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L'eredità del mio maestro - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:57

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L’eredità del mio maestro

«Tutto ciò che dico, ogni mia parola, in ultima analisi, viene dalle guide del presidente Toda, fa parte di ciò che egli mi ha insegnato». Daisaku Ikeda, ricordando con affetto gli insegnamenti del suo maestro, ripercorre i punti essenziali per svolgere la responsabilità buddista e prendersi cura delle persone

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«Tutto ciò che dico, ogni mia parola, in ultima analisi, viene dalle guide del presidente Toda, fa parte di ciò che egli mi ha insegnato». Daisaku Ikeda, ricordando con affetto gli insegnamenti del suo maestro, ripercorre i punti essenziali per svolgere la responsabilità buddista e prendersi cura delle persone

La morte
attende noi tutti
un giorno.
Con grande coraggio
dunque affrontiamo
ogni singolo nemico del Budda.

Toda compose questa poesia nel 1951, quando fu nominato secondo presidente della Soka Gakkai. È un’espressione della sua determinazione come presidente.
Mai, nemmeno per un istante, ho dimenticato il mio maestro. Ho studiato devotamente tutte le sue guide, le ho impresse nella mia vita e le ho messe puntualmente in pratica. Tutti i suoi insegnamenti nella fede sono vivi ancora oggi dentro di me e mi illuminano la strada. Una volta il presidente Toda dichiarò con forza: «Dobbiamo batterci fino in fondo contro l’ingiustizia! Non permettiamo a nessuno, chiunque esso sia, di denigrare i nostri membri».
Toda sfidava chiunque osasse tormentare i membri. Era severo e privo di compromessi. Insegnava anche rigorosamente: «Rifiutatevi di tollerare i nemici del Budda! Pregate e sconfiggeteli, insegnando così che una forte preghiera è la chiave della vittoria in ogni battaglia». Inoltre ammoniva i leader in prima linea a stare sempre all’erta e a prevedere le cose. È impossibile ingaggiare una battaglia vittoriosa e proteggere i membri se le prime linee dell’organizzazione non sono solide e sicure. E dichiarava senza mezzi termini che era meglio fare a meno di quei responsabili apatici e lassisti che ostacolano il nostro movimento o di quei responsabili arroganti e autoritari che causano problemi e dispiaceri a tutti.
I responsabili dominati dagli interessi personali sono fonte di ristagno e di paralisi. È vitale che i leader della Soka Gakkai nutrano un caloroso apprezzamento e rispetto per i loro compagni di fede e facciano il massimo per servirli e sostenerli. Se la Soka Gakkai si atterrà rigorosamente a questa massima, vedrà moltiplicarsi la crescita conseguita sinora. Qualsiasi organizzazione locale della Gakkai può cambiare e migliorare in maniera impressionante; tutto dipende dal carattere e dal comportamento dei responsabili. I responsabili che mettono i membri al primo posto brilleranno per il loro carattere esemplare e vedranno aumentare la loro energia e le loro capacità. Tutto ciò che si fa per gli altri e per kosen-rufu ritorna nella nostra vita. Niente va sprecato nel regno del Buddismo.
Una volta, poco prima di imbarcarsi in una delle sue grandiose imprese per la felicità della gente e il benessere della società, il presidente Toda disse: «Facciamo vedere al mondo di che pasta è fatta la Soka Gakkai!». «Daisaku, conto su di te!» e anche: «Membri della Divisione giovani, fate il massimo! Combattiamo insieme!». E noi giovani, con le parole di Toda impresse nel cuore, andammo alla carica raccogliendo la sfida che ci aveva lanciato. Adesso sono io a contare su tutti voi della Divisione giovani. Quest’epoca appartiene a voi.
