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Le molte rivoluzioni possibili - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 03:14

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Le molte rivoluzioni possibili

L’incontro fra il padre della rivoluzione verde, M.S. Swaminathan, e l’assertore della rivoluzione umana, Daisaku Ikeda, è sfociato in un libro che raccoglie i loro dialoghi. Swaminathan, di recente definito da Time, l’autorevole settimanale americano, uno dei venti personaggi più influenti dell’Asia contemporanea, ha un grande sogno: che in Asia la fame diventi una parola poco familiare

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L’incontro fra il padre della rivoluzione verde, M.S. Swaminathan, e l’assertore della rivoluzione umana, Daisaku Ikeda, è sfociato in un libro che raccoglie i loro dialoghi. Swaminathan, di recente definito da Time, l’autorevole settimanale americano, uno dei venti personaggi più influenti dell’Asia contemporanea, ha un grande sogno: che in Asia la fame diventi una parola poco familiare

Monkombu S. Swaminathan e Daisaku Ikeda, Rivoluzioni – esperia, Milano 2007 – 160 pagine, E 11,00

Il dialogo affronta argomenti globali di estrema attualità, quali la funzione essenziale del microcredito per sviluppare l’artigianato e l’agricoltura, l’importanza dell’educazione per favorire l’empowerment (acquisizione della consapevolezza del proprio potere) delle donne, la necessità di rinnovare l’impegno in favore della pace nel mondo.
Swaminathan e Ikeda, che sono prima di tutto due cittadini del mondo e hanno a cuore il benessere e la felicità del genere umano, ripercorrono i rispettivi cammini, le rispettive “rivoluzioni” intraprese: una basata sulla biologia e sulla biodiversità, per poter dare a ogni persona il pieno controllo sulla propria vita e sul proprio sostentamento, l’altra basata su una profonda riforma interiore dell’individuo quale punto di partenza per una più profonda trasformazione della società nel suo insieme.
Nell’ultima parte del volume, da cui è estratto il brano pubblicato in queste pagine, i due autori mettono in evidenza la loro speranza in un futuro diverso per il pianeta, che deve essere fondato su una consapevolezza diffusa dei problemi che incombono sull’umanità e sul desiderio di portare avanti la sfida a ogni costo.

Monkombu S. Swaminathan è un biologo di fama che da bambino ha incontrato il Mahatma Gandhi e che ha dedicato moltissimi anni della sua vita agli studi per affrontare e risolvere i problemi alimentari dell’India. Sulle orme del padre, si è votato ad alleviare la sofferenza dei poveri del suo paese e di tutto il mondo tramite la biologia e la genetica. Nel 2002 il professor Swaminathan è stato anche nominato presidente delle Conferenze Pugwash, associazione di scienziati per il disarmo nucleare, che prende il nome da una località del Canada che ne ospitò il primo meeting nel 1957, dopo la stesura del Manifesto Russell-Einstein. Egli sottolinea il fatto di essere il primo biologo a ricoprire questa carica e ne attribuisce il significato al mutato clima internazionale. Il pericolo rappresentato dalle bombe atomiche non si è certo ridotto, anzi, è andato peggiorando e mutando aspetto. Ma i pericoli rappresentati dal bioterrorismo sono un aspetto più recente che non può e non deve essere sottovalutato.
Il professor Swaminathan è anche presidente della Fondazione che porta il suo nome, che si pone come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni del subcontinente indiano attraverso molti progetti innovativi in campo agricolo incentrati sul benessere complessivo delle famiglie e su condizioni di sviluppo consapevole e attento alla disponibilità e al corretto uso delle risorse.

Un mondo di pace e giustizia

SWAMINATHAN: La famosa domanda di Einstein a Sigmund Freud, «Le persone possono liberarsi dalla minaccia della guerra?» è ancora attuale. Penso che la risposta sia sì. Non sono capace di prevedere il futuro ma anche se spero per il meglio, a volte temo il peggio. Comunque, come biologo so che l’aggressione non è necessariamente un istinto. La conoscenza ottenibile attraverso l’impronta digitale del DNA rivela la presenza di un elemento ereditario, per quanto riguarda la criminalità o la violenza, ma solo in un numero molto basso di persone. Non è una tendenza di massa. La violenza non è né una caratteristica biologica, né un istinto indispensabile.

