Tu sarai la mia spada
Dopo i disastri della guerra e le persecuzioni subite da Makiguchi e Toda, i membri della Soka Gakkai non sapevano nemmeno se l’organizzazione esistesse ancora. Quelli che venivano a conoscenza della scarcerazione di Toda, si mettevano alla sua ricerca: quelle persone, provate da anni di guerra e orfane del loro maestro Makiguchi, erano soprattutto in cerca di un incoraggiamento.
Toda divenne presto il punto di riferimento delle rinascenti attività. Oltre a guidare i vecchi praticanti, cercava di crescerne di nuovi e di sostenere la rinascita della Soka Gakkai e del Taiseki-ji, danneggiato e oberato di debiti.
Sin dal giorno seguente alla scarcerazione, Toda si era messo al lavoro con l’obiettivo di garantire alla Gakkai la stabilità economica. Delle diciassette società di cui era titolare al momento dell’arresto non era rimasto che un mare di debiti. Nonostante i pesanti carichi di lavoro, Toda si dedicava senza sosta alla ricostruzione della Soka Gakkai con riunioni, incoraggiamenti personali e lezioni sul Buddismo.
Purtroppo, però, le difficili condizioni economiche del dopoguerra gli causarono molti problemi e nell’autunno del 1950 stava vivendo, per la seconda volta nel giro di pochi mesi, il fallimento della sua società.
Ma la cosa che lo preoccupava di più era l’eventualità che la crisi delle sue attività potesse ricadere sulla Soka Gakkai, minando la fiducia dei membri verso il Gohonzon. Per evitare ciò, il 12 novembre 1950, si dimise dalla carica di direttore generale. Come racconta il presidente Ikeda, quello fu il momento più difficile che Toda si trovò ad affrontare nel dopoguerra.
Il ventiduenne Ikeda, sicuro del fatto che Toda fosse l’unica persona in grado di portare avanti kosen-rufu, cercava in ogni modo di sostenere le attività del suo maestro lavorando instancabilmente nella sua società. La famiglia non condivideva le scelte del giovane che inoltre, per dedicarsi interamente alla sua causa, aveva dovuto rinunciare a iscriversi all’università. Fu Toda a occuparsi della sua istruzione.
Al culmine della crisi molti impiegati della società si licenziarono, mentre intorno a Toda crescevano critiche e scetticismo. Il giovane Ikeda era deciso a difendere il suo maestro in qualsiasi circostanza e in quei mesi si stabilì tra i due un legame che segnerà gli sviluppi futuri della Soka Gakkai.
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La rivoluzione umana, vol. 4, pagg. 211-4
di Daisaku Ikeda
L’autunno si avvicinava. Durante la notte la temperatura si faceva fresca, ma al mattino, alzandosi dal letto, Toda lasciava una chiara impronta di sudore nel lenzuolo, in corrispondenza della posizione che aveva tenuto dormendo. Ikue era molto preoccupata per la salute del marito, ma non sapeva assolutamente che fare. La cosa si ripeteva giorno dopo giorno.
In qualche caso i creditori si presentavano anche a casa di Toda al mattino, a Shirogane. Egli aveva spesso la febbre, ma andava loro incontro e si faceva largo dicendo: «So benissimo cosa volete, lo so fin troppo bene. Parliamone in ufficio, così potrò farvi vedere tutti i documenti. Seguitemi».
Usciva di casa seguito da uno stormo di persone vocianti. La vista di quella scena contrastava nettamente con l’immagine consueta di Toda che si allontanava dalle riunioni di discussione dopo aver salutato i membri felici di averlo incontrato. Ora era il turno dei creditori, che seguivano le sue orme come cani da preda.
Toda si sforzava di comportarsi come sempre, ma il suo fisico si era indebolito. C’erano momenti in cui Shin’ichi, osservando il suo maestro da vicino, non riusciva a nascondere la propria ansia, anche se lui stesso non stava certo molto meglio. Una sera i due rimasero in ufficio fino a tardi e Toda, dopo aver fissato in volto il giovane per un po’, disse: «Cosa c’è, Shin’ichi? Mi sembra che tu manchi completamente di forza vitale. Non riuscirai a vincere una battaglia se manchi delle risorse necessarie, vieni qui».
Dopo averlo rimproverato, Toda lo invitò a sedere davanti al Gohonzon e cominciò la cerimonia di Gongyo. In seguito recitarono Daimoku per un certo tempo. Shin’ichi non riusciva a trattenere le lacrime. Il suo maestro, benché allo stremo delle forze, pregava davanti al Gohonzon per il suo discepolo sofferente.
La profonda emozione di quella sera rimase impressa nella mente di Shin’ichi a lungo. Quando fu rientrato a casa riuscì a trovare il modo di esprimere i propri sentimenti attraverso una poesia che scrisse di getto:
Servo il mio maestro
per un antico legame che ci unisce;
se anche le altre persone dovessero cambiare,
io resterò sempre lo stesso.
