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La capacità di essere grati - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 03:06

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La capacità di essere grati

«Il Buddismo insegna che provare gratitudine rende le persone degne di essere definite umane». Attraverso queste parole del Daishonin, Ikeda ricorda che l’apprezzamento dello sforzo e del sostegno altrui è alla base dei rapporti fra i compagni di fede

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«Il Buddismo insegna che provare gratitudine rende le persone degne di essere definite umane». Attraverso queste parole del Daishonin, Ikeda ricorda che l’apprezzamento dello sforzo e del sostegno altrui è alla base dei rapporti fra i compagni di fede

Il Daishonin scrive: «Anche io, Nichiren, ho lottato in Giappone per molti anni affidandomi a questa divinità [la Dea del sole]. Ormai sento di aver riportato una completa vittoria» (Consacrazione di una statua del Budda Shakyamuni offerta da Shijo Kingo, SND, 8 ,69). Il Daishonin avanzava deciso nella sua grande battaglia con uno stato vitale alto e invincibile, attivando le divinità celesti per far sì che tutto l’universo fosse suo alleato. Così si comporta un vero praticante del Buddismo. I Budda e le divinità celesti, cioè le forze positive dell’universo, proteggono scrupolosamente la Soka Gakkai, l’organizzazione che si impegna a realizzare l’intento e il mandato del Budda.
Il bel tempo di oggi annuncia chiaramente che celebreremo il 3 maggio di quest’anno con una vittoria completa.
Congratulazioni, poi, ai membri della Divisione artisti, le stelle di kosen-rufu, che stanno festeggiando il quarantacinquesimo anniversario della loro fondazione (8 marzo). Ognuno di voi è una persona splendente e solo a nominarvi illuminate lo spirito delle persone. Una volta Toda disse: «I grandi artisti sono sempre decisamente giovani. Essi hanno sempre il vigore e la vitalità della giovinezza. Mi auguro che emulerete il loro spirito».
Nel mondo del Buddismo non c’è niente che vada perso. Ogni sforzo che facciamo, basandoci sulla legge di causa ed effetto, assume un grande valore nella nostra vita.
La società umana è, per certi versi, piena di durezza e difficoltà. Molte persone sperimentano un grande tormento interiore a causa delle contraddizioni inerenti alla vita stessa: ad esempio, possono avere riconoscimenti e consensi, ma provare un senso di vuoto e disperazione e sentirsi il cuore arido e ferito. È triste anche quando le persone passano tutto il tempo con una maschera, invidiando ed essendo invidiati, sentimenti, purtroppo, diffusi tra molte persone.
In questo contesto, la missione dei membri della Divisione artisti, che vivono in accordo con la Legge mistica, è meravigliosa e immensa. Come il Bodhisattva Suono Meraviglioso nel Sutra del Loto, splenderete per sempre. Non esiste il minimo dubbio che le vostre vite saranno «ornate di innumerevoli centinaia e migliaia di virtù» (vedi SDL, 24, 392).
Congratulazioni anche per la riunione odierna della Divisione uomini. In una lettera di incoraggiamento scritta alla moglie di Toki Jonin, Myojo, che stava lottando contro una malattia, il Daishonin così le parla di Shijo Kingo: «Puoi andare da Shijo Kingo, che non solo è un medico eccellente, ma è anche un devoto del Sutra del Loto. […] È un uomo che non si arrende mai alla sconfitta e che tiene in gran conto gli amici» (Il prolungamento della vita, SND, 4, 89-90).
I nostri valenti uomini, a partire da quelli della Divisione medici, sono degli “Shijo Kingo dei nostri giorni”. Con il loro spirito indomito, sostengono validamente e proteggono i loro compagni di fede, aiutandoli a conseguire la vittoria. Questa è l’essenza della Divisione uomini, e quando essa è forte e attiva, la Divisione donne è felice e la Divisione giovani può crescere e svilupparsi. Mi rivolgo a loro, quindi, affinché si ergano come Shijo Kingo.