IKEDA: Attribuire tutte le caratteristiche umane all’istinto e all’ereditarietà è un errore o, al massimo, spiega solo la metà dei fatti. Come abbiamo già detto, i tratti distintivi sono chiaramente il risultato dell’interazione reciproca tra l’innato (ereditario) e l’acquisito (per esempio il condizionamento dell’ambiente attraverso l’educazione o la formazione). I progressi nella biotecnologia sono stati accompagnati da una teoria ampiamente diffusa sul determinismo genetico. Tuttavia, le ultime ricerche hanno dimostrato che le istruzioni genetiche operano in modi diversi in risposta all’ambiente. Inoltre, è apparso chiaro che, invece di agire da soli, i geni formano un genoma e funzionano l’uno in relazione all’altro. La filosofia buddista conferma questo approccio alla ricerca genetica. Insegna, per esempio, che la causa interna (in) produce un effetto (ka) solo attraverso l’intervento di una causa esterna (en). Inoltre, tutti i fenomeni sono interdipendenti perché tutti sono il risultato della complessa interrelazione tra innumerevoli cause e condizioni. Alla luce di tutto ciò, possiamo osservare che solo i pessimisti e i cinici con una prospettiva determinista negano la possibilità di eliminare la guerra. C’è molto di più nella storia umana che la guerra. Le ricche civiltà e culture del mondo ci hanno regalato cose meravigliose come la creatività, l’aspirazione, i rapporti umani e la compassione.

SWAMINATHAN: Sono d’accordo. In senso positivo, l’impronta digitale del DNA ha aumentato la conoscenza sulla genetica umana, permettendoci così di conoscere meglio noi stessi. Per esempio, la consapevolezza di aver ereditato certe caratteristiche fa capire il bisogno di cure a esse collegate. Uomo avvisato, mezzo salvato. Una persona consapevole di essere diabetica fin da giovanissima, dovrà prendere delle precauzioni, come limitare la quantità di dolci. Analogamente, una persona che sa di avere un istinto biologico alla criminalità è avvertita e dovrà fare qualcosa per tener testa a tale tendenza.

IKEDA: In termini buddisti, anche se ci può essere una data causa interna che porta a una conseguenza certa, l’effetto manifesto può essere cambiato controllando la causa esterna nell’ambiente.

SWAMINATHAN: Proprio così. Prendiamo ad esempio i guerrafondai, gli “Hitler” del mondo. Se le loro tendenze fossero scoperte in gioventù, invece di discriminarli e di temerli, offriremmo loro i più recenti tipi di terapia psicologica. Potrebbero essere informati che la loro tendenza è solo una predisposizione e che, avendone il desiderio, potrebbe essere superata. Questo è il sentiero della spiritualità, della meditazione e della contemplazione. Tutti i tipi di filosofie creano numerose possibilità ma dovremmo formare una nuova stirpe di consulenti che possano usare queste meravigliose possibilità per distogliere le persone dalla violenza e dall’intenzione di far del male agli altri. Dobbiamo lanciare un programma educativo per sviluppare una diffusa comprensione della futilità e dell’immoralità di ogni tipo di violenza: domestica, sociale e nazionale.

