«Il mio maestro, Josei Toda – scrive il presidente Ikeda – mi disse una volta: “Dobbiamo provare riconoscenza eterna verso quanti hanno fatto del proprio meglio per kosen-rufu, dedicando la vita allo sviluppo della Soka Gakkai. Il loro nome non dovrà essere dimenticato. Questo, Daisaku, è lo spirito della Gakkai e la nobile essenza del Buddismo che pratichiamo» (NR, 384, 3).
Nel Buddismo la gratitudine è una disposizione d’animo fondamentale: senza di essa è difficile rispettare gli altri. Tutti i nostri compagni e compagne di fede si stanno dedicando con sincerità allo sviluppo di kosen-rufu, per questo dovremmo rispettarli come Budda, offrendo loro sostegno e incoraggiamento, proprio come è scritto nel Sutra del Loto: «Se vedrai una persona che accetta e sostiene questo Sutra, dovrai alzarti e salutarla da lontano, mostrandole lo stesso rispetto che mostreresti a un Budda» (SDL, 435).
La gratitudine dovrebbe essere costantemente coltivata dentro di sé: prima di tutto – come scrive il Daishonin – rivolgendola ai propri genitori, fino ad arrivare ad apprezzare ogni situazione e ogni persona. Anche quelle persone molto differenti da noi o che ci creano qualche difficoltà: esse in realtà ci permettono di migliorare noi stessi e di valorizzare i lati positivi di ciascuno. Le esperienze degli altri – in ogni caso – ci consentono di arricchire la vita e di progredire sempre più. Il principio di origine dipendente (engi in giapponese), che esprime l’interconnessione tra tutte le cose, insegna che maggiore è il rispetto per gli altri, maggiore lo splendore della nostra stessa vita. Come succede nella rete di Indra, dove ogni gioiello diventa più luminoso riflettendo la luce degli altri.
Parlare di rispetto è facile, ma nella realtà è difficile mantenere sempre un costante apprezzamento per tutti, pur sapendo bene che per realizzare la pace è essenziale continuare a dialogare con ogni singola persona e rispettarsi l’un l’altro, al di là delle differenze.
Il 18 novembre del 1930 – sono passati ormai settantasette anni – il nostro primo presidente, Tsunesaburo Makiguchi, insieme al suo discepolo Josei Toda, fondò la Soka Gakkai, per portare avanti il grande voto del Budda di rendere felice ogni persona. Dopo la morte del suo maestro, avvenuta il 18 novembre 1944, anniversario della fondazione della Soka Gakkai, Toda dichiarò che senza Makiguchi e la Soka Gakkai lo spirito originale del Daishonin sarebbe andato perduto.
Questa è una realtà innegabile, confermata ogni giorno dai tanti uomini e donne, giovani e adulti, che si dedicano a diffondere il Buddismo in tutto il mondo, mostrando la prova concreta della pratica buddista. Per questo è necessario mantenere sempre una profonda gratitudine nei confronti della Soka Gakkai, dei suoi tre presidenti e di tutti i più anziani nella fede che da tanto tempo, senza stancarsi mai di incoraggiare gli altri e di propagare l’insegnamento del Daishonin, si stanno dedicando alla realizzazione di kosen-rufu mostrandoci con il loro esempio quanto sia importante continuare «a parlare apertamente agli altri degli ideali e dei principi del Buddismo di Nichiren Daishonin, che ci insegna che lo scopo più alto a cui aspirare è l’ottenimento della Buddità» (NR, 384, 4).
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