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Le idee sono come semi - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 03:15

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Le idee sono come semi

A quarantadue anni dalla fondazione dell’Istituto di Filosofia Orientale, il presidente Ikeda ne sottolinea l’importante missione per lo sviluppo e la diffusione della cultura, mezzo indispensabile per la creazione di un mondo di pace

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A quarantadue anni dalla fondazione dell’Istituto di Filosofia Orientale, il presidente Ikeda ne sottolinea l’importante missione per lo sviluppo e la diffusione della cultura, mezzo indispensabile per la creazione di un mondo di pace

Qual è la forza più potente del mondo? È la forza delle idee. È ciò per cui lo scrittore francese Victor Hugo (1802-85) dichiarò: «Scambiamoci le idee piuttosto che i proiettili». Scrisse inoltre: «Sono le idee, non le locomotive che muovono il mondo», e ancora: «Chi può desiderare una conquista per mezzo della spada? Nessuno….Tutti invece vorrebbero una conquista per mezzo delle idee». La parola “idee” potrebbe suonare in qualche modo astratta, ma le idee costituiscono in realtà un modo di guardare le cose, ci forniscono una visione del mondo. Le idee e le filosofie non sono oggetti tangibili, ma influenzano e persino controllano le azioni degli individui e determinano i destini delle società. Per questo motivo hanno un enorme potere.
Il 4 febbraio è il giorno dell’Istituto di Filosofia Orientale (IOP). Quest’anno segna il quarantaduesimo anniversario della fondazione di questo Istituto di ricerca affiliato alla Soka Gakkai. Il Gran Maestro T’ien-t’ai scrisse che dopo quarantadue anni di preparazione, il Budda Skakyamuni insegnò il Sutra del Loto per gli otto anni successivi. Allo stesso modo, dopo quarantadue anni di riconoscimenti ricevuti in ogni parte del mondo, è arrivato il momento per l’IOP di dare il suo contributo più grande, realizzando la sua missione di illuminare quest’epoca oscurata con la magnifica luce del Sutra del Loto.
Un famoso studioso buddista, visionando i manoscritti del Sutra del Loto durante la mostra Il Sutra del Loto e il suo mondo: manoscritti buddisti della Via della Seta, tenutasi a Tokyo nel 1998, espresse la sua felicità per aver vissuto abbastanza a lungo da poter ammirare quei testi; fu anche sorpreso dal fatto che l’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia Russa di Scienze (IOSRAS) avesse permesso che i manoscritti lasciassero i suoi edifici per la prima volta. Anch’io ho visto quei manoscritti ed è stata un’esperienza profonda ed emozionante. Le parole del testo sembravano vive, come se splendessero e danzassero davanti ai miei occhi. Non erano semplicemente delle lettere, erano vita. Nichiren Daishonin scrive: «Il Budda salva gli uomini attraverso la parola scritta» (GZ, 153) e «Chi legge il Sutra del Loto, non deve considerarlo come semplici parole scritte, perché le sue parole sono la mente del Budda» (SND, 6, 23). Ogni singola parola di ogni copia manoscritta del Sutra del Loto contiene la determinazione del suo trascrittore a trasmettere lo spirito del Budda.
Il Sutra del Loto è il re dei sutra. Dette speranza a coloro che percorsero la Via della Seta esortandoli a vivere pienamente la loro vita e affermando che potevano cambiare il loro destino. Perché siamo sconfitti dalla sofferenza? Perché non abbiamo la consapevolezza che noi stessi siamo dei Budda! Il Sutra del Loto ci risveglia a questa verità.
«Tutti noi siamo originariamente dei Budda» – Quale commovente messaggio è questo! Molti buddisti hanno scalato picchi innevati, hanno attraversato deserti di fuoco e lottato contro innumerevoli ostacoli per portare questo messaggio fino al cuore della gente.
Penso alla lotta dell’IOSRAS. Il centro russo del nostro IOP ha sede nello stesso edificio. L’IOSRAS ha una storia di grande impegno nel proteggere molti antichi manoscritti buddisti, incluso il Sutra del Loto. Sono rimasto molto colpito dallo spirito di questo istituto; il suo staff è per noi fonte d’ispirazione.
