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Lunga vita al Coro - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:57

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    Lunga vita al Coro

    Il canto è un linguaggio universale capace di aprire i cuori e unirli in un sogno di pace. Svolgere l’attività del coro significa sforzarsi di trasmettere gioia a chi ascolta e così facendo trovarsi a scoprire la gioia dentro di sé

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    Il canto è un linguaggio universale capace di aprire i cuori e unirli in un sogno di pace. Svolgere l’attività del coro significa sforzarsi di trasmettere gioia a chi ascolta e così facendo trovarsi a scoprire la gioia dentro di sé

    Il Coro del Giglio – così ci suggerì di chiamarlo il nostro maestro Ikeda – è nato il 25 giugno 1992, nell’anno in cui, conclusi i lavori di restauro, veniva inaugurato il Centro culturale italiano a Firenze, in occasione della visita del presidente Ikeda in Italia.
    Terminate finalmente le attività relative alla ristrutturazione della Villa di Bellagio che avevano assorbito le energie di tantissimi membri, si aprì la possibilità di fondare un coro per realizzare il desiderio di alcuni e, al tempo stesso, suggerire una nuova opportunità a chi non ci avesse mai pensato. Così la prima canzone che eseguimmo, La porti un bacione a Firenze, diventò la colonna sonora del filmato sul viaggio di Sensei, portando con sé in tutto il mondo il nostro invito a realizzare la pace e la felicità dell’umanità intera.
    «La musica parla direttamente al cuore dell’uomo. Non c’è bisogno di dottrine, teorie o altre storie del genere. Quel che conta sono solo le onde sonore» (Daisaku Ikeda, La gioia della musica, da Glass Children, 1979). È questo che noi vogliamo riuscire a trasmettere. Quella gioia che nasce dal profondo del cuore quando le note si diffondono e che penetra nei cuori di chi le ascolta. E ci unisce. Crea la vera unione, spirituale e fisica al tempo stesso, indirizzando tutte le menti verso lo stesso scopo: la pace. È l’insieme di valori che sa trasmettere, valori razionali e allo stesso tempo emotivi, a rendere la musica così importante nella vita quotidiana.
    Il canto non si fa limitare dalle parole e, anche se è in una lingua diversa, il messaggio arriva lo stesso: è l’armonia che conta. Questo è il “cavallo di battaglia” della nostra attività. È una sfida, che ci porta spesso a combattere con problemi imprevisti, di ordine pratico, ma che siamo sempre pronti a superare, tutti insieme. Perché? A volte non ne siamo consapevoli, ma è sottinteso: per kosen-rufu, per essere felici e rendere gli altri, tutti, felici.
    Anche l’attività del coro porta benefici, come sempre quando si pratica sinceramente, ed è fonte di gioia e di grande emozione, che, quasi a ogni incontro per le prove, ci sia un componente del coro che racconta un’esperienza nuova.
    E, anche in questa breve descrizione della nostra attività, vogliamo dare la parola ai “cantanti”:

    […] Il 5 luglio 1998 fu organizzato un incontro di tutti i cori italiani qui al Centro culturale di Firenze; ho conosciuto tante persone meravigliose che ricordo con affetto. Quando ho iniziato l’attività nel coro abitavo a un chilometro dal Centro culturale, adesso per partecipare ne faccio 120! Ma lo spirito è lo stesso. (Roberta Spinelli)

    […] Sono già tre anni che faccio parte del coro Il Giglio. Il beneficio più grande è la gioia che si prova nel dare agli altri e questo stato vitale altissimo che ne deriva negli ultimi tempi mi ha aiutato molto ad affrontare e risolvere i problemi nella vita personale. Vorrei incoraggiare chi ancora non svolge nessuna attività a entrare a far parte del coro, perché la gioia che ne deriva è immensa. (Veronica Chellini)

    […] Malgrado l’apparenza, estroversa e allegra, ho una grande difficoltà a esprimere le mie emozioni e i sentimenti più profondi. La prima volta che ho cantato, in occasione di una cerimonia del 16 marzo, ho scoperto un mezzo capace di liberare il mio cuore. Cantare per incoraggiare le persone e per trasmettere il mio desiderio di kosen-rufu mi porta ogni volta come ricompensa una grandissima gioia. E allora, continuo a farlo. (G.P.)

    […] «La voce compie il lavoro del Budda, perciò è chiamata “kyo”, rappresenta l’azione instancabile del Bodhisattva, che va da un luogo all’altro per diffondere la Legge mistica» (Ongi kuden). La musica mi sembra che aiuti la voce a trasmettere un incoraggiamento diretto da cuore a cuore. Da quando faccio parte del coro Il Giglio sto imparando a tirar fuori la “mia” voce e il mio vero io. Anche se mi sembrava impossibile, la persona che emerge mi piace sempre di più. (Francesca Ciuffi)

    […] Fu nel 2001, a una riunione, che cantai per la prima volta nel coro e riuscii a trovare un po’ di serenità in un periodo “d’inferno”. Decisi quindi di far parte del coro Il Giglio. Nei primi tempi ebbi l’impressione che non ci fosse troppa sintonia, ma la pazienza ci ha aiutato a creare un gruppo compatto con gran voglia di dare e di sentirsi unito come le nostre voci. Pian piano il magone che avevo si è sciolto lasciandomi serenità e leggerezza e penso: grazie coro! (Rosa Piccinini)

    […] Ho iniziato a cantare nel coro in occasione di un anniversario della SGI. La gioia che ne scaturì mi fece decidere di restarvi. Purtroppo l’insorgere di una malattia del sistema nervoso neurovegetativo che colpisce anche il labirinto, e di conseguenza l’udito, a volte mi costringe a letto per lungo tempo. Quale migliore attività, se non il coro, per mantenere attivo l’udito? Quando tornai alle prove i direttori dissero che c’era il rischio che il coro si sciogliesse per dei problemi nell’Istituto. Dovevamo dimostrare “l’utilità del Coro”. Tutti accogliemmo questa sfida e mi considerai fortunato di non essere solo perché così avremmo vinto sicuramente. Recitai Daimoku con forza per non essere mai malato in occasione delle prove. Adesso il coro è più forte che mai e i medici sono stupiti che io non mi sia arreso e sia ancora vivo. La mia prossima sfida è guarire completamente e sono sicuro che “posso” farcela. (Leonardo Pavia)

    […] Da quando sono nel coro Il Giglio sto trasformando la tendenza alla disperazione e alla depressione che mi chiude la gola. La mia voce deve uscire per dare gioia a centinaia di persone. I grossi problemi non si superano solo per se stessi. Il canto è qualcosa di mistico che si trasmette da cuore a cuore. Per questo mi sono battuta anch’io perché il coro non si sciogliesse, quando lo prospettarono. Quest’attività serve a sviluppare la nostra sensibilità e umanità. Adesso il coro è addirittura cresciuto e riusciamo a toccare il cuore delle persone. Mi sembra di incoraggiarle ad aver fede, attraverso una canzone! (Milvia Petracchi)

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