Ikeda: «Non cedete di fronte a una sconfitta. Per germogliare un seme deve esercitare un grande sforzo» (In cammino con i giovani, Esperia, pag. 89).
Feci Daimoku più decisa e il risultato fu che la mia vita sbocciò: smisi di vomitare, ricominciai a passare gli esami e trovai anche lavoro.
Alla luce di questi cambiamenti decisi di ricevere il Gohonzon.
Tuttavia mia mamma, che vive in Puglia, non approvò la mia fede e, preoccupata che il Buddismo fosse la distrazione che causava i miei rallentamenti negli studi, decise di tagliarmi i fondi.
Feci ancora più Daimoku e cercai un secondo lavoro. Dopo poco fui assunta come insegnante in una scuola per stranieri. Vinsi anche una borsa di studio. Quei successi mi aiutarono a incoraggiare i miei coinquilini e una di loro cominciò a praticare e ricevette il Gohonzon.
Nonostante la gioia di questi traguardi ero arrabbiata con mia madre, ma nel Gosho di Capodanno leggiamo: «L’inferno è nel cuore di chi interiormente disprezza suo padre e trascura sua madre» (RSND,1,1008). Desideravo veramente fare un’esperienza basandomi su quelle parole del Gosho. Inaspettatamente, fu proprio un incoraggiamento sincero di mia madre che mi stimolò a superare l’ultimo esame e riuscii così a laurearmi in tempo. Iniziai la specialistica mentre continuavo a fare i due lavori, e cominciai anche a scrivere per la radio web dell’università. Con due amici feci un progetto radiofonico che venne inserito in un format culturale per la città di Venezia. Inoltre fui la prima del mio ateneo a essere ammessa come stagista in una importante radio nazionale.
Dopo la laurea mi proposero di lavorare per loro. Felice, mi trasferii a Roma: il mio sogno si realizzava! Ma il giorno della firma del contratto mi dissero che non potevano più assumermi.
Da un giorno all’altro ero in una nuova città, senza un lavoro e con il mio sogno in frantumi.
In mezzo a quella sofferenza cercai una risposta nel Gosho: «Se un albero ha radici profonde, i rami e le foglie non avvizziranno mai. Se la sorgente è inesauribile, il fiume non si prosciugherà mai» (Fiori e frutti, RSND, 1, 808). Recitai Daimoku con più forza di sempre.
Poco tempo dopo mi proposero di lavorare come commessa in un centro commerciale.
Accettai solo grazie alle parole di Toda: «Invece di lamentarvi perché un lavoro non è come vorreste che fosse, diventate degli individui insostituibili in quell’ambito» (In cammino coi giovani, Esperia, pag. 68). Rilanciai con l’offerta per kosen-rufu e decisi che avrei invitato mia madre a zadankai.
Dopo poco mia madre venne a trovarmi a Roma e partecipò alla sua prima riunione, sperimentando il calore della famiglia Soka.
La mia gratitudine era immensa.
Quell’anno, era il 2017, decisi che avrei formulato il grande voto di kosen-rufu al Daiseido in Giappone, per rinnovare la mia fede e la mia promessa a Sensei. Ovviamente non avevo i soldi sufficienti per il viaggio, ma decisi che sarei andata a Tokyo entro quell’anno.
Non sapevo che azioni mettere per realizzare il mio sogno impossibile, ma potevo recitare Daimoku. Tre mesi dopo il mio capo, sapendo del mio legame con il Giappone per via del Buddismo, mi invitò a fare un viaggio a Tokyo insieme alla sua famiglia. Ero felicissima!
Durante il viaggio conobbi una ragazza a cui feci shakubuku e che ricevette il Gohonzon.
Aumentai il Daimoku e l’impegno nell’attività per kosen-rufu. Sentivo la mia vita crescere ma allo stesso tempo venivano fuori grandi ostacoli, così decisi di sfidarmi ancora di più. Lasciai il lavoro a scuola per dedicarmi a trovare quello giusto per me.
Desideravo promuovere la cultura e sviluppare le mie capacità nel mondo della comunicazione. Trovai un master nel ramo della comunicazione, feci il test per la borsa di studio: era il mio obiettivo impossibile per il 18 novembre 2018. Dovevo vincere.
Sebbene fossi l’unica senza studi specifici, ottenni il punteggio più alto e vinsi la borsa di studio.
Lo stesso giorno mia madre mi comunicò che aveva il cancro al pancreas. I medici ci dissero che non c’era speranza. Raccolsi le mie energie, pregando con tutto il cuore con il desiderio che mia madre vivesse ancora a lungo.
Il 2019 fu un anno terribile, faticoso, ma mi impegnai rafforzando la promessa di sostenere tutte le giovani donne che come me affrontano grandi lotte, con grandi speranze.
Invitai tutti i compagni del master a zadankai: sette di loro recitarono Daimoku!
Nel 2020 la mia mamma è guarita e io mi sono laureata al master.
Oggi sono copywriter per un’agenzia creativa che focalizza la sua attività sulla comunicazione culturale. A dispetto del periodo storico, negli ultimi mesi il mio stipendio è aumentato.
Ricevere il Gohonzon è stato l’inizio di una crescita costante verso la felicità assoluta. Ogni giorno rinnovo la mia decisione di non essere sconfitta, con lo stesso atteggiamento di speranza e fiducia assoluta, sapendo che non sarò mai sola finchè rinnoverò la promessa fatta al mio maestro.
Il Buddismo mi ha insegnato a vivere ogni giorno come fosse il più importante, l’ultimo, o forse, semplicemente, il primo.

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