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Una crescita basata sul Gosho - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 03:14

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Una crescita basata sul Gosho

Sulla strada dell’approfondimento della fede, è necessario avere una bussola per orientarsi. Questa bussola è rappresentata dal Gosho, raccolta degli scritti del Daishonin, che ci conduce sempre alla risposta giusta per la nostra vita

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Sulla strada dell’approfondimento della fede, è necessario avere una bussola per orientarsi. Questa bussola è rappresentata dal Gosho, raccolta degli scritti del Daishonin, che ci conduce sempre alla risposta giusta per la nostra vita

«Impegnati nelle due vie della pratica e dello studio. Senza pratica e studio, non può esservi Buddismo. Devi non solo perseverare tu, ma anche insegnare agli altri. Sia la pratica che lo studio sorgono dalla fede. Insegna agli altri come meglio puoi, anche una sola frase o una sola parola».
(Il vero aspetto di tutti i fenomeni, NR, 336, 20)

All’inizio del nostro percorso di fede ci viene spiegato che la pratica e lo studio del Buddismo sono due elementi indispensabili per approfondire la fede. Se manca lo studio, le basi della fede si indeboliscono e nei momenti di crisi rischiamo di farci dominare dai dubbi e dalle nostre fragilità. Per chi ha scelto di praticare il Buddismo del Daishonin, nei momenti cruciali il Gosho rappresenta la “mappa” con cui tracciare i percorsi della propria vita, diventa la bussola con cui dare un nuovo orientamento alle proprie scelte. Voce ed espressione del Budda originale, il Gosho diventa il metro della crescita interiore, e un riferimento continuo e costante, riportandoci sempre alla Legge e all’assunzione delle proprie responsabilità.
Alla prima riunione buddista cui partecipai, parecchi anni fa, si studiava proprio un Gosho. Rimasi molto colpita dalla profondità e dalla coerenza degli insegnamenti buddisti, tanto che la mattina dopo decisi di iniziare a fare Gongyo e cominciai anche a leggere tutto il materiale di studio disponibile (era uscito da pochi mesi Il Nuovo Rinascimento, e c’erano dei “quaderni di studio” fotocopiati, con alcuni principi fondamentali e qualche Gosho con spiegazione annessa). Forse perché il materiale disponibile era davvero poco, forse perché ero molto giovane e piena di aspettative, leggevo e rileggevo quel materiale, desiderosa di carpire i segreti della filosofia buddista.
A dire il vero, pur sforzandomi di leggere gli scritti di Nichiren, non riuscivo a comprenderli: troppi riferimenti storici alla sua epoca, troppe citazioni di sutra e commentari, che risultavano astrusi per me che volevo capire ogni frase che leggevo. Fortunatamente c’erano gli scritti del presidente Ikeda, così attuali e incoraggianti, che contenevano sempre delle frasi di Nichiren chiare e semplici. Pian piano imparai a cogliere in ogni Gosho quelle frasi che mi arrivavano dritte al cuore, e mi aiutavano a risollevarmi quando andavo giù. Nei primi tempi della mia pratica ero attanagliata dai dubbi, e in quei momenti era difficile recitare Daimoku “con fede sincera”, come mi consigliavano di continuo. In realtà solo il dubbio era sincero! In quei momenti andavo a ricercare nei Gosho e nei discorsi di Ikeda la risposta alle mie domande, e questo mi ha permesso di sciogliere tanti nodi e resistenze interiori, utilizzandoli come mezzi per approfondire la mia fede. Grazie a quei dubbi ho potuto comprendere con la mia vita quant’è meraviglioso e grande l’insegnamento di Nichiren. Col tempo ho anche imparato ad amare il Gosho, a sentirlo come una “buona medicina” per la mia vita e come una fonte straordinaria dove attingere ogni volta che ho un problema.
Oggi abbiamo così tanto materiale su cui studiare (tre riviste e tantissimi libri) che a volte ci sembra persino troppo e non sappiamo da cosa cominciare, o perdiamo di vista qual è la cosa più importante.
Ci chiarisce le idee Ikeda: «Il Gosho […] è la cronaca dell’accanita battaglia condotta da Nichiren Dashonin nel corso della sua vita. Per realizzare la sua missione egli dovette sopportare grandi persecuzioni e lasciò dietro di sé un immenso insegnamento. Il Gosho racchiude il suo spirito, le sue azioni e i suoi insegnamenti. Per questo dovremmo leggerlo come la scrittura per l’Ultimo giorno della legge» (MDG, 1, 3). E ancora: «Il Gosho è la spina dorsale della nostra fede e come tale è la spina dorsale incrollabile del nostro carattere. È anche il pilastro della nostra lotta condotta con le parole, è una sacra scrittura di speranza, fonte di coraggio e di saggezza, che apre la strada alla felicità di tutte le persone» (NR, 367, 10).
Al Makiguchi Memorial Hall, a Tokyo, presso una sala dedicata al presidente Makiguchi, c’è il libro del Gosho che gli appartenne: la copertina è consunta e le pagine sono sottolineate in rosso con i commenti scritti a matita o a penna. A margine di certi brani difficili c’è scritto “studiare” oppure “studiare ancora”. Le pagine dell’Apertura degli occhi hanno un gran numero di sottolineature in rosso. Scrive in proposito Ikeda: «Fin dal primo momento della sua conversione Makiguchi studiò il Buddismo di Nichiren Daishonin con immensa dedizione, servendosi sempre del Gosho e mettendone in pratica lo spirito in ogni sua azione. […] Sebbene in Giappone la libertà di culto fosse gravemente minacciata dal militarismo fanatico, egli portava con sé il Gosho quando faceva visita ai membri della Soka Gakkai per offrire loro consigli e incoraggiamento. […] Inoltre, durante la prigionia, la prima cosa che si fece spedire dalla famiglia fu la sua copia del Gosho. Ero ammirato dall’atteggiamento di Makiguchi nei confronti dello studio del Gosho, che mi faceva capire quanto vada svolto con serietà e solennità» (Ibidem).
Oggi come allora, la chiave è praticare esattamente come insegna il Gosho, ricercando sempre un legame diretto con il Daishonin, attraverso lo studio dei suoi scritti e mettendone in pratica lo spirito nella nostra vita.

