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La vita di Nichiren Daishonin - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:40

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La vita di Nichiren Daishonin

Si avvicina la data della prima sessione di esami. Il Nuovo Rinascimento ripropone la vita di Nichiren Daishonin, fondamentale per comprendere gli scritti del fondatore

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Si avvicina la data della prima sessione di esami. Il Nuovo Rinascimento ripropone la vita di Nichiren Daishonin, fondamentale per comprendere gli scritti del fondatore

Nichiren Daishonin nacque il 16 febbraio 1222 a Kominato, una località marina nei pressi di Tojo, provincia di Awa, sulla penisola che delimita a est la baia di Tokyo. Il padre, pescatore, si chiamava Mikuni-no Tayu e la madre Umegiku-nyo. In Lettera da Sado Nichiren afferma di essere nato «povero e umile in una famiglia chandala». Nella società indiana, chandala era la classe più bassa, quella dei fuoricasta o intoccabili, individui che facevano lavori ritenuti impuri come i macellai o i becchini. Poiché i pescatori vivono uccidendo i pesci, il Daishonin si definì di famiglia chandala.
Alla nascita ricevette il nome di Zennichi-maro e a dodici anni entrò nel tempio Seicho-ji per ricevere un’istruzione religiosa e generale. Al Seicho-ji e pregò davanti alla statua del bodhisattva Kokuzo e fece voto di diventare l’uomo più saggio di tutto il Giappone. E, come egli stesso racconta, a sedici anni “ricevette” un “gioiello di saggezza”, cioè una prima Illuminazione alla realtà della vita e dell’universo.
A sedici anni fu ordinato prete dall’abate Dozen-bo, il suo maestro, e prese il nome di Zesho-bo Rencho. Quindi, recandosi in vari templi si dedicò a studiare tutte le scritture e le dottrine delle varie scuole buddiste, spesso in contraddizione tra di loro, alla ricerca di un modo per alleviare le sofferenze delle persone del suo tempo. Infine si convinse che l’insegnamento fondamentale di Shakyamuni è il Sutra del Loto e che nella profondità di questo sutra è nascosta la grande Legge di Nam-myoho-renge-kyo. Ciò non fece che accrescere il suo “grande desiderio” di condurre tutte le persone alla felicità e lo portò a formulare dentro di sé un secondo voto, di portata ancor più vasta, quello di dedicare la vita alla propagazione di Nam-myoho-renge-kyo, cioè la decisione di realizzare kosen-rufu che accrebbe ulteriormente la profondità della sua illuminazione.

Proclamazione di nam-myoho-renge-kyo
A trentadue anni tornò al Seicho-ji. A mezzogiorno del 28 aprile 1253 tenne il suo primo sermone e, davanti a Dozen-bo, agli altri preti e a numerosi ascoltatori laici, proclamò che Nam-myoho-renge-kyo è la sola grande Legge che può condurre all’Illuminazione l’umanità nell’epoca di Mappo.
In questa occasione si dette il nome di Nichiren (Sole-loto). Nella Lettera a Jakunichi-bo spiega: «Il fatto che mi sia dato il nome di Nichiren significa che ottenni l’Illuminazione da solo». Nel suo primo sermone confutò anche la scuola Nembutsu che insieme alle altre principali scuole buddiste dell’epoca, la Zen, la Ritsu e la Shingon erano la causa della rovina della nazione. Ciò suscitò l’ira di Tojo Kagenobu, signore del luogo e fervente seguace Nembutsu, e, la sera stessa, il Daishonin fu costretto a lasciare il tempio.
Si recò quindi a Kamakura e si stabilì in un casolare a Matsubagayatsu, da dove iniziò la sua attività di propagazione. In quel periodo si convertirono alcuni dei suoi principali discepoli: i monaci Nissho e Nichiro, i laici Toki Jonin, Shijo Kingo, Kudo Yoshitaka e Ikegami Munenaka.
Ai tempi del Daishonin il Giappone era colpito da una serie di catastrofi, terremoti, incendi, inondazioni, siccità, carestie, pestilenze. Dopo un disastroso terremoto che colpì Kamakura nell’agosto del 1253, il Daishonin si recò a Iwamoto nel tempio Jisso-ji a rileggere le scritture e a meditare sulle cause delle “tre calamità e sette disastri”. Durante il soggiorno al Jisso-ji, Nikko Shonin divenne suo discepolo.

Primo ammonimento alle autorità e persecuzione di Matsubagayatsu
Il 16 luglio 1260 inviò a Hojo Tokiyori, ex reggente che godeva di grande autorità, un trattato intitolato Rissho ankoku ron (Adottare la dottrina corretta per la pace del paese), in cui ribadiva che la causa di tutti i disastri era l’adesione, da parte del governo e dei monaci, a insegnamenti religiosi errati che contraddicevano l’insegnamento del Budda, in quanto facevano soffrire il paese, cioè tutto il popolo del Giappone. Infine esortava i governanti a convertirsi all’insegnamento corretto e ammonisce che, in caso contrario, si sarebbero presto verificate anche le ultime due calamità previste dalle scritture, cioè la guerra civile e l’invasione straniera.
Il 27 agosto, una banda di fanatici seguaci Nembutsu assalì il rifugio del Daishonin con l’intento di ucciderlo. Questa è la prima persecuzione, la persecuzione di Matsubagayatsu. Il Daishonin riuscì a sfuggire all’agguato e si rifugiò presso la residenza di Toki Jonin.

