Dal 25 aprile al 2 maggio si sono tenute in tutta Italia una serie di riunioni di commemorazione per il 3 maggio in cui sono stati lanciati i nuovi obiettivi del movimento di kosen-rufu in Italia
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3 maggio 2004: ai membri italiani
Ai miei amici italiani che ricordo con affetto.
Felicitazioni di tutto cuore per la riunione generale che segna una nuova partenza insieme al presidente della SGI europea Hasegawa e alla responsabile europea donne e giovani donne Takahashi.
Voi tutti siete legati da un profondo legame poiché vi siete ritrovati insieme con la missione di realizzare kosen-rufu in Italia. Ognuno di voi, nessuno escluso, è un’importante persona di valore ed è il figlio del Budda che risplende della sua missione. Desidero che costruiate “la famiglia italiana” di myoho (Legge mistica) caratterizzata da una forte unità e che diventiate la numero uno in Europa e nel mondo, compensandovi e sostenendovi a vicenda insieme alla figura centrale del direttore generale Tamotsu Nakajima e alla responsabile della Divisione donne Asa Nakajima, in cui nutro profonda fiducia.
Nel Gosho Lettera ai fratelli Nichiren Daishonin afferma: «Una roccia messa sul fuoco si ridurrà in cenere, mentre l’oro diverrà oro puro. Proprio questa persecuzione proverà la sincerità della vostra fede e le Jurasetsu del Sutra del Loto vi proteggeranno. […] Ogni debolezza sarà causa di rimpianto».
Anche a livello personale, finché siamo in vita affronteremo varie sfide e incontreremo avversità. Anche nell’organizzazione che continua a portare avanti il movimento di kosen-rufu, non sempre tutto va a gonfie vele. La cosa più importante come afferma il Daishonin è mantenere una fede forte e solida fino all’ultimo istante di vita. Con lo spirito di honnin-myo (principio mistico della vera causa, n.d.t.) andiamo avanti, sempre con positività, tenendo nel cuore la speranza, con allegria e ottimismo e in armonia. Senza scaricare la responsabilità sugli altri o sull’ambiente, siate fieri di scrivere la vostra “autobiografia della rivoluzione umana” basata sul concetto “attraverso la mia crescita tutto si trasformerà”.
Praticare il Buddismo non significa che i problemi spariranno. L’importante è non perdere in nessun caso il coraggio di fronte alle avversità e non esserne intimoriti. È fondamentale andare avanti con una fede sempre più forte. Se anche in quel preciso momento non riusciamo a comprenderne il significato con gli occhi dei comuni mortali, sicuramente potremo capirlo con una visione lungimirante.
Desidero che viviate concretamente i nostri principi eterni di “sviluppare la fede per realizzare una famiglia armoniosa”, “sviluppare la fede perché ognuno diventi felice”, “sviluppare la propria fede per superare ogni ostacolo” e godiate di una vita suprema avvolta da una grande gioia “sviluppando la fede per godere di salute e longevità” e “sviluppando la fede per vincere nella vita”.
Voi siete i nobili figli del Budda. Curare al massimo i figli del Budda, chiunque essi siano, è la strada di coloro che credono e mettono in pratica gli insegnamenti di Nichiren Daishonin. In particolare gli uomini rispettino e abbiano cura delle donne e i giovani rispettino coloro che hanno aperto la strada nella fede per loro. Allo stesso tempo coloro che hanno aperto la strada ai giovani abbiano massima fiducia in loro, li incoraggino calorosamente e li aiutino a crescere più di loro.