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la testimonianza

Strumento di libertà

di Eva Panitteri

Mi colpì subito come nel Gosho, oltre agli incoraggiamenti per i discepoli cui erano destinati, si trovassero così tanti consigli che percepivo a me vicini, veri e saggi. Trovavo negli scritti del Daishonin parole che parlavano al mio cuore, e dalle quali trasparivano un profondo senso della vita e un altruistico spirito del dare. Sentivo Nichiren vicino, e comprendevo i perché di un uomo che si protendeva verso ogni persona (me compresa) con la sua vita.
Dice Daisaku Ikeda: «Queste parole diventano Buddismo, diventano una vera religione, soltanto quando la vita ne dimostra la veridicità» (Gli eterni insegnamenti di Nichiren Daishonin, pag. 8). Tutte le esperienze da me vissute sino a ora sono sempre legate a una frase, a un principio, a un incoraggiamento, che grazie al Gosho ho “incontrato” e messo in pratica. Ho tracciato così il diario della mia nuova vita, trovando sempre nel Gosho un riferimento, e l’ago della bussola.
Tutte le persone della mia vita mi sottoponevano a pressioni richiedendomi di cambiare e di mettermi a disposizione. Richieste alle quali la mia presunta perfezione, “costola” del mio bisogno di approvazione e di conferme, rispondeva sempre in maniera affermativa: prima venivano gli altri, poi veniva Eva. Non ero infelice, ma le cose a un certo punto entravano in stallo, poi perdevo tutto e finiva che dovevo sempre ricominciare da principio. Solo un’amicizia attraversava intatta, quasi impermeabile, tutto quanto mi accadeva. La svolta arrivò con il Buddismo, e ancora di più quando lessi questa frase: «La cosa più importante nel praticare il Buddismo è seguire gli aurei insegnamenti del Budda e non le opinioni degli altri» (La pratica dell’insegnamento del Budda, SND, 4, 12).
Non fu certo semplice cambiare dalla sera alla mattina un sistema di relazioni e di vita ma, forte del sostegno di quel Gosho e di un’altra frase che diceva: «Una donna che si dedica al Gohonzon attira la felicità in questa vita e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà sempre. Come una lanterna nell’oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti proteggerà, signora Nichinyo, ovunque tu vada» (Il vero aspetto del Gohonzon, SND, 4, 203), non sono caduta, non mi sono ferita, e non mi sono disperata, trovando invece sempre la mia strada e un rinnovato senso di fiducia.
Più di un anno fa, quando anche quell’amicizia apparentemente indistruttibile trovava il suo punto di fragilità e scompariva dietro a una porta chiusa, è stato nel Gosho che ho trovato la luce di una nuova direzione, nella Soka Gakkai un sostegno forte, e nel Daimoku un incredibile e sconosciuto senso di libertà e di liberazione. Era il mio karma che si presentava di nuovo, ma questa volta tre anni di pratica mi avevano ben preparata! Scrive Nichiren Daishonin: «L’uomo saggio non si lascia sviare dagli otto venti: prosperità, declino, onore, disonore, lode, biasimo, sofferenza e piacere. […] Il cielo sicuramente proteggerà chi non si piega davanti agli otto venti» (Gli otto venti, SND, 4, 166). Perso il punto di riferimento esterno – lo capivo solo allora – trovavo il mio centro nel Gohonzon, e nel trovare la mia vera me, vidi il veleno trasformarsi in medicina. Fu incredibile. E indelebile!
Imparavo, per ogni “risposta” o soluzione, a rivolgermi alla Legge, ad assumermi veramente le mie responsabilità e a trovare la strada del Gohonzon, usando il Daimoku e la «strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra».
Non sempre felicemente – lo devo dire – rispetto a certe strade che avevo deciso di intraprendere. Ma ogni volta che trovavo il filo che univa le parole del Daishonin alla mia storia, il Gosho diveniva la base di ogni mia decisione, il punto di ripartenza che insieme alle parole del presidente Ikeda, mi ha insegnato l’importanza di incamminarsi sulla propria strada.
Nel mondo della fede esistono solo le barriere che noi creiamo. Con la nostra “poca conoscenza”. Con la paura e la sfiducia. Con il peso delle difficoltà di cui non crediamo di poterci liberare. Ma Nichiren ci assicura che «Non ci sono terre pure o terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente» (Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, SND, 4, 5).
Il Gosho guida i nostri affanni verso un canale di conoscenza veramente libero. Con il Daimoku, con la Legge, oltre il karma, oltre possibili distorsioni o interpretazioni, oltre gli ostacoli di qualsiasi genere, conosciamo la libertà spirituale e l’essenza della vita, quando decidiamo di far emergere la nostra Buddità.

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