Durante la seconda guerra mondiale, l’esercito tedesco scagliò un feroce attacco su Leningrado (oggi San Pietroburgo). Dichiarando che avrebbero cancellato ogni minima traccia della città dalla faccia della terra, i tedeschi rimasero in stato d’assedio per novecento giorni, ma l’eroica città sopravvisse. I bombardamenti facevano tremare le mura dell’istituto ma i ricercatori affrontarono la distruzione, l’oscurità, il freddo pungente, la fame, le malattie dei familiari e la morte dei loro amici rifiutando di arrendersi. Erano determinati a proteggere, per le future generazioni, la preziosa eredità dell’istituto sopravvissuta fino ad allora attraverso molti secoli. Continuarono il loro lavoro, scaldando l’inchiostro con il calore del loro respiro e scrivendo con le ditta rattrappite dal freddo. Alcuni di loro morirono di privazioni con la penna ancora in mano. Erano assolutamente determinati a continuare la loro ricerca e a scriverla, come se la loro stessa vita dipendesse da questo. Fu una lotta fra i custodi della civiltà umana e le barbariche forze della guerra. Fu uno scontro decisivo all’ultimo sangue per la dignità e il valore della vita umana. Il personale dell’istituto non pensò alla propria salvezza, ma misero in pratica quell’altruismo, che è l’ideale di gran parte del pensiero orientale. L’antico saggio taoista Chuang-tzu scrive: «Il grand’uomo è altruista». Il Sutra del Loto afferma: «Senza curarci dei nostri corpi o delle nostre vite, avremo a cuore solo la via suprema» (SDL, 13, 254). Le persone veramente civili non vivono basandosi sul calcolo e sul proprio interesse. La cultura e la civiltà sono una lotta spirituale contro l’autorità, lo sfruttamento economico, le gerarchie e la dominazione. Ma nonostante il Daishonin avesse intrapreso questa lotta filosofica, alcuni dei suoi discepoli erano più preoccupati per la loro fama e per la loro affermazione sociale, come per esempio il prete Sammi-bo, che tenne pomposi sermoni di fronte alle autorità di Kyoto, disprezzando il Daishonin nel suo cuore. Egli è un esempio di autodistruzione causato da un atteggiamento vanaglorioso e servile verso le autorità.
Ho fondato l’IOP spinto dal desiderio che divenisse un paladino nella lotta per le idee. Nel giugno del 1961, l’anno dopo la mia elezione a presidente della Soka Gakkai, intrapresi un viaggio in vari paesi asiatici.Visitando Hong Kong, Sri Lanka, India, Birmania, Thailandia e Cambogia, pensavo costantemente a come avrei potuto realizzare la trasmissione del Buddismo del Daishonin verso ovest. Riflettevo su come rispondere alle parole del mio maestro Josei Toda: «Ti affido la missione di kosen-rufu in Asia». Sapevo che un atteggiamento fanatico o comunque basato unicamente sulla convinzione delle proprie idee non avrebbe mai avuto un buon esito; in più, quando una ideologia è in errore, può generare effetti disastrosi. L’orribile campagna di Imphal, l’occupazione dell’esercito giapponese in Birmania durante la seconda guerra mondiale, ne è un classico esempio. Mio fratello maggiore perse la vita in quella campagna o piuttosto fu costretto a morire in guerra, sacrificato in nome della falsa e disumana ideologia nazionalista. Ero assolutamente convinto che diffondere una filosofia la cui essenza era il supremo valore della vita, fosse fondamentale per creare un mondo senza guerre, ma gli insegnamenti del Daishonin, proposti in maniera diretta, potevano non essere immediatamente compresi e apprezzati. Molti paesi asiatici erano seguaci delle tradizioni meridionali del Buddismo, in altri, invece, predominava l’Islamismo. Ogni paese aveva la sua peculiare cultura, la sua propria struttura sociale e politica. Senza un adeguato riconoscimento della loro legittimità non avrebbe potuto aver luogo alcun dialogo. Un giorno, durante il mio soggiorno a Bodhgaya, il luogo dove si dice che Shakyamuni si sia illuminato, presi una decisione: «Abbiamo bisogno di un’organizzazione che studi il pensiero e la cultura orientale da un’ampia varietà di prospettive. Lo studio accademico e la ricerca intellettuale forniscono un terreno comune dove tutta l’umanità può incontrarsi e interagire e su cui si può ricercare un dialogo aperto. Impegniamoci in un dialogo fra civiltà e religioni diverse che possa essere accettato da tutti. Il Sutra del Loto è chiamato il re dei sutra perché abbraccia tutto». Il cielo di Bodhgaya era di un azzurro trasparente e sembrava risplendere di questa grande promessa per il futuro. In quel momento mi venne in mente un passo della Raccolta degli insegnamenti