Citando queste parole di Victor Hugo ai patrioti dell’Unità d’Italia, Ikeda esorta i resposabili a incoraggiare ogni compagno di fede ricordandogli “i suoi ideali, la sua promessa di realizzare kosen-rufu, il voto che ha fatto e la sua grande dedizione fino a quel momento”. Perché “le sfide per dar vita ai nostri ideali sono i luoghi dove troviamo libertà e felicità”
Il prossimo anno, il 2005, segnerà il settantacinquesimo anniversario della fondazione della Soka Gakkai. Nel 2010 invece ne celebreremo l’ottantesimo. Vorrei proporre queste date come i nostri due nuovi obiettivi. Come sapete nel Buddismo il numero otto ha il significato di “aprire”. L’anno del nostro ottantesimo anniversario segnerà anche il cinquantesimo anniversario della mia nomina a terzo presidente e del mio primo viaggio oltremare per kosen-rufu mondiale. Il tempo passa così in fretta. Mirando al 2005 e poi al 2010, costruiamo una cittadella di Soka senza eguali, un’organizzazione forte e vittoriosa.
Nel nostro progresso verso kosen-rufu saremo certamente protetti da tutte le forze positive dell’universo. Adesso è tempo di consolidare la nostra rete per la pace e voi ne siete la chiave. Abbiamo bisogno di estenderla ancora di più, di abbracciare ancor più giovani e costruire una forte base per il secondo stadio di sviluppo della Soka Gakkai. Questa è l’importante missione della Divisione giovani.
Il settantacinquesimo anniversario è legato anche ai cinque o sette caratteri della Legge mistica (Nam-myoho-renge-kyo). [La frase Myoho-renge-kyo è composta da cinque caratteri cinesi, Nam-myoho-renge-kyo invece da sette.] In quest’anno particolarmente significativo, la chiave di ogni vittoria sarà la preghiera prima di qualsiasi cosa, una preghiera costante e convinta.
Lo studio del Buddismo è assolutamente vitale per la Soka Gakkai. Qualcuno ha suggerito che il decadimento spirituale del clero sia da attribuirsi alla mancanza di studio della dottrina buddista.
Le ultime parole di Shakyamuni sono state «Dipendi dalla Legge e non dalla persona» (SND, 7, 52). Nella Soka Gakkai la Legge è sempre stata il centro e gli scritti di Nichiren Daishonin la base. Nella Soka Gakkai lo studio, accurato e approfondito ha un’importanza nodale. Il Daishonin scrive: «Esercitati nelle due vie della pratica e dello studio. Senza pratica e studio, non può esservi Buddismo» (SND, 4, 235). Per i giovani poi è essenziale sviluppare una salda padronanza dei principi buddisti durante la giovinezza.
In occasione delle nuove nomine dei responsabili in Giappone, oltre a fare i miei migliori auguri a tutti coloro che assumeranno una nuova responsabilità o che si sposteranno in un altro “campo di battaglia”, vorrei ricordare a chi passerà la propria responsabilità ad altri che tutti invecchiamo e non si può pensare di rimanere nello stesso ruolo per sempre. Tutto fluisce e tutto cambia. Quello che conta è manifestare una condizione vitale di eternità, felicità, vero io e purezza, mantenere un immutabile spirito da campione. Come scrive il Daishonin, l’importante è il cuore.
Anche se la vostra posizione può cambiare, il vostro spirito, il vostro atteggiamento, non dovrebbero cambiare. Non regredire mai. Ovunque siate, ovunque andiate, incoraggiate e lodate gli altri, continuate ad avanzare per kosen-rufu e per i membri.
E dedicatevi a far crescere i più giovani nella fede, non c’è orgoglio più grande dell’aver cresciuto tante persone belle e capaci.
Venticinque anni fa, nell’aprile del 1979, mi sono dimesso dalla carica di terzo presidente della Soka Gakkai. Ma che fossi presidente o meno, non cambiai. Visitavo a casa i membri che avevano lavorato tanto agli inizi del movimento, scrivevo lettere a chi non potevo incontrare personalmente e qualche volta ho persino suonato il piano per incoraggiare i membri. Lottavo senza posa con un solo pensiero in mente: aiutare i membri a diventare felici. È importante continuare ad andare avanti, un passo alla volta, come lo scorrere di un fiume, senza esitare, senza fermarsi o scappare.
Chi ha fede, chi riesce a recitare Daimoku con forza e costanza, chi si dedica a kosen-rufu, in qualsiasi circostanza possa trovarsi, sarà sempre in grado di aprire un sentiero di illimitata speranza. Se basiamo la nostra vita sul Buddismo non ci troveremo mai in un vicolo cieco.
