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Un passo coraggioso dopo l'altro - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 03:14

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Un passo coraggioso dopo l’altro

In questo saggio che Ikeda firma con lo pseudonimo Shin’ichi Yamamoto, tante storie di donne che raccontano un mondo fatto di azioni, tanto piccole quanto indispensabili, affinché il futuro sia migliore

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In questo saggio che Ikeda firma con lo pseudonimo Shin’ichi Yamamoto, tante storie di donne che raccontano un mondo fatto di azioni, tanto piccole quanto indispensabili, affinché il futuro sia migliore

Un filosofo una volta disse che al solo udire la parola “madre”, ciò suscitava una sensazione di pace e conforto che riscaldava il cuore, e che se le persone avessero pensato di più alle madri, non ci sarebbero state guerre. Questa affermazione mi commosse profondamente quando ero giovane, e non l’ho più dimenticata.
Lo scrittore russo Vladimir Korolenko (1853-1921) scrisse che gli esseri umani sono al mondo per essere felici, proprio come gli uccelli esistono per volare. Sono parole degne di una profonda riflessione. Essere umano o uccello, ognuno di noi è qui per realizzare il proprio potenziale grazie soprattutto alle nostre madri, che ci hanno dato la vita. Questo è il motivo per cui dobbiamo impegnarci per costruire un’era in cui i volti delle madri possano risplendere di ineguagliati sorrisi di felicità e pace.

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«Ho una “madre giapponese” – un membro della Divisione donne della Soka Gakkai». Il giornalista francese Robert Guillain (1908-98) mi disse queste inaspettate parole durante il nostro incontro nel dicembre 1974. Per un totale di quasi vent’anni, tra la Seconda guerra mondiale e alcuni periodi successivi, Guillain fu inviato in Giappone come corrispondente estero per l’agenzia di stampa francese Havas (in seguito diventata Agence France-Presse, o AFP) e l’importante quotidiano francese Le Monde. La “madre giapponese” a cui si riferiva era Kuni Kanamori, che al tempo lavorava per lui come governante. Con affetto lui la chiamava O-Kuni-san.
Come cittadino della Francia, una delle potenze alleate che combattevano contro il Giappone, durante la guerra Guillain fu tenuto sotto costante sorveglianza da parte delle autorità giapponesi. Anche il suo ufficio fu perquisito. Fu in quello stesso periodo che Tsunesaburo Makiguchi e Josei Toda, il primo e il secondo presidente della Soka Gakkai, vennero vessati dalla famigerata polizia speciale, nota più comunemente come la “polizia del pensiero”.
Guillain ricordò con affetto: «In quei giorni in cui gli stranieri venivano perseguitati dalle autorità militari giapponesi, O-Kuni-san mi aiutava e mi sosteneva sempre con calore. Mi trattava come un figlio». Quando la polizia militare perquisì la sua casa in cerca di documenti segreti, O-Kuni-san lo protesse con devozione. Molti anni più tardi, lei rievocò così quei momenti: «Posso non essere molto istruita, ma sapevo che era sbagliato trascinare nella guerra giapponese una persona di un altro paese, e io sinceramente ho fatto del mio meglio per sostenerlo e proteggerlo». La compassione di una madre, il senso di giustizia di una donna superano i confini nazionali. Anche dopo essere tornato in Francia alla fine della guerra, Guillain non dimenticò mai la gentilezza della sua “madre giapponese”. Quando fu inviato in Giappone per la seconda volta alla fine degli anni Cinquanta, O-Kuni-san lavorò di nuovo per lui e la sua famiglia. Era appena entrata a far parte della Soka Gakkai e aveva iniziato a praticare il Buddismo di Nichiren. E la terza volta che Guillain fu inviato in Giappone, nel 1969, lui e la sua famiglia visitarono la casa di O-Kuni-san a Tokyo per esprimerle la loro gratitudine.
Durante il nostro incontro, Guillain mi spiegò: «L’ho conosciuta, presidente Ikeda, grazie all’esempio di pura e devota fede buddista incarnato da O-Kuni-san, ed è così che ho appreso la verità sulla Soka Gakkai». Rimasi profondamente colpito nel vedere il modo in cui donne sincere come O-Kuni-san svolgessero il loro compito di messaggere della Soka Gakkai e diffondessero fiducia nel nostro movimento dentro la società.
In tutto il Giappone e nel mondo, innumerevoli nobili membri della Divisione donne come O-Kuni-san, condividendo gli stessi miei obiettivi e il mio spirito, stanno lavorando senza posa dietro le quinte per proteggere la Gakkai e promuovere kosen-rufu. Anche se non abbiamo l’opportunità di incontrarle di persona, ogni giorno mia moglie e io recitiamo Daimoku con ardore per loro.

