Nyosetsu Shugyo Sho
Gosho Zenshu pag. 501
Gli scritti di Nichiren Daishonin vol. 4 pag. 9
brani scelti
Verrà il tempo in cui tutte le persone, comprese quelle di Studio, Illuminazione parziale e Bodhisattva, si incammineranno sul sentiero della Buddità e solo la Legge mistica fiorirà in tutto il paese. In quell’epoca, poiché tutte le persone reciteranno Nam-myoho-renge-kyo, il vento non spezzerà i rami o le fronde, né la pioggia cadrà così forte da rompere una zolla. Il mondo diverrà come era ai tempi di Fu Hsi e Shen Nung[ref]Fu Hsi e Shen Nung: re leggendari che regnavano sulla società ideale dell’antica Cina. I loro regni impersonificavano il concetto confuciano di Utopia.[/ref] nell’antica Cina. I disastri si allontaneranno dal Paese e la gente sarà libera dalla sfortuna. Le persone impareranno anche l’arte di vivere esistenze lunghe e realizzate. Verrà il tempo in cui sarà rivelata la verità che per la Persona e per la Legge non c’è vecchiaia né morte. Non ci può essere il minimo dubbio sulla solenne promessa del sutra di una vita pacifica in questo mondo[ref] Sutra del Loto, cap. 5.[/ref].
[…]
Risposta: Chiunque pratichi il Buddismo dovrebbe prima comprendere i due tipi di pratica: shoju e shakubuku. Qualsiasi sutra o trattato deve essere praticato in uno di questi due modi. Benché gli studiosi in questo paese abbiano studiato esattamente il Buddismo non conoscono quale pratica si accordi con il tempo. Le quattro stagioni si ripetono continuamente, manifestando a turno le proprie caratteristiche. D’estate è caldo, d’inverno fa freddo. I fiori sbocciano in primavera, la frutta matura in autunno. Quindi è del tutto naturale seminare in primavera e mietere il raccolto in autunno. I vestiti pesanti sono utili nel freddo pungente, ma di che utilità sono nel caldo soffocante?
Una fresca brezza è piacevole d’estate, ma quanto lo è d’inverno? Il Buddismo funziona allo stesso modo.
Cenni storici
Questo Gosho è stato scritto nel maggio del 1273 quando il Daishonin era ancora esiliato a Sado e nonostante le numerose privazioni, si impegnava con tutto se stesso a incoraggiare i suoi discepoli. Il titolo stesso ne chiarisce il contenuto, cioè come praticare correttamente l’insegnamento del Budda, ma ci sono due significati di “pratica corretta”. Il primo indica il modo in cui Nichiren Daishonin ha vissuto in accordo con gli insegnamenti di Shakyamuni e realizzato le profezie del Sutra del Loto, mentre il secondo si riferisce alla necessità che i discepoli del Daishonin dell’Ultimo giorno della Legge realizzino i suoi insegnamenti.
Un mese prima di scrivere questo Gosho, il Daishonin aveva completato Il vero oggetto di culto, e l’anno precedente aveva ultimato il trattato L’apertura degli occhi. Con questi due Gosho fondamentali Nichiren aveva chiarito rispettivamente il significato del Gohonzon dal punto di vista della persona e dal punto di vista della Legge, spiegando che egli era il Budda originale che aveva iscritto la sua vita nel Gohonzon e materializzato la Legge suprema dell’universo, Nam-myoho-renge-kyo. In particolare, in questo Gosho Nichiren spiega l’importanza della pratica per gli altri, incoraggiando i suoi discepoli a continuare a praticare tutta la vita, nonostante le difficoltà che possono incontrare. Questo permetterà a tutti coloro che procedono con questa determinazione di ottenere la protezione di tutti i Budda dell’universo, come avevano promesso durante la cerimonia sul Picco dell’Aquila.
Spiegazione
Verrà il tempo in cui tutte le persone … promessa del sutra di una vita pacifica in questo mondo.