Oggi in Giappone le nascite stanno diminuendo e la popolazione sta invecchiando rapidamente. La maggior parte delle organizzazioni è preoccupata per il futuro. Ma guardiamo l’aspetto positivo della cosa: se i bambini diminuiscono, possiamo concentrarci sul far sì che ogni bambino diventi un individuo veramente capace. Se ci sono più anziani, realizziamo un ambiente in cui possano dare un valido contributo alla società.
Ci sono circa 6.3 miliardi di persone su questo pianeta. Il compito di diffondere il Buddismo di Nichiren Daishonin è solo all’inizio. Stiamo creando un flusso costante di persone capaci di svolgere il proprio ruolo a livello mondiale. E sono anche intenzionato a mantenere, con rinnovata energia, la responsabilità di kosen-rufu nel mondo.
In uno dei suoi scritti, il Gran Maestro Dengyo, fondatore della scuola giapponese del Buddismo Tendai, si poneva la domanda: «Che cos’è il tesoro di una nazione?» e rispondeva che chi ricerca il corretto insegnamento buddista e lo pratica con coraggio è il vero tesoro della nazione. Le donne, infaticabili nel loro impegno per kosen-rufu, sono il tesoro più prezioso della nazione, anzi, del mondo intero.
Aristotele, filosofo dell’antica Grecia vissuto tra il 384 e il 322 a.C. scrisse che «gli uomini di nobili natali sono considerati degni d’onore e lo stesso vale per quelli che hanno potere o ricchezza […] Ma in verità solo l’uomo buono dev’essere onorato». Il vero onore non è nella nascita, nel potere o nella ricchezza. Dovremmo invece onorare al massimo chi è corretto e onesto.
In occasione del settantacinquesimo anniversario della Soka Gakkai, l’anno prossimo conferiremo riconoscimenti e onorificenze ai membri che nel corso degli anni hanno contribuito in maniera particolare a kosen-rufu. Sono i membri sinceri, che hanno dedicato la vita alla propria missione, che meritano più di tutti di essere onorati.
Il poeta inglese John Milton (1608-1674) diceva: «Spesso succede che tra la gente comune ci siano molti più uomini saggi e buoni di quanti non se ne trovino tra i signori». Assolutamente vero. La gente comune è formidabile e degna di rispetto e il più forte sodalizio di persone comuni infinitamente meritevoli e sagge è la Soka Gakkai.
Il mio maestro Toda si rivolgeva con passione ai giovani dicendo: «Solo vincendo possiamo difendere la giustizia. Non dobbiamo mai permettere che la giustizia venga sconfitta». Dobbiamo far sì che ciò che secondo ragione è vero e giusto venga messo in pratica nella società. Se la verità non prevale, se si permette alla verità di essere sconfitta, allora non avremo servito la giustizia.
Il grande scrittore francese Victor Hugo (1802-1885) immaginava un’epoca in cui non ci sarebbe stata «altra lotta che quella per il bene, per il bello, per la grandezza, la giustizia, per la verità, la lotta per superare gli ostacoli e mirare all’ideale».
La vita è una lotta. L’esistenza è una lotta con la realtà in tutti i suoi aspetti. In mezzo a questa ridda di lotte, noi della Soka Gakkai stiamo portando avanti la missione che abbiamo scelto. Questo è kosen-rufu. Kosen-rufu è una lotta per guidare tutta l’umanità alla pace e alla felicità, per illuminare il mondo con la filosofia umanistica del Buddismo di Nichiren Daishonin. È una lotta per far emergere fino in fondo il potenziale positivo e la bontà innata di tutti gli esseri umani. Noi che sosteniamo questa formidabile causa non dobbiamo essere sconfitti. Il Buddismo si occupa di vittoria. Una volta impegnati in una lotta, dobbiamo assolutamente vincere, impiegando la migliore strategia e il migliore schieramento di responsabili.
Il presidente Toda, che ha passato quasi due anni in carcere per essersi opposto alle autorità militari giapponesi durante la Seconda guerra mondiale, una volta espresse questa riflessione: «Quando venni incarcerato per la prima volta, era una tortura continuare a pensare: “Quando potrò andare a casa?” “Quando mi rilasceranno?”. Ma, una volta deciso “Sono qui a vita”, inaspettatamente tutto è diventato più semplice». Qui si vede come una sottile differenza nell’atteggiamento mentale sia la chiave che decide tutto, per il peggio o per il meglio. Forte è chi, indipendentemente dalle circostanze avverse, decide di portare avanti la sua missione proprio lì dove si trova.