Riscrisse i versi con ordine su un foglio e lo ripiegò per infilarlo in una tasca del cappotto. Era ansioso di offrirlo a Toda.
La mattina seguente i due si scambiarono i saluti; Toda era molto preoccupato per la salute del giovane e naturalmente anche Shin’ichi era turbato dalle condizioni del suo maestro.
«Shin, hai dormito bene la notte scorsa? Devi smetterla di dimagrire!»
«Sì, signore. Sensei, lei dovrebbe riposare di più, la prego». A quel punto Shin’ichi estrasse il foglio dalla tasca e lo porse a Toda.
L’altro lo avvicinò agli occhi per leggerlo.
«Capisco».
Per un attimo Toda assunse un’espressione rigida, ma subito dopo sorrise e rivolse lo sguardo verso Shin’ichi.
In quei giorni Toda affrontava soprattutto critiche e insulti, ma in quel momento sembrava proprio che quei versi innocenti gli avessero causato una gioia profonda. Toda lo lesse ripetutamente e per qualche attimo riuscì a dimenticare tutte le altre cose.
«Bene, allora devo scrivere anch’io una poesia per te. Hai della carta? Vediamo…».
Toda prese in mano una penna e, dopo aver riflettuto per alcuni istanti, scrisse dei versi con gesto rapido.
Ogni volta che affronterò una battaglia
tu sarai la mia spada,
sempre al mio fianco.
[…]
La mia gloria di re è sul punto di svanire
il mio potere non c’è più;
ma dietro di me lascerò te, la mia corona,
anche a costo di morire.
«Ecco, questo è un mio regalo per te».
Toda aveva un aspetto allegro e nello stesso tempo solitario. Offrì le due poesie a Shin’ichi in modo informale e il giovane le lesse più volte. Non riusciva proprio a trattenere le sue emozioni e pensava: «Ma davvero io sono la spada del mio maestro? Mi merito veramente di essere chiamato la sua corona? Lui mi conosce a fondo».
Shin’ichi alzò di nuovo lo sguardo e si sentì pervaso dalla profonda benevolenza di Toda. Quei due individui, così diversi nella personalità, erano intimamente uniti nei loro cuori e la vera entità della vita eterna, che si era manifestata in due forme distinte, stava assumendo l’aspetto di un unico essere.
Toda sorrise, in silenzio.
«La ringrazio tanto». Furono le uniche parole che Shin’ichi riuscì a pronunciare. Osservò gli occhi di Toda, celati dagli spessi occhiali: caldi e vivaci, scintillavano.
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Dopo pochi mesi Toda risollevò le sue attività economiche e assunse la presidenza della Soka Gakkai portandola, in sette anni, da cinquemila a più di ottocentomila membri.
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invito alla lettura
Il Sutra del Loto
Cap. III, Parabole, pagg. 68-69
Shariputra, nelle epoche a venire
tu diventerai un Budda, dotato di saggezza universale, venerabile,
chiamato Fiore Splendente
e salverai infinite moltitudini.
Farai offerte a innumerevoli Budda,
sarai dotato di tutte le pratiche dei bodhisattva,
dei dieci poteri e di tutti gli altri benefici,
e realizzerai la via suprema.
Dopo che saranno trascorsi innumerevoli kalpa,
il tuo kalpa si chiamerà Ornato di Grandi Tesori.
La tua terra si chiamerà Senza Macchia,
sarà pura, libera da ogni macchia.
Il suolo sarà ricoperto di lapislazzuli,
le strade delimitate da corde d’oro,
gli alberi, ornati di sette gioielli in una sinfonia di colori,
saranno sempre carichi di fiori e frutti.
I bodhisattva di quel regno
saranno sempre risoluti nel pensiero e nelle intenzioni.
Tutti saranno dotati
di poteri sovrannaturali e di paramita
e, sotto innumerevoli Budda,
tutti percorreranno con diligenza la via del bodhisattva.
Questi grandi uomini
saranno convertiti dal Budda Fiore Splendente.
Quando quel Budda era ancora un principe
abbandonò il suo paese rinunciando a tutte le glorie terrene
e, nella sua incarnazione finale,
lasciò la famiglia e conseguì la via del Budda.
Il Budda Fiore Splendente continuerà a esistere
per dodici piccoli kalpa.
Gli abitanti della sua terra
vivranno per otto piccoli kalpa.
Dopo l’estinzione di quel Budda
la Legge corretta si protrarrà nel mondo
per trentadue piccoli kalpa
salvando gli esseri viventi per ogni dove.
Quando la Legge corretta si sarà estinta,
la Legge formale subentrerà per trentadue kalpa.
Le reliquie del Budda saranno distribuite ovunque
e gli esseri celesti e umani le venereranno con offerte.
Il Budda Fiore Splendente
agirà nel modo che ho descritto.
Questo essere sommo tra tutti gli esseri con due gambe
sarà primo senza eguali.
E quel Budda sarai proprio tu,
rallegrati e considerati fortunato.