Questo è un brano famoso e pieno di grande speranza. Quando lo si legge ci si sente motivati ad affrontare qualunque difficoltà ed è con questo intento che il Daishonin lo aveva scritto. Mentre era in esilio a Sado, i suoi discepoli a Kamakura subivano le conseguenze della sua persecuzione, venivano vessati dalle autorità, arrestati illegalmente, accusati di crimini commessi da altri e le loro proprietà venivano illegalmente confiscate. Agli occhi della società, Nichiren appariva come un misero esiliato cui rimaneva un pugno di patetici seguaci. Per questo motivo egli incoraggia i suoi discepoli a raccogliere una forte fede, consapevoli delle persecuzioni che avrebbero dovuto affrontare e chiede loro di diffondere il vero insegnamento, mirando alla creazione di una società ideale. Questo brano quindi non va inteso come una generica predizione di un mondo perfetto, a cui anelare restando in attesa di tempi migliori, ma come un incoraggiamento concreto a impegnarsi per cambiare una società in cui viene costantemente calpestata la dignità della vita, in una in cui tutte le persone possano vivere a loro agio, manifestando la ricchezza intriseca nella vita di ognuno. La differenza fra le profezie negative o positive che vengono fatte a volte da vari capi religiosi e le predizioni del Daishonin è notevole, in quanto quelle di Nichiren sono permeate dalla saggezza e dalla compassione, dalla preoccupazione di salvare le persone dalla sofferenza e dall’impegno di fornire loro un modo concreto per trasformarla. Riguardo alle profezie apocalittiche che proclamavano i religiosi dell’epoca, Daisaku Ikeda scrive nel Mondo del Gosho: «Le predizioni del Daishonin non hanno nulla in comune con questo modo di speculare sulle paure della gente. Alimentare l’ansia delle persone con l’aspettativa di un disastro incombente è un’azione indegna. Le autentiche profezie buddiste sorgono da una lotta basata sulla saggezza che mira a trovare il mezzo per evitare le catastrofi, sono parte della grande battaglia verbale per salvare le persone dalla sofferenza. Le profezie non significano niente se non sono corroborate dalla prova concreta. Fare predizioni è una cosa estremamente seria» (MDG 2, 85). E ancora: «Le predizioni del Daishonin si basavano sulla legge della vita. Egli si preoccupava del danno e della corruzione che i preti e i capi malvagi causavano nella vita delle persone» (Ibidem). Quindi è chiaro che l’incruenta lotta verbale del Daishonin contro le distorsioni del Buddismo effettuate dalle altre scuole dell’epoca, non aveva niente a che fare col “conquistare un posto al sole” per il suo Buddismo, ma era esclusivamente diretta a rimuovere i falsi insegnamenti che invece di sollevare le persone comuni dalle loro sofferenze, le spingevano ancora di più nell’abisso della disperazione, speculando sui vantaggi che ne derivavano in termini di potere e di visibilità nella società. Allo stesso modo, l’impegno nella propagazione del suo Buddismo non era ispirato dal desiderio di veder accrescere la sua importanza come leader religioso, ma dalla compassione nei confronti delle gente.
Qual è il modo per poter arrivare a realizzare la «solenne promessa del sutra di una vita pacifica in questo mondo»? La risposta emerge con chiarezza non solo dagli scritti del Daishonin ma anche dalla sua stessa vita: l’unico modo per realizzare la propria felicità personale e un mondo felice sta nella propagazione del Buddismo, nel permettere anche agli altri di attingere all’immenso potenziale che giace nascosto nelle nostre vite. Per quale motivo è necessario propagare il Buddismo? Come descritto nei sutra, l’Ultimo giorno della Legge è un’epoca in cui gli individui e le nazioni sono come sospinti gli uni verso gli altri in innumerevoli conflitti. La forza per resistere a questa serie interminabile di conflitti risiede solo nella fede nella natura di Budda presente nella nostra vita e in quella degli altri, che ci permette di sconfiggere questa natura demoniaca, anch’essa insita nella nostra vita. Un altro nome per tale natura demoniaca detta anche “oscurità innata” è “ignoranza” in quanto consiste proprio nella mancanza di consapevolezza che tutti posseggono la natura di Budda. Questa ignoranza che è intrinseca nel potere e quindi nell’autorità secolare e religiosa, spinge gli esseri umani a mancare di rispetto alla vita umana e a violarne l’intrinseca dignità. Per questo motivo è così importante la filosofia e la pratica del Buddismo del Daishonin, perché identificando la natura di Budda come nucleo essenziale della vita umana, mette al primo posto il benessere e la dignità delle persone. Quello che è il nemico più potente non solo dell’epoca del Daishonin, ma anche dei giorni nostri, è la «disumanizzazione che esercita il suo potere diabolico sulla società contemporanea» come ha indicato Daisaku Ikeda nella sua Proposta di pace inviata alle Nazioni Unite nel 2002; per questo motivo solo con una profonda comprensione della natura umana possiamo sperare in un cambiamento effettivo del destino dell’umanità.