Il Daishonin scrive: «Se la propagate i demoni sorgeranno certamente. Se così non fosse, non ci sarebbe modo di sapere se questo è il vero insegnamento», (SND, 4, 119). Il presidente Makiguchi diceva: «Dovremmo chiedere quale fra i seguaci della Nichiren Shoshu sia stato assalito dai tre ostacoli e quattro demoni». Intendeva mettere in evidenza il fatto che nessuno dei preti stava lottando contro i tre ostacoli e i quattro demoni, e questo significava che nessuno di loro stava praticando l’insegnamento corretto. Il 27 giugno 1943, il clero convocò Makiguchi e Toda e, alla presenza del patriarca, ordinò alla Soka Gakkai di accettare il talismano scintoista, che, secondo il governo, tutti i giapponesi dovevano venerare. In questo modo i preti, che temevano le persecuzioni del governo, cercarono di costringere la Soka Gakkai a offendere la Legge. Makiguchi semplicemente rifiutò e se ne andò. Il giorno dopo si incontrò di nuovo col patriarca e lo spronò a fare le sue rimostranze alle autorità governative. Solo otto giorni più tardi Makiguchi fu arrestato dal Corpo Speciale della Polizia Superiore, [così come lo fu Toda].
Un indignato Makiguchi disse a Toda: «Quello che mi fa soffrire non è la rovina di una singola scuola, ma la distruzione di un intero paese. Temo il dolore che di certo sta provando il Daishonin. Non è proprio questo il momento per fare le nostre rimostranze al governo? Di che cosa hanno paura [i preti]?». Il clero ha vilmente calpestato e abbandonato l’insegnamento del Daishonin per proteggere se stesso. Soltanto la Soka Gakkai ha combattuto i tre ostacoli e i quattro demoni e i tre potenti nemici. Solo la Soka Gakkai ha sopportato la persecuzione e ha vinto ogni ostacolo. Non dobbiamo mai perdere il coraggio di dire la verità, per il bene della pace e il benessere dell’umanità.
Mi domando se i giovani presenti hanno mai sentito parlare del presidente francese Charles de Gaulle (1890-1970), un grande statista e un generale considerato il liberatore della sua patria. L’ex segretario di stato Henry Kissinger, col quale ho dialogato, ricordava che quando era nella stessa stanza con de Gaulle, aveva l’impressione che il centro di gravità si muovesse col muoversi del premier francese. Tale era l’autorevolezza che emanava da lui.
Durante la Seconda guerra mondiale, in un discorso all’Università inglese di Oxford, de Gaulle dichiarò che sono le idee che guidano il mondo. Non è il potere militare o economico che lo guida, sono le idee. Gli esseri umani vivono grazie alle idee. Noi della Soka Gakkai abbiamo il grande insegnamento umanistico del Buddismo, abbiamo la fede, abbiamo il Daimoku e abbiamo gli scritti di Nichiren Daishonin. Tutto questo è la nostra forza. Andiamo avanti con fiducia e orgoglio. De Gaulle proclamò con incrollabile convinzione: «La nostra coesione è completa e non si spezzerà mai, qualsiasi cosa accada». L’unità è la chiave per la vittoria. «Non create mai fazioni» consigliava severamente Toda.
De Gaulle lottò valorosamente contro la tempesta fascista che infuriava in Europa e disse con assoluta convinzione: «Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per raggiungere la vittoria» e «Niente di grande può essere fatto senza passione».
Anche dopo che Parigi cadde e il governo francese capitolò di fronte ai nazisti, de Gaulle non si arrese. Dicendo «Io sono la Francia» affermò che avrebbe continuato a combattere e si rifugiò in inghilterra dove istituì un governo in esilio e proseguì la lotta per la liberazione del suo paese. Una passione ardente da sola conquista il cuore della gente e accende in loro il coraggio. Viviamo anche noi con una grande passione che arde nel nostro cuore. La nostra quotidiana recitazione del Daimoku è la massima espressione di passione.
L’autrice francese Madame de Staël (1766-1817) ha scritto: «Si è detto spesso che la religione è una necessità per i ceti inferiori e io penso che non sia difficile provare che le persone dei ceti più elevati ne hanno ancor più bisogno». Chi ha una posizione di responsabilità ha un particolare bisogno di religione e le nazioni hanno bisogno di principi morali più di quanto ne abbiano gli individui, diceva Madame de Staël, con l’arguzia tipica dei pensatori francesi; perché un popolo che ha capi privi di profonda spiritualità è veramente sfortunato.
Il Buddismo è la strada per migliorare costantemente se stessi e per diventare veramente felici. Si può essere famosi, potenti o ricchi ma se non si conosce il sentiero fondamentale della vita, cioè la Legge mistica, non si può realizzare una felicità indistruttibile. E questo sentiero di fortuna ed eterna vittoria è proprio quello su cui sta marciando la Soka Gakkai.
Nichiren Daishonin scrive: «[I generali in un’epoca di tumulti] sviluppano la loro strategia dietro le quinte e la vittoria viene decisa a migliaia di chilometri [dal campo di battaglia]» (GZ, 183). La Soka Gakkai non deve essere divisa e disorganizzata. È importante che i leader si scambino le opinioni, che elaborino insieme piani dettagliati e poi compiano le azioni appropriate. Dobbiamo stabilire obiettivi chiari, recitare per essi e procedere con unità d’intenti. Questa è la formula per la vittoria.
