Nel 2021 le riunioni dei Gruppi uomini, donne e giovani della terza settimana saranno incentrate sul libro Cos’è la felicità. A marzo ci baseremo sul terzo capitolo, intitolato “La pratica che permette di cambiare lo stato vitale”. In questa tavola rotonda alcuni responsabili del Veneto riflettono sui temi di questo capitolo
Ilaria Palladino, responsabile di regione giovani donne
Giusy Trotta, responsabile di regione donne
Claudio Pastorello, responsabile di regione uomini
Filippo Puliero, responsabile di regione giovani uomini
Questo capitolo è incentrato sull’importanza di recitare Gongyo e Daimoku. Quale incoraggiamento di Sensei ti ha colpito di più?
Ilaria «Ogni mattina e ogni sera, quando recitate il capitolo Espedienti e il capitolo Durata della vita accordate con gioia le vostre esistenze alla melodia dell’universo!» (pag. 47)
Incontrare il Buddismo di Nichiren Daishonin è un’immensa fortuna. E incontrarlo da giovani ci permette di vivere un’esistenza colma di valore, di prendere in mano la nostra vita e farne un capolavoro!
Gongyo e Daimoku nutrono l’esistenza, sono un inno di lode, una preghiera concreta capace di renderci liberi e quindi felici. Questa condizione vitale, che proviene da dentro di noi, non è condizionata da eventi o circostanze esterne, ma consiste nel risvegliare e far emergere la natura di Budda presente in ogni essere vivente.
In questo capitolo il maestro Ikeda scrive: «Per conseguire la Buddità non occorre recarsi in un luogo lontano e nemmeno bisogna diventare persone speciali. Possiamo sentirci in comunicazione con l’universo lì dove siamo adesso, con la nostra forma presente, e rivelare lo splendore del nostro “vero aspetto” innato […]. Questa è la funzione di Gongyo e della fede: possiamo attingere da noi stessi la saggezza, il coraggio e la compassione della Legge mistica. Perciò non abbiamo assolutamente niente da temere» (Cos’è la felicità, Esperia, pag. 48).
Così funziona nelle nostre vite: quando ci sfidiamo nel recitare Nam-myoho-renge-kyo con fede nel Gohonzon, accresciamo la forza vitale per fronteggiare e trionfare su qualsiasi situazione dolorosa senza arrenderci alle avversità, ci risvegliamo alla nostra missione di Bodhisattva della Terra e assaporiamo una gioia senza limiti.
Il presidente Ikeda afferma che «tutto inizia con la preghiera» (pag. 55). C’è un brano in particolare che vorresti condividere a riguardo?
Giusy «La preghiera è essenziale, per questo i più forti sono coloro che si basano sulla preghiera» (cfr. pag. 54). Sin da giovanissima sono stata attratta da queste potenti parole di Sensei che ho cercato di mettere in pratica da subito.
Questo si è rivelato fondamentale perché passo dopo passo mi ha permesso di costruire il legame con il Gohonzon e la capacità di “correre” a recitare Daimoku ogni qual volta si presentano difficoltà o grandi ostacoli.
Nel tempo lo schema è stato sempre lo stesso: seguire le indicazioni di Sensei per migliorare la quantità e la qualità del Daimoku.
In questo ultimo periodo, sostenendo un membro della mia famiglia che sta affrontando una malattia, mi sono fatta ispirare da un’esperienza di una donna che racconta di quando incontrò Sensei e lui le trasmise quanto fosse cruciale recitare Daimoku con forza e assoluta determinazione per vincere sulle sue debolezze.
Quando pensiamo di non avere più convinzione, o che non possiamo manifestare una fede più forte di quella che stiamo tirando fuori dalla nostra vita, in realtà ci troviamo ancora una volta faccia a faccia con l’oscurità che prepotentemente vuole governare i nostri pensieri, la nostra vita più intima.
La determinazione che Sensei ci trasmette, al contrario, mi dà la certezza che la verità è un’altra: posso rompere quel limite facendo sgorgare da dentro la mia vita la spada della fede, il Daimoku del «ruggito del leone di maestro e discepolo che recitano all’unisono» e conquistare così insieme al mio maestro nuove e vaste realtà.
Quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo? In questo capitolo Sensei risponde a questa domanda (pag. 45). Puoi evidenziare un estratto che ti ha colpito in particolare?
Claudio L’atteggiamento è un punto molto importante nella nostra pratica personale.
Sensei ci incoraggia a fare Daimoku così come siamo aprendo la nostra vita al Gohonzon senza timore. Dovremmo mantenere sempre un atteggiamento dignitoso quando recitiamo Daimoku.
Ho avuto la fortuna di incontrare il Buddismo che ha salvato la mia vita, e ogni giorno determino di non smettere mai di praticare.
Mi ha colpito quando in questo capitolo Sensei parla della determinazione per vincere nella vita. In particolare, mi ha colpito la sua fermezza nel sottolineare l’atteggiamento per la vittoria nei momenti cruciali: «Decidere risolutamente di vincere come se dovessimo scuotere tutto l’universo» (cfr. pag. 46). Dovremmo farlo ora più che mai! Tutti insieme per vincere questa battaglia contro l’ostacolo della pandemia.
Come discepolo e membro della Soka Gakkai, desidero anch’io sviluppare lo stesso cuore del mio maestro, come lui incoraggia: «Il Daimoku trasforma la sofferenza in gioia e la gioia in una gioia suprema» (pag. 46).
Sensei parla anche dei benefici che derivano dalla pratica buddista. Come si manifestano nella tua vita questi benefici?
Filippo Sensei scrive: «È certo che recitando Daimoku si sarà in grado di attingere alla fonte illimitata di speranza interna alla nostra vita e si diventerà capaci di portare la propria esistenza verso una direzione positiva, fonte di enormi benefici» (pag. 60).
Capita a volte di ritrovarmi in situazioni difficili e intricate, in cui mi sento schiacciato dai dubbi e dalla preoccupazione di non trovare una via d’uscita. In quei momenti diventa prezioso riuscire a recitare Daimoku.
Perseverando nella preghiera, riesco poco a poco a sviluppare una condizione vitale tale da considerare ogni ostacolo come un’opportunità di crescita e sviluppo. Inizio a credere nel potere di trasformazione della vita che viene insegnato nel Buddismo, sconfiggo i miei dubbi, e così la paura lascia il posto al coraggio e l’ansia alla convinzione.
Completamente rigenerato dalla fede, nasce in me la determinazione di realizzare assolutamente kosen-rufu. In questo modo i miei desideri, che fino a quel momento erano obiettivi egoistici legati al piccolo io, si aprono a un valore più grande e diventano espedienti per incoraggiare gli altri.
Ogni volta che riesco a compiere questa trasformazione interiore il mio stato vitale si espande e simultaneamente nel mio ambiente si manifestano benefici ancor più grandi di quanto desiderassi.
Sensei scrive: «Il Daimoku recitato con la profonda convinzione che la propria vita è l’entità della Legge mistica, o con la decisione di dedicare l’esistenza a diffondere la Legge mistica, come inviati del Budda, non può non entrare in risonanza con il Gohonzon o non raggiungere l’universo. Chi recita Daimoku in questo modo realizzerà sicuramente una condizione di vita totalmente libera» (pag. 58).