Questo incessante combattimento contro la natura demoniaca della vita non è nient’altro che shakubuku che, se interpretato semplicemente come refutazione degli insegnamenti provvisori può sembrare una pratica fanatica e assolutista, ma che invece è un atto umanistico che esprime il massimo rispetto per gli altri.
Risposta: Chiunque pratichi il Buddismo … Il Buddismo funziona allo stesso modo.
Per quanto riguarda come propagare il suo insegnamento, Nichiren chiarisce quale dovrebbe essere il metodo corretto rispetto al tempo. Inoltre chiarisce che uno degli elementi importanti rispetto alla pratica di shakubuku, è quello della confutazione e proprio a questo proposito, afferma in un altro brano di questo Gosho: «In questa epoca gli insegnamenti provvisori sono diventati nemici del vero insegnamento. Quando il tempo per propagare il supremo insegnamento è maturo, gli insegnamenti provvisori diventano nemici. Se essi sono fonte di confusione devono essere confutati dal punto di vista del vero insegnamento. Dei due tipi di pratica, questa è shakubuku, la pratica del Sutra del Loto». Quindi il motivo della necessità di confutare non è quello di ricercare una supremazia accademica di un insegnamento su di un altro, ma quello di evitare che le persone cadano in confusione su ciò che è più appropriato rispetto al tempo, incapaci di distinguere tra il vero insegnamento e gli espedienti che il Budda Shakyamuni aveva rivelato per liberarli dagli attaccamenti terreni. La battaglia del Daishonin, quindi, aveva come obiettivo quello di far sì che le persone non soccombessero alla propria natura demoniaca, all’ignoranza, ma riuscissero a rivelare la propria natura di Budda.
Riguardo alla questione del tempo appropriato per la propagazione, Nichiren afferma nel trattato L’apertura degli occhi che shoju dovrebbe essere il metodo principale in un tempo in cui “il paese è pieno di persone ignoranti e malvagie” e che shakubuku dovrebbe essere adottato in “un’epoca in cui ci sono persone dalle vedute perverse che offendono la Legge”. Conseguentemente, afferma che nel Giappone del suo tempo, dominato dalla degenerazione dell’insegnamento buddista, e che cercava attivamente di distruggere la Legge, negando cioè la dignità della vita, il metodo di propagazione da privilegiare era quello di shakubuku.
[Shoju: metodo di esporre il Buddismo nel quale si conduce gradualmente l’altra persona all’insegnamento corretto secondo le sue capacità senza refutare il suo attaccamento a concezioni errate. Si usa in contrasto con shakubuku che consiste nel rivegliare direttamente l’altra persona all’insegnametno corretto refutando le sue concezioni errate. (da The Soka Gakkai Dictionary of Buddhism, Tokyo 2002, pag. 596), n.d.r.]
In pratica il Daishonin consigliava di utilizzare shoju dove le persone non hanno perso di vista lo scopo del Buddismo, cioè il rispetto della vita con l’obiettivo di rivelare la propria e l’altrui natura di Budda. Poiché nell’Ultimo giorno della Legge, questo obiettivo è stato completamente dimenticato, Nichiren riteneva necessario confutare in modo esplicito la natura demoniaca che si annidava negli insegnamenti provvisori esposti dalle varie scuole buddiste dell’epoca, che minavano la capacità delle persone di emanciparsi dalle catene del karma.
