Deprecated: Function strftime() is deprecated in /var/www/vhosts/ilnuovorinascimento.org/wp-dev.ilnuovorinascimento.org/site/wp-content/themes/nuovo-rinascimento/functions.php on line 220
Splendenti di felicità - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:57

674

Stampa

Splendenti di felicità

Il maestro Ikeda incoraggia e loda sempre le donne e le giovani donne per il loro impegno per la felicità degli altri e per il loro contributo al miglioramento della società. A causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19 molte donne e giovani donne stanno pregando e impegnandosi per trasmettere fiducia e speranza intorno a loro. Di seguito riportiamo tre storie di rivoluzione umana

Dimensione del testo AA

Il maestro Ikeda incoraggia e loda sempre le donne e le giovani donne per il loro impegno per la felicità degli altri e per il loro contributo al miglioramento della società. A causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19 molte donne e giovani donne stanno pregando e impegnandosi per trasmettere fiducia e speranza intorno a loro. Di seguito riportiamo tre storie di rivoluzione umana

• • •

La fortuna più grande

Con la pandemia c’è l’occasione per attuare cambiamenti inaspettati nelle relazioni familiari e nel lavoro… Elena, basandosi sul Daimoku e sulla decisione di avere una fede sempre più profonda, trova il coraggio di attuare scelte nuove

di Elena Moretta, Torino

Se dovessi dire qual è la mia più grande fortuna, direi praticare il Buddismo da quando ho vent’anni. Sono un’imprenditrice, titolare della ditta di famiglia fondata nel 1934 da mia nonna e ho un figlio, Tommaso, di tredici anni, che abbiamo adottato quando aveva pochi mesi.
Circa tre anni fa abbiamo avuto la fortuna e l’opportunità di accogliere nella nostra famiglia una splendida bambina, Carola.
Conoscemmo Carola nella comunità dove viveva e dopo pochi giorni venne a stare a casa da noi. Non fu affatto facile all’inizio. Dovevamo costruire nuovi equilibri, nuovi spazi fisici e nel cuore. All’inizio Tommaso fu molto felice all’idea di avere una sorellina, ma la realtà della convivenza gli fece emergere gelosie e paure. Attraverso l’esperienza di Carola anche lui dovette affrontare il suo passato e il suo fantasma più grande: la paura dell’abbandono. Io e mio marito recitavamo tanto Daimoku con il desiderio di affidarci completamente al Gohonzon e, accompagnati ogni giorno dalle guide del nostro maestro e dal sostegno dei preziosi compagni di fede della Gakkai, siamo sempre riusciti a trasformare anche le situazioni più dure in opportunità di crescita.
Carola è stata con noi quasi tre anni e sono convinta che il legame costruito insieme sarà eterno. Così come il suo legame con Sensei e il Gohonzon. Come genitori preghiamo ogni giorno affinché Tommaso e Carola possano scegliere Sensei come maestro e diventare due splendidi successori per kosen-rufu.
A gennaio di quest’anno abbiamo ricevuto una chiamata dal tribunale dei minori che ci informava di aver trovato una famiglia per la nostra bambina. Io e mio marito eravamo consapevoli che sarebbe arrivato questo momento e pregavamo al Gohonzon affinché potesse essere una coppia di valore per la nostra piccola, ma ricevere quella telefonata fu molto doloroso.
Abbiamo affrontato questo momento di distacco da Carola recitando tanto Daimoku e con la determinazione di creare un forte legame con la sua nuova famiglia. Il giorno del nostro primo incontro con i nuovi genitori, nonostante Carola fosse molto emozionata, la prima cosa che ha detto a mio marito fu di spiegare loro cosa ci fosse dentro il butsudan. Così abbiamo iniziato facendo loro shakubuku, psicologa e assistente sociale compresa!
Dopo un periodo di affiancamento, a febbraio Carola si è spostata definitivamente. Abbiamo dovuto ricostruire nuovamente un assetto familiare con nostro figlio, ricreare dei ritmi e spazi nuovi. In quei giorni siamo stati sostenuti senza sosta dai nostri compagni di fede e dal Daimoku.
Anche nel lavoro ci sono stati grandi cambiamenti.
Lo stesso giorno in cui Carola è andata via definitivamente, mio papà mi ha comunicato che non sarebbe più venuto in azienda a lavorare. Anche se io e mio marito siamo da anni i titolari e gestiamo le cose in autonomia, la figura di mio padre è sempre stata rassicurante per l’azienda. Questa decisione improvvisa e inaspettata mi ha spinto ad assumermi totalmente la responsabilità dell’azienda.
Pochi giorni dopo sono iniziate le limitazioni di spostamento per il Covid-19.
Io sono una persona molto attiva, faccio tantissime cose e non sto mai ferma. Trovarmi senza una figlia, con il lavoro ridotto e costretta a casa tutto il giorno mi ha portato a fare profonde riflessioni sulla mia vita.
Come voglio usare questo tempo? Che tipo di datore di lavoro voglio essere in questo momento di crisi?
Cosa ci sta dicendo questo virus? Sono domande a cui sto dedicando molto Daimoku e, sicuramente, non voglio più tornare quella di prima né fare le cose che ho sempre fatto. Ho deciso di dedicare questo tempo per approfondire ancora di più il legame con mio figlio che è nella fase delicata dell’adolescenza e approfondire il legame con il mio maestro. Voglio che questo periodo sia per la nostra famiglia un ricordo indelebile di un tempo prezioso e unico. Voglio riuscire a traghettare la mia azienda in questa difficoltà e voglio riuscire a pagare lo stipendio pieno ai miei dipendenti.
In questo periodo, con mio marito, stiamo incontrando una volta alla settimana, virtualmente, quattro persone a cui abbiamo parlato del Buddismo studiando insieme a loro il Gosho e le guide di Sensei. Sono occasioni incredibili per sviluppare i legami del cuore e far conoscere la grandezza della Gakkai.
Una di queste ha deciso che riceverà il Gohonzon appena possibile, per gli altri stiamo recitando fortemente.
Riflettendo su questo periodo così assurdo che stiamo vivendo a causa della pandemia, mi ritrovo a pensare che l’umanità ha le potenzialità per attuare cambiamenti radicali e inaspettati: in pochi giorni abbiamo chiuso scuole, lavoro, uscite… quindi prego affinché cambiamenti radicali e positivi avvengano anche in me, e nella società.
Questo potenziale di cambiamento improvviso e inaspettato si può attuare anche per scelte nuove, per l’ambiente, per un nuovo paradigma sociale che metta al centro il benessere dell’umanità, e non solo l’aspetto economico.
Ora sta a me decidere quale sarà il mio futuro e il futuro della società. Determino di avere una fede sempre più profonda e di recitare un Daimoku rinnovato. Questa frase del nostro maestro, dal messaggio inviato agli studenti Soka il 16 aprile, mi incoraggia tantissimo: «È interessante notare che il Rinascimento italiano, che risplende nella storia dell’umanità, fu un periodo di “rinascita” e “rigenerazione” che ebbe inizio dopo aver superato la tragedia dell’epidemia di peste che aveva imperversato durante il XIV secolo» (NR, 673, 6).