Il legame diretto con il Daishonin

Qual è la forza trainante che sta dietro al successo della Soka Gakkai? Il coraggio. Chi non lo possiede non può dire di avere una vera fede perché, in fin dei conti, pensa solo a se stesso. Dietro al nostro successo ci sono anche perseveranza e unità, non dimenticate mai queste tre chiavi: coraggio, perseveranza e unità, un’armoniosa unità in cui ci sosteniamo reciprocamente.
È imperdonabile che un responsabile agisca in modo autoritario o guardi gli altri dall’alto in basso. Nichiren Daishonin sottolinea l’importanza della solida unità espressa dalle parole “diversi corpi, stessa mente”. Essere uniti sulla base della fede significa praticare in accordo con gli insegnamenti del Daishonin.
Anche Toda insisteva sulla grande importanza dell’unità. Lavorare insieme con questo spirito è ciò che ha reso la Soka Gakkai un’organizzazione globale. Spero che non dimentichiate mai questo principio. Oggi, i nostri membri tengono alto con entusiasmo il vessillo di Soka e di kosen-rufu, non solo in Giappone ma in tutto il mondo. Nessuno si aspettava che la nostra organizzazione crescesse così tanto. Pensate a quante persone solo in Giappone stanno ora praticando questo Buddismo! Il clero non avrebbe mai immaginato che ciò sarebbe accaduto.
Abbiamo potuto conseguire questo risultato a causa del legame diretto con il Daishonin. Costituiamo davvero una potente forza per far avanzare kosen-rufu. Avere così tante persone straordinarie, che agiscono seriamente per il benessere della società e degli altri esseri umani, è un obiettivo bellissimo e di grande nobiltà. La Soka Gakkai ha realizzato questa magnifica vittoria proprio nella nostra epoca grazie alla vostra fede corretta, al coraggio senza pari, alla vostra sincerità e impegno.
Avanziamo con orgoglio ed entusiasmo, puntando al 3 maggio, giorno della Soka Gakkai, celebrando insieme quel fausto giorno con grida esultanti di vittoria condivisa!

Dedicarsi alle attività nonostante i problemi

«Andate prima dove vi è più difficile. Affrontate subito le sfide più dure». Così ci insegnava Toda. Con questo atteggiamento riuscirete a imprimere una forte spinta nella lotta per kosen-rufu.
La poetessa ucraina Lesya Ukrainka (1871-1913) scrisse: «Nel mio cuore risuona un canto di vittoria. Nella mia anima cresce la potenza della primavera». E ancora: «Cantate con voce forte e allegra, affinché rida anche la sfortuna stessa». Cantiamo con forza le canzoni della Gakkai insieme ai nostri gruppi musicali, i Bodhisattva Suono Meraviglioso di Soka, realizzando una vittoria dopo l’altra!
Faccio affidamento soprattutto sui membri delle Divisioni donne e giovani donne. La crescita della Soka Gakkai è sostenuta, sostanzialmente, dalle attività delle donne, per questo è vitale che i nostri responsabili uomini le rispettino e le apprezzino. Con loro non dovrebbero mai comportarsi in modo arrogante o dispotico, né dare per scontato il loro impegno.
Le donne della Soka Gakkai si ritagliano il tempo per partecipare alle nostre attività nonostante siano sempre indaffarate e spesso in situazioni difficili. Molte di loro hanno da gestire famiglie, magari con bambini piccoli, e riescono a dedicarsi alle attività della Gakkai solo grazie alla comprensione e al supporto dei mariti e familiari. I responsabili uomini devono esserne consapevoli e avere un grande apprezzamento per le persone che le sostengono.
Prego fervidamente perché tutti i nostri membri siano felici e in salute. Un vero leader non prega solo per la realizzazione dei propri desideri, ma recita un sincero Daimoku per il benessere e la felicità dei compagni di fede. Tali sono la decisione e l’impegno che i nostri responsabili devono sempre avere. Una sincera frase di apprezzamento e incoraggiamento porta gioia alle persone: un responsabile freddo e severo scoraggerebbe chiunque e i nostri membri meritano qualcosa di meglio. Assicuratevi, quindi, che ognuno si senta ispirato e rinvigorito, così da poter dare il massimo.
È importante essere cortesi e rispettosi soprattutto con chi offre la propria casa per le riunioni, ringraziando profondamente per la sua generosità. Lo stesso dicasi per i membri che fanno con sincerità donazioni finanziarie alla Gakkai, permettendo così la protezione della nostra associazione, contribuendo alla sua crescita e aprendo la strada alla vittoria, nelle iniziative volte a realizzare kosen-rufu. Finché ci sarà questo spirito di gratitudine, la Soka Gakkai prospererà.
Lo storico scozzese Thomas Carlyle (1795-1881) scrisse una lettera, con alcuni colleghi, al gigante della letteratura tedesca Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), considerato da loro come un padre spirituale: «È sempre un sommo dovere e piacere mostrare riverenza a chi è dovuta».
Il Buddismo insegna che provare gratitudine rende le persone degne di essere definite umane (vedi Conversazione fra un saggio e un uomo non illuminato, SND, 7, 82). Quando un responsabile dimentica la gratitudine e il rispetto per chi appoggia e sostiene il movimento di kosen-rufu, devia dalla retta via di essere umano, diventa una persona ingrata, corrotta e senza cuore, che sfrutta il mondo del Buddismo per il proprio tornaconto personale. Questo è ciò che è successo al clero.