Riguardo a ciò, Ikeda afferma nel Mondo del Gosho: «Possiamo intendere shakubuku come una battaglia fra la tendenza a rispettare gli esseri umani e quella a sminuirli. Grazie al Buddismo le persone riescono a sviluppare una personalità solida e un forte senso della propria identità. Sia Shakyamuni che Nichiren insegnavano che “un singolo individuo può salvare il mondo”. Il Buddismo afferma categoricamente che non esiste niente di più grande dell’essere umano e spiega il “comportamento da essere umano” indispensabile per vivere nella maniera migliore possibile, per vivere una vita piena di compassione e di coraggio. Il Buddismo permette alle persone di sviluppare la propria capacità di compiere buone azioni e sconfiggere l’ignoranza fondamentale che offende la sacralità e la dignità della vita umana. Questa è l’essenza della pratica buddista dell’Ultimo giorno» (MDG 2, 112-113).
È solo successivamente alla persecuzione di Tatsunokuchi, che il Daishonin iniziò seriamente a insegnare ai suoi discepoli il significato e l’importanza di shakubuku. Fino a quel momento, si era posto in prima persona all’avanguardia della battaglia per la Legge, impegnandosi fino in fondo nella propagazione, ma dopo l’esilio di Sado cominciò a incoraggiare energicamente i discepoli a seguire la strada tracciata dal maestro e a unirsi a lui in questa battaglia per condurre le persone all’Illuminazione.
Nichiren era consapevole che incoraggiando i discepoli a impegnarsi nella propagazione del Buddismo li avrebbe esposti alle stesse persecuzioni che lui aveva subito, eppure li incoraggiava a praticare shakubuku senza farsi intimorire perché era convinto che solo percorrendo questa strada avrebbero potuto ottenere la Buddità, e solo quando si fossero decisi ad agire con lo spirito del maestro, si sarebbe potuto compiere un passo in avanti nella realizzazione di kosen-rufu.
Con la sua stessa vita il Daishonin era un chiaro esempio di dedizione a kosen-rufu nonostante le più aspre difficoltà. Anzi, più gli ostacoli si infittivano e le persecuzioni aumentavano, più cresceva la sua determinazione. L’esilio a Sado ne è un esempio: proprio nel momento in cui le condizioni si erano fatte più difficili, addirittura intollerabili, nel momento in cui gli mancava non solo il cibo ma anche il materiale per scrivere, Nichiren si era sforzato di incoraggiare fino in fondo i suoi discepoli, di redigere quelli che sono considerati i suoi scritti più importanti per assicurare la realizzazione di kosen-rufu, conscio che la sua vita avrebbe potuto cessare proprio su quell’isola dove la permanenza era considerata equivalente a una condanna a morte, date le condizioni disumane a cui erano sottoposti coloro che vi erano esiliati. Mentre insieme ai discepoli veniva aspramente perseguitato dalle autorità dominanti, egli proclamava che quello era il momento giusto per fare shakubuku.
Riguardo alle azioni di propagazione promosse dal Daishonin, il ventiseiesimo patriarca Nichikan Shonin, in un suo commento al Vero oggetto di culto, spiega che le azioni di propagazione unite alla refutazione degli insegnamenti provvisori corrispondono a “shakubuku dell’entità della Legge”, mentre propagare il Gohonzon nella società attraverso il proprio comportamento umano e mettere in grado una persona dopo l’altra di abbracciare la fede rappresenta “shakubuku della concretizzazione”.
Quindi riguardo all’idea di «refutare i nemici del Sutra del Loto», il nostro atteggiamento non dovrebbe essere quello di mettersi a litigare o a urlare né di impiegare mezzi diversi dal dialogo. Solo aiutando la persona che abbiamo di fronte, con le nostre parole e con il nostro comportamento, a capire la grandezza del Gohonzon possiamo accompagnarla ad abbracciare la fede.