orali: «È grazie alla protezione del Bodhisattva Virtù Universale [che rappresenta la funzione della saggezza universale n.d.r.] che la trasmissione di questo sutra sarà realizzata» (GZ, 780). Il Bodhisattva Virtù Universale è il bodhisattva che promette di proteggere il devoto del Sutra del Loto con la sua stessa vita. Fu così che nel 1962, venne fondato l’IOP (Istituto di Filosofia Orientale). L’anno seguente fondai un “terreno comune” musicale, l’Associazione concertistica Min’On. Se l’IOP rappresenta l’incarnazione del Bodhisattva Virtù Universale, la Min’On è l’incarnazione del Bodhisattva Suono Meraviglioso. Continuai a fare nuovi passi per la pace negli ambiti educativi e politici. Un turbinio di pensieri infuriava dentro la mia testa.
Oggi l’IOP ha relazioni con istituti di ricerca e organizzazioni accademiche in tutto il mondo. Ha distaccamenti in Inghilterra, India, Hong Kong e Russia e ha raggiunto notorietà internazionale con la pubblicazione di manoscritti del Sutra del Loto. Ciò è avvenuto grazie al sostegno di innumerevoli persone verso le quali, come fondatore dell’Istituto, nutro una profonda gratitudine.
Il Giornale di Studi Orientali, organo dell’ IOP, ha pubblicato il suo centocinquantunesimo volume. Nel 1977 pubblicò un dialogo fra lo studioso di filosofia greca Michitaro Tanaka (1902-1985) e Shigeki Kaizuka (1904-1987) esperto di filosofia asiatica, intitolato Dialogo su Est e Ovest. Di comune accordo essi conclusero che la più grave mancanza dei leader politici giapponesi contemporanei era che questi non leggevano più, al contrario della classe dominante del diciannovesimo secolo che invece era dotata di una vasta e approfondita cultura. Ambedue gli studiosi notavano come la mancanza di una cultura classica avesse reso l’attuale classe dirigente superficiale e irriflessiva. Quando i leader sono carenti di una base filosofica, sia la politica che l’economia sono destinate a non progredire; questa è necessaria in quanto fornisce una solida visione della vita e rende consapevoli degli eventi. Due ricercatori di fama mondiale specializzati nello studio del cervello e della mente umana, hanno affermato che il modo in cui si considera l’essere umano, – che sia “figlio di Dio”, “mezzo di produzione”, “essere in movimento” o “specie di primate”- influenza in maniera determinante la politica, la cultura e la vita quotidiana. È necessaria quindi molta saggezza per far fronte all’incredibile aumento d’informazione che caratterizza i nostri tempi.
Alcune decine di anni fa, a Bodhgaya in India, interrai una lapide di pietra dedicata a kosen-rufu in Asia. Sebbene la cerimonia ebbe luogo il 4 febbraio del 1961, feci incidere sulla lapide questa data: «28 gennaio del settecentonovesimo anno dalla proclamazione del Buddismo». Questa era la data in cui avevo iniziato il mio viaggio in Asia e Nichiren Daishonin proclamò il suo insegnamento il 28 aprile del 1253. [vedi La nuova rivoluzione umana, vol. 3, cap. India, n.d.r.]. Il 28 gennaio del 2003, quarantadue anni dopo il mio viaggio in India, visitai l’IOP per la prima volta dopo lunghissimo tempo e mi resi conto di quanti giovani dotati di notevole talento, personalità e intelligenza fossero emersi all’interno dell’istituto. Spero che l’IOP, nel cammino verso il suo cinquantesimo anniversario, continui a essere attivo nella lotta per le idee.
Le idee sono come semi. Sebbene i semi siano invisibili durante l’inverno, all’arrivo della primavera hanno il potere di coprire i prati e le montagne di fiori e di germogli. L’economista John Maynard Keynes (1883-1946) conclude una delle sue opere più famose con queste parole: «Sono sicuro che il potere degli interessi in gioco sia assolutamente sopravvalutato in confronto alla graduale penetrazione delle idee. Di certo non subito, ma dopo un certo intervallo di tempo… le idee… sono più potenti di quanto non si pensi comunemente. Senza dubbio, il mondo è governato da poco altro».
Quali idee, quale movimento catturerà e indirizzerà il cuore degli uomini del ventunesimo secolo? La competizione è già iniziata. Un sistema di pensiero può contenere una varietà di idee e concetti, ma ciò di cui ha bisogno sopra ogni altra cosa è di potersi basare su un chiaro nucleo illuminato – una filosofia di umanesimo e di pace, la strada verso la felicità dell’intero genere umano.