Miei preziosi membri italiani, io continuerò sempre a seguirvi con affetto, pregando per la vostra longevità e salute. Quando rientrerete nelle vostre zone, vi prego di porgere i miei più calorosi saluti ai compagni di fede e ai vostri familiari. Vi auguro di stare bene! Mi auguro di potervi rivedere presto!
aprile 2004
Daisaku Ikeda
Presidente della Soka Gakkai Internazionale
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«Il 3 maggio è il giorno in cui i nostri maestri hanno deciso di realizzare kosen-rufu in tutto il mondo e per ognuno di noi dev’essere il giorno in cui decidiamo di realizzare kosen-rufu in Italia. Altrimenti questa celebrazione è solo una formalità priva di significato. Attraverso l’azione di shakubuku, dobbiamo realizzare il desiderio del Budda originale: la felicità e l’Illuminazione di tutte le persone. Se ci sforziamo ogni giorno di realizzare questo desiderio, la nostra vita godrà di enormi benefici», ha spiegato Tamotsu Nakajima, direttore generale e presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. È stata anche l’occasione per annunciare ufficialmente il cambio di testimone alla guida del movimento. Commentando lo slogan della riunione: «Costruiamo la famiglia italiana di myoho», insieme al direttore europeo Shoichi Hasegawa, Mitsu-hiro Kaneda, salutato da un caloroso e prolungato applauso, ha chiesto ai membri italiani di sostenere il direttore Nakajima come hanno sempre fatto con lui e di creare una collaborazione ancor più stretta in vista di una ulteriore crescita. Hasegawa ha commentato la frase dal Gosho Lettera ai fratelli contenuta nel messaggio che Daisaku Ikeda ha inviato espressamente per l’occasione (vedi riquadro). «I due fratelli Ikegami, destinatari della lettera praticavano da moltissimi anni e si chiedevano perché dopo tanti anni dedicati alla pratica buddista dovessero affrontare un problema tanto grande». [Il padre dei due fratelli, istigato dal prete Ryokan acerrimo nemico di Nichiren Daishonin aveva minacciato e poi concretamente diseredato il fratello maggiore Munenaka per creare una divisione fra i due e costringerli ad abbandonare la fede. Grazie alla forte unità fra di loro e con il loro maestro alla fine i due fratelli superarono questa difficoltà, riuscendo persino a convertire il padre al Buddismo di Nichiren Daishonin, n.d.r.].
«Allo stesso modo – ha proseguito Hasegawa – ad ognuno di noi può capitare, anche dopo numerosi anni di pratica, di incontrare una grave difficoltà. E lo stesso vale per l’organizzazione; anche nell’attività buddista non sono sempre tutte rose e fiori». In quell’occasione non bisogna mai dimenticare l’incoraggiamento che Nichiren Daishonin diede ai due fratelli: «Una roccia messa sul fuoco si ridurrà in cenere, mentre l’oro diverrà puro». Ogni difficoltà, ogni causa di disappunto e scoramento, nella vita come nell’attività buddista, è un’occasione per temprare ulteriormente la propria fede e gettare le basi per un’ancor maggiore felicità e realizzazione umana.
Il Buddismo di Nichiren Daishonin dà grande rilievo all’azione concreta per gli altri. E quale miglior modo di celebrare il 3 maggio, che per i membri della SGI di tutto il mondo è una sorta di Capodanno, di nuova partenza, di una decisione concreta da realizzare entro il 2005? La responsabile europea della Divisione donne e giovani donne Sakae Takahashi ha ricordato che nel 2005 cadrà il trentennale della fondazione della SGI (26 gennaio) e anche della inaugurazione del Centro europeo di Trets. «Per festeggiare il 2005 si è pensato di far nascere entro quella data altri 9000 Bodhisattva della Terra in tutta Europa, in modo da raggiungere il numero complessivo di 70.000 e di invitare il presidente Ikeda e sua moglie». «Non è uno scopo impossibile – ha aggiunto Takahashi – se pensiamo che fra il 2002 e il 2003 si sono aggiunti al nostro movimento 10.000 nuovi aderenti. Ma occorre raddoppiare gli sforzi rispetto allo scorso anno e mi preoccupavo che questo sforzo avrebbe potuto pesare ai membri. Poi ho pensato alla guida che sensei ha dato a Capodanno in cui spiegava che se avessimo vinto fino in fondo nel 2004 avremmo gettato le fondamenta di kosen-rufu per i prossimi 10.000 anni e ho capito che avremmo potuto farcela e che per ognuno sarebbe stata una grande occasione».