Toda diceva anche: «Bandite dalle nostre fila i presuntuosi e gli arroganti che cercano di sfruttare la nostra organizzazione per il loro tornaconto personale». Nel passato abbiamo visto persone di impressionante arroganza disprezzare e infine tradire i loro sinceri compagni di fede, grazie al cui sostegno erano stati eletti a una carica pubblica. Di fronte a un simile comportamento deplorevole non si può far finta di nulla; va condannato ora e sempre. E diceva che le persone veramente grandi sono quelle che si sforzano di aiutare chiunque a diventare grande, che apprezzano e rispettano gli altri. Una persona non è grande semplicemente perché ha una responsabilità. Le persone più ammirevoli sono quelle che si impegnano attivamente per proteggere questa organizzazione che porta avanti la volontà e il mandato del Budda. Sono i membri della Soka Gakkai che si adoperano senza posa nelle prime linee del nostro movimento, un giorno dopo l’altro. Spero che voi tutti lodiate senza riserve i compagni di fede e li trattiate col massimo rispetto. Ai giovani, Toda diceva: «La cosa più importante è migliorarsi. Non dubitate mai della filosofia del Daishonin e avanzate pervasi dalla potente determinazione di realizzare kosen-rufu». Questo è lo spirito che ha portato il nostro movimento a espandersi in tutto il mondo e, nel contempo, a continuare a crescere con vigore anche in Giappone.
Tutto ciò che dico, ogni mia parola in ultima analisi, viene dalle guide del presidente Toda, fa parte di ciò che egli mi ha insegnato. Fin dalla giovinezza ho impresso le sue parole nel mio cuore considerando ogni sua guida come un insegnamento e un’eredità eterni.
In un’altra occasione Toda parlò a un gruppo di giovani della realtà sociale che li attendeva: «Tutto dipende da quanto riuscirete a comunicare la nostra sincerità agli altri. È sulla sincerità che si basano tutte le nostre attività; è il cuore di tutto». La sincerità è la chiave. Quando parlate agli altri del nostro movimento e delle nostre attività è importante che lo facciate con umiltà, onestà e sincerità. Limitarsi a cercare il loro favore o un apprezzamento superficiale non è sincerità. La sincerità è permeata dal profondo desiderio della felicità degli altri. La massima espressione di sincerità consiste nel porsi all’avanguardia nella battaglia di kosen-rufu, nel darsi da fare per eliminare il male e creare il bene. Spero che tutti voi, ognuno nel suo campo, vi conquisterete la fiducia, l’ammirazione e la lode di molte persone.
Toda diede anche la seguente guida: «Una volta avviata un’impresa dovete vincere. Non dimenticate mai nemmeno per un istante che l’unico motore del successo in tutte le cose è recitare Daimoku fino in fondo, pregando sinceramente davanti al Gohonzon». È stato seguendo alla lettera la sua guida che la Soka Gakkai è diventata l’organizzazione mondiale vincente che è oggi. «I condottieri del passato usavano il proprio castello come una fortezza quando andavano in battaglia. Oggi la Soka Gakkai sta avanzando verso kosen-rufu usando come fortezza le persone capaci» disse Toda quando visitò le rovine del castello di Aoba a Sendai, dove sorge anche un monumento equestre del famoso condottiero Date Masamune (1567-1636) che fece costruire la fortificazione. «Possiamo trasformare l’impossibile in possibile – diceva ­- se sfruttiamo ogni grammo di quella poca saggezza che possediamo e ci adoperiamo con tutte le nostre forze. Questi sforzi faranno manifestare la protezione del Gohonzon». Proprio così: pensare che tutto andrà bene solo perchè si pratica il Buddismo del Daishonin non è vera fede; è indice del fatto che siamo diventati compiacenti e pigri nella fede. Quando nutriamo l’ardente desiderio di realizzare kosen-rufu e agiamo col massimo impegno verso questo scopo saremo protetti dal Gohonzon. E diceva anche: «Qualsiasi cosa accada, l’unico punto cruciale che non dovete mai dimenticare è una forte fede. Perché con la fede si può vincere in qualsiasi cosa». Niente può resistere a una forte fede. Se abbiamo veramente fede possiamo vincere in qualsiasi situazione.
Ci saranno momenti in cui diventerete impazienti o vi farete prendere dall’ansia perché sembra che le vostre preghiere non ottengano una risposta: ma tutte le preghiere che conducono alla vostra felicità si realizzeranno senza alcun dubbio. Non c’è nessuna possibilità di errore in questo. Tale è il potere della Legge mistica e della fede. Spero che lo ricorderete sempre. Nel Buddismo la chiave è nel nostro comportamento e per comportamento intendo le azioni. Tutti voi fate azioni magnifiche per kosen-rufu e già il fatto di aver intrapreso un viaggio così lungo per venire in Giappone è una dimostrazione della profondità della vostra fede.