Ho appena ricevuto una relazione da Danny Nagashima, il direttore generale della SGI-USA in cui mi informa che il 31 luglio scorso a New Orleans in Louisiana , è stato inaugurato un nuovo centro della SGI. La città di New Orleans ha fatto onore a questo evento con una dichiarazione di encomio per i contributi alla pace dati dai membri di New Orleans e da me, in quanto presidente del movimento globale. Ancora una volta, questa è la dimostrazione che la gente di tante nazioni nel mondo ripone fiducia nella SGI, come organizzazione internazionale che promuove la pace, la cultura e l’educazione. Desidero condividere questo onore con tutti i nostri membri.
Anche il presidente del Centro di ricerca per il XXI secolo di Boston, affiliato alla Soka Gakkai mi ha comunicato che più di duecento corsi nelle scuole superiori o nelle università degli Stati Uniti, fra cui istituzioni prestigiose come Harvard, Columbia e Stanford, utilizzano le opere pubblicate dal Centro come libri di testo o come materiale di supporto.
[In una recente intervista] il dottor William McLennan Jr., responsabile dell’Ufficio per la vita religiosa alla Stanford University, ha sottolineato come, durante la Seconda guerra mondiale, la Soka Gakkai abbia saputo resistere alle persecuzioni dei militaristi giapponesi e delle autorità religiose e poi abbia preso a crescere nel dopoguerra. Esaminando la nostra storia di continue riforme, egli ha individuato la chiave del nostro successo nell’aver costruito un’organizzazione internazionale dedicata alla pace. Ha poi sottolineato la speranza che anche altre tradizioni vogliano seguire il nostro esempio e si aprano maggiormente al mondo.
I maggiori pensatori vedono le cose con chiarezza, hanno una mente libera e aperta. Una società dove la gente riconosce e dà il giusto valore alla verità ha davanti a sé un futuro luminoso e positivo mentre una società in cui la gente è gelosa delle persone di valore e le calunnia, è destinata alla decadenza.
Ho costruito molti ponti attraverso il mondo, ponti che uniscono il cuore delle persone, superando ogni differenza culturale o ideologica. In particolare, riuscire a far nascere l’amicizia tra il Giappone e la Cina è stata per me un impresa in cui ho impegnato tutto me stesso.
Trent’anni fa, in un gelido 5 dicembre 1974, nell’ospedale di Pechino dove stava facendo un ciclo di terapia, il premier cinese Zhou Enlai (1898-1976) mi disse che anche lui sperava in una veloce conclusione del trattato di pace e di amicizia tra le nostre due nazioni. L’anno dopo, per l’esattezza il 16 aprile del 1975, incontrai il vice Primo Ministro Deng Xiaoping (1904-1997). La firma del trattato di pace e amicizia fra Giappone e Cina era stata sospesa per via della cosiddetta “questione dell’egemonia”. Discutemmo a lungo per trovare una possibile soluzione al problema e come presidente della Soka Gakkai feci tutto il possibile per aprire una strada.
[Il comunicato congiunto dei governi del Giappone e della Cina, firmato il 29 settembre 1972, conteneva una “clausola anti-egemonia”: «Nessuna delle due parti dovrà ricercare l’egemonia nella regione Asia-Pacifico e ciascuna di esse si oppone ai tentativi di realizzare tale egemonia da parte di un qualsiasi altro paese o gruppo di paesi». Però, qualcuno nel governo giapponese voleva che la clausola venisse eliminata dal trattato di pace e amicizia che si stava negoziando e questo ne ritardava la conclusione. Alla fine si arrivò alla firma con l’inclusione della clausola, n.d.r.].
Dopo aver appianato varie difficoltà, il trattato fu firmato nell’agosto del 1978. Il presidente Zhou era morto nel 1976. Portare a conclusione questo trattato è stata una grande impresa che non si sarebbe mai potuta realizzare senza l’impegno del suo successore Deng Xiaoping del quale, il 22 agosto di quest’anno, ricorre il centesimo anniversario della nascita. Oggi la Cina ha dimostrato di essere un paese dinamico e in crescita. Posso immaginare la felicità di Deng se fosse qui.