Qual è dunque la “strategia” per realizzare questo ulteriore progresso di kosen-rufu in Europa, la cui maggiore responsabilità ricadrà sull’Italia, visto che sono circa la metà dei membri europei? «Occorre tirar fuori le potenzialità ancora latenti in ogni singola persona» ha spiegato Takahashi. «E come si fa? Con l’incoraggiamento, curando ogni singola persona. Se tutti i responsabili decidono di trovare in se stessi il cuore di desiderare la felicità di ogni persona e poi di incoraggiarla fattivamente, questi nuovi 10.000 bodhisattva arriveranno. Non si tratta di numeri ma di “Bodhisattva della Terra” che si sono risvegliati alla loro missione e sono diventati felici. In ogni città e paese ci sono ancora bodhisattva addormentati; dobbiamo bussare alla porta del cuore di queste persone, attraverso la preghiera e il dialogo, in unità con tutti gli altri membri europei».
La responsabile italiana della Divisione donne, Asa Nakajima, ha fatto appello in maniera particolare alle donne, ricordando che esse hanno una grande forza vitale e che il loro Daimoku è molto potente, invitandole quindi a una forte preghiera per riuscire a collaborare insieme in tutta Italia e accogliere, uniti e vincenti, il presidente Ikeda in Italia il prossimo anno.
La venuta di sensei in Italia è uno dei tre grandi scopi italiani per il 2005 che Tamotsu Nakajima ha annunciato, ribadendo così il vero significato della riunione: un nuovo punto di inizio del movimento di kosen-rufu in Italia. Gli altri due scopi sono: 1) Un nuovo membro con Gohonzon in ogni gruppo (attualmente in Italia i gruppi sono circa 3800); «Ma se sono due o tre non ci sono problemi» ha aggiunto Tamotsu scherzosamente. 2) Far tornare alle riunioni di discussione i membri che per vari motivi si sono allontanati. «Non dobbiamo lasciare nessuno indietro».
Nakajima ha poi concluso annunciando l’ultimo grande scopo per il 3 maggio 2008 (l’anno che conclude la seconda serie delle sette campane) e in cui il presidente Ikeda (2 gennaio) compirà ottant’anni: raggiungere i 50.000 membri in Italia.
«Ma occorre sempre ricordare il motivo per cui si fa qualcosa. L’attività per realizzare questo scopo deve essere basata sul rispetto di ogni singola persona. Non è l’organizzazione lo scopo più importante. Il nostro unico scopo dev’essere la felicità di ogni singola persona».
Marialuisa Cellerino
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Piccola fiaba dell’albero di kosen-rufu
Impressioni, emozioni, considerazioni all’inizio di una nuova fase. Una metafora “nella lingua degli alberi” del percorso del nostro movimento.
Volevo annotare, con quattordici anni di Buddismo e lotta continua alle spalle, le mie impressioni, forti e precise, positive e rincuoranti come non mai, della riunione responsabili del Nord Italia il 2 maggio scorso al Teatro Smeraldo di Milano – presenti sul palco la signora Takahashi e il signor Hasegawa (gli altri duemila non possono esser nominati per ovvi motivi di spazio, ma sono, tutti, senza eccezione, nel cuore!). Volevo scrivere un piccolo resoconto, e l’ho anche fatto, ma poi ho gettato un occhio furtivo fuori dalla finestra di casa, qui a Trieste, al mio nuovo amico Albero nominato Faust, in onore di un altro prezioso amico umano che in questo momento sta lottando per sconfiggere una malattia estrema. Ho guardato l’Albero Faust e nel dialogo con Lui ho cambiato improvvisamente registro, linguaggio; ma non certo ichinen. Un po’ come è accaduto allo scrittore cittadino del mondo, Elias Canetti, che nella sua Lingua salvata racconta di come un giorno, all’improvviso, tutte le parole nelle lingue da lui fino allora parlate (spagnolo e bulgaro in primis), si sono «tradotte spontaneamente», «nel suo inconscio», in tedesco.
In me, le parole del Buddismo vissuto sulla pelle, si sono tradotte nella lingua degli Alberi. Forse perché “tutti i fenomeni sono manifestazioni di Nam-myoho-renge-kyo”, con il massimo rispetto dell’identità del singolo, e io, dopotutto, sono una scrittrice e poetessa e giardiniera (mancata) in divenire.
