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Il coraggio è contagioso - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:41

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    Il coraggio è contagioso

    Tra lei e gli altri un grande ostacolo: la natura demoniaca insita nella vita. Così una dirigente scolastica abbatte il muro di ostilità e diffidenza che si era venuto a creare nei suoi confronti. Questa situazione si è potuta ribaltare grazie al suo coraggio e alla sua determinazione, volti a creare una scuola per kosen-rufu.

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    Tra lei e gli altri un grande ostacolo: la natura demoniaca insita nella vita. Così una dirigente scolastica abbatte il muro di ostilità e diffidenza che si era venuto a creare nei suoi confronti. Questa situazione si è potuta ribaltare grazie al suo coraggio e alla sua determinazione, volti a creare una scuola per kosen-rufu.

    Sono dirigente scolastica di un Istituto Comprensivo (scuola elementare e media) e da quando ho iniziato la mia pratica buddista nel 1985 ho visto molti miglioramenti. Solo tre anni fa però mi sono posta con forza l’obiettivo di cambiare profondamente la cultura della scuola e anche del paese dove vivo, perché cominciavo a rendermi conto di come esso fosse dominato dalla confusione. Questo grande scopo mi ha portato a riconoscere l’oscurità fondamentale nella mia vita e nell’ambiente.
    Da qualche anno il paese era governato da un sindaco donna sulla quale gravavano giudizi molto negativi. La gente diceva che era pronta a calpestare qualsiasi verità pur di emergere, interamente concentrata sul suo successo personale e assolutamente disinteressata al benessere della comunità e che in poco tempo aveva distrutto tutto quanto di buono era stato realizzato fino a ora. Pensavo che la cosa non mi riguardasse finché non mi ritrovai questo stesso sindaco, che di mestiere faceva l’insegnante, come docente nella mia scuola. Da lì iniziò la mia lunga fase di sofferenza e di lotta. Dopo un periodo iniziale abbastanza normale, questa donna cominciò a farmi guerra e a screditarmi, facendo piovere calunnie sul mio conto e sul mio lavoro, anche pubblicamente, tanto che riuscì gradatamente a influenzare anche i genitori degli alunni.
    Pian piano, a fatica, piangendo e leggendo il Gosho e gli scritti di Daisaku Ikeda, mi resi conto che avevo a che fare con la natura demoniaca della vita. Ogni mezzo per lei era lecito: articoli denigratori sui giornali locali, denunce all’Ufficio scolastico provinciale e regionale, sermoni in consiglio comunale, lettere ai rappresentanti di classe per disorientarli, e altre iniziative che costituivano un’ingerenza nel mio lavoro. Vedevo con dolore che a farne le spese era l’immagine della scuola e dovetti rendermi conto che i continui attacchi stavano disorientando la popolazione e questo in un clima di ostilità e di diffidenza nei confronti miei e della scuola da me diretta. Il mio lavoro di anni stava andando in fumo e non vedevo via d’uscita. Mi sentivo smarrita e perseguitata. Capii che non avevo scelta: dovevo affrontare la mia oscurità, fare la mia rivoluzione umana per diventare più forte e più autorevole, per essere una vera dirigente che è responsabile della scuola e la guida verso kosen-rufu, consapevole della propria missione. Recitai disperatamente, ore e ore di Daimoku, per costruire una forte identità personale e professionale, per tirar fuori il coraggio e vincere sulla paura. Dovevo essere più forte dell’ambiente e dirigerlo verso kosen-rufu!
    Grazie al Daimoku cominciai a reagire al senso di impotenza e avanzai un passo alla volta, tenacemente decisa a cambiare il paese e a tirar giù quel muro di ostilità che sembrava impenetrabile. Capivo che dovevo invertire la rotta della tendenza distruttiva del paese e iniziai a comprendere cosa significa missione. Mi rendevo conto che avevo a che fare con l’arroganza e la natura demoniaca del potere, quella che disprezza gli esseri umani e li considera oggetti da sfruttare. In questa lotta contro l’oscurità sentivo di essere sola.