L’imperatore e filosofo dell’antica Roma Marco Aurelio disse che dovremmo costruire la nostra vita un passo alla volta, contribuendo con ogni singola azione all’edificio globale della vita. Sono parole molto sagge. Le grandi imprese non si realizzano in un giorno. Dobbiamo perseverare nell’agire costantemente, un passo alla volta.
Nel mondo attuale fin troppe persone cercano una via rapida verso il successo e la ricchezza, scansando la fatica e facendosi largo con abili manovre. L’approccio buddista alla vita è totalmente opposto. Anzitutto cominciamo la giornata recitando vigorosamente Daimoku e il sutra. Attraverso la fusione della nostra vita con l’universo chiariamo gli scopi della giornata e partiamo pieni di fresca vitalità. Poi affrontiamo con tutte le nostre energie il compito o la sfida che abbiamo davanti, senza cercare scorciatoie. Ci sforziamo al massimo in tutto ciò che facciamo e sfruttiamo al massimo ogni giornata. I gruppi e le organizzazioni i cui membri si sforzano con energia ed entusiasmo avranno sicuramente successo. È una regola immutabile. La forza trainante della vittoria, come dimostra il grande sviluppo della Soka Gakkai, risiede nell’agire concretamente adesso e in una buona preparazione.
Kanzo Uchimura (1861-1930) scrisse: «Desidero concentrare tutte le mie energie nel far crescere le persone. Questo è il mezzo con il quale spero di riformare la società». La cura e l’educazione delle persone sono la base di tutto. La Soka Gakkai ha sempre tenuto ben presente questo punto sul quale anche il Buddismo pone un particolare accento. La pace mondiale e la prosperità del nostro paese dipendono dalla crescita di tante persone di talento e dall’espansione della rete di coloro che agiscono per il bene. Tutto dipende dalla gente.
Toda ci ha sempre insegnato che la Soka Gakkai dev’essere un’organizzazione in cui i giovani possano crescere e svilupparsi. «La Soka Gakkai – diceva – esiste per i giovani. Non c’è spazio per coloro che si montano la testa perché sono un po’ più anziani nella fede o ricoprono qualche carica e ne approfittano per reprimere e disprezzare i giovani. Non dobbiamo diventare arroganti e autoritari. Non siate gelosi dei più giovani nella fede, pregate per la loro crescita! Il vostro lavoro consiste nel far crescere dei bravi giovani che possano contribuire al benessere della società, dei loro concittadini e di tutta l’umanità. Questo è lo scopo della Gakkai». Spero che imparerete a memoria queste parole. Domani, 11 febbraio, è il compleanno di Toda, per l’esattezza il centocinquesimo anniversario della sua nascita. Celebriamolo rallegrandoci per lo sviluppo senza precedenti conseguito dal nostro movimento in questi settantacinque anni e facciamo di questo un nuovo anno di vittoria, consapevoli che tutti coloro che si adoperano per kosen-rufu e la Gakkai riceveranno benefici incommensurabili e alla fine vinceranno senza alcun dubbio. Esaminiamo un brano del Gosho L’eredità della Legge fondamentale della vita, datato 11 febbraio 1272 che Nichiren Daishonin inviò al suo discepolo, il prete Sairen-bo: «Io, Nichiren, ho cercato di risvegliare tutto il popolo giapponese alla fede del Sutra del Loto in modo che potesse condividerne l’eredità e ottenere la Buddità, ma invece mi hanno perseguitato in ogni modo e infine mi hanno esiliato in quest’isola» (SND, 4, 224). Il Daishonin trascorse tutta la vita battendosi contro calunnie prive di fondamento. Gli invidiosi cercano sempre di screditare le persone buone e rette attraverso le più vergognose bugie. È uno schema immutabile nel tempo.
Il Daishonin proseguiva rivolgendosi al suo discepolo con profonda compassione: «Tu hai seguito Nichiren nonostante tutto e hai incontrato delle persecuzioni. Questo pensiero mi addolora profondamente» (ibidem).