• • •

“Uno è la madre di centomila”

Graziella, chirurgo oncologo all’Istituto di ricerca oncologico della Basilicata è convinta che ognuno di noi possa fare la differenza in questa situazione di emergenza, e anche oltre…

di Graziella Marino, Rionero in Vulture (PZ)

L‘emergenza Coronavirus non colpisce solo chi si infetta ma anche chi sta affrontando una malattia o deve sottoporsi a cure. Puoi raccontarci come stai vivendo questo momento da medico e da buddista?

L’emergenza sanitaria da Coronavirus ha portato tutti ad affrontare due delle quattro sofferenze profonde della vita – la malattia e la morte – ma soprattutto a riflettere sul bene più prezioso che possediamo: la vita.
Essere affetti da una patologia tumorale è di per sé una dura prova da affrontare. In questa emergenza i pazienti si sentono ancora più vulnerabili: si trovano ad affrontare la doppia sfida di resistere all’infezione e combattere anche la loro patologia. È difficile descrivere quello che ho visto in questi mesi, la sofferenza dei miei pazienti nell’affrontare l’impatto emotivo di un intervento chirurgico, della chemioterapia e tutti gli effetti collaterali, oltretutto senza il sostegno delle persone care.
E c’è anche la sofferenza dei familiari che non possono essere con loro. Mi è capitato di far fare delle videochiamate a dei pazienti che non sapevano usare i mezzi tecnologici per poter salutare la famiglia, e questo piccolo gesto mi ha dato molta gioia. Tutto questo ha messo a dura prova anche noi sanitari.
Ho sentito forte il principio dell’interdipendenza, perciò ho fatto mio il motto “Uno è la madre di centomila” e, partendo da me, ho deciso di dare il mio contributo in ogni modo possibile con la determinazione di non arrendermi nonostante le difficoltà e le incertezze dovute al senso di inadeguatezza che si prova davanti alla vastità della diffusione del virus in così breve tempo.
Ho iniziato a studiare questo nuovo virus per dare un contributo concreto e un sostegno nell’affrontare l’emergenza nel mio ospedale. Inoltre mi sono messa in contatto con altri colleghi medici italiani che stanno affrontando questo grave problema: oggi siamo un gruppo di quasi centomila medici, e io sono stata selezionata per rappresentare la mia Regione.
Mi sono anche attivata nel gruppo di ricerca di un Parco tecnologico composto da medici ed esperti nel campo della sanità – di cui faccio parte dal 2017 – promuovendo un progetto di ricerca per il monitoraggio dei pazienti Covid-19.
Ho continuato a incoraggiare i praticanti del mio gruppo come responsabile attivando degli incontri tramite videoconferenze, inoltre ho deciso di condividere questa mia determinazione anche tra i compagni di fede dello staff sanità della mia regione.
In ogni occasione condivido il Buddismo con chiunque incontro, vorrei tanto che tutti sperimentassero la forza e il potere della fede.
Sto basando tutto sui pilastri di fede, pratica e studio: fede come fiducia nella forza della vita che vince ogni cosa; pratica come la mia preghiera e le azioni per incoraggiare ogni persona che incontro; studio del Gosho e degli scritti di Sensei. Così, in questi mesi, ancora più forte è stata la mia determinazione di essere una persona capace e un medico per kosen-rufu, e portare nel mio ambiente l’umanesimo buddista. Ho cominciato a pregare con un ichinen rivolto alla vittoria, con coraggio e con la determinazione che nel mondo emergano persone capaci e illuminate per poter fare fronte comune contro questo virus e trovarne la cura.
Sono convinta che come buddisti noi possiamo fare la differenza in questa situazione, e io la voglio fare.