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Sir Yehudi Menuhin (1916-99), violinista e direttore d’orchestra di fama mondiale, con cui ho avuto un incontro indimenticabile nell’aprile 1992, scrisse: «Non ci sono fiori senza radici, e per fiorire devono essere alimentati da qualcosa di forte e stabile». Ed è proprio per il fatto che i membri della Divisione donne stanno coltivando con devozione queste radici invisibili, ma fondamentali, che la Soka Gakkai fa fiorire rigogliosi fiori: felicità, individui capaci e vittoria.
Sir Yehudi, benedetto da un magnifico talento musicale naturale, disse di essere stato colpito dal bellissimo ritmo di Nam-myoho-renge-kyo e di recitare lui stesso in prima persona. Anche in questo caso era stata un membro della Divisione Donne – questa volta della SGI-UK – a insegnargli Nam-myoho-renge-kyo.

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L’attivista americana per i diritti civili Virginia Foster Durr (1903-99) dichiarò: «L’importante non è quanto sia negativa la situazione […] la cosa importante è cosa poterci fare». Ciò che ha maggiore importanza è il nostro cuore, il nostro spirito. Lamentarsi non porta da nessuna parte. Le lacrime e i lamenti non apportano alcun cambiamento. Per quanto possano essere demoralizzanti le sfide che affrontano, coloro che avanzano con speranza e gioia sono i veri vincitori spirituali.
La Durr conclude quindi: «L’unica strada che vedo per eliminare il pregiudizio è collaborare con le persone». Per aprire un nuovo ciclo dobbiamo esporci con coraggio e interagire con gli altri – in altre parole impegnarci in un dialogo cuore a cuore per alimentare legami di amicizia e comprensione.
In una lettera a Nichigen-nyo, la moglie di Shijo Kingo, il Daishonin scrive: «Potete chiamare una pietra “gioiello”, ma ciò non la rende tale. Potete chiamare un gioiello “pietra” ma rimane un gioiello […] E le persone possono offendere il Sutra del Loto, ma ciò non cambia il suo valore più di quanto chiamare un gioiello pietra cambi il valore del gioiello» (La legge causale della vita, SND, 4, 139-40). Qualunque cosa gli altri possano dire in contrario, la verità è la verità e ciò che è giusto è giusto. La cosa importante è parlare con voce forte e chiara, senza paura. Come afferma il filosofo romano Seneca: «Che follia è temere il discredito nel giudizio di chi ha una cattiva reputazione!».
Comunque sia, legami umani sinceramente profondi e duraturi non vengono creati attraverso la coercizione esercitata dall’autorità o per mezzo di strategie; sono forgiati dal coraggio personale, dalla saggezza e dall’integrità.
I membri della nostra Divisione donne sono nobili messaggere di felicità, pace e giustizia nell’arena della diplomazia della gente comune, che eclissa tutte le altre.