La forza delle persone comuni

L’8 marzo 1274 il Daishonin fu graziato dal governo dopo due anni e mezzo trascorsi in esilio sull’isola di Sado, una pena che veniva considerata, in pratica, una sentenza di morte, e fece ritorno vincente alla capitale, Kamakura. Appena prima di partire da Sado, scrisse a uno dei suoi seguaci, Endo Saemon-no-jo: «Come avrei potuto sopravvivere se non fosse stato per la protezione del signor Endo? Come avrei potuto vivere fino al perdono? Tutto ciò che ho potuto fare in questa vita lo devo a voi. […], tu devi essere l’inviato degli dèi Bonten e Taishaku. Ti darò questi sigilli come promessa che rinascerai sul Picco dell’Aquila. Devi recarne uno con te nella tua prossima esistenza. Quando sarai sul Picco dell’Aquila, grida: “Nichiren, Nichiren!” e io verrò a incontrarti» (Lettera a Endo-Saemon-no-jo, SND, 8, 147-8).
Non sappiamo molto sul destinatario, cui il Daishonin scrisse solo questa lettera. Esistono, infatti, grandi paladini di verità e giustizia tra la gente comune, che operano senza essere sotto i riflettori. Dovete essere assolutamente certi che il Daishonin loda e protegge tutti voi, membri della Gakkai che lottate in prima linea per kosen-rufu, attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro.
Il 13 marzo, dopo aver ricevuto la comunicazione della grazia, il Daishonin lasciò Ichinosawa per Sado, arrivando dopo tredici giorni a Kamakura. Lì, l’8 aprile, incontrò Hei no Saemon, il capo effettivo del governo militare, cui presentò nuovamente una rimostranza ufficiale. Era trascorso un mese esatto dal condono della pena.
L’azione è importante e la rapidità è decisiva. Il Daishonin agiva veloce come un lampo. Anche la Gakkai ha vinto grazie ad azioni fulminee, alla rapidità, come hanno notato anche diversi osservatori esterni.
Il Daishonin così descrisse, in seguito, il motivo che lo aveva spinto a presentare un’altra rimostranza a Hei no Saemon: «Poiché sono odiato così ferocemente unicamente perché cerco di dare consigli al fine di salvare gli altri, una volta graziato dall’esilio, avrei dovuto lasciare Sado e nascondermi tra le montagne o su qualche remota costiera. Invece mi recai a Kamakura, perché speravo di spiegare un’ultima volta la situazione a Hei no Saemon e salvare quelli che fossero riusciti a sopravvivere all’invasione del Giappone» (Risposta a Takahashi Nyudo, SND, 8, 185).
Il Daishonin si confrontò direttamente con la natura demoniaca del potere perché si preoccupava con tutto il cuore della felicità delle persone. Non dovremmo mai dimenticare questo grande spirito. Dalle sue parole emerge la voce della giustizia, del vero coraggio e del modo corretto di vivere. Io ho affrontato ogni impresa con lo spirito di queste sue parole. Nella Gakkai i responsabili hanno il compito di pensare al bene delle persone, alla felicità e alla vittoria dei membri. I primi tre presidenti della Soka Gakkai così come voi, fieri membri della nostra organizzazione, si sono adoperati senza sosta perché si affermasse il corretto insegnamento per la pace nel paese, percorrendo la stessa strada del Daishonin.
Dopo l’incontro con Hei no Saemon, il Daishonin scrisse ai fratelli Ikegami, due dei suoi seguaci più importanti: «Voi dovete stringere i denti e non arrendervi. Siate coraggiosi come Nichiren quando affrontò Hei-no Saemon» (Lettera ai fratelli, SND, 4, 113). Tengo a sottolineare che vivere con questo spirito è la massima manifestazione di fede, è seguire l’esempio del Daishonin, in accordo con lo spirito della Gakkai.
Toda diceva che non dovevamo mai avere timore, neanche davanti al più tremendo dei nemici e affermava che l’atteggiamento corretto nella fede è pensare di poter vincere, e che alla fine vinceremo. La Gakkai è sempre avanzata con questo spirito. Ecco perché abbiamo aperto una strada dopo l’altra e i membri sono in crescita costante, in ogni zona del mondo.