La relazione maestro-discepolo è l’essenza del Buddismo. Il maestro che si dedica a sostenere l’insegnamento corretto combatte contro i tre potenti nemici e in mezzo a vari ostacoli si sforza di propagare ampiamente la Legge mistica senza risparmiare la propria vita, esattamente come il sutra insegna. La missione dei discepoli è proteggere accuratamente il loro maestro e affrontare e sconfiggere gli avversari in suo nome. È importante inoltre che i discepoli propaghino il Buddismo con lo stesso spirito del maestro. Questo è il significato della non dualità di maestro e discepolo. Alla luce del Buddismo coloro che seguono con fede il sentiero di maestro e discepolo per tutta la vita vedranno prosperare la loro esistenza e quella dei loro discendenti fino all’infinito futuro. Se non comprendiamo la fondamentale relazione maestro-discepolo, anche se le nostre vite possono andar bene per un certo periodo, alla fine perderemo di vista il nostro scopo essenziale ed imboccheremo una spirale discendente. Capire o meno la relazione maestro-discepolo consiste in una sottile differenza nel nostro atteggiamento interiore. La differenza è impercettibile, ma le conseguenze sono enormi.
Il Daishonin loda la sincera dedizione di Sairen-bo: «L’oro non può essere bruciato dal fuoco né corroso e spazzato via dall’acqua, mentre il ferro è vulnerabile al fuoco e all’acqua. Una persona saggia è paragonabile all’oro, uno sciocco al ferro. Tu sei come l’oro puro perché abbracci “l’oro” del Sutra del Loto» (ibidem). Coloro che continuano ad abbracciare l’oro indistruttibile del Sutra del Loto sono a loro volta dei tesori, persone d’oro la cui fortuna brillerà per tutta l’eternità. Quando lo spirito di maestro e discepolo manca nella nostra fede e nella nostra vita, è facile soccombere all’egoismo e al desiderio di gratificazione personale, diventare indulgenti con se stessi e deviare dal Buddismo che incarna la Legge fondamentale dell’universo. Nello stesso scritto il Daishonin spiega quanto sarà meraviglioso l’ultimo momento della nostra vita se rimarremmo saldi nella fede sino alla fine: «Come trattenere le lacrime di gioia sapendo che non uno o due, non cento o duecento, ma mille Budda verranno ad accoglierci con le braccia aperte?» (SND, 4, 223). Questo è un perfetto esempio di cosa significhi provare gioia sia in vita che nella morte. Tenendo sempre a mente questa frase, sforziamoci al massimo, liberi da ogni rimpianto.
Oggi molti intellettuali di varie parti del mondo stanno considerando positivamente l’esempio di relazione maestro-discepolo che si trova nella Soka Gakkai. Perché la Soka Gakkai è così forte? Il filosofo indiano Radhakrishnan, ex direttore del Gandhi Memorial Hall, ha evidenziato l’aspetto vivo e creativo della relazione maestro-discepolo che si ritrova nella Soka Gakkai. E Victor Sadovnichy, uno dei più importanti matematici russi contemporanei, rettore dell’Università statale di Mosca, vede nella nostra dedizione alla relazione maestro-discepolo un segno di profondità e ricchezza spirituale. La gratitudine verso il proprio maestro è la strada dell’autentica umanità.
Anche nel mondo dell’educazione l’allenamento ricevuto attraverso la relazione maestro-discepolo e insegnante-allievo è molto importante. Zheng Yishu, eminente educatore cinese dell’Università per insegnanti Fujian ha commentato così la sua visita alle scuole Soka: «L’educazione Soka si basa saldamente sul cammino di maestro e discepolo. Essa è alimentata dalla meravigliosa linfa vitale di questa relazione. Questa è la risposta a cui sono giunto dopo aver visitato la Soka University e il sistema scolastico Soka per scoprire come riuscissero a sfornare studenti tanto meravigliosi». Se maestro e discepolo hanno unità d’intenti possono attingere a un potere infinito e realizzare qualsiasi cosa. Questa è un’immutabile verità buddista. La notevole crescita numerica dell’organizzazione nella campagna di febbraio 1952, una pagina storica negli annali di kosen-rufu, fu una vittoria della “non dualità di maestro e discepolo” che condividevo con il presidente Toda.