[In Cina, l’edizione on-line del Quotidiano del popolo sta pubblicando una serie speciale che commemora i cento anni dalla nascita di Deng Xiaoping. In un articolo intitolato “Il compagno Deng Xiaoping e il Trattato sino-giapponese di pace e di amicizia” Zhang Xiangshan, consigliere anziano dell’Associazione dell’Amicizia sino-giapponese, scrive: «Il 16 aprile del 1975, il compagno Deng Xiaoping si è incontrato con il presidente della Soka Gakkai giapponese Daisaku Ikeda […] In quella occasione, il compagno Deng ha espresso l’opinione che, da un punto di vista storico, includere la clausola anti-egemonia nel trattato sarebbe stato positivo e inoltre era assolutamente necessario per migliorare i rapporti del Giappone con le nazioni dell’Asia e del Pacifico […] Il compagno Deng consegnò al presidente Ikeda un messaggio per l’allora Primo Ministro del Giappone, Miki, nel quale esprimeva la speranza che il leader giapponese agisse con coraggio e decisione e la sua ferma convinzione che sostenere i principi del Comunicato Congiunto sarebbe stato vantaggioso per entrambi i popoli».
Gli accademici cinesi hanno espresso un grande interesse per l’impegno del presidente Ikeda nel promuovere l’amicizia sino-giapponese e per il suo contributo alla pace mondiale; in molte prestigiose università cinesi sono stati istituiti gruppi di ricerca sul pensiero di Daisaku Ikeda, n.d.r.].
Desidero condividere qui con voi le parole del famoso scrittore cinese Lu Xun (1881-1936), grande amico del popolo, implacabile nell’attaccare chi tormentava e opprimeva la gente comune. Infuriato per gli articoli di giornalisti irresponsabili che criticavano i deboli scrisse: «Se non si dice una parola, se non si fa nemmeno una singola protesta contro il prevalere delle forze oscure e ci si limita a criticare i deboli, assumendo il tono ipocrita di chi si crede più virtuoso degli altri, allora sono costretto a dire, non posso trattenermi dal dirlo, che non si è altro che complici di omicidio».
Denunciava quanti, pieni di boria, criticavano i più vulnerabili e svantaggiati, invece di affrontare il problema vero, l’origine dell’ingiustizia sociale che era la causa della loro situazione. Persone simili non sono qualificate a fare i giornalisti: il loro comportamento li rende complici degli oppressori, e praticamente criminali quanto loro.
Lu Xun ha anche scritto: «Dopo una piccola vittoria molti si inebriano del trionfo, si rilassano e si dimenticano di rafforzare la propria posizione di vantaggio. Questo invita il nemico a trovare una falla nella loro difesa e a tentare un altro attacco». Non perdere mai di vista i nostri avversari, questa è la chiave per una vittoria eterna.
In qualsiasi organizzazione, quando i responsabili centrali diventano negligenti o arroganti lasciano un varco e le funzioni demoniache immediatamente ne approfittano. Quando vinciamo, è il momento per porre la causa di una nuova vittoria. È importante trasformare la gioia della vittoria in energia per avanzare ulteriormente.
Il filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804) ha scritto: «Di solito non riusciamo a capire di che forze disponiamo se non usandole». Se si parte con un atteggiamento negativo, non riusciremo mai a combinare niente; dobbiamo mettere coraggiosamente alla prova la nostra forza e le nostre capacità. Le situazioni e gli ambiti in cui lo possiamo fare sono infiniti.
Il conte Richard Coudenhove-Kalergi (1894-1972), pensatore austriaco e promotore dell’unificazione europea, col quale ho avuto più volte occasione di conversare, ha scritto: «La verità unisce e crea legami, distrugge le barriere che i pregiudizi e le bugie hanno eretto tra gli esseri umani». Niente è più potente della verità, tutte le bugie e le falsità svaniscono davanti a lei. Consolidiamo sempre di più la rete di chi opera per la giustizia e la verità.
Il presidente Toda era molto severo con quei giovani che si appisolavano durante le occasioni importanti o gli eventi solenni: «Ne avrete di tempo per dormire nella tomba! La vita passa in un attimo. Che diamine state facendo?».
Platone (c. 428-348 a.C.), l’antico filosofo greco, diceva che per natura, un sonno prolungato non si confà né al corpo né all’anima e tanto meno ci aiuta a essere attivi nei vari generi di attività quotidiane. La nostra vita è limitata ed è uno spreco terribile perdere un solo giorno, un solo momento, anche se ovviamente è importante dormire a sufficienza per godere di buona salute.
Un’altra delle esortazioni di Toda era. «Non diventate mai degli ingrati!». [Nel Coriolano] William Shakespeare fa dire a uno dei suoi personaggi: «L’ingratitudine è mostruosa». Niente è più terribile dell’ingratitudine, sia nella società in genere che nel mondo del Buddismo.
Madame de Staël disse che «qualsiasi cosa appartenga alla vanità ha una natura transitoria». Niente è più squallido di chi è consumato dalla vanità. Tutti abbiamo visto persone che sono diventate importanti grazie al sostegno della Soka Gakkai per poi dimenticare che dovevano tutto ai compagni di fede e diventare vanitose e pieni di sé, perdere la fede e finire nel peggiore dei modi.