L’azione è la chiave

In quest’anno cade il trentacinquesimo anniversario dell’inizio del mio dialogo con lo storico britannico Arnold Toynbee (1889-1975). Era stato Toynbee, profondamente interessato al Buddismo e alla filosofia orientale, a mettersi in contatto con me, chiedendomi di iniziare un dialogo; così alla fine mi recai a casa sua, a Londra, per avviare questo colloquio che ebbe inizio il 5 maggio 1972 e continuò lo stesso mese dell’anno successivo, per un totale di quaranta ore. Fu uno scambio di idee su un’ampia gamma di questioni storiche, sociali e culturali che l’umanità si trova tuttora ad affrontare.
Toynbee viveva in un edificio di mattoni rossi. Quando io e mia moglie uscimmo dall’ascensore, lui era lì ad aspettarci con la moglie Veronica. Ci ringraziò per essere venuti e ci accolse nella sua casa, facendocela visitare.
Toynbee e io ci immergemmo di buon grado nei nostri dialoghi ai quali furono sempre presenti anche la signora Toynbee e mia moglie. In diverse occasioni cenammo insieme e andammo a passeggiare in un parco vicino. Quando giunse il momento di salutarci, Toynbee era dispiaciuto di vederci andare via e aveva le lacrime agli occhi. Ho ricordi piacevoli del tempo trascorso insieme.
Mi sarebbe piaciuto parlare ancora con lui, e con maggiore profondità, ma purtroppo non eravamo assistiti da interpreti professionisti. Fu allora che avvertii fortemente l’importanza di conoscere perfettamente le lingue straniere. Mi auguro che i nostri giovani e i membri della Divisione futuro studino le lingue, arrivando a padroneggiarle.
La pubblicazione del libro, dal titolo Dialoghi, fu accolta molto favorevolmente in tutto il mondo, e venne tradotto in ventisei lingue. In alcune università viene usato come libro di testo e molti leader mondiali mi hanno detto di averlo letto, come il presidente della Mongolia, Nambaryn Enkhbayar, che ho incontrato proprio pochi giorni fa, il 28 febbraio. Il mio dialogo con Toynbee è stato il primo degli oltre cinquanta attualmente pubblicati, o in via di pubblicazione, con varie personalità di tutto il mondo.
Toynbee, che si avvicinava alla parte finale della sua vita, mi disse, come affidandomi una grossa responsabilità: «Ritengo che il successo o il fallimento di una cultura sia profondamente connesso alla religione delle persone. Cioè, una civiltà viene influenzata dalla qualità della religione su cui essa si basa». Quest’osservazione era molto saggia. Senza una vera religione, non esiste civiltà, né esiste pace.
Toynbee scrisse anche che l’azione è un fattore determinante in ogni aspetto della società umana. L’azione è la chiave, e la Soka Gakkai agisce. Toynbee fu molto perspicace nel riconoscerne l’importanza.

