Cercando la luce avanzo
Al termine della seconda guerra mondiale, insieme al conflitto, cessarono anche la propaganda e la repressione culturale messe in atto dal regime giapponese. Durante la guerra i giovani erano stati chiamati a contribuire allo sforzo bellico e, precettati dalle fabbriche, erano stati costretti ad abbandonare gli studi. Nell’immediato dopoguerra, il loro desiderio di conoscenza si manifestò in un Giappone che, se da un lato godeva delle nuove libertà di pensiero ed espressione introdotte dagli alleati, dall’altro viveva una condizione di confusione ideologica e morale. In queste circostanze i giovani iniziarono a riunirsi spontaneamente per studiare insieme e approfondire i loro interessi: filosofia, politica, lingue straniere, ma anche musica, danza, cabaret.
Uno di questi gruppi si chiamava Kyoyu kay e contava una ventina di membri tra cui l’allora diciannovenne Daisaku Ikeda. Il ragazzo era di salute cagionevole e spesso aveva la febbre a causa della tubercolosi. La sua passione era lo studio e considerava i libri il suo tesoro; nonostante ciò, avvertiva il disagio di non essere riuscito a ricavare, da quelle conoscenze, una saggezza che potesse guidarlo nella vita.
Due suoi amici, sapendo del suo interesse per la filosofia, lo invitarono a quella che loro definirono una “riunione sulla filosofia della vita”. Il giovane Daisaku accettò l’invito e, una volta giunto alla riunione, si rese conto che l’argomento trattato erano gli insegnamenti buddisti. Tuttavia i toni erano molto lontani dai tradizionali sermoni cui era abituato.
In una stanza erano riunite una ventina di persone che ascoltavano con grande attenzione un uomo di mezza età intento nella spiegazione di un trattato buddista. Il trattato era il Rissho ankoku ron e l’insegnante Josei Toda.
Il giovane Daisaku rimase estremamente affascinato da quell’uomo che spiegava le cose in modo chiaro e allo stesso tempo profondo e così, decise di porgli la domanda che più lo assillava in quel momento.
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La rivoluzione umana, vol. 2, pagg. 176-8
di Daisaku Ikeda
«Signore! C’è qualcosa che vorrei lei mi spiegasse».
Toda aguzzò lo sguardo dietro gli spessi occhiali e fissò il ragazzo. «Certo, chiedi pure quello che vuoi».
«Signore, qual’è il modo corretto di vivere? Più ci penso e più sono confuso». Parlò con un’espressione molto seria, gli occhi sgranati. Le lunghe ciglia gli davano un aspetto innocente ma un po’ triste.
«Bene bene, questa è la domanda più difficile che potevi fare».
[…] La voce di Toda era tranquilla, rassicurante.
«Nel corso della vita ognuno incontra molti problemi, come ad esempio nella situazione attuale, in cui è così difficile trovare un po’ di cibo. Nessuno è in grado di prevedere le sfortune che potrebbero colpirlo, difficoltà economiche, questioni d’amore, malattie, discordie familiari, guerre. Le persone soffrono fino al limite della sopportazione cercando di trovare una soluzione per questi innumerevoli problemi. Ma in definitiva si tratta di questioni superficiali, come delle piccole increspature sull’acqua. Ci sono sofferenze ben più gravi. Come è possibile risolvere il dilemma della vita e della morte? Non credi che sia il problema in assoluto più difficile? Il Buddismo usa la definizione delle quattro sofferenze: nascita, invecchiamento, malattia e morte. Se non si riesce a trovare una soluzione per questi problemi, non è possibile vivere correttamente.
«Essendo nato in questo mondo, non puoi fare a meno di affrontare questa realtà. Potresti rimpiangere di essere nato, ma ora sei qui e devi far fronte alla situazione».
I presenti stavano per scoppiare a ridere, ma dato che l’argomento era alquanto serio si trattennero, attendendo il seguito della risposta.
[…] «Una ragazza potrebbe desiderare di avere per sempre diciannove anni, ma dopo quaranta o cinquanta il suo viso sarà segnato dalle rughe. Davanti a una malattia potremo pensare “passerà”, ma con l’andare degli anni il nostro fisico diventa sempre più debole. Anche questo è un fatto inevitabile.
«Che dire poi del problema della morte? […] Per quanto vi sforziate di nutrire salde convinzioni, dovete venire a patti con questo triste fatto: il problema fondamentale della vita è inevitabile. Nessuno ha mai dato una risposta piena e concreta a tutto ciò. Ecco allora che per quanto la gente possa desiderare di vivere correttamente, non riesce a realizzare il suo obbiettivo. Incapaci di trovare una soluzione alla questione centrale della vita, taluni si suicidano, affermando che la vita è incomprensibile. Altri cercano la salvezza nei piaceri temporanei o si rassegnano stupidamente al proprio destino. Ma Nichiren Daishonin fornì una risposta esauriente al più grave dilemma dell’esistenza. Non solo, egli insegnò un mezzo concreto grazie al quale anche una persona ordinaria può stabilire una condizione vitale in cui riesce a intravedere una soluzione definitiva.
[…] «Naturalmente è lecito chiedersi quale sia la via corretta nella vita però, se davvero hai del tempo a disposizione, sarebbe meglio impiegarlo praticando l’insegnamento di Nichiren; dopotutto sei ancora giovane e grazie alla pratica sarai in grado di comprendere che stai seguendo il sentiero corretto della vita. Questo te lo posso garantire».
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Il giovane rivolse altre domande a Toda, rimanendo colpito dalla sincerità e dalla precisione delle risposte: sembrava proprio che quell’uomo vedesse ogni cosa con chiarezza.
Una delle passioni del ragazzo era la poesia e chiese a Toda se poteva recitare dei suoi versi in segno di gratitudine.
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La rivoluzione umana, vol. 2, pagg. 183-4
di Daisaku Ikeda
Toda annuì silenziosamente, tutti gli altri erano stupefatti. Shin’ichi [Shin’ichi Yamamoto: pseudonimo di Daisaku Ikeda, n.d.r.] chiuse gli occhi e cominciò a declamare i versi a voce alta:
Viaggiatore,
da dove giungi?
E quale la tua meta?
La luna è calata,
ma il sole ancora non è sorto.
Nel caos dell’oscurità che precede l’alba,
cercando la luce avanzo,
per disperdere le nubi oscure della mia mente,
per trovare un grande albero,
che non si pieghi nella tempesta,
io emergo dalla terra.
I partecipanti batterono le mani rapiti dalle immagini. […] Shin’ichi ovviamente non sapeva nulla del termine buddista Bodhisattva della Terra. Il verso gli era venuto in mente pensando al grande prodigio della natura, alla sua inarrestabile vitalità. Nell’udire l’ultimo verso, Toda sorrise felice.
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Toda avvertì subito un forte legame con quel giovane. Terminata la riunione si avviò verso la stazione ferroviaria accompagnato da altri responsabili. Quella sera era particolarmente silenzioso: nei suoi pensieri c’era il ricordo del suo primo incontro con Makiguchi.
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La rivoluzione umana, vol. 2, pagg. 186-199 (estratti)
di Daisaku Ikeda
Dopo quell’incontro la sua vita si era trasformata radicalmente, ricordò con emozione. Toda allora aveva diciannove anni e Makiguchi ne aveva compiuti quarantotto. Ora era la volta di Toda ad aver raggiunto i quarantotto anni e Shin’ichi Yamamoto, che aveva incontrato quella sera per la prima volta, ne aveva esattamente diciannove. Erano molti i ragazzi di diciannove anni, ma solo quel giovane gli aveva fatto venire in mente del suo incontro con Makiguchi.
«Quel giovane non sa nulla, per ora, ma non importa».
Riflettendo tra sé Toda scese dal treno con un sorriso.
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invito alla lettura
Il Sutra del Loto
Cap. II, Espedienti, pagg. 38-39
Il Budda disse a Shariputra: «Una legge meravigliosa come questa è predicata dai Budda, dai Tathagata, soltanto in certe epoche. Ma come la fioritura dell’udumbara, queste epoche ricorrono assai di rado. Shariputra, tu e gli altri dovete credermi. Le parole che i Budda predicano non sono false.
«Shariputra, i Budda espongono la Legge in modo appropriato alle circostanze, ma il significato è difficile da comprendere. Per quale ragione? Perché noi impieghiamo un numero infinito di espedienti, esaminando le cause e le condizioni e avvalendoci di parabole e similitudini per esporre gli insegnamenti. Questa Legge non è qualcosa che possa essere compreso attraverso la riflessione o l’analisi. Soltanto i Budda possono comprenderla. Per quale ragione? Perché i Budda, gli Onorati dal Mondo, appaiono nel mondo per un’unica grande ragione. Shariputra, che cosa intendo quando affermo che i Budda, gli Onorati dal Mondo, appaiono nel mondo per un’unica grande ragione?
«I Budda, gli Onorati dal Mondo, desiderano aprire la porta della saggezza del Budda a tutti gli esseri viventi, per consentire loro di ottenere la purezza; per questa ragione appaiono nel mondo. Essi desiderano mostrare la saggezza del Budda agli esseri viventi; per questa ragione appaiono nel mondo. Essi desiderano risvegliare gli esseri viventi alla saggezza del Budda; per questa ragione appaiono nel mondo. Essi desiderano indurre gli esseri viventi a imboccare il sentiero della saggezza del Budda; per questa ragione appaiono nel mondo. Shariputra, questa è l’unica grande ragione per cui i Budda appaiono nel mondo».