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Il lungo cammino verso l'abolizione delle armi nucleari - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 03:14

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Il lungo cammino verso l’abolizione delle armi nucleari

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David Krieger, fondatore e presidente della Nuclear Age Peace Foundation, di passaggio a Firenze, il 6 ottobre ha partecipato a una sessione di domande e risposte presso il Centro culturale italiano. Nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario della dichiarazione contro le armi nucleari del secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda (8 settembre 1957), questo incontro ha ricordato l’importanza di mantenere elevata l’attenzione su un tema sempre attuale

Qual è il nucleo della sua attività? Deve essere stato difficile portare avanti negli anni questo tipo di battaglia.
Sono uno dei fondatori della Nuclear Age Peace Foundation e ne sono il presidente. I nostri obiettivi principali sono tre: abolire le armi nucleari; rafforzare le leggi internazionali; ispirare ed educare i giovani e dare potere a una nuova generazione di leader di pace.
Credo che tutte queste azioni siano necessarie. Non dobbiamo solo parlare dell’abolizione delle armi nucleari, ma comunicare con i giovani affinché siano partecipi di questo progetto. Questo è esattamente quello che Toda diceva cinquant’anni fa. Sento che la Soka Gakkai può davvero fare la differenza su questo tema. Bisogna rendersi conto che non c’è una singola cosa che può cambiare il mondo. Ho visto molte persone portare avanti un’idea, ma quando questa idea non ha funzionato, hanno smesso di lavorare. Bisogna capire che è più difficile di quanto sembri ed è un cammino lungo, non si può cambiare il mondo in una notte.
Nel libro La scelta necessaria Ikeda si concentra sulla speranza, che è l’opposto della disperazione, un sentimento facile da provare nella nostra cultura e nella nostra società. La disperazione toglie entusiasmo, fiducia, creatività e rende inattivi; il rimedio per combatterla è la speranza. Quando parlo di speranza non penso che se si prova speranza, tutto andrà bene. La speranza è connessa all’azione, senza l’azione la speranza è fine a se stessa, invece l’azione può accrescere la speranza. Con la speranza si può avere l’energia per riuscire a fare il necessario.

Perché è così appassionato al tema delle armi nucleari?
Ci sono molti problemi in questo mondo: la povertà, la guerra, la distruzione dell’ambiente, tutti punti cruciali. Le armi nucleari anche se non vengono esplose dall’epoca di Hiroshima e Nagasaki, vengono usate per minacciare altri paesi. È un problema esistenziale: le armi nucleari hanno la capacità di distruggere città, vite umane, saremmo degli irresponsabili se non prendessimo in considerazione questo aspetto. Non possiamo fidarci dei leader politici: credete che prenderebbero a cuore questo aspetto? Siamo in un momento cruciale e ognuno ha la responsabilità di lasciare questo mondo intatto alle nuove generazioni. Dobbiamo fare delle azioni concrete.
Mi trovo totalmente d’accordo con Toda quando diceva che le armi nucleari sono “il male”. Il disporre di armi nucleari si basa su un pensiero razionale: «Non attaccateci, altrimenti vi possiamo distruggere completamente con le armi nucleari». Questo tipo di logica vuole che la controparte creda che non verranno mai utilizzate le armi nucleari per via del loro impatto negativo. Tutto questo richiede un approccio razionale ma sappiamo bene che la razionalità scompare in caso di crisi o di guerra.
Come possiamo cambiare questa situazione? In un secondo possono essere sparate tremila armi nucleari. Ma perché dobbiamo avere queste armi? Dobbiamo impegnarci affinché tutte le armi nucleari vengano eliminate, anche attraverso il cambiamento delle leggi.

Quali sono le difficoltà che incontra nel suo lavoro?
L’obiettivo di cambiare le leggi è estremamente difficile e frustrante. E la più grande sfida è che un’organizzazione da sola può arrivare solo fino a un certo punto, è indispensabile diffondere il messaggio ad altri gruppi. A volte quando penso a quanto sia difficile questo compito mi sento infelice, ma se riesco a farmi una bella dormita torna tutto a posto. Cerco di tradurre con le azioni ciò che dico. Non importa sapere come arrivare al traguardo, ma fare un passo dopo l’altro. Credo che la Soka Gakkai abbia un compito in questo senso, conoscendo il presidente Ikeda e il suo maestro Toda, quanto quest’ultimo era coinvolto in questo problema, quanto avesse a cuore la pace. Le domande da farsi sono: «Dobbiamo fare qualcosa a livello locale? Come possiamo fare la differenza? Come dobbiamo prenderci carico di questo problema?».