Toda una volta fece notare che «i problemi che vediamo oggi nel governo, sono causati dalle funzioni demoniache inerenti alla vita. Esse abitano nei politici che guidano il governo. La vera natura di queste funzioni demoniache diventa chiara solo quando consideriamo il principio buddista dei Dieci mondi che esistono in ogni persona. Allo stesso modo capire la natura demoniaca dell’autorità politica è possibile solo osservando attentamente la realtà interiore dell’esistenza umana».
La natura demoniaca che risiede nell’autorità politica ha la sua origine proprio nella vita umana. È per questo che l’unico modo per cambiare veramente un governo nel profondo è quello di provocare una radicale trasformazione negli esseri umani.
Il poeta scozzese James Thomson (1700-1748) ha scritto: «Non permettere a questo brutal Vizio [la debolezza umana] di prevalere e pensare di sfuggire alla meritata punizione. Sarebbe crudele se la giustizia fosse più indulgente davanti alla debolezza». La giustizia è severa, questo è un fatto che dobbiamo tenere bene a mente.
José Rizal (1861-1986), il grande eroe dell’indipendenza filippina, ha dichiarato [riferendosi a un suo libro che si pone come una pietra miliare nella storia del suo paese e della sua gente]: «Ho risposto a tutto quello che è stato scritto di noi e alle offese che si sono accumulate su di noi». Un’incrollabile dedizione a lottare contro i nemici del Buddismo che cercano di distruggere kosen-rufu e la Soka Gakkai, a proteggere a qualunque costo i membri – questo è stato lo spirito del presidente Makiguchi, del presidente Toda ed è anche il mio. Per favore ricordate che questo è veramente il cuore dei primi tre presidenti della Soka Gakkai. Le fondamenta della Soka Gakkai sono gli scritti di Nichiren Daishonin. Vorrei citarne alcuni brani.
In Lettera a Konichi-bo il Daishonin scrive: «Coloro che credono nel Sutra del Loto devono stare sempre in guardia dai nemici del sutra» (SND, 6, 71). La fede è una lotta tra le funzioni del Budda e quelle del demone, tra il bene e il male. Questo significa che se abbassiamo la guardia anche solo di poco, le funzioni demoniache emergeranno immediatamente nella nostra vita, avvelenandoci coi pensieri negativi. Per questo il presidente Toda ripeteva ai responsabili: «Tenetevi alla larga dalle funzioni demoniache! Fatele fuori con l’affilata spada della fede!».
Nello stesso scritto il Daishonin ci mette in guardia dicendo: «Se non riconosci i tuoi nemici, verrai ingannato da essi» (SND, 6, 71). Quel che conta è riuscire a riconoscere le funzioni demoniache e lo studio del Buddismo e la fede servono proprio a questo. Il Daishonin ha avuto discepoli importanti, sia preti che laici, rispettati dagli altri credenti, che poi sono diventati nemici del corretto insegnamento buddista e hanno fatto soffrire i loro compagni di fede. Lo stesso accade anche oggi.
«Il nemico esiste all’interno [della comunità dei credenti]» ammoniva Toda, «I vermi nel corpo del leone cercheranno di distruggere il Buddismo». Diceva anche: «Guardatevi dai responsabili arroganti e dai preti avidi. Un giorno finiranno col tradire la Gakkai». Ho impresso queste parole nel mio cuore ed esse si sono rivelate verissime.
Come è stato spregevole e immorale quello che hanno fatto alcuni ex membri, e in particolare il clero che ha rinnegato la Soka Gakkai, dopo che questa aveva fatto tanto per lui.
In una lettera d’incoraggiamento ad alcuni discepoli [i fratelli Ikegami] che stavano lottando contro mille difficoltà, il Daishonin scrive: «Da questo momento in poi, qualsiasi cosa accada, non dovete farvi minimamente sviare nella fede. Dovreste rimproverare [i nemici del Budda] con forza ancor maggiore» (GZ, 1090). Dobbiamo lottare con decisione contro i nemici del Buddismo, «con forza ancor maggiore», come ci incoraggia il Daishonin. Se non lo facciamo, non avremo nessun modo per proteggere la nostra preziosa organizzazione per kosen-rufu.
Fino a oggi, come discepolo del presidente Toda, sono rimasto sempre in prima linea, sostenendo l’urto di tutti gli attacchi che ci sono stati sferrati, per proteggere la Soka Gakkai che il presidente Toda mi aveva affidato. Ho recitato dal profondo del cuore perché i membri vivessero vite felici e sane. Ho avuto il grande onore di poterlo fare. Sto dicendovi queste cose perché voi siete i responsabili che dirigono la nostra organizzazione.