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L’Istituto di Filosofia Orientale

Cinque aree di ricerca

Fondato nel 1962, l’Istituto di filosofia orientale (IOP), affronta lo studio della tradizione buddista legato alla risoluzione di problemi che affliggono l’umanità. Sulla base dell’analisi delle scritture buddiste, vengono trattati problemi sociali e politici quali la pace, la salvaguardia ambientale, l’educazione e l’etica. L’Istituto ha promosso mostre di rari manoscritti buddisti e pubblicato manoscritti del Sutra del Loto.
La sua collezione include originali cinesi, indiani e giapponesi oltre a versioni in varie lingue del canone buddista classico. L’indice accurato del Sutra del Loto, la traduzione dal cinese del Sutra del Loto e l’indice per lo Yuima Sutra (il Sutra Vimalakirti) sono alcuni fra i risultati più riconosciuti e apprezzati. A pubblicazioni – una volta l’anno esce una selezione di articoli in lingua inglese su The Journal of Oriental Studies -, seminari, convegni e dibattiti pubblici si aggiungono iniziative che spaziano in altri campi, come la spedizione di ricerca archeologica lungo “le rotte della Via della Seta” e nei luoghi in cui si è diffuso il Buddismo.
Il programma di ricerca dell’Istituto segue cinque grandi filoni:
1) Studio del Buddismo di Nichiren Daishonin;
2) Ricerca sulle origini e lo sviluppo del pensiero del Sutra del Loto in India, Cina e Giappone. Vengono condotti studi comparati sui vari manoscritti del sutra cercando di chiarificare il carattere originale del Mahayana. Si interpreta la dottrina del sutra basandosi sulla traduzione cinese di Kumarajiva e si approfondisce lo studio del pensiero buddista da T’ien-t’ai a Nichiren;
3) Studi sulla universalità del pensiero buddista e della sua applicazione nella società contemporanea. I problemi della società moderna vengono interpretati secondo una prospettiva buddista con particolare attenzione alla questione femminile, ambientale e dei diritti umani;
4) Relazione tra religione e scienza. Gli studi vertono sulla relazione e la compatibilità tra Buddismo e scienza. L’istituto conduce ricerche e dibattiti su importanti temi quali la morte cerebrale, il trapianto degli organi e la bioetica;
5) Ricerca sui movimenti religiosi in un’epoca di globalizzazione. Si studiano i problemi della tolleranza religiosa, il ruolo della religione nella società e il dialogo tra monoteismo e Buddismo. Nello sforzo di colmare la distanza tra il pensiero occidentale e quello orientale, l’Istituto persegue lo scopo di rendere accessibile alla gente di tutto il mondo la ricca tradizione filosofica dei paesi orientali e di trovare in questa antica tradizione una grande riserva di saggezza utile al mondo intero.
La sede principale dell’Istituto si trova all’interno del campus della Soka University di Hachioji (Tokyo), e possiede una biblioteca che contiene circa 25mila volumi dove è conservata una vasta bibliografia sulle religioni e le filosofie orientali, sul Buddismo e su altre discipline accademiche. Oltre a questa, ci sono altre sedi in Francia, Inghilterra, Hong Kong, Russia e India. Al suo attivo scambi e accordi con università e istituti di ricerca nel mondo intero.
www.iop.or.jp

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