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A Tokyo gli ideali coraggiosi del movimento nonviolento indiano e della perestroika - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:57

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A Tokyo gli ideali coraggiosi del movimento nonviolento indiano e della perestroika

Il presidente della SGI incontra il direttore del Centro studi gandhiani e l’ex presidente sovietico e premio Nobel per la pace Michail Gorbaciov

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Il presidente della SGI incontra il direttore del Centro studi gandhiani e l’ex presidente sovietico e premio Nobel per la pace Michail Gorbaciov

Il giorno 3 aprile Radhakrishnan, direttore a Nuova Delhi del Centro studi gandhiani Smriti e Samiti Darshan, è stato invitato a intervenire al simposio congiunto indogiapponese che si è tenuto all’Istituto di Filosofia Orientale di Tokyo. L’evento è stato organizzato in commemorazione del centenario della satyagraha – il movimento non violento per l’indipendenza dell’India fondato da Gandhi – e del cinquantenario della dichiarazione per abolire le armi nucleari fatta da Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai.
Nel suo discorso, teso a mettere in risalto i tratti comuni alle due ricorrenze, Radhakrishnan ha osservato come il concetto di satyagraha, che significa fra le altre cose “ricerca della verità”, sia avvicinabile a quello di “rivoluzione umana”, una personale trasformazione interiore capace di riflettersi nel proprio ambiente. Tale cammino spirituale, ha ribadito, richiede grande coraggio e convinzione al fine di raccogliere l’eredità spirituale di Gandhi e Toda per renderla viva nella nostra esistenza quotidiana. In questo modo il cambiamento individuale riuscirà a far scaturire la scintilla per una più ampia trasformazione della società.

L’11 giugno a Tokyo, presso la Makiguchi Memorial Hall, ha avuto luogo il nono incontro fra il presidente della SGI Daisaku Ikeda e l’ex presidente sovietico e premio Nobel per la pace Michail Gorbaciov.
Qualche ora prima, accompagnato dalla figlia e da alcuni responsabili della fondazione a lui intitolata, Gorbaciov era stato accolto da diecimila rappresentanti delle scuole Soka nell’auditorium della Soka University, dove aveva parlato per circa un’ora riguardo alla perestroika e alla propria esperienza di vita. Oltre a essere fondatore e presidente della Fondazione Gorbaciov, associazione internazionale dedita a studi politici e socioeconomici, l’ex presidente sovietico è anche il fondatore della Croce Verde Internazionale, organismo che si occupa della protezione dell’ambiente.
Durante il colloquio, Daisaku Ikeda ha ricordato più volte la figura di sua moglie Raissa (1932-1999), rimarcandone allo stesso tempo il carattere gentile e la vibrante personalità. Gorbaciov ha ringraziato per le belle parole, aggiungendo che il presidente della SGI è sempre solito far seguire alle parole delle azioni concrete, mostrando così alle persone la strada verso un futuro migliore.
I due hanno poi ricordato un loro precedente incontro avvenuto nel 1993. Nell’occasione ciascuno dei coniugi Gorbaciov aveva ricevuto un importante riconoscimento da parte della Soka University e Ikeda aveva piantato in loro onore due alberi di ciliegio nel giardino dell’università. Al termine dell’incontro l’ex presidente sovietico ha donato a Ikeda una medaglia d’argento (vedi a lato) realizzata dalla Fondazione in commemorazione del ventesimo anniversario della perestroika. Oltre a costituire un riconoscimento per l’impegno del presidente della SGI nel campo della pace, della cultura, dell’educazione e del dialogo, Gorbaciov ha detto che la medaglia ha inteso anticipare la celebrazione dell’ottantesimo compleanno di Ikeda, che cadrà il prossimo 2 gennaio.
Al termine, Gorbaciov ha proposto di iniziare una seconda serie di dialoghi sulla falsariga della prima, che ha dato vita al volume pubblicato in Italia con il titolo Le nostre vie si incontrano all’orizzonte.

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Il testamento di Toda a favore della vita

L’8 settembre di cinquant’anni fa, sei mesi prima di morire, Josei Toda pronunciò una vibrante dichiarazione contro le armi nucleari lasciando ai giovani il compito di preoccuparsi del futuro.