• • •

Io lo farò, assolutamente!

Ilenia, dopo un percorso di vittorie negli esami universitari, ci racconta come ha concluso i suoi studi in piena pandemia

di Ilenia Campisi, Roma

Alle superiori per non essere bocciata iniziai a recitare Nam-myoho-renge-kyo. Avevo quindici anni e odiavo la scuola e studiare.
A diciannove anni dalla Sicilia mi trasferii a Roma e iniziai a praticare costantemente il Buddismo: dentro di me emerse il desiderio di iscrivermi all’università e così feci il test di ingresso a Scienze del servizio sociale, accessibile solo a cento persone, ed entrai. Ogni esame era una lotta: non volevo presentarmi per paura di fare scena muta, ma basandomi sul Daimoku riuscivo sempre a sostenere gli esami. Queste insicurezze però continuavano a crearmi angoscia.
Decisi di trasformare questo aspetto con una preghiera ancora più forte, parlavo della pratica buddista ai colleghi e alla fine di ogni esame regalavo al professore un libro del presidente Ikeda.
Gli anni passavano e mentre gli altri concludevano il loro percorso universitario, io restavo indietro con gli studi. Oltre a studiare svolgevo due lavori e il tirocinio presso un ospedale. Così, ogni mattina, mi alzavo alle sei per recitare almeno un’ora di Daimoku, certa che fosse la chiave vincente per avere l’energia per fare tutto. Quell’anno riuscii a sostenere sette esami. L’anno dopo altri cinque. Mentre preparavo gli ultimi esami iniziai a scrivere anche qualche capitolo della tesi, ma emergevano nuove insicurezze e continuavo a paragonarmi agli altri. Rideterminai nuovamente con il Daimoku e riuscii a superare un altro esame e a parlare del Buddismo alla professoressa.
L’ultimo esame rimasto era quello “tragico”: mi prenotai dieci volte senza riuscire mai a sostenerlo. Mi vennero attacchi di panico e crisi isteriche. Mi chiesi più e più volte cosa avrebbe fatto il presidente Ikeda al mio posto e, certa che sarebbe partito dal dialogo, decisi di affrontare la docente. Dopo aver recitato Daimoku le parlai, esprimendole le mie difficoltà. Con mia grande sorpresa mi rispose: «Non esiste che non ti laurei solo per il mio esame. Affrontiamolo insieme». Così mi fece dividere l’esame in quattro parti, secondo le mie preferenze, e me le fece sostenere nel suo studio.
A ottobre partecipai al corso studenti nazionale e rideterminai di continuare a impegnarmi per realizzare i miei sogni.
Ogni singolo Nam-myoho-renge-kyo era volto alla vittoria per incoraggiare altre persone.
A gennaio conclusi gli esami e la tesi e misi l’obiettivo di laurearmi il 16 marzo, giorno di kosen-rufu.
Tra le date disponibili, la mia relatrice scelse proprio quella data. Ero felicissima e, sostenuta dalle mie amiche organizzai una grande festa.
Dopo pochi giorni scatta la pandemia e tutto sembrava perso. Ma avevo deciso profondamente di mostrare una prova concreta e così, il 16 marzo ho discusso la mia tesi, in via telematica, e mi sono laureata in camera mia! Nello stesso luogo in cui avevo pianto, studiato e recitato tante ore di Daimoku.
Determino di realizzare tanti altri sogni verso il 2030 mettendo in pratica questo incoraggiamento del maestro Ikeda: «Quando cambia il nostro ichinen, noi cambiamo. Quando noi cambiamo cambia il nostro ambiente, cambia il mondo. L’origine di questo grande cambiamento non è altro che continuare ad approfondire in modo “rivoluzionario” la nostra preghiera di fronte al Gohonzon. La preghiera non ha nulla a che vedere con una fede supplichevole, che si affida a qualcosa di esterno. La preghiera, in origine, è un voto. È formulare il voto ”io lo farò assolutamente”. È dichiarare di alzarsi e sfidarsi per realizzare obiettivi chiari e precisi» (NR, 666, 9).

©ilnuovorinascimento.org – diritti riservati, riproduzione riservata