Non dovremmo mai scordarci che alla base del nostro atteggiamento nella fede c’è la compassione, infatti nell’Apertura degli occhi il Daishonin afferma: «Ma nell’epoca in cui ci sono persone dalle vedute perverse che offendono la Legge, allora si deve principalmente fare shakubuku, così come viene descritto nel capitolo Fukyo» (SND, 1, 203).
Alla base della pratica del Daishonin, infatti, c’era la sua compassione di condurre tutte le persone all’Illuminazione e quindi anche la nostra pratica deve rispecchiare questo atteggiamento.
Sebbene fosse attaccato e disprezzato, il bodhisattva Mai Sprezzante perseverava nella sua pratica di venerare gli altri, inchinandosi davanti alla loro natura di Budda. Allo stesso modo le persecuzioni che il Daishonin subiva non facevano che rinforzare in lui la determinazione di continuare la sua battaglia incruenta a sostegno di tutti gli esseri viventi.
Anche nel Gosho I tre tipi di tesori il Daishonin afferma che il profondo rispetto per le persone è di per sé l’essenza della pratica del Sutra del Loto e lo scopo dell’apparizione nel mondo del Budda Shakyamuni (vedi SND, 4, 179). Peraltro, il Sutra del Loto, spiega che anche i nemici del sutra e coloro che vi si oppongono sono tutti nobili “figli del Budda” e quindi possiamo comprendere che la nostra è una battaglia per l’Illuminazione di tutte le persone, non solo per alcuni, e per riuscire a manifestare lo stato di Buddità come persone comuni, senza diventare “speciali”. Poiché il Budda desiderava l’Illuminazione di tutte le persone sia prima che dopo aver ottenuto la Buddità lui stesso, possiamo considerare questo come il desiderio originario che esiste nella vita di ogni essere e quindi comprendere che la pratica del bodhisattva Mai Sprezzante, cioè la pratica di shakubuku, è la via diretta per l’ottenimento della Buddità nostra e degli altri.
Nello specifico, Nichiren spiega che è importante “piantare il seme” della Legge nella vita delle persone, cioè permettere loro di ascoltare l’insegnamento in modo che possano creare un legame con il Buddismo. Grazie a ciò, sia che una persona cominci a praticare o che si opponga al Buddismo, avrà stabilito una relazione che lo porterà infine a ottenere comunque la Buddità, quando questo seme germoglierà nella sua vita. «Perciò, indipendentemente dal fatto che le persone prendano fede o meno, la cosa importante è pregare per la loro felicità, sforzarci sinceramente per il loro bene e spiegar loro coraggiosamente la grandezza del Buddismo. Il Daishonin continuò con calma a proclamare l’insegnamento corretto senza la minima esitazione, anche a coloro che lo minacciavano o lo trattavano con inimicizia, facendolo perseguitare sia con pressioni politiche sia con la violenza fisica» spiega Ikeda nel Mondo del Gosho (MDG, 2, 131).
Dunque, il significato fondamentale di shakubuku consiste proprio nel rispettare gli altri, portando avanti la pratica del bodhisattva Mai Sprezzante, che è la stessa pratica di Nichiren, che ci insegna che trattare le altre persone con rispetto e in ogni circostanza, è il retto comportamento da essere umano. Questa è la grande differenza fra il Sutra del Loto e gli insegnamenti precedenti che non spiegavano fino in fondo l’importanza del rispetto degli altri e mantenevano alcune discriminazioni, nell’affermare che né le persone dei due veicoli né le persone malvagie e le donne potevano ottenere la Buddità. Le parole del bodhisattva Mai Sprezzante sono in un certo senso la base documentaria dei nostri sforzi di praticare shakubuku per condividere con gli altri la Legge mistica, con il “comportamento umano” che consiste nel manifestare la propria Buddità e nell’adoperarsi per coltivare la Buddità di tutte le persone. Se proseguiamo su questa strada, possiamo essere fiduciosi che l’unica difficoltà che non riusciremo a superare sarà quella di «descrivere una simile gioia», come affermano le parole finali di questo Gosho.