«Noi, i cittadini del mondo, abbiamo l’inviolabile diritto di vivere. Chiunque minacci questo diritto è un demone, un satana, un mostro». Tuonava così Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, contro quelle armi nucleari che abbondavano nell’arsenale delle grandi potenze dell’epoca, Stati Uniti e Unione Sovietica. Era l’8 settembre del 1957, e un cielo azzurro faceva da degna cornice alla festa dello sport nel campo sportivo di Mitsuzawa. Solo dodici anni prima, il 6 e il 9 agosto del 1945, il Giappone aveva sperimentato sulla propria pelle l’orrore della guerra nucleare. Due ordigni lanciati dai B-29 americani avevano raso al suolo le città di Hiroshima e Nagasaki e sterminato la popolazione civile. Due sole bombe, un potenziale distruttivo enorme ma infinitamente inferiore agli ordigni all’idrogeno che in quegli anni le grandi potenze sperimentavano e quasi ridicolo di fronte al potenziale distruttivo degli arsenali delle potenze nucleari contemporanee. «Voglio dichiarare che chiunque utilizzi le armi nucleari, a qualunque paese appartenga, che sia tra i vincitori o tra i vinti, dovrebbe essere condannato a morte. Perché dico questo? – disse Toda cinquant’anni fa – La ragione è che noi, i cittadini del mondo, abbiamo l’inviolabile diritto di vivere. Chiunque minacci questo diritto è un demone, un satana, un mostro». Parole di un’attualità straordinaria anche nel mondo di oggi, uscito dall’incubo della Guerra Fredda ma entrato in una sorta di “anarchia” nucleare e non solo, in cui le armi di distruzione di massa sono alla portata di troppi stati. Dato che in varie occasioni Toda aveva espresso la sua contrarietà alla pena di morte «ci si domandò perché – scrive il testimone Daisaku Ikeda nella proposta di pace 2007 – avesse usato la frase “dovrebbe essere condannato a morte”. Egli intendeva esprimere tutta la sua indignazione contro le forze che calpestano il valore e la dignità della vita e mettono in serio pericolo il diritto stesso di esistere dell’umanità. La scelta di questa frase dura e impietosa era motivata dall’ardente determinazione di “recidere” la natura demoniaca nascosta nelle profondità delle armi nucleari. La penetrante intuizione di Toda nasceva dalla comprensione del livello più universale della vita umana, che trascende le differenze ideologiche e i sistemi sociali. Toda metteva a nudo la natura di queste armi apocalittiche, estremamente distruttive e letali al punto da poter porre fine alla civiltà umana e alla sopravvivenza stessa della specie. In questo senso, la dichiarazione di Toda aveva molti punti in comune con un passo del Manifesto Russell-Einstein, che era stato pubblicato due anni prima: “Noi rivolgiamo un appello come esseri umani a esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto”. Per i giovani della Soka Gakkai, la cui attività principale era propagare il Buddismo, le parole di Toda giunsero del tutto inaspettate e rappresentarono una novità. Molti si chiesero perché, come buddista, avesse così a cuore l’abolizione delle armi nucleari e considerasse questo punto come il messaggio più importante da lasciare ai giovani, cui era affidata la responsabilità del futuro. Molti non avevano compreso che la dimensione religiosa non può essere vissuta in isolamento ma si realizza e si completa in una più ampia missione umana e sociale. D’altronde questa è la vera essenza del Buddismo, come affermato da Nichiren nel trattato Adottare la dottrina corretta per la pace del paese» (BS, 122, 19-20).

Michele Garbato

Per approfondire: Dichiarazione, NR, 269, 21

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Il centro culturale di Roma ospita la consulta giovanile per il pluralismo religioso

È stata l’occasione per dare uno sguardo a ciò che è stato realizzato nei primi sei mesi di vita della Consulta e confermare i prossimi passi da compiere.