Accendere la speranza

Vorrei ora citarvi alcune massime di saggezza di pensatori mondiali.
Nel suo poema epico, l’Iliade, l’antico poeta greco Omero lancia una forte esortazione affinché le persone si buttino coraggiosamente e senza esitazioni nella lotta. La nostra battaglia per affermare la verità riguardo al nostro movimento qui in Giappone è basata sullo spirito di shakubuku. Se siamo passivi non vinceremo questa lotta, ma trionferà chi avanza indomito per trasformare le situazioni. Nichiren Daishonin scrive di aver confutato un avversario dopo l’altro (vedi La pratica dell’insegnamento del Budda, SND, 4, 11). Dobbiamo impegnarci in una lotta attiva. La Soka Gakkai ha vinto perché ha lottato in accordo con gli insegnamenti del Daishonin e le guide di Toda. Vi prego di non dimenticarlo mai.
Un personaggio dell’Iliade così si rivolge a un guerriero: «Ma tu eri sempre indomito, sempre incoraggiavi gli inerti. Continua così allora, e fai udire la tua voce!». Un guerriero, una persona coraggiosa, è chi non si tira mai indietro di fronte ai contrasti e incoraggia sempre i suoi compagni. Spero che voi, amici della Divisione giovani, vi impegniate senza paura in prima fila nella nostra lotta per la verità e la giustizia, trionfando su chi è corrotto e oscurato. Vorrei che tutti voi diventaste persone di vero coraggio e che, in qualsiasi circostanza, incoraggiaste i compagni di fede, impegnandovi a fondo per kosen-rufu. Toda era assolutamente convinto che tutto dipendesse dai giovani. Quindi desidero rendervi partecipi, miei giovani successori, dell’appassionato messaggio del mio maestro: «Affido tutto ai giovani. Non dovete avere paura; dovete combattere con il vostro intero essere».
In un’altra scena dell’Iliade, un guerriero esorta i compagni a dar prova di coraggio: «Amici miei […] mantenete un cuore intrepido!». Capitava spesso che Toda mettesse un braccio sulle spalle di un membro della Divisione uomini o giovani uomini, esortandolo ad agire con coraggio e determinazione. Anch’io vorrei appellarmi a tutti voi, uomini, giovani uomini, studenti, esortandovi allo stesso modo, chiedendovi di sostenere le donne, ma anche di rispettarle e apprezzarle, lottando fieramente per aprire la strada a nuove vittorie con spirito indomito ed eroico.
Discutendo della potenza insita nella religione, il primo presidente dell’ex Cecoslovacchia Tomás Masaryk (1850-1937) disse: «La religiosità è auspicabile, essa vince la paura, specialmente quella della morte». E aggiunse: «L’essenza della religione è dare speranza». Anche Václav Havel, primo presidente della Repubblica Ceca, che ho incontrato a Tokyo nell’aprile del 1992, rispettava e ammirava molto Masaryk.
Una vera religione accende una fiamma di speranza nei cuori della gente e illumina il futuro della società.
Un’epoca come l’attuale, in cui predomina il materialismo e tutto si riduce a calcoli di vantaggi e tornaconto personale, è estremamente disgraziata. La gente non ha più il nobile desiderio di operare per la felicità e il benessere degli altri e della società nel suo insieme, e, quindi, regna l’egoismo. È in un’epoca come questa che noi della Soka Gakkai ci impegniamo anima e corpo a guidare le persone in una direzione positiva, nella direzione del bene, dell’unità e della speranza, e per aprire un sentiero di vera spiritualità. Abbiamo davvero una missione grandiosa.