IKEDA: Sono completamente d’accordo con lei che gli esseri umani possono vincere la violenza ed evitare la guerra. Gandhi scrisse che, benché violento in quanto animale, l’essere umano è nonviolento come entità spirituale. Una volta risvegliato alla sua spiritualità interiore, l’essere umano non può continuare a rimanere nella sua vecchia e violenta condizione. Anche il Buddismo mahayana insegna che, sebbene gli esseri umani siano dotati di impulsi distruttivi (oscurità fondamentale), manifestando la loro intrinseca natura di Budda (natura fondamentale dell’Illuminazione) possono controllare la loro potenza distruttiva. L’oscurità fondamentale dà origine agli elementi negativi come l’aggressività, l’avidità, l’egoismo, la sfiducia, la disperazione e la paura. Al contrario, l’Illuminazione manifesta la compassione, il controllo sui desideri, l’altruismo, la fiducia, la speranza e il coraggio. Il Buddismo mahayana insegna che rafforzando le manifestazioni dei nostri buoni pensieri sconfiggeremo quelli cattivi. Poiché ciò comporta un balzo logico, lei e io ci interroghiamo entrambi sulla nozione rettilinea per la quale l’aggressività umana rende impossibile l’eliminazione della guerra. La violenza personale, come la perdita dell’autocontrollo che fa venire alle mani, e la guerra, che è un’azione di gruppo e violenza politica, operano in dimensioni diverse. L’aggressività dell’uomo sul piano personale non significa che la guerra sia inevitabile.
Lo psicologo americano Dave Grossman sostiene che il rifiuto di uccidere altri esseri umani è persino più forte dell’istinto di conservazione. Egli rafforza i propri argomenti illustrando alcuni casi accaduti sul campo di battaglia, nei quali le persone hanno preferito la morte piuttosto che uccidere. Considero questa resistenza a uccidere i nostri simili una manifestazione di “intelligenza”. Grossman afferma che l’allontanamento del nemico, la meccanizzazione della guerra e l’esonero dalle responsabilità sociali hanno indebolito l’istinto contro l’uccisione e che questo spiega le stragi di massa della guerra moderna. Qualsiasi discussione sulla guerra e sugli istinti umani deve prendere in considerazione sia l’impulso a uccidere e a ferire, sia le pratiche moderne che spengono l’istinto antiomicida.

SWAMINATHAN: Sono d’accordo. Sono stati perfezionati numerosi nuovi metodi per uccidere, tra i quali le armi biologiche sono forse le più distruttive. Ciò è particolarmente vero a causa della moderna ingegneria genetica, la quale con la tecnica del DNA ricombinante, può aiutare a combattere o a provocare le malattie. Come un coltello, che può essere usato per uccidere o sbucciare la frutta, tutto il progresso scientifico è un’arma a doppio taglio. Tutto dipende da come viene usato. Ecco dove diventa importante la responsabilità etica e morale degli scienziati.
Oggi i bioterroristi possono servirsi di organismi come l’antrace, nuovi tipi di vaiolo, il virus HIV dell’AIDS e così via. Una persona dalla mente perversa che provi piacere nell’uccidere, può diffondere nuovi tipi di organismi, creando una situazione persino più pericolosa della guerra nucleare. Come abbiamo visto a Hiroshima e a Nagasaki, la guerra nucleare è geograficamente limitata ma i nuovi tipi di guerra biologica possono diffondere a livello globale organismi capaci di provocare malattie inaudite. Siamo entrati in un’era molto pericolosa della storia umana, un tempo in cui, ora più che mai, abbiamo bisogno di forza e consapevolezza morale o spirituale per prevenire pericolosi abusi da parte della scienza. Il freno dell’etica sull’accelerazione tecnologica è più che mai necessario oggi. A meno che l’accelerazione tecnologica non sia pari al freno etico, la spinta della tecnologia ci spingerà sull’orlo del disastro.

IKEDA: Sono d’accordo. L’avvento dell’epoca nucleare pose termine all’idea per cui gli scienziati non hanno una particolare responsabilità nel modo in cui la scienza viene usata. Non ha più senso distinguere tra scienza e tecnologia e tra scienza pura e quella applicata. Non c’è tempo di applicare la scienza pura nella vita quotidiana. I progetti su larga scala della ricerca scientifica comportano, inevitabilmente, una stretta relazione con gli sviluppi economici e sociali.
(dalle pagine 138-142)

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