Il 25 giugno 2007 al Centro culturale di Roma si è tenuto un incontro che ha avuto come protagonisti la ministro per le Politiche Giovanili e cofondatrice della Consulta giovanile per il pluralismo religioso, Giovanna Melandri, alcuni membri della Consulta giovanile e i giovani della Soka Gakkai. L’incontro è stato presentato dai due rappresentanti alla Consulta giovanile, Francesco Santangelo e Marta Arkerdar, rispettivamente vice responsabili nazionali della Divisione studenti e vice responsabile della Divisione giovani donne, che hanno spiegato la funzione di questo organismo insieme agli altri rappresentanti intervenuti, il coordinatore Francesco Spano, cultore delle Religioni presso la cattedra di Diritto Ecclesiastico e assistente del ministro dell’Interno Giuliano Amato, Rossana Caglia, redattrice della Federazione giovanile evangelica italiana, Paolo Ciani, mediatore culturale e del dialogo interreligioso all’interno della Comunità di Sant’Egidio, Serena Tallarico, rappresentante dell’Unione buddista italiana e Fatima Mrabet del Direttivo nazionale dei giovani musulmani italiani. La Consulta giovanile, nata il 10 gennaio 2007, è un organismo politico fortemente voluto dalla ministro per le Politiche giovanili, Giovanna Melandri e dal ministro dell’Interno Giuliano Amato, che lo presiedono, formato da ragazzi appartenenti a diverse confessioni religiose, ed è il luogo di eccellenza per il dialogo e l’integrazione delle diversità religiose in particolare, ma anche culturali e sociali (vedi NR, 368, 15). Una vera sfida affidata ai giovani che sono i migliori candidati alla realizzazione dell’”armonia delle diversità”, ha spiegato Francesco Spano, citando Daisaku Ikeda, in una società dove l’individualismo e l’appartenenza etnica vengono spesso esasperati fino a provocare le guerre più sanguinose. Il lavoro di questi giovani invece deve mirare al “disarmo culturale” per il bene comune. In questi sei mesi di incontri la Consulta ha prodotto un documento sul ruolo della donna nella religione, un passo importante perfettamente in linea con le idee del presidente Ikeda e con la sua Proposta di pace. La Soka Gakkai si è impegnata per la pace e il riconoscimento dei diritti umani anche in altre occasioni, come nella raccolta di firme contro la pena di morte nel 1998 in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, come ha ricordato il suo rappresentante Paolo Ciani, attraverso le mostre sui diritti umani e, ultimamente, con l’iniziativa dei giovani europei “Centomila Amici per la Pace” che si concluderà il 16 marzo 2008.
In occasione di questo incontro è stato presentato alla ministro per le Politiche giovanili un video sulla storia della Soka Gakkai e sulla storia personale di Daisaku Ikeda. «Una delle cose che mi ha colpito di più – ha detto commossa l’onorevole Melandri, è stato l’incontro e la grande collaborazione che il presidente Ikeda ha avuto per tanti anni con Aurelio Peccei, che ho considerato tra i miei più autorevoli maestri. Quando abbiamo istituito la consulta, io e il ministro Amato abbiamo chiesto ai ragazzi di portare in dote i libri che ritenessero più rappresentativi del proprio credo religioso. C’è un capitolo della Saggezza del Sutra del Loto dove Ikeda parla della diversità e della cura di essa attraverso il dialogo, e credo che racchiuda in sintesi lo spirito di base di questo organismo, nuovo e unico nel mondo. Il dialogo non è mai abdicare la propria appartenenza – ha proseguito Giovanna Melandri – ma creare, dal superamento di essa, un valore comune. Portando le proprie esperienze al confronto con quelle degli altri, si può costruire un processo armonico di integrazione sociale nel nostro Paese, vincendo laddove gli altri sistemi, come la multietnia o il modello assimilativo, hanno fallito. L’integrazione è la chiave di volta, e l’integrazione è anche alla base della nostra Costituzione che è una delle migliori del mondo».
L’incontro si è concluso con il conferimento all’onorevole Giovanna Melandri, da parte del direttore generale della Soka Gakkai italiana Tamotsu Nakajima, del “Premio Nuovo Rinascimento”. Il premio era stato già conferito al sindaco di Venezia Massimo Cacciari, alla Comunità di Sant’Egidio, a Michail Gorbaciov e al sindaco di Roma Walter Veltroni. È stato donato poi a tutti gli ospiti un libro di fotografie di Daisaku Ikeda sulla natura.
Laura Gilardi

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Quindici candeline per il coro Primavera

Anniversario della fondazione del coro della Divisione donne romana

«Cantare serve per far scaturire dalla propria vita la gioia, la gioia di seguire il maestro nella realizzazione di kosen-rufu», questo il motto di tante donne che con grande bravura, eleganza e allegria hanno eseguito tredici brani dedicati a sensei il 15 giugno al Centro culturale di Roma per festeggiare il quindicesimo anniversario della fondazione del Coro Primavera. Il coro è nato nel 1992 in occasione della visita del presidente Ikeda in Italia su iniziativa della Divisione donne. Alla notizia della festa, il presidente Ikeda ha fatto sapere di essere felicissimo di questa attività e ha voluto che tutto fosse registrato e inviato in Giappone. Il quotidiano Seikyo Shimbun ha pubblicato la notizia.
Dopo il brano di apertura, la canzone giapponese Kyo mo genki de, una magnifica poesia che descrive in poche ma significative parole la rivoluzione umana, il bellissimo gruppo di cantanti ha eseguito famosi brani come Gracias a la vida, Fragile e il monumentale Inno alla gioia alternandoli con brani giapponesi come Haha, un inno di lode alle madri, Fiori, tratto da un poema di Ikeda e Kurenai no uta, canzone scritta dai giovani della Soka Gakkai per il maestro.
Fra la prima e la seconda parte dello spettacolo è stato proiettato un video che ripercorre le tappe delle visite del presidente Ikeda nel 1992 e nel 1994. La storia del maestro, descritta da alcuni brani del suo Diario giovanile, unita ad alcune immagini storiche anche del presidente Toda, ci ha fatto sentire ancora più vicini alla missione che con loro condividiamo. Molto belle anche le riprese durante le sue visite a Firenze e a Milano: la grande umanità di sensei e la sua irresistibile simpatia trapelavano da ogni gesto ed espressione del volto. Poi il coro è tornato a cantare chiudendo il meeting con due brani molto applauditi, Va’ pensiero e Cuore coraggio, eseguiti insieme a una rappresentanza del Coro uomini hombu 9, graditissimi ospiti della bella cerimonia.
L.G.

