Offrire anche a una sola persona in più la possibilità di diventare felice rimane sempre l’obiettivo primario dell’attività buddista che punta ad una grande crescita del movimento di kosen-rufu in tutta Europa entro il 2010. Una crescita in cui il ruolo trainante è affidato all’Italia
Sotto lo slogan “La famiglia italiana di Myoho” dal 3 al 5 settembre si sono incontrati responsabili di hombu, territorio e area di molte parti d’Italia. Creare “una famiglia italiana di Myoho“, è l’augurio inviato dal presidente Ikeda in occasione delle riunioni del 3 maggio e, consapevoli che questo sarà un cammino lungo e impegnativo, si è deciso di farne l’anima di questo corso. Come in ogni famiglia, anche se in questo caso si tratta di un nucleo familiare numeroso, ci sono discussioni e incomprensioni, ma «basandosi prima di tutto sul Daimoku», come ha scritto Ikeda nel messaggio letto in apertura del corso, emergeranno grandi potenzialità. Questo l’invito rivolto ai partecipanti in apertura da Franco Malusardi, vice direttore generale.
Anna Conti, vice responsabile nazionale donne, ha riassunto la recente esperienza di studio vissuta a Trets e a Roma con Katsuji Saito, responsabile del Dipartimento di studio della SGI. Saito ha voluto sottolineare il ruolo dello studio, ricordando come sia di importanza fondamentale per la rivoluzione umana individuale e per lo sviluppo di kosen-rufu.
Sakae Takahashi, responsabile delle donne e delle giovani donne d’Europa, è ormai una graditissima presenza costante ai corsi italiani. «Visto che questo è un corso al quale partecipano molti responsabili di hombu – ha detto dopo aver portato i saluti di sensei a tutti i partecipanti – vi racconto un aneddoto accaduto venti anni fa in Giappone. Durante una riunione comparve sensei che ci incoraggiò dicendo che essere responsabili di hombu è come trovarsi in mezzo a un panino: da una parte si ricevono le pressioni dei responsabili di livello superiore affinché vengano realizzati gli obiettivi e dall’altra quelle dei membri che temono di non riuscire a realizzarli. Nel Buddismo comunque niente va perduto e più una persona affronta situazioni varie, più cresce, più si dedica, più crea fortuna e raccoglie benefici. Abbiate pazienza, e continuate a portare avanti il vostro obiettivo». Questo fu l’incoraggiamento diretto di sensei. E ancora, disse loro: «Sicuramente avrete tante cose da fare, e alcune volte non saprete decidere, in quei momenti è importante tornare al punto di origine». E qual è questo punto di origine? si è chiesta Sakae Takahashi. «È il “grande voto” cioè la propagazione della Legge, far sì che anche una sola persona in più possa praticare e diventare felice. Per far questo è necessario prima pregare e poi riflettere. Così facendo non si lascia mai l’orbita di kosen-rufu. È importante desiderare col cuore che la persona davanti a noi sia felice e per fare questo deve emergere fede e coraggio dalle nostre vite. La responsabilità nella Soka Gakkai ha lo scopo di propagare la Legge mistica. Ikeda ha spiegato che i prossimi sei anni che ci separano dall’ottantesimo anniversario della nascita della Soka Gakkai (nel 2010) sono basilari per terminare la costruzione delle fondamenta di un movimento per la pace portato avanti dalla gente comune. Tappe intermedie saranno il settantacinquesimo anniversario della Gakkai (nel 2005) e il 2008, anno nel quale Ikeda compirà ottanta anni». Recentemente in Giappone sensei ha affermato che l’Italia è il fulcro dell’Europa, e nonostante Sakae Takahashi viva in Germania ha espresso il suo desiderio di poter consolidare insieme agli italiani questa corrente di pace.
L’argomento principale del corso è stata la necessità di una nuova riflessione sulle modalità di ricevimento dei Gohonzon, spiegato in apertura dal direttore generale Tamotsu Nakajima e ripreso e approfondito in vari momenti del corso (vedere pagg. 11-12).
Allo studio della parte finale del Mondo del Gosho, di cui la casa editrice Esperia ha appena pubblicato il secondo volume, sono state dedicate le due lezioni principali del corso, tenute rispettivamente da Sakae Takahashi su “Le quattro sofferenze” (pag. 321) e da Francesco Geracitano e Andrea Pugliese su “Il Daishonin adempie il suo voto e lo perpetua ai discepoli” (pag. 353).
A proposito dell’importanza di parlare di Nam-myoho-renge-kyo alle persone per vincere sulla tendenza negativa che attanaglia l’umanità, la signora Takahashi, alla riunione della Divisione giovani, ha invitato tutti a fare il primo passo. «Qualcuno potrebbe pensare che magari i buddisti sono “solo” pochi milioni di fronte ai miliardi di persone nel mondo. Ma, a questo proposito, voglio raccontarvi una storia. Dopo che la marea si era ritirata, su una spiaggia erano rimaste in secca moltissime stelle marine. Un giovane iniziò a ributtarle in mare. Passò di lì un uomo che gli chiese che cosa stesse facendo. “Se mi osservi lo capirai da solo, – rispose il giovane – cerco di salvare le stelle marine”. “Ma sono moltissime, troppe, è una cosa stupida, non potrai mai salvarle tutte”, rispose l’uomo. “Se anche ne ributto in mare solo una, ne avrò salvata una, se ne butto due, ne avrò salvate due ma, se invece di criticare, tu mi aiutassi, ne salveremmo sicuramente di più”. Lo spirito di shakubuku, non è altro che avere a cuore la felicità e la salvezza delle persone».
I giovani si sono impegnati anche a sostenere per primi gli obiettivi dell’Istituto che, ricordiamo, sono: la crescita di un Gohonzon per ogni gruppo, accogliere il presidente Ikeda in Italia nel 2005, incoraggiare e sostenere chi deve fare il secondo esame di studio. A dicembre si terranno a Trets due corsi riservati ai giovani: dal 9 al 12 per i gruppi sokahan e byakuren, dal 16 al 19 per il gruppo Leonardo. In più è prevista l’organizzazione di un altro corso per creare unità con i giovani di tutta Europa.
In chiusura del corso, citando le parole di Emerson, Asa Nakajima ha detto: «Esiste un’arte superiore alla musica … è l’arte del dialogo, ricco di saggezza e di cultura che permette alla civiltà di fiorire con il massimo splendore». La capacità di instaurare dialoghi proficui e armoniosi con ogni persona è un talento particolarmente sviluppato nelle donne e che dovrebbe emergere e venire esercitato in maniera particolare nelle posizioni di leadership femminile.
Anche Asa ha offerto il suo contributo alla questione della consegna dei Gohonzon, ricordando che la preghiera di un responsabile dovrebbe essere: «Desidero che quella persona prenda il Gohonzon il prima possibile per diventare felice».
Ma il corso non è finito qui. L’invito è a proseguirlo nel dialogo con i compagni di fede rimasti a casa. Il compito non è da poco: riuscire a trasmettere lo spirito di un cambiamento che i partecipanti si sono impegnati a comprendere e approfondire in questi giorni di corso. I confini del futuro non sono ancora ben definiti, ma dovranno essere costruiti insieme a tutti i membri italiani.