Ora vorrei citarvi un brano da Domande e risposte sulla fede nel Sutra del Loto: «Chi ha avuto la rara fortuna di nascere come essere umano e la rara fortuna di incontrare gli insegnamenti buddisti, come può sprecare un’occasione come questa? (SND, 7, 13). In questa frase il Daishonin chiarisce il vero scopo della nostra esistenza. Il nostro scopo o missione in questa vita è kosen-rufu, cioè la pace nel mondo e la rivoluzione umana. Ciascuno di noi possiede la sua unica e preziosa missione in questa vita ed è diventato un membro della Soka Gakkai, l’organizzazione dedita a realizzare la volontà e il mandato del Budda. Siamo compagni nella fede uniti dal più profondo dei legami.
Proprio per questo, sarebbe uno spreco terribile se ci limitassimo a sopravvivere nell’organizzazione costruita dai nostri predecessori, senza il minimo sforzo per farla progredire. Dovremmo darci da fare con tutte la forze per creare tante grandi realizzazioni, e scrivere una storia grandiosa di coraggiose battaglie per kosen-rufu.
Commentando un brano del Sutra del Loto, il Daishonin scrive in Conversazione tra un saggio e un uomo non illuminato: «Persino il grande saggio Shariputra [uno dei principali discepoli di studio di Shakyamuni] è stato in grado di varcare la soglia della comprensione del Sutra del Loto con la fede e non con il potere della saggezza. A maggior ragione ciò vale per gli altri discepoli di shomon» (SND, 7, 103).
Persino Shariputra, noto tra i discepoli di Shakyamuni come il “primo nella saggezza”, riuscì ad afferrare la mistica verità del Sutra del Loto solo grazie alla fede. Egli raggiunse l’Illuminazione non attraverso il “potere della saggezza” ma attraverso il “potere della fede”. La fede è la base della Soka Gakkai. Tutti quelli che hanno una forte fede, in altri termini tutti quelli che recitano Daimoku col cuore e che si dedicano anima e corpo alle attività della Gakkai, sono persone degne del massimo rispetto. Se la Gakkai dovesse mai trasformarsi in un’organizzazione che dà l’assoluta priorità allo status sociale o al curriculum accademico della gente, non avrebbe futuro, non sarebbe più il mondo della fede.
Durante il turbolento dopoguerra giapponese, le attività del signor Toda incontrarono grandi difficoltà finanziarie. Per quanto giovane fossi, ho portato avanti da solo la lotta per sostenere le sue attività. Un giorno Toda mi disse: «Daisaku, mi dispiace dovertelo chiedere, ma potresti smettere di studiare? In cambio ti prometto di darti io stesso una completa istruzione universitaria». Da allora sono andato a casa di Toda ogni domenica e lui mi ha insegnato tutte le materie possibili. Qualche volta mi ha perfino invitato a restare a pranzo o a cena. Toda possedeva una cultura molto vasta che abbracciava la politica, l’economia, la legge, la letteratura cinese e la fisica. In seguito, le domeniche non erano più sufficienti, cosicché per diversi anni mi ha fatto lezione la mattina prima di cominciare il lavoro. Metteva tutto se stesso in queste lezioni e io mettevo tutto me stesso nel riceverle. L’intensa preparazione che ho ricevuto a questa “Università Toda” ha fatto di me quello che sono oggi.
Spesso Toda offriva consigli affettuosi e pieni di compassione ai membri della Divisione giovani donne. Al riguardo c’è un episodio che ho inserito nel mio romanzo La rivoluzione umana: nel settembre 1946, durante il suo primo giro regionale di shakubuku del dopoguerra, il signor Toda dette a due sorelle che vivevano in un paesino di montagna nella Prefettura di Tochigi [a nord di Tokyo, nella regione del Kanto] un consiglio che suonava pressappoco così: «Non abbiate fretta [di trovare marito]! La felicità non esiste in qualche posto lontano. Praticate correttamente, fidatevi e sforzatevi con costanza nella pratica. Incontrerete sicuramente una persona meravigliosa che sarà perfetta per voi. Non so come e quando succederà ma non ho dubbi che succederà. Quello che conta non è dove abitate ma è la fede. Altrimenti, il Gohonzon sarebbe falso. Non c’è proprio nulla di cui preoccuparsi. Per mezzo della fede potete cambiare il vostro karma alla radice. Io veglierò su di voi. Non c’è motivo di essere ansiose. Siate allegre e non vi abbattete».
Il signor Toda voleva che ogni membro della Divisione giovani donne diventasse felice. Naturalmente la felicità non si trova solo nel matrimonio. La felicità suprema si trova vivendo con fede autentica e costante. Una volta, a una riunione di giovani donne, il presidente Toda disse loro: «Desidero vedere ciascuna di voi diventare felice. Desidero che fra cinque o dieci anni veniate da me e mi diciate: “Sensei, sono diventata tanto felice!” […] Nella Divisione donne, avete molti modelli a cui ispirarvi. Sono esempi di come si può vivere con gioia e intensità grazie alla sincera recitazione del Daimoku e alla fede nel Gohonzon. Spero che avrete la stessa fede nella Legge mistica e diventiate felici anche voi».