Considerato il ritmo di crescita di quel periodo, lo scopo di Toda di realizzare 750.000 famiglie sembrava un sogno impossibile. Se avessimo continuato a crescere a quella velocità non lo avremmo mai raggiunto. Fu in quel periodo che Toda mandò me, allora ventiquattrenne, nel capitolo Kamata. Mi misi all’opera come suo discepolo e insieme ai membri del capitolo conseguii una splendida vittoria. La campagna di Kamata creò una potente ondata che spinse la Soka Gakkai verso una crescita impressionante. Anche Kansai fu una battaglia da pionieri. La spettacolare vittoria che conseguimmo nella campagna di Osaka del 1956, colse completamente di sopresa la gente. Dopo essere diventato presidente della Soka Gakkai nel 1960 aprii letteralmente la strada a kosen-rufu nel mondo, prendendo varie iniziative, affrontando nuove imprese e trionfando sempre. La nostra crescita fenomenale suscitò tempeste di attacchi e critiche infondate. Ma la Gakkai ha continuato a procedere, superando ogni ostacolo. La storia dimostrerà l’integrità della nostra battaglia, basata sulla non dualità di maestro e discepolo.
Vorrei ora condividere con voi, alfieri della fede e di kosen-rufu, le parole di un grande musicista, Ludwig van Beethoven (1770-1827): «Andrò coraggiosamente incontro al mio destino e non gli permetterò mai di schiacciarmi. Oh com’è glorioso rivivere la propria vita migliaia di volte!». Quest’idea di condurre una vita d’infinito valore è simile al nostro atteggiamento nel regno della fede. Quando ci dedichiamo alla Legge mistica possiamo vivere una vita cento, mille, milioni di volte più nobile e significativa di coloro che non lo fanno. E in particolare per voi giovani superare le difficoltà che si incontrano per cercare di manifestare al massimo le proprie potenzialità è la più grande felicità. Di primo acchito scansare le difficoltà e fare come vogliamo può apparire preferibile ma è quel tipo di esistenza fondamentalmente animale che non procura altro che danni e grande infelicità.
Le Divisioni professionisti del mondo degli affari e imprenditori furono fondate nel 1973, in un periodo in cui l’economia giapponese era di fronte a una grave crisi dovuta all’improvviso aumento dei prezzi del petrolio grezzo. Nel corso degli anni i membri di quei due gruppi hanno lavorato insieme incoraggiandosi a vicenda e dando prova di vittoria nella loro vita individuale e nella società, riuscendo anche a superare i tempi duri seguenti al crollo dell’economia giapponese all’inizio degli anni ’90.
André Malraux (1901-76), scrittore francese con il quale ho pubblicato un dialogo, disse che è sempre nelle situazioni difficili che si realizzano grandi cose. Viviamo in un’epoca turbolenta ma è proprio in essa che può brillare la saggezza pratica che il Buddismo manifesta nella società e con cui si possono realizzare grandi cose. Il magnate dell’acciaio e filantropo Andrew Carnegie (1835-1919) esprimeva così la sua filosofia: «Raramente, per non dire mai, si riesce a costruire una grande azienda se non sulla base della massima integrità». La vittoria della Divisione professionisti del mondo degli affari e della Divisione imprenditori è anche una vittoria dell’integrità. Nichiren Daishonin dichiara severamente: «Prego che i miei seguaci siano come i cuccioli del re leone e non si facciano mai ridicolizzare dai branchi di volpi» (GZ,1589). La Soka Gakkai è un gruppo di leoni combattivi. Non permettiamo che nessuno ci disprezzi o si prenda gioco di noi. Con la «strategia del Sutra del Loto» (vedi SND, 4, 195) abbiamo il mezzo fondamentale per trionfare fiduciosamente su qualsiasi cosa.