Persecuzione di Izu
Tornato a Kamakura riprese a predicare e il numero dei suoi seguaci crebbe rapidamente. Preoccupati del suo successo, i preti Nembutsu presentarono false accuse contro di lui e dietro pressioni del padre, il potente Hojo Shigetoki, il reggente in carica Hojo Nagatoki lo condannò all’esilio a Izu, il 12 marzo 1261.
A Izu fu protetto da Funamori Yasaburo, capo dei pescatori della regione e da sua moglie, che si convertirono ai suoi insegnamenti. Anche il signore della provincia di Izu, gravemente ammalato, chiese al Daishonin di pregare per lui e dopo la completa guarigione, in segno di gratitudine, gli offrì una statua di Shakyamuni che era stata recuperata dall’oceano.
Nel febbraio del 1273 Nichiren ottenne il perdono e tornò a Kamakura.

Persecuzione di Komatsubara
L’anno seguente tornò nella provincia natale di Awa per assistere la madre gravemente ammalata che, grazie alle sue preghiere guarì e visse altri quattro anni.
L’11 novembre 1264 mentre il Daishonin con un gruppo di seguaci era in viaggio verso la residenza di Kudo Yoshitaka, fu attaccato da una banda armata di nembutsu, capeggiata da Tojo Kagenobu. Kyonin-bo e Kudo Yoshitaka morirono per difendere il maestro e il Daishonin riportò una ferita da taglio alla fronte e una frattura alla mano sinistra. Questa è la terza persecuzione, la persecuzione di Komatsubara.
Nel gennaio del 1268 i mongoli intimarono al Giappone di sottomettersi, pena l’invasione. Il governo si preparò alla guerra e ordinò ai templi di pregare per sconfiggere il nemico.
In ottobre il Daishonin inviò lettere a undici influenti personaggi del mondo politico e religioso, rinnovando gli ammonimenti contenuti nel Rissho ankoku ron e chiedendo che si tenesse un pubblico dibattito con i rappresentanti delle varie scuole. Ma nessuno rispose al suo invito.
Nel 1271, una lunghissima siccità colpì il paese e il governo ordinò a Ryokan della setta Ritsu, abate del tempio Gokuraku-ji, di pregare per la pioggia. Quando ne fu informato, il Daishonin gli lanciò una sfida: se Ryokan fosse riuscito a far piovere entro sette giorni, Nichiren avrebbe ritrattato le sue accuse alle varie scuole e sarebbe diventato suo discepolo. Se non fosse riuscito a provocare la pioggia, Ryokan doveva diventare discepolo di Nichiren. Ma nonostante gli elaborati rituali di Ryokan non cadde una goccia di pioggia e anzi si scatenarono violente bufere di vento che devastarono Kamakura. Ryokan, lungi dal convertirsi, prese a tramare nell’ombra calunniando Nichiren Daishonin presso mogli e vedove dei funzionari governativi che fecero pressioni perché fossero presi provvedimenti contro di lui.

Persecuzione di Tatsunokuchi
Il 10 settembre 1271 Hei-no Saemon convocò il Daishonin il quale ribadì i suoi ammonimenti al governo. Due giorni più tardi fu arrestato come ribelle e, pur destinato ufficialmente all’esilio, fu condotto nottetempo segretamente a Tatsunokuchi per essere decapitato. Lungo la strada si fermò davanti al tempio di Hachiman ed esortò il bodhisattva che nel Sutra del Loto aveva giurato insieme alle altre divinità di proteggerne il devoto, a intervenire in suo favore. Poi mandò a chiamare Shijo Kingo che accorse al suo fianco e lo accompagnò fino al luogo dell’esecuzione deciso a morire insieme al maestro.
Ma, giunti alla spiaggia di Tatsunokuchi, quando già il boia aveva sollevato la sciabola, una sfera brillante attraversò il cielo illuminando vividamente la scena e terrorizzando i soldati. Così l’esecuzione non ebbe luogo. Questa è nota come la persecuzione di Tatsunokuchi (12 settembre 1271).
L’aver accettato con gioia di dare la vita per amore della Legge determinò una grande trasformazione nella vita del Daishonin, che abbandonò la sua identità transitoria per manifestare la sua vera natura di Budda originale. Questo si chiama hosshaku kempon.