L’Italia è il paese del Rinascimento. In Italia, all’Università di Bologna, una delle più antiche del mondo, ho tenuto un discorso su Leonardo da Vinci (1452-1519), il genio del Rinascimento italiano, e sulle Nazioni Unite, il “parlamento dell’umanità” [il 1 giugno 1994, n.d.r.]. In uno dei suoi famosi quaderni, Leonardo scrisse che il ricordo dei benefici ricevuti è una fragile difesa contro l’ingratitudine. E il poeta inglese John Milton (1608-1674) scrisse: «Non avrei potuto omettere [queste parole di somma lode] senza [incorrere] in una pesante accusa di ingratitudine». La gratitudine è il sentiero dell’umanità e il modo di vivere buddista.
L’antico filosofo greco Aristotele affermava che la gente saggia «più d’ogni altra sarà felice» e che «La gente vanitosa […] è stupida e ignorante di sé». Queste sono parole che hanno più di duemila anni però di gente così se ne trova ancora. L’uomo vanitoso e presuntuoso in effetti non conosce se stesso. Ma gli altri possono vedere quanto sia lontana dalla realtà la commedia che sta facendo. Quando fate un intervento o date una guida, in qualità di leader, non dovete pensare a fare una bella impressione o a far vedere quanto siete intelligenti. Non ce n’è bisogno. Quel che conta non è essere un oratore capace ma dare una guida attendibile nella fede. Siate energici e sinceri e prima di tutto siate voi stessi. Dite la verità. Parlate delle vostre esperienze. Parlate del Gosho. Parlate delle vostre convinzioni personali nella fede. Se fate così, nel modo più naturale del mondo brillerete di umanità e attirerete gli altri. Spero che tutti vi impegniate a offrire quel genere di guida che lascia in chi ascolta il desiderio di ascoltare ancora.
Le parole che dicono il vero possono cambiare un’epoca. Mi torna a mente il grande poeta francese Victor Hugo (1802-1885) col suo coraggio e il suo poderoso amore per la gente comune.
Alla vigilia dell’unità d’Italia, Victor Hugo scrisse un appello agli italiani e lo mandò a Giuseppe Mazzini (1805-1872) che dell’unità era il promotore: «Fratelli […] non dimenticate il vostro bellissimo e solenne ideale di Roma. Non lo tradite. In esso è la vostra libertà, in esso è la vostra felicità». Sono parole emozionanti.
Spero che tutti voi sentiate quanto sono preziosi i legami che avete con i compagni di fede. Se qualcuno non riesce a reagire ai problemi e alle difficoltà del momento, incoraggiatelo con tutto il cuore. Ricordategli i suoi ideali, la sua promessa di realizzare kosen-rufu, il voto che ha fatto e la sua grande dedizione fino a quel momento. Le nostre sfide, la pratica per dar vita ai nostri ideali sono i luoghi dove troviamo libertà e felicità.
Victor Hugo affermava che «nemmeno il benessere materiale corrisponde alla felicità spirituale». Ci sono talmente tante persone infelici e depresse nonostante godano di ricchezza materiale e posizione sociale invidiabili. La vera felicità sta nell’energia spirituale e la troviamo solo nella lotta per realizzare la missione che abbiamo scelto come vita.
Una volta Toda mi disse: «La nostra vita dura poco, ma quello che conquistiamo per kosen-rufu dura per sempre. Sii una persona che nel breve tempo a lei assegnato compie azioni di valore con le quali scrive gioiosamente una storia meravigliosa che vivrà per sempre, una storia di vittorie realizzate grazie al funzionamento di causa ed effetto». Ha anche detto: «Non farti mai sconfiggere dalle infinite ondate di malignità e di insulti!»
La scrittrice francese Simone Weil insisteva sull’importanza di trasmettere il tesoro della religione ai giovani e alla gente comune: «Il pensiero religioso è autentico tutte le volte che ha una portata universale». Mentre dimostriamo l’universalità di quella religione umanistica che è il Buddismo di Nichiren Daishonin, cerchiamo di impegnarci ancor di più per diffondere nel mondo il nostro movimento per la pace, la cultura e l’educazione.
Ciascuno di voi è un eminente leader di kosen-rufu. Per favore vivete aprendo la strada agli innumerevoli membri che vi seguono nella lotta per la pace nel mondo e la felicità del genere umano.
Nichiren Daishonin scrive: «Qualunque cosa accada, mantieni sempre la tua fede come devoto del Sutra del loto e come discepolo di Nichiren. Se hai la stessa mente di Nichiren, devi essere un Bodhisattva della terra» (SND, 4, 233).
Per favore, andate avanti con la stessa mente del Daishonin e consapevoli di essere dei Bodhisattva della terra, conducete con vigore una vita dedicata a kosen-rufu!