Nella seconda edizione del corso di studio europeo dedicato ai giovani, Katsuji Saito ha illustrato tre argomenti – la trasformazione del karma, il Gohonzon e l’importanza del cuore – accomunati da un filo conduttore: l’unità del cuore di maestro e discepolo che desiderano all’unisono realizzare la pace
Dal 17 al 20 luglio a Milano si è svolto il corso estivo europeo di studio tenuto da Katsuji Saito, responsabile del Dipartimento di studio della SGI. Il corso, articolato in un ciclo di tre anni, è rivolto ai giovani europei e si concluderà nel 2010. Esso fa parte del più generale disegno di Daisaku Ikeda di allenare i giovani leader capaci di sviluppare il movimento di kosen-rufu in Europa nella nuova era. L’intento di Ikeda di creare le condizioni per favorire lo sviluppo della fede e della conoscenza del Buddismo nei giovani europei, era percepibile per tutta la durata del corso attraverso doni e attenzioni continue, che lo hanno fatto sentire presente e partecipe.
Nel messaggio rivolto ai membri d’Europa, Daisaku Ikeda afferma: «Vorrei che voi, membri europei della SGI, avanzaste allegramente e con fierezza verso la grande vetta di una nuova fase di kosen-rufu in Europa insieme a me, come buoni cittadini, mettendo al primo posto il Daimoku e l’unità, con lo spirito di unicità tra maestro e discepolo come vostro fondamento». Katsuji Saito ha poi messo in luce il significato più profondo di questa affermazione rispondendo a una domanda sull’unità in chiusura del corso. Ikeda sta lottando strenuamente perché la SGI possa svolgere un ruolo fondamentale nella creazione di relazioni pacifiche fra tutte le fedi religiose. In un’epoca dominata dal conflitto, anche di natura religiosa, la SGI può e deve promuovere una cultura di pace e distensione capace di connettere e armonizzare le differenze esistenti nel mondo. Di conseguenza ogni discepolo è chiamato ad agire per concretizzare questa visione, per instaurare collegamenti e connessioni nelle situazioni di tensione e di conflitto. Per agire in questa direzione è necessario sintonizzarsi sullo stesso cuore del Budda, sul desiderio di kosen-rufu che ha animato Nichiren e i tre maestri della Soka Gakkai, senza farsi dominare dal proprio cuore egoistico. Chi distrugge l’unità, distrugge il cuore del Budda, la ragione stessa di esistere del Buddismo. Avere lo stesso cuore del Budda significa crescere e svilupparsi connettendosi con le altre persone, assicurando un’epoca di pace e tranquillità all’ambiente e alle persone che ci circondano. La chiave per mettere in pratica l’essenza del Sutra del Loto è connettere le persone fra loro. Sensei dice spesso che l’unità è il bene, mentre la divisione è il male. Quindi se c’è qualcuno che pensa: «Non mi piace quella persona», «non mi piace come sta guidando l’organizzazione», se c’è qualcuno che vive in una prospettiva così bassa, è come se vivesse in un’epoca passata. A volte si può essere imprigionati dal proprio piccolo io, a volte non si riesce a trascendere le differenze. Allora ci dobbiamo ricordare che siamo Bodhisattva della Terra, che connettono e collegano ogni persona. La Legge mistica rappresenta l’armonia e la coesistenza pacifica, che si instaurano attraverso il dialogo. La chiave per prendere parte alla visione elaborata da Ikeda, ha concluso Saito, sta nell’avere lo stesso cuore del maestro e quindi nell’agire per costruire l’unità attraverso il dialogo, come sensei ha sempre fatto.
Saito ha espresso più volte il suo compiacimento per lo spirito di ricerca e la freschezza nella fede che i giovani europei sono in grado di esprimere e si è detto positivamente influenzato da queste caratteristiche così stimolanti, che lo hanno aiutato a sviluppare gli argomenti del corso in modo rinnovato e a pensare al programma del prossimo anno con un approccio creativo.
Il programma del corso prevedeva quest’anno tre argomenti: la trasformazione del karma (vedi box), il Gohonzon e l’importanza del cuore. Ogni lezione è stata seguita da una sessione di domande e risposte finalizzate al chiarimento e all’approfondimento dei temi trattati.