Agli inizi di marzo, quando mi sono trasferita nella mia nuova casa con vista sull’Albero Faust, l’Albero era paurosamente spoglio: rami brulli senza cenno di vita. A fine marzo ha messo le prime anonime gemme, di un verde smunto eppure brillante, carico di una Promessa. A metà aprile, parte delle gemme sono schizzate via, a seguito di una tempesta notturna, ma la mattina dopo tra i rami e le gemme rimaste, spiccavano foglie nuove e riconoscibili, di un verde vero e intenso, primaverile. Ho visto, nei giorni successivi, l’Albero adornarsi di queste foglie così verdi; era bello come un sole dopo la pioggia, o un verso di poetessa greca che fa le lodi della dea Afrodite. Il primo maggio sono partita per Milano e il 3, al ritorno, dopo una tempesta di maggio, l’Albero si è nuovamente imbruttito: gemme sparute sparse di qua e di là, foglie stracciate come di proposito, penzoloni giù dai rami, avvilite, quasi a rimpiangere il secco ramo spoglio dell’inverno. Me lo prefiguravo ricco, folto, un tripudio di verde-vita, e invece è tutto avvizzito e rattrappito, un vecchietto che pensa solo ad andarsene da questa Terra. Allora l’ho guardato a lungo e lui, l’Albero Faust, mi ha strizzato il suo occhio verde sprimacciato. Infine mi ha rassicurata: è solo un momento, un passaggio, è un processo. Vedrai tra un po’. Aspetta, aspettami con calma e fiducia. E io così ho deciso di fare.
Quando sono venuta a vedere la nuova casa per la prima volta, il proprietario, che fa il pompiere e sindacalista, mi ha raccontato che aveva preso quella casa, dieci e rotti anni prima, proprio grazie all’Albero. Se non era per l’Albero, mai si sarebbe buttato in quell’impresa di acquisti, restauri, lavori estenuanti nel poco tempo libero. Poi, alcuni preti della Curia cui l’Albero appartiene, volevano abbatterlo, per farci un cortile più spazioso, così i bambini del catechismo potevano correre più liberi. Allora il proprietario pompiere sindacalista ha lottato per l’Albero, deciso come pochi di salvarlo.
Eccolo lì, l’Albero Faust, come un voto di fede salda e appassionata, sempreverde eppure caduco. Una lode continua. E mi fa pensare alla “Piccola fiaba del frassino di Monaco”, di un autore contemporaneo, austriaco e sloveno e cosmopolita. Mi fa pensare, l’Albero Faust, a tutte le volte che ho letto quelle brevi piccole grandi pagine, una storia esemplare di trasformazione, di lotta, di saggia attesa, di bellezza e bontà intramontabili, credendovi senza credere. Sperando senza speranza, direbbe Camus.
La Vita è proprio GRANDE e poterla vivere è un dono indicibile. E il solo modo per non schiattare di troppa grandezza e bellezza, è lodarla. Lodare con gratitudine. Direbbe il mio e nostro maestro Daisaku Ikeda: «Più si lodano i benefici del Sutra del Loto, più benefici si ricevono. Tieni a mente che i ventotto capitoli del Sutra del Loto contengono solo pochi passaggi che spiegano la verità, ma moltissime parole di lode. (…) Ciò significa far nostro lo spirito del Budda» (Saggezza, 1, 178).
A Milano, il 2 maggio, è successo questo. Siamo ripartiti con fiducia e lode, con la promessa (urlata e battuta con mani e piedi), di ripagare ogni nostro debito di gratitudine. Verso un futuro così felice da riuscire a malapena a immaginarlo. Come ha detto il signor Hasegawa, riportando il pensiero di Ikeda: desidero complimentarmi con tutte le persone che in questo momento stanno affrontando enormi sofferenze di ogni tipo, perché questo vuol dire una sola cosa: che possono vincere. Assolutamente. Naturalmente.
Kenka Lekovich
Trieste, 4 maggio 2004