Quanto pensa che la questione delle armi nucleari sia influenzata da interessi finanziari ed economici?
Quella dei soldi è una questione grossa. Gli USA hanno speso 7 trilioni e mezzo (7500 miliardi) di dollari per le armi nucleari. Immaginate cosa avremmo potuto fare con tutti quei soldi per l’educazione, i trasporti, la salute. Le persone devono essere forti e creare dei movimenti popolari. Chi guadagna dalle armi nucleari di solito sono i finanziatori dei politici.
In California stiamo portando avanti una campagna: ogni tipo di armi nucleari è in qualche modo collegato all’Università della California, e questo è totalmente sbagliato e immorale. Qualcuno mi dice che se non lo fanno loro lo farà qualcun altro, forse è vero, ma l’Università dovrebbe rifiutarsi.

Come possiamo combattere la bassa qualità dell’informazione in Italia? I giovani passano un sacco di tempo alla televisione, alla playstation, al cellulare, ma non ricevono buone informazioni. Come creare passione per questi temi nei giovani?
Mi è sempre piaciuta l’affermazione di mia madre: «Non dubitare mai che un piccolo gruppo di persone possa cambiare il mondo, è l’unica cosa che da sempre ha prodotto dei cambiamenti». Dobbiamo essere creativi, un modo è quello di educare i giovani: è il loro mondo, devono sapere, se cominciamo da un gruppo poi si diffonderà. Tutti i mezzi vanno bene: internet, DVD, YouTube, l’importante è che siano interessanti.
C’è una campagna presso l’Università della California con la quale cerchiamo di educare gli studenti sul ruolo che dovrebbe avere l’università. La maggior parte degli studenti non sapeva che l’Università della California ospita delle armi nucleari. Un gruppo di studenti ha fatto due cose. Sono andati dal Governo degli Studenti per chiedere di non usare laboratori universitari. Hanno chiesto che vengano fatte ispezioni, pur non avendone il potere. Hanno anche fatto una protesta, digiunando affinché il Governo degli Studenti li ricevesse e alla fine ce l’hanno fatta.

Come si è avvicinato a questi temi?
In America ci sono poche informazioni sulle armi nucleari. Tutto ciò che dicono è che abbiamo creato delle armi nucleari, abbiamo bombardato due città giapponesi e abbiamo vinto la guerra. Poi dopo il college, nel 1963, sono stato in Giappone e ho visto gli effetti della bomba sulle persone, ho capito che ci sono due prospettive: quella della vittima e quella del carnefice. Questo mi ha cambiato, dovevo fare qualcosa. Ho cominciato a fare delle ricerche e a studiare e ho imparato che c’erano persone che si erano ribellate. Nel 1968 mi hanno chiamato per prestare servizio militare, e sono stato mandato in Vietnam; nonostante fossi un ufficiale mi sono rifiutato di avere incarichi attivi. Sono stato portato in tribunale, ma ho vinto la causa. Per concludere, vi leggo una delle poesie pubblicate nella mia raccolta Today is not a good Day for War:

Raccomandazione ai laureati

Ricordatevi sempre:
siete un miracolo
fatto di atomi danzanti
che sanno parlare e cantare,
ascoltare e ricordare, e ridere,
a volte anche di sé.

Siete un miracolo
i cui atomi esistevano prima del tempo.
Nati dal Big Bang, siete connessi
al tutto ­- le montagne e gli oceani,
i venti e la natura selvaggia, le creature
di terra mare e cielo.
Siete membri della famiglia umana.

Siete un miracolo, completamente unico.
Mai nessun altro ci fu
col vostro insieme di talenti, sogni,
desideri e speranze. Sapete creare.
Siete capaci di amore e compassione.

Siete un miracolo.
Siete un dono che la creazione fece a se stessa.
Siete qui con uno scopo, e dovete trovarlo.
La vostra presenza qui è sacra ­- e voi
cambierete il mondo.