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A Taplow Court primo corso della federazione russa

“Con fede e determinazione verso nuove vittorie”. Questo il titolo del primo seminario della Federazione russa svoltosi nel centro britannico di Taplow Court dal 29 maggio al primo giugno alla presenza di trentadue membri russi e otto membri originari di altri paesi come il Giappone, la Nuova Zelanda, l’Italia e la Gran Bretagna. Per i praticanti russi questa è stata la prima possibilità di approfondire la fede con i responsabili della Soka Gakkai europei. La preparazione ha permesso a tutti di sviluppare un grande spirito di ricerca per superare ogni tipo di difficoltà, da quelle economiche e lavorative a quelle burocratiche per ottenere i visti. Tre giorni intensi di studio e attività sostenuti da uno staff inglese che li ha fatti sentire a casa loro, in una collaborazione di squadra perfetta.

ELENA DE MARIA: Io vivo in Russia da tre anni come desideravo da molto tempo e questo seminario per me ha assunto un significato particolare perché amo questo paese e perché voglio contribuire allo sviluppo del Buddismo di Nichiren Daishonin insieme ai miei compagni di fede russi!

EKATERIANA AKIMOVA: Ho quarant’anni e pratico dal 1999. Ho partecipato con l’intenzione di trasferire le idee educative della Soka Gakkai nel mio ambiente di lavoro: da molti anni lavoro nella Facoltà statale di medicina e due anni fa ho ricevuto la carica di preside di facoltà per la profilassi e la prevenzione, adesso voglio sostenere le riforme nel mio paese, in particolare per la salute pubblica.

SERGEJ EMILIANOV E SVETLANA NEKRASOVA: Entrambi di Perm, negli Urali, stiamo insieme da tredici anni. Trasferitici a Mosca, abbiamo incontrato il Buddismo, iniziato a praticare e ricevuto il Gohonzon insieme sei mesi fa. La prima prova concreta è stato trovare un posto sicuro dove vivere a Mosca. Appena arrivati dalla provincia, infatti, abbiamo incontrato l’avversità del nostro padrone di casa, al punto che avevamo timore di lasciare l’appartamento incustodito. Come ci è stato consigliato, abbiamo pregato fortemente per essere liberi di intraprendere il cammino di fede scelto. Il risultato è stato che, dopo tre settimane, un praticante proprietario di un appartamento si è trasferito e ci ha proposto di prendere il suo posto. Per noi il seminario è stato una grande occasione per rafforzare la fede individuale e approfondire il nostro legame. Abbiamo ricevuto un consiglio nella fede. Per noi era la prima volta all’estero e, nonostante la grande diversità di luoghi, stili di vita, lingua, all’interno della Soka Gakkai ci siamo sentiti come in una calda, grande famiglia.

DAVID CONNOLLY: Sono della Nuova Zelanda, ho trentacinque anni e vivo a Mosca da tre. Nel mio paese ho sempre fatto attività di soka-han mentre qui a Mosca pratichiamo solo in case private, non essendoci ancora un Centro culturale. Durante il seminario ho contribuito alle traduzioni sentendomi veramente parte della Soka Gakkai russa. Due giorni prima del corso ho anche trovato casa con la mia compagna, evento straordinario per la difficoltà di sistemarsi in quella megalopoli. Sento che sto prendendomi al cento per cento la responsabilità della mia vita, non più solo come viaggiatore ma cittadino del posto dove ho scelto di vivere.

VLADIS GOL’K (anche se non ha partecipato): Pratico da tre anni e sono un attore e compositore moscovita del Teatro Stanislavskij (uno dei teatri più famosi della Russia). Prima del corso ho incontrato molte difficoltà economiche, ma ho recitato Daimoku con grande determinazione, partecipando a tutte le attività, tra cui la preparazione dello striscione e la composizione di una canzone che mi piacerebbe diventasse l’inno della Soka Gakkai russa. Ho presentato domanda per il visto l’ultimo giorno utile e non l’ho ottenuto! Il giorno dell’apertura del corso mi sono seduto davanti al mio Gohonzon e ho recitato tanto Daimoku per il successo del corso, anche se io non c’ero! Ho sentito la vicinanza con ogni singola persona, ho amato ogni compagno di fede come la mia famiglia.

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