Lo scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry (1900-44) disse: «Solo la vittoria unisce». Dove c’è speranza e vittoria le persone si uniscono naturalmente: «Abbiamo vinto! Vinciamo anche la prossima volta!». Solo i luoghi permeati da questo spirito vittorioso possono sperare di attrarre davvero un gran numero di persone. In una condizione perdente invece è facile che le persone si facciano assalire dal dubbio e dalla sfiducia. E i traditori fanno la loro comparsa. Non c’è niente di più pietoso. Nella vita si vince o si perde. Per questo è assolutamente essenziale fare ogni possibile sforzo per vincere. Come scrive il Daishonin: «La legge del Budda decide la vittoria o la sconfitta» (SND, 5, 113). La Legge mistica è l’eterna legge dell’universo che ci permette di essere vittoriosi su tutti gli ostacoli. Il filosofo francese Blaise Pascal (1623-62) diceva: «L’orgoglio […] è uno strano mostro, e un’aberrazione assai palpabile». Non dobbiamo lasciarci sconfiggere dalle persone tronfie e arroganti, altrimenti il nostro sodalizio di persone buone e rette verrà distrutto. Diceva anche che la vanità non merita altro che le nostre risate. In altre parole, ridete delle bugie presuntuose e dell’ignoranza. Toda diceva spesso la stessa cosa. Pascal ebbe a lottare contro l’autoritarismo religioso e fu bersaglio di calunnie prive di fondamento. Nel mettere in evidenza l’errore di uno dei suoi critici scrisse: «Calunniare: questa è una grande cecità di cuore. Non vedervi alcun male: questa è la massima cecità di cuore». In breve stava dicendo che la calunnia è una grave offesa, tanto grave che non può essere trascurata. Le persone di grande integrità e convinzione verranno sempre attaccate e diffamate. Come sapete la vita di Nichiren Daishonin fu una serie continua di persecuzioni, come dice la predizione contenuta nel Sutra del Loto stesso, secondo la quale il suo devoto avrebbe incontrato calunnie e abusi.
Il Mahatma Gandhi (1869-1948) paladino della nonviolenza e dell’indipendenza indiana, invocava il cambiamento da una religione autoritaria a una religione che esistesse per il bene della gente. Diceva che le cerimonie religiose sono state inventate dal clero di professione e per la maggior parte non sono che stratagemmi per far soldi. Anche il Buddismo ha una storia di preti di professione che si sono arricchiti attraverso cerimonie religiose, inesistenti all’epoca di Shakyamuni. Questa non è religione, sono affari. La fede non dipende dalle cerimonie e dalle formalità. È una lotta per trasformare noi stessi. In Guerra e Pace, Leone Tolstoj scrisse: «La sorgente della felicità non è fuori, ma dentro di noi». Sono parole perfettamente in accordo col Buddismo.
E per costruire una vita felice è essenziale temprarsi e migliorarsi durante la gioventù. Il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer (1788-1860) diceva: «Ciò che è stato bene appreso in gioventù rimane per sempre». Addestrare accuratamente i giovani era la strategia di Toda per far crescere persone capaci. «È un errore contemplare sempre il bene e ignorare il male, perché lasciare che le persone lo ignorino lascia aperta la porta alla catastrofe» ha detto l’attivista sociale americana Helen Keller (1880-1968). Il successore del Daishonin, Nikko Shonin, rimproverò aspramente l’offesa alla Legge da parte di Niko, uno dei cinque preti anziani che tradirono il Daishonin: «Se non sconfessiamo i maestri aberranti che vanno contro gli insegnamenti del Daishonin ci rendiamo colpevoli di una grave offesa» (Hennentai Gosho, 1734).
Il male dilaga velocemente portando disgrazia a tutti, per questo è così importante refutarlo fino in fondo e stroncarlo alla radice. Se non lo facciamo, esporremo i membri sinceri e dal cuore buono all’infelicità. Il sedicesimo presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln disse: «Non ho forse distrutto i miei nemici nel momento in cui ne ho fatto i miei amici?». È essenziale crearci amici che hanno idee diverse dalle nostre ed espandere sempre di più la nostra cerchia di amicizie e buone relazioni.
Spero che siate tutti in buona salute e continuiate a progredire col morale alto. Prego dal più profondo del cuore per la vostra salute e la vostra crescita. Alcuni membri senza dubbio stanno combattendo contro la malattia, ma ricordate che ammalarsi non è affatto un segno di sconfitta. Come scriveva il Daishonin a un credente la cui figlia era ammalata: «Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito di un leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo?» (SND, 4, 149). Considerate la vostra battaglia contro la malattia come un’opportunità per trasformare il vostro karma. Una tale salda determinazione spazzerà via qualsiasi ostacolo e vi aprirà la strada per una indistruttibile felicità. Tolstoj scriveva che «la malattia è un enorme beneficio! Ci insegna la natura della nostra esistenza e quale sia il compito della nostra vita». E il pedagogista svizzero Carl Hilty diceva: «Anche la malattia può essere una grande fortuna, una catarsi, un varco verso una più alta visione della vita che non sarebbe mai stata possibile finché godevamo di buona salute».

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