Esilio a Sado
Fallito il tentativo di giustiziarlo, fu condotto nella residenza del signore di Homma a Echi in attesa delle decisioni del governo. Alla fine giunse l’ordine di esiliarlo a Sado, una fredda e inospitale località nel nord del Giappone, abitata in prevalenza da credenti nembutsu da dove era difficile che qualcuno tornasse vivo. Ma anche qui, alloggiato in una cappella diroccata, privo di vesti e cibo sufficienti, e con la sola compagnia del fedele discepolo Nikko, il Daishonin fu protetto. Nonostante i severi divieti governativi di prestare assistenza all’esiliato, Abutsu-bo e la moglie Sennichi Ama, che si erano convertiti, lo rifornirono dei generi di prima necessità, permettendogli di sopravvivere. In quel periodo affrontò in dibattito i preti delle altre sette, che sconfisse con facilità. Fu il dibattito di Tsukahara, svoltosi il 16 gennaio del 1272.
Un mese dopo, nel febbraio del 1272, fu scoperto un complotto ordito da Hojo Tokisuke, fratellastro del reggente Tokimune, per impadronirsi del potere. La congiura fu sedata e i suoi artefici giustiziati. Si era verificata la profezia di lotte intestine contenuta nel Rissho ankoku-ron e le autorità cominciarono a considerare con maggior rispetto il Daishonin. A Sado il Daishonin si dedicò a scrivere lettere per incoraggiare i discepoli, spiegandogli il significato e il valore profondo delle persecuzioni che stavano subendo e iniziò a porre le basi dottrinali per la diffusione del suo insegnamento nel futuro. Qui scrisse due fra i suoi trattati più importanti, che costituiscono la base teorica del Gohonzon: L’apertura degli occhi e Il vero Oggetto di culto in cui spiega rispettivamente l’oggetto di culto dal punto di vista della Persona e della Legge.

Terzo ammonimento alle autorità
Nel febbraio del 1274, ottenuto il perdono, Nichiren fece ritorno a Kamakura e l’8 aprile fu convocato dal capo della polizia Hei no Saemon che questa volta lo trattò con maggior rispetto e gli chiese quando riteneva che i mongoli avrebbero attaccato il Giappone. Nichiren predisse che i mongoli avrebbero attaccato entro l’anno e ammonì nuovamente di non contare sulle preghiere dei preti Shingon e di altre sette per scongiurare il pericolo. Ma ancora una volta non fu ascoltato.

Ritiro a Minobu
Seguendo l’antica consuetudine cinese secondo la quale se un saggio ammonisce il sovrano tre volte e non è ascoltato, deve ritirarsi fra le montagne, decise di ritirarsi sul monte Minobu. Qui il Daishonin visse fino agli ultimi giorni della sua vita in una piccola abitazione di tronchi d’albero, dedicandosi a istruire i discepoli e a comporre trattati importanti come La scelta del tempo e Ripagare i debiti di gratitudine.
Nell’ottobre del 1274, come Nichiren aveva predetto, le forze mongole occuparono le isolette di Iki e Tsushima nello stretto fra la Corea e Kyushu, e da lì partirono verso la costa settentrionale del Kyushu.

Persecuzione di Atsuhara e iscrizione del Dai-Gohonzon
Intanto nel distretto del Fuji sotto la guida di Nikko Shonin, il movimento di propagazione progrediva rapidamente fra la gente comune, suscitando le ire dei preti delle altre sette, in combutta con i funzionari governativi. Nel settembre del 1279, venti contadini di Atsuhara vennero arrestati, sotto la falsa accusa di furto e minacciati di tortura e di morte se non avessero abiurato la loro fede. Ma i contadini non cedettero e i capi del movimento, i fratelli Jinshiro, Yagoro e Yarokuro furono decapitati.
La persecuzione di Atsuhara, non aveva colpito personalmente il Daishonin, ma comuni credenti laici. La prova di fede pura e incrollabile offerta da quei contadini, convinse Nichiren Daishonin che era giunto il tempo di realizzare lo scopo per cui era nato: l’iscrizione del Dai-Gohonzon, il 12 settembre del 1279.
Nel novembre del 1281 si trasferì in un tempio chiamato Minobu-san Kuon-ji dove si dedicò a istruire i giovani monaci e ricevette ripetute visite da parte dei suoi più affezionati discepoli.

Morte del Daishonin
Frattanto la salute del Daishonin, messa a dura prova dalle privazioni dell’esilio a Sado, andava peggiorando e il clima rigido e l’alimentazione insufficiente di Minobu non servivano certo a migliorarla.
Nell’estate 1282 accettò il consiglio di recarsi alle terme di Hitachi. Prima di partire redasse l’atto di trasmissione della Legge, noto come Atto di successione di Minobu, con cui nominava Nikko Shonin suo legittimo successore.
Durante il viaggio, sentendo la fine imminente, si fermò nella residenza dei fratelli Ikegami dove diede le ultime disposizioni per assicurare la continuità dei suoi insegnamenti: nominò i “Sei preti anziani”, Nissho, Nichiro, Nikko, Niko, Nitscho e Nichiji. E, il 13 ottobre del 1282, morì all’età di 61 anni.

N.B. Le età sono indicate usando il computo giapponese secondo il quale un bambino appena nato ha un anno (è nel primo anno di vita). Secondo il sistema occidentale il Daishonin ha, per esempio, proclamato Nam-myoho-renge-kyo a 31 anni ed è morto a 60 anni.

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