    Percepivo che era in atto, a livello profondo, uno scontro tra la natura buddica e la natura demoniaca della vita, ma solo io avevo questa consapevolezza. Docenti e genitori erano confusi, a disagio; temevano il conflitto, riducevano il tutto a un disaccordo personale e pensavano al “dialogo” come compromesso. Provai più e più volte a riaprire il dialogo con questa donna, ma alla fine dovetti rendermi conto che la sopportazione e la disponibilità alla collaborazione non producevano effetto. Allora capii davanti al Gohonzon che mi rimaneva un’unica soluzione: alzarmi risolutamente e contrastare coraggiosamente gli attacchi. Il Daishonin scrive: «Prego che i miei discepoli diventino come i cuccioli del re leone e non si facciano mai schernire dai branchi di volpi. Sforzatevi di smascherare le malefatte di potenti avversari senza risparmiare mai la vostra vita, proprio come Nichiren […]. È davvero raro incontrare un leone simile» (MDG, 1, 170).
    Così iniziai a “dare voce” alla mia determinazione, con tutti i mezzi possibili. Decisi di denunciare apertamente quanto stava accadendo e lo feci in tutti gli ambiti collegiali alla presenza di genitori e docenti. Volevo difendere la mia scuola e la dignità del mio lavoro. Ero nell’occhio del ciclone ma non mollai nemmeno un secondo. Così un po’ alla volta gli insegnanti e i genitori iniziarono ad aprire gli occhi, compresero la mia lotta e si schierarono tutti dalla mia parte senza ambiguità. Il mio coraggio era stato contagioso. L’onda era partita. Cominciai a vedere cose meravigliose. Il risveglio della mia Buddità risvegliava la Buddità dell’ambiente!
    L’occasione per conquistarmi definitivamente la fiducia di docenti, genitori e della popolazione in generale fu l’arrivo dei ragazzi di Bucarest, che vengono dai canali sotterranei della città e che hanno imparato a fare i clown grazie al famoso Miloud. La mia scuola decise di ospitarli in tournée e di aderire in tal modo a una campagna dal titolo “Un naso rosso contro l’indifferenza”. Grazie all’instancabile entusiasmo di un grande comitato organizzatore composto da genitori e insegnanti, la tournée fu un successo travolgente che ha coinvolto l’intera comunità, in una gara di solidarietà che ha avuto sviluppi imprevedibili. L’onda generata dal “naso rosso” fu veramente lunga e potente. Contagiò tutti e risvegliò i cuori, abbattendo il muro dell’indifferenza e riaccendendo la speranza. Il potere del cuore aveva cambiato la cultura del paese. La tournée si concluse con una grande cena all’oratorio e il parroco rese omaggio alla nostra iniziativa che aveva visto tutti uniti verso un unico scopo. L’associazione promotrice dell’iniziativa ci lodò per il notevole contributo economico raccolto a favore dei ragazzi rumeni e il Ministero della pubblica istruzione ci invitò, unici nella nostra regione, a Roma per conferirci il premio per il miglior “Progetto di partenariato genitori-scuola”.
    Intanto l’ambiente a scuola si era completamente trasformato: le persone sincere erano scese in campo, mettendo via via in ombra chi aveva tendenza al tradimento e alla codardia; niente più sindaco-docente che nel frattempo era andata in pensione. Come per magia si è fatto avanti un folto gruppo di validi collaboratori, docenti di eccezionali capacità che ora lavorano al mio fianco “senza risparmiare la propria vita”, per offrire il massimo di opportunità formative ai ragazzi e costruire una scuola che crei veramente valore. Ora la scuola è in continuo fermento e si respira una grande voglia di fare. Mille iniziative sono state attivate e le famiglie ci guardano esterrefatte. La scuola è divenuta “un faro di speranza”: per gli alunni, per gli insegnanti e per i genitori.
    Io sono diventata fortissima e non temo più nulla. Ciò che mi ha sostenuto in questa non facile impresa, oltre al Daimoku e allo shakubuku, è stato l’aver mantenuto la relazione col maestro. Sono veramente grata a Daisaku Ikeda per avermi indicato la strada della missione tramite le sue guide e le proposte di pace. Sono pienamente consapevole che come lui, a modo mio, ho lottato per affermare la dignità della vita e il rispetto dei diritti umani. Ho vinto insieme al mio maestro, che scrive: «Come per ogni altra cosa, anche nel Buddismo si svolge una eterna lotta tra vittoria e sconfitta. La verità e la giustizia devono vincere. È vitale che ciascuno di noi lotti con vigore contro coloro che calpestano e che infliggono dolore e sofferenza alla gente. Dobbiamo dimostrare a tutti la reale forza e grandezza insite nella verità e nella giustizia» (NR, 369, 9).

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