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«Un albero in fiore per ogni donna» - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:57

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«Un albero in fiore per ogni donna»

L’albicocco sopporta bene i rigori invernali ed è il primo a fiorire. Il presidente Ikeda ha proposto di dedicare ognuno dei cinquecento albicocchi del Giardino Makiguchi ai vari membri e gruppi della Divisione donne e giovani donne

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L’albicocco sopporta bene i rigori invernali ed è il primo a fiorire. Il presidente Ikeda ha proposto di dedicare ognuno dei cinquecento albicocchi del Giardino Makiguchi ai vari membri e gruppi della Divisione donne e giovani donne

Presso la sede delle Nazioni Unite è stata recentemente inaugurata la mostra realizzata in collaborazione con la SGI-USA, Costruire una cultura di pace per i bambini del mondo (4-27 febbraio). I bambini sono i leader del futuro. Quanto sono importanti per il mondo! Questa mostra che esprime grandi speranze nei confronti dei bambini riveste un significato importante sotto molti aspetti. All’inaugurazione erano presenti più di settecento ospiti, ambasciatori, giornalisti e diplomatici provenienti da più di quaranta paesi. Il sottosegretario dell’ONU, Anwarul K. Chowdhury ha letto molto cortesemente il mio messaggio per l’occasione ed è intervenuta anche Betty Williams, premio Nobel per la pace 1976, che ha detto di provare i miei stessi sentimenti e ha citato le mie parole: «I bambini sono messaggeri del futuro e perciò sono i tesori di tutta l’umanità. Quindi la pace nel mondo sarà realizzabile soltanto se gli occhi dei bambini potranno riflettere una luce di speranza». In quanto madre, la signora Williams si battè pubblicamente a favore dei bambini vittime della spirale di violenza che funesta l’Irlanda del Nord, riuscendo a unire in una causa comune donne appartenenti a entrambi gli schieramenti in campo nel conflitto e creando così un’onda di pace che ha del miracoloso. Una volta, durante un discorso, disse che non le piaceva essere definita una “comune casalinga”. «Avete mai incontrato una “comune” casalinga? – disse – Non esiste al mondo una persona “comune”, ognuno è “straordinario”e ognuno può realizzare qualcosa». È un’affermazione significativa da parte di un Nobel per la pace: voleva dire che ognuno di noi ha una missione, un ruolo cruciale che può svolgere. Per questo dobbiamo rispettarci l’un l’altro.
Nel Gosho, il Daishonin cita le parole del Gran Maestro T’ien-t’ai: «Poiché la Legge è suprema, la persona è degna di rispetto; poiché la persona è degna di rispetto, la terra è sacra» (SND, 4, 282). La grandezza dell’insegnamento fa sì che coloro che lo abbracciano siano degni di rispetto e, a loro volta, i luoghi in cui essi vivono e svolgono le proprie attività sono altrettanto degni di rispetto. La presenza anche di un solo nobile membro della Divisione donne ha il potere di far risplendere di nobiltà la sua casa e tutti coloro che vi abitano. I nostri membri che si sforzano per kosen-rufu hanno la missione più importante fra tutti gli uomini e da loro emana una profonda umanità. Tutta la mia massima stima e le mie lodi vanno ai membri della Divisione donne e ai membri della SGI di tutto il mondo che si impegnano a realizzare kosen-rufu in tutto il pianeta. Grazie per i vostri sforzi senza sosta.