Il Gohonzon
Per quanto riguarda lo studio dell’oggetto di culto stabilito da Nichiren Daishonin e adottato dalla SGI, Saito ha illustrato analiticamente tutto ciò che Nichiren ha iscritto nel Gohonzon. Al centro, con i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo, è rappresentata la Legge che abbraccia e sostiene la vita dell’intero universo. La Legge universale non si vede e non si tocca, ma si rivela nell’armonia e nella creazione di valore. La sottostante firma di Nichiren Daishonin certifica che egli ha conseguito la Buddità e ha iscritto il Gohonzon per consentire a ogni persona di conseguire la Buddità. L’iscrizione di Myoho-renge-kyo testimonia la natura dinamica della vita, che nessuna statua o immagine potrebbe rappresentare, data la loro staticità. Perciò non veneriamo una statua di Nichiren Daishonin, ma ci illuminiamo alla Legge cui Nichiren stesso si è illuminato. Saito ha ribadito in ogni occasione il fatto che Nichiren Daishonin rappresenta un modello per la nostra rivoluzione umana e non un essere con caratteristiche sovrannaturali. In relazione alla mancata esecuzione di Tatsunokuchi, ad esempio, ha affermato che non si tratta di un miracolo, ma della testimonianza del potere della Legge mistica e che di fronte a grandi ostacoli ognuno può fare questa esperienza. Tutte le persone dei nove mondi, rappresentate all’interno del Gohonzon, possono manifestare la natura di Budda nella propria vita e nell’ambiente in cui vivono. La sorgente della speranza e della forza vitale è all’interno della vita stessa e si attiva di fronte a difficoltà e ostacoli. Nel Gohonzon, le due divinità della saggezza Inamovibile e Ardente di Desideri (Fudo e Aizen) rappresentano la battaglia contro l’oscurità fondamentale, la necessità di lottare contro l’oscurità per conseguire la Buddità. Il Gohonzon è il vessillo per la realizzazione di kosen-rufu e vi è rappresentata in modo simbolico la storia della propagazione del Sutra del Loto.
Il Gohonzon ci permette di stimolare la nostra natura di Budda e di stabilire un contatto continuo con la vita di Nichiren Daishonin. Saito ci ha invitati a ricordare quante persecuzioni ha incontrato Nichiren Daishonin, quanto ha lottato per iscrivere il Gohonzon, quanta saggezza ha espresso e quanta sofferenza ha accolto. Ricordando queste lotte e queste sfide possiamo accostarci al Gohonzon con l’atteggiamento migliore, con la viva consapevolezza di trovarci di fronte al cuore di Nichiren. Quindi Saito ha chiarito il contributo specifico che Makiguchi, Toda e Ikeda hanno dato per la propagazione del Buddismo di Nichiren Daishonin nel nostro tempo.
L’importanza del cuore
Infine è stato affrontato il tema dell’importanza del cuore. La premessa fondamentale è stata quella che la parola giapponese kokoro, tradotta abitualmente con le parole mente o cuore, non ha equivalente nella lingua italiana, in quanto denota e abbraccia la totalità di mente, spirito, emozioni, volontà e psiche [cfr. RSND, 1, xxxiii]. Quindi, quando si utilizza il termine cuore in questo contesto, occorre ricordare che si fa riferimento all’accezione più ampia possibile.
La frase «è il cuore che è importante» è riportata nel Gosho La strategia del Sutra del Loto e Saito ha spiegato che la chiave della vittoria non risiede nelle strategie messe in atto per vincere, ma nel cuore di chi le formula. Il cuore che crede nella Legge mistica è in grado di trasformare in un istante l’oscurità fondamentale in saggezza. Quindi per vincere è necessario trasformare il proprio ichinen e, per farlo, è necessario sapere che cosa si ha nel cuore. Anche la recitazione del Daimoku richiede non solo l’uso della voce, ma la partecipazione di un cuore che crede nella Legge mistica. Per sviluppare la fede, una pratica fondamentale è “nutrirsi” del Gosho, che è il diario della vita e della lotta che Nichiren ha intrapreso per salvare tutte le persone. La fonte di ogni strategia vincente è la Legge mistica, che ci permette di attingere alla saggezza vasta e profonda dell’universo. Invece il nostro ego e la saggezza superficiale legata alle nostre esperienze, costituiscono un limite. Quando non siamo dominati dal piccolo io, possiamo fare emergere la saggezza che ci permette di individuare la soluzione più appropriata. Se il cuore è condizionato dalla presenza dell’oscurità, tale saggezza non affiora. Per rendere possibile l’affrancamento dall’oscurità occorre un cuore libero, una fede incrollabile. Nel cuore c’è una parte offuscata dall’ego che aspira alla tranquillità, ma c’è anche una parte che anela alla felicità di tutte le persone, un desiderio profondo che è custodito da sempre in fondo al cuore. Noi tendiamo a dimenticare facilmente questo desiderio, ma il cuore del maestro ci aiuta a ritrovarlo. Il cuore di maestro e discepolo sono uniti in questo grande voto, in questo legame eterno basato sulla Legge. Per questo qualunque persecuzione della comunità buddