Come si fa a proteggere e influenzare positivamente la vita di un gran numero di persone? Lo spiega Sakae Takahashi raccontando la sua esperienza al corso della Divisione uomini a Chianciano Terme, dal 30 aprile al 2 maggio 2004
Un corso non “gridato”, ma pieno di gioia, forza e consapevolezza: questa l’impressione generale.
405 partecipanti da tutte le regioni e uno slogan – o meglio una determinazione – che segnerà la nostra attività da adesso in poi: «Costruiamo la famiglia italiana di Myoho». In realtà è stato sensei che per la “nuova partenza dell’Italia” ha chiesto a tutti i membri di realizzare questo obiettivo e lo slogan è la risposta della Divisione uomini.
Il presidente Ikeda è stato costantemente con noi. Ogni giorno l’attività è partita con un suo messaggio: all’apertura il suo saluto e l’incoraggiamento alla Divisione uomini, il secondo giorno le sue indicazioni per una nuova partenza in Italia e il terzo giorno la commemorazione del 3 maggio.
Alla Divisione uomini in particolare, in quanto «fulcro delle quattro divisioni», ha chiesto di «costruire una magnifica unità nella quale vi sostenete e vi incoraggiate reciprocamente fino in fondo, mettendo al centro il Direttore generale Tamotsu Nakajima, in cui ho la massima fiducia. Questa unità di per sé proteggerà i vostri preziosi membri che s’impegnano in prima linea nell’attività buddista». Chi ha partecipato al corso ha capito che se abbiamo veramente a cuore la felicità dei membri, dobbiamo costruire velocemente questa armonia nella quale pregi e difetti di ognuno si compensano, e nella quale ci sia un sincero reciproco sostegno.
Sensei ha poi paragonato la Divisione uomini a uno dei discepoli più sinceri del Daishonin: Shijo Kingo, «che affrontava – come in mezzo a una bufera – dure lotte nella società, a superare risolutamente fino in fondo con coraggio, saggezza e pazienza, tutte le avversità insegnandogli il principio buddista di “trasformare il veleno in medicina”». Gli scrisse: «Vivi in modo che tutte le persone di Kamakura lodino Shijo Kingo per la devozione al suo signore, al Buddismo e per la bontà d’animo verso gli altri». Questa parte del messaggio è stata ripresa da Shoichi Hasegawa il quale ha incoraggiato tutti a non aver paura e a non fermarsi di fronte alle avversità che sicuramente ci saranno nel cammino di kosen-rufu: le difficoltà rafforzano i discepoli del Daishonin come il fuoco che sbriciola la roccia ma trasforma l’oro in oro puro. Ci sono tre tipi di persone – ha spiegato poi – quelle la cui presenza non è gradita a nessuno, quelle la cui presenza è insignificante e quelle che sono considerate indispensabili: i membri della Soka Gakkai dovrebbero essere del terzo tipo: indispensabili in ogni ambito della loro vita sociale, buddista e famigliare.
Sakae Takahashi, responsabile delle donne e giovani donne d’Europa, è stata graditissima ospite, forse la prima donna a un corso di uomini: ha raccontato la sua esperienza di vita e di pratica. Alcuni anni or sono, in Giappone, quando fu nominata responsabile giovani donne di Tokyo doveva sostenere 300.000 persone. Di fronte a questa responsabilità sterminata si sentiva impotente di far fronte a tutto. Fu allora che sensei le mandò un incoraggiamento con scritto “Grande Tokyo, vinci con la preghiera di ichinen sanzen”. Alcuni giorni dopo ebbe modo di partecipare a una riunione con il presidente Ikeda nel corso della quale lui spiegò che il principio di ichinen sanzen garantisce che le nostre preghiere possono arrivare a permeare l’intero universo e così era possibile sostenere e proteggere anche le 300.000 giovani donne di Tokyo. Ora, ha concluso, con lo stesso atteggiamento prego per tutte le donne e le giovani donne d’Europa.
La signora Takahashi pratica da 48 anni e sua madre, fin da piccola, le ha sempre insegnato con il suo esempio lo spirito corretto della fede e il coraggio di fare shakubuku. Da dieci anni si è trasferita a Francoforte e sua madre, che adesso ha oltre ottant’anni, sta studiando il tedesco per riuscire a fare shakubuku anche in Germania.
La mattina del sabato 1° maggio è stata dedicata alla riunione generale per la nuova partenza dell’organizzazione italiana. Ai partecipanti del corso si sono aggiunti i membri delle Marche, dell’Umbria e della Val d’Orcia e il coro “Il Giglio” di Firenze, giunto appositamente per la riunione. Il presidente della Soka Gakkai europea, Shoichi Hasegawa, ha guidato la riunione spiegando il nuovo assetto dell’Istituto. Sakae Takahashi è intervenuta richiamando l’attenzione sull’attività, che ha definito “la più divertente per un buddista”: fare shakubuku. Per fare questo è necessario manifestare attraverso il Gohonzon «tutto il potenziale presente nella nostra vita e che è ancora latente». Gli scopi per il 2004 e per il 2008 sono stati lanciati dal direttore generale Nakajima. Naturalmente non si è parlato solo di “numeri”, ma soprattutto della decisione di realizzare il desiderio del Budda originale, di farlo nostro rendendo felici tutte le persone. Naturalmente alla base di tutta la nostra attività ci deve essere il “rispetto” profondo per ogni persona e la capacità di instaurare un dialogo “da vita a vita” con i nostri amici e famigliari.
Il pomeriggio del sabato è stato utilizzato dai responsabili nazionali per rispondere alle numerose domande dei partecipanti. In chiusura la domenica mattina, una lezione basata sul principio di trasformazione del karma apparso sul numero 102 di Buddismo e Società, tenuta da Andrea Bottai, responsabile nazionale della Divisione uomini e Marco Postiglione, vice responsabile dell’Area Fiorentina. La lezione si è conclusa con la spiegazione del principio di trasformare il karma in missione. «Tutti abbiamo il nostro karma o destino. Ma, quando lo guardiamo dritto in faccia e ne cogliamo il vero significato, allora ogni avversità può aiutarci a condurre una vita più ricca e profonda. E le azioni che compiamo per combattere il nostro destino diventano un esempio e una fonte d’ispirazione per innumerevoli altre persone.
Quando cambiamo il nostro karma in missione, trasformiamo il ruolo che svolge il nostro destino, da negativo a positivo. Chiunque cambia il proprio karma in missione è una persona che ha “volontariamente assunto il karma appropriato”. Perciò chi continua ad avanzare considerando qualsiasi cosa come parte della propria missione, sta procedendo verso la trasformazione del proprio destino» (Nuovo Rinascimento, 305, pag. 21).
Roberto Minganti