La scelta necessaria
di David Krieger e Daisaku Ikeda
esperia, 2003, 192 pagine, E 10,50

Un libro scaturito dall’incontro di due leader dediti all’attività pacifista, David Krieger e Daisaku Ikeda, rappresentanti di due generazioni: il primo figlio della Guerra Fredda e il secondo, ancora adolescente, testimone delle atrocità della Seconda guerra mondiale. Essi scambiano le proprie esperienze di vita e la propria visione di un mondo minacciato dall’olocausto nucleare. Ne nasce un dialogo, un incontro in cui apatia e indifferenza lasciano il posto al senso di responsabilità collettiva e, soprattutto, individuale; alla scelta di un nuovo concetto per cui non può esistere la speranza di pace per l’umanità senza azione e non vi è azione senza riforma dell’individuo e costruzione di un “profondo rispetto per la dignità umana”.

David Krieger, uno dei fondatori della Nuclear Age Peace Foundation, ne è presidente dal 1982. Sotto la sua guida la fondazione si è fatta promotrice di molti progetti per la costruzione della pace, il rafforzamento delle leggi internazionali, l’abolizione delle armi nucleari e lo sviluppo di una nuova generazione di leader di pace. Autore di molti testi sulla pace nell’era nucleare, ha ricevuto molti premi internazionali fra i quali il Soka Gakkai International Peace Award (1997) e il Soka Gakkai Hiroshima Peace Award (2000). Attraverso il World Future Council si impegna nel dar voce alle esigenze delle generazioni future; Abolition 2000, di cui è fondatore, è una rete di oltre duemila associazioni legate dallo scopo di eliminare le armi nucleari.
www.wagingpeace.org

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Un sostegno alla lotta birmana per la libertà
L’Istituto Buddista ha partecipato a un’iniziativa organizzata dall’Università di Catania alla quale hanno aderito numerose associazioni della società civile e religiosa.

«Per favore, usate la vostra libertà per aiutarci a ottenere la nostra». Questa frase del Premio Nobel per la Pace 1991, Auung San Suu Kyi, è stata il leit-motiv della manifestazione di solidarietà per il popolo birmano svoltasi lo scorso 2 ottobre nell’Auditorium dell’ex monastero dei Benedettini. Organizzata e promossa dalle Facoltà di Lettere, Lingue, Giurisprudenza, Scienze Politiche dell’Università di Catania, in collaborazione con il Teatro Stabile e numerose associazioni della società civile e religiosa. Tra gli invitati anche l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, che ha partecipato con un intervento di Mario Castorina Calì basato principalmente sulla lettura di brani dalle proposte di pace del presidente Ikeda.

Pina Consoli e Marilena Spina

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Il gruppo Simba
A Livorno è nata un’attività per genitori e bambini che mette a disposizione i propri incontri anche per ospiti non praticanti.

Dal 2005 a Livorno, un gruppo di genitori si è preso a cuore un’attività rivolta alla famiglia. Il tutto è nato dal desiderio di confrontarsi tra genitori, nell’ambito dei ruoli che svolgono quotidianamente, tra difficoltà, gioie e curiosità verso i piccoli tesori della famiglia. L’ultimo sabato di ogni mese i genitori si confrontano con esperienze di vita vissuta, prendendo a tema un argomento buddista e letture dai Gosho, mentre i bambini, dai tre ai sette anni giocano, disegnano, costruiscono storie. Sono stati stabiliti tre incontri speciali mirati all’apertura verso le famiglie di non praticanti.
Il tema del primo incontro, svoltosi a fine settembre al Centro culturale di Livorno, era: “Parole: dialogando con la forza dolce delle parole”. Bambini, giochi, spuntini, proiezione di video sui maestri di pace, piccoli spettacoli ed esperienze hanno fatto del pomeriggio una giornata speciale. Per il prossimo anno, le date sono: il 29 marzo (il cui tema sarà “Pensieri: musicando con la forza gioiosa della musica”) e il 26 luglio (“Azioni: teatrando con la forza incisiva della gestualità”).
Lo scopo comune di ogni incontro è seminare a piccoli passi nella nostra città un virtuale prato spirituale, attraverso il linguaggio buddista, per la diffusione della cultura di pace ed educazione a partire dalla prima unità sociale di base: la famiglia.

Annalisa Marangio

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