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Anche il premio Nobel per la Pace dell’Irlanda del Nord Betty Williams apprezza la collaborazione con i membri della Divisione donne della Soka Gakkai. La giovane Williams parla della sua ricerca, nei primi anni del suo impegno, dell’equilibrio fra il ruolo di madre e quello di attivista per la pace. Racconta anche un episodio in cui i suoi figli le avevano chiesto perché li lasciava a casa per uscire a lavorare per la pace. Ci sono stati molti giorni in cui si sentiva troppo stanca per continuare e ha pensato di mollare. Ma si è rifiutata di accettare la sconfitta, si è rifiutata di abbandonare la lotta, qualunque cosa dicessero gli altri. Era determinata a cambiare una società che attribuiva alla vita un valore così basso. Era convinta della propria responsabilità nella creazione di una società pacifica per il bene futuro dei suoi figli. Quando le dicevano che qualcosa era impossibile, il suo spirito combattivo si infiammava per dimostrare che avevano torto.
Assistendo nel corso degli anni alla sua infaticabile devozione come attivista per la pace, alla fine anche i suoi figli hanno compreso. Quando fu più grande, suo figlio le disse: «Guardando la situazione attuale nel mondo sto iniziando a rendermi conto di ciò che facevi quando eri più giovane: lottavi per salvarmi la vita, così non sarei morto».
Betty Williams ha vinto. E nutre il più grande rispetto e fiducia per le donne della SGI, che considera eroine della vita quotidiana. Le attività per kosen-rufu sono sforzi compiuti per creare un futuro luminoso da qui a cinquanta, cento, diecimila anni. Sono uno stimolo a far nascere un grande movimento per la pace per le innumerevoli generazioni a venire.

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Florence Nightingale (1820-1910), la fondatrice della moderna professione infermieristica, dichiarò: «Il progresso è solo un passo verso un progresso successivo». Queste parole risuonano dello spirito delle donne Soka, della convinzione che non avanzare significa retrocedere.
La nota scrittrice e attivista sociale americana Helen Keller (1880-1968), che superò ostacoli infiniti, asserì con forza: «Non esistono strade comode per raggiungere la vetta […] Ogni sforzo è una vittoria». I nostri membri della Divisione donne hanno raggiunto l’apice di una grande vittoria in questo modo, perseverando con tenacia e muovendo un passo coraggioso dopo l’altro.
L’astronomo brasiliano Ronaldo Mourão, con il quale sto portando avanti una sessione di dialoghi, disse con affetto: «Mia madre mi ha insegnato che non si deve rimandare di un solo istante un’azione compiuta a fin di bene. Questo è stato per me il suo testamento più importante». Questo ardente e onnipresente senso di risolutezza delle madri fa sviluppare individui capaci, trasforma le epoche e apre una nuova pagina di storia. È la realtà del progresso umano.

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Perché Nichiren Daishonin diffuse la Legge mistica nonostante fosse perseguitato così duramente? Solamente per ripagare il proprio debito di gratitudine verso la madre. In una lettera indirizzata alla suora laica Sennichi, moglie di Abutsu-bo, affermò: «Solo il Sutra del Loto rivela che una donna può ottenere la Buddità e perciò ho concluso che questo sutra è l’unico che permette di ripagare il debito di gratitudine per la bontà di una madre. Mi auguro che tutte le donne recitino il Daimoku di questo sutra per ripagare questo debito» (Il sutra della vera riconoscenza, SND, 8, 110).
Pace mondiale significa un mondo in cui le madri possano essere felici, in cui le donne che conducono la propria vita con serietà e dedizione giorno per giorno possano conquistare la più grande felicità. Lo sforzo di cambiare la rotta della società umana in tale direzione è l’obiettivo di kosen-rufu e si collega al principio di diffusione dell’insegnamento corretto per la pace nel paese (in giapponese rissho ankoku).
Lo scrittore francese Romain Rolland (1866-1944) lanciò questo serio monito: «È imperdonabile non riconoscere alle donne il rispetto che meritano». Non dobbiamo mai dimenticare che la via più breve per diffondere la pace a tutti i livelli è che i leader politici applichino ovunque politiche mirate a sostenere con sincero rispetto le donne di ogni classe sociale.

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