I principi democratici

Ricardo Díez-Hochleitner, caro amico e presidente onorario del Club di Roma, con cui ho pubblicato un dialogo, osservò al riguardo: «Le nazioni moderne hanno abbracciato ampiamente gli ideali democratici, e questi hanno anche dato vita alla Dichiarazione universale dei diritti umani e a un nuovo ordine mondiale. Un punto importante di tutto ciò è che questa democrazia sia nata dal rispetto per le diverse religioni e filosofie. Questo è il punto di partenza per la coesistenza, l’unità e l’armonia».
La democrazia può essere esaminata da vari punti di vista, ma credo che una delle sue basi sia il rispetto per le altre religioni e filosofie: si può dire che ciò equivalga alla massima valorizzazione di ogni individuo. In quel senso, il Buddismo di Nichiren Daishonin, che considera tutte le persone come dei Budda ugualmente meritevoli del massimo rispetto è la filosofia più democratica che esista.
Il Buddismo spiega, inoltre, il vero significato della responsabilità. Toda era solito dire: «Nel Buddismo, si insegna che un vero sovrano considera le persone come suoi genitori (vedi WND, 2, 809). Dare il massimo valore ed essere sempre al servizio delle persone come se fossero i propri genitori, fare qualsiasi cosa per il loro bene anche a prezzo del sacrificio personale, in ciò consiste il vero sentiero di un leader».
Il Daishonin lasciò questa grande filosofia per l’Ultimo giorno della Legge, e la Soka Gakkai sta mettendo in pratica i suoi insegnamenti nel presente. Siate certi che siamo all’avanguardia nel realizzare ciò che i tempi richiedono.
Passando a tutt’altro argomento, quando avevo circa vent’anni, ho incontrato spesso Sohachi Yamaoka (1907-78), autore del famoso romanzo epico Tokugawa Ieyasu. Stavo lavorando per Toda come caporedattore di un periodico per ragazzi, e andai a casa di Yamaoka per chiedergli di scrivere un romanzo che ispirasse i nostri giovani lettori. Egli accettò di buon grado, dicendo che il mio entusiasmo appassionato lo aveva convinto. In seguito, dal momento che apprezzava il legame che avevamo stabilito, Yamaoka ci diede l’assenso per la pubblicazione a puntate del suo romanzo Takasugi Shinsaku sul Seikyo Shimbun, per un periodo di due anni e quattro mesi, a partire dall’agosto 1962.
A Toda piaceva molto l’eroe della storia, Takasugi Shinsaku (1839-67), uno dei personaggi chiave nella restaurazione Meiji [che aprì la strada alla modernizzazione del Giappone]. A volte mi chiamava perfino Shinsaku, col desiderio che potessi emulare lo spirito rivoluzionario di questo eroe. Nel romanzo, Shinsaku dice: «Fatevi forza! […] Non lasciatevi abbattere dagli imprevisti. Non dovete fare altro che rialzarvi velocemente con un nuovo piano e avanzare». Così, anche nella lotta per kosen-rufu, è importante non scoraggiarsi per un ostacolo momentaneo. Tutti gli sforzi che avete fatto e il Daimoku che avete recitato fino allora vi porteranno benefici e circostanze fortunate e, comunque, la cosa più importante è ciò che farete in futuro. «Continuiamo ad avanzare!», facciamo di questo il nostro motto.
Sempre nel romanzo c’è una conversazione tra Shinsaku e Sakuma Shozan (1811-64), famoso studioso e intellettuale dell’epoca, che dice: «Non fare niente non porta a niente». Questa è una verità importante. Facciamo ogni giorno quel che si deve, affinché kosen-rufu progredisca! È solo attraverso questi sforzi costanti che si aprirà la porta della vittoria: non esiste un modo di vivere più nobile o ammirevole.

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