In un’intervista pubblicata sul Seikyo shimbun lo scorso anno, Williams diceva che quando le bugie vengono alla luce, grazie al tenace impegno delle persone nei confronti della giustizia, la speranza sgorga dalla fonte di bellezza del cuore umano. Le menzogne che mirano a diffamare e screditare gli altri sono abominevoli “tele di ragno di malvagità”, “reti di violenza” che calpestano la dignità degli esseri umani. Perciò è importante combatterle, denunciandole apertamente. È questa battaglia spirituale che porta alla creazione di una cultura di pace. Williams ha fondato un’organizzazione senza scopo di lucro, la World Centers of Compassion for Children International, per proteggere i diritti dei bambini. Il comitato consultivo dell’organizzazione annovera molti personaggi di fama mondiale che lavorano nel campo della pace e proprio oggi mi hanno chiesto di entrare a farne parte. Il sottosegretario delle Nazioni Unite, Chowdhury, che ha dato ampio sostegno alla mostra e ha voluto che fosse esposta presso la sede dell’ONU, ha detto che “cultura di pace” significa far prendere coscienza ai comuni cittadini del proprio potere (il termine inglese è empowerment, per approfondire il significato di questo concetto vedi Buddismo e Società, n. 9, n.d.t.) e che saranno i giovani delle generazioni future a decidere se tale cultura diventerà stabile e duratura.
I tempi sono maturi per un cambiamento importante, stiamo entrando nell’era del popolo, delle persone comuni. E i membri della Divisione giovani, qui riuniti oggi, sono i portabandiera di questa nuova epoca. Una cultura di pace nasce da una sola persona che decide di prendere fermamente posizione, intraprendere un’azione coraggiosa e impegnarsi il più estesamente possibile nel dialogo. Le fondamenta di una cultura di pace risiedono nel mettere ogni persona in grado di diventare pienamente consapevole delle proprie immense potenzialità, in altre parole, nella rivoluzione umana di ogni individuo. La SGI sta facendo di questa ideale cultura di pace una realtà ed è all’avanguardia in tutto il mondo verso la realizzazione di questo scopo. Dobbiamo esserne fieri.
L’11 febbraio è l’anniversario della nascita del secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda. Per noi che siamo i suoi discepoli è un giorno indimenticabile. Il suo motto era: «La vita è una lotta. Buddismo è vincere o perdere». Questa era la conclusione fondamentale a cui era giunto, la sua visione della vita. Una volta Toda disse: «Creerò un esercito di persone comuni dalla determinazione d’acciaio che non si disintegrerà di fronte alle peggiori difficoltà o attacchi. Alleverò campioni di giustizia che si batteranno contro l’ingiustizia e il male rischiando la propria vita e rimarranno imperturbati in mezzo all’infuriare della tempesta». Queste parole dovrebbero rappresentare la realtà del castello di kosen-rufu della SGI che stiamo cercando di costruire e io mi sono adoperato con tutte le forze per metterle in pratica.
Il luogo natale di Toda si trova nella prefettura di Ishikawa. Nel giardino della casa in cui nacque c’era un albicocco. Questi alberi sopportano i rigori del freddo e sono fra i primi a sbocciare in primavera con fiori di un rosa pallido, tanto che, nella parte settentrionale del Giappone, i fiori di albicocco sono apprezzati come araldi che annunciano l’arrivo della primavera. Gli albicocchi sono noti per i loro frutti deliziosi e i noccioli sono ricchi di minerali e vengono usati nella fabbricazione di varie medicine. Una volta alcuni membri di quella zona mi regalarono alcune pianticelle, discendenti dall’albero che cresceva nel giardino di Toda. Fui immensamente felice di ricevere questi germogli di albicocco che avevano un legame col mio maestro; li consideravo un prezioso tesoro e decisi di farne piantare uno nel Giardino Makiguchi di Hachioji, perché volevo che questo sincero dono da parte dei membri fosse custodito per sempre. Dare per scontata la sincerità dei membri e non nutrire apprezzamento verso di essa significa approfittarsi e abusare del regno armonioso del Buddismo. È un punto che i responsabili dovrebbero sempre tenere a mente. Una caso emblematico, a questo riguardo, è quello di Nikken che ha calpestato vergognosamente questa sincerità delle persone.
Ogni anno nel Giardino Makiguchi sbocciano fragranti più di 500 albicocchi, fra i quali quelli legati al presidente Toda. Da un solo albero ora ve ne sono 500 e insieme a loro 5000 ciliegi. Il giardino è adornato anche dai busti di Toda e Makiguchi e da una statua equestre di Napoleone. È come un quadro stupendo. Ogni volta che lo rivedo penso che sia un luogo meraviglioso e quanto sarebbe piaciuto visitarlo a Makiguchi e a Toda.
Oggi vorrei proporre che questi 500 splendidi albicocchi siano dedicati alla Divisione donne e giovani donne e vorrei proporvi anche di dare un nome a ciascun albero. Anzitutto ci sarà un albero dedicato alle donne e alle giovani donne di ogni prefettura del Giappone e di ogni quartiere di Tokyo. Poi vorrei vedere un albero dedicato a ognu-no dei gruppi della Divisione donne e ancora un albero per ognuno dei quattordici paesi rappresentati qui oggi e per i vari staff che partecipano a questa riunione… [segue un lungo elenco dei più disparati gruppi e staff della Soka Gakkai; un albero è stato dedicato anche alla Divisione donne e giovani donne italiana, n.d.r.].
Sapete da dove vengono gli albicocchi? Proprio dalla Cina. C’è un aneddoto che riguarda l’antico filosofo cinese Confucio e i suoi allievi che studiavano sotto un albicocco in fiore in primavera. Un’altra bella storia riguarda un medico di buon cuore che non voleva essere pagato, ma chiedeva ai suoi pazienti di piantare un albicocco per lui. Il risultato finale fu un vasto frutteto le cui albicocche recavano beneficio a tante persone. Nel linguaggio dei fiori, in Francia, i fiori di albicocco significano “spirito invincibile” e in tutto il mondo le albicocche sono apprezzate come frutti che allungano la vita.
Dopo il rigido freddo invernale gli albicocchi fioriscono all’arrivo della primavera e, all’inizio dell’estate, producono frutti meravigliosi che hanno il colore della saggezza, della compassione, della salute, della longevità, del coraggio e della perseveranza. Possa la vita di ognuno di voi essere come quella dell’albicocco. Il frutteto nel Giardino Makiguchi è un simbolo di speranza nel secolo delle donne. Sono deciso a proteggerlo con la stessa dedizione con cui mi impegno a proteggere ciascuno di voi.
Diversi anni fa [24 aprile 1993] l’ex presidente sovietico Mikhail Gorbaciov e sua moglie Raissa visitarono la Soka University e furono veramente lieti che, per commemorare la loro visita, avessimo piantato alberi a loro dedicati nel giardino dell’Università Soka. Gorbaciov disse che in Russia c’è un detto secondo il quale se pianti anche un solo albero nella terra durante la tua vita, allora questa avrà avuto un significato. Piantare un albero è piantare la vita.
Il poeta persiano Mohammad Shams Od-din Hafez (1325-89) diceva: «Piantate l’albero della giustizia e sradicate il male». Piantiamo infiniti alberi di giustizia, cioè facciamo crescere tante persone capaci di difendere la giustizia. Tagliamo le radici della corruzione e dell’ingiustizia. Se non lo facciamo con cura, tutti i fiori di giustizia inaridiranno. Per questo Toda diceva: «Non abbassate mai la guardia nella battaglia contro il male».
Il dottor Ved Nanda, giurista e professore di legge dell’Università di Denver, col quale ho in corso un dialogo afferma che se non denunciamo e confutiamo le assurdità e gli errori, questi continueranno. È fondamentale mettere in evidenza ciò che è falso.
Per questo egli nutre tanto apprezzamento per la battaglia della SGI per refutare il male e rivelare la verità. È per la sua incessante e aperta difesa della giustizia e della verità che la Soka Gakkai ha raggiunto l’attuale sviluppo. Non bisogna mai permettere che la veritiera voce del popolo si affievolisca. Dobbiamo rafforzare sempre più quella spada preziosa che è la voce della giustizia. Ved Nanda si è dichiarato d’accordo anche con i vari punti menzionati nella mia recente proposta di pace. Ha detto: «Sono fermamente convinto che la ragione del successo della SGI è che i semi che ha piantato il presidente Ikeda hanno una grande forza». È importante piantare semi forti e resistenti. In agricoltura se i semi muoiono prima di germogliare o vengono portati via dagli uccelli non serviranno allo scopo per cui sono stati piantati. Anche nel mondo della fede dobbiamo piantare semi robusti.
In febbraio ricorre l’anniversario della nascita di Nichiren Daishonin (1222). E sempre in febbraio (1274) il Daishonin ottenne il condono dall’esilio di Sado a cui era stato condannato sulla base di false accuse e dove fu costretto ad affrontare le più tremende avversità. Ciò che conta è riuscire alla fine a trionfare; secondo la dottrina buddista coloro che praticano il corretto insegnamento incontrano inevitabilmente difficoltà. Ma la strada del Buddismo è vincere nonostante gli ostacoli, per quanto temibili essi possano essere, e ottenere la suprema felicità e realizzazione in questa esistenza.
Nel Gosho La vera entità della vita, scritto a Sado, il Daishonin afferma: «Il Budda Shakyamuni avvolgerà nella sua veste di compassione colui che, nonostante tutto, persevererà nella propagazione. Tutti gli dei gli faranno offerte, lo sosterranno con le spalle e lo porteranno sul dorso. Sarà una persona, di grande virtù, sarà la guida di tutta l’umanità» (SND, 4, 232-233). Gli dei celesti proteggeranno decisamente tutti coloro che continueranno a diffondere il Buddismo perseverando con coraggio in mezzo alle difficoltà. Qualsiasi sia il nostro karma, qualsiasi possano essere le difficoltà economiche o i problemi di salute che ci affliggono, le funzioni protettrici dell’universo ci tuteleranno senza alcun dubbio. È la ferrea promessa di Nichiren Daishonin.
Chi si leva a combattere con vigore contro gli ostacoli, per la causa del Buddismo, pianterà nella sua vita i semi della felicità eterna attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro. E porrà anche le cause per diventare un grande leader, un esperto senza pari nel suo campo, che condurrà gli altri alla felicità. Per questo noi membri della Soka Gakkai non abbiamo assolutamente niente di cui preoccuparci. Ci hanno calunniato, hanno deriso e insultato i nostri sforzi per propagare la Legge ma noi, da veri eredi del Daishonin, abbiamo continuato impavidi a perseguire la nostra strada in mezzo alle tempeste dei tre ostacoli e dei quattro demoni. È la strada suprema, come insegna il Sutra del Loto.
Vorrei che la Divisione giovani portasse avanti con coraggio lo spirito di maestro e discepolo che ha animato i tre presidenti della Soka Gakkai. Che meravigliosi giardini di amicizia Soka adorneranno ogni parte del mondo fra 1000, 5000, 10.000 anni! Quando cerco di immaginarlo, provo una gioia incontenibile.
Infine in questo mese sono comparsi membri della SGI anche nel territorio britannico di Anguilla, una splendida isola baciata dal sole nei Caraibi. Si tratta di una coppia, costituita da un ingegnere civile e da sua moglie che opera nel campo dell’educazione. Entrambi hanno deciso di cominciare a praticare questo Buddismo e hanno aderito insieme alla SGI. Con questo nuovo territorio i paesi che appartengono alla rete globale della SGI salgono a 187. Grazie alla splendida unità e agli instancabili sforzi dei nostri membri in ogni luogo stiamo assistendo a una impressionante crescita del nostro movimento. Solleviamo ancor più alte onde di pace, cultura ed educazione sul grande palco-scenico mondiale e, prendendoci cura della nostra salute, decidiamo a ogni costo di fare di questo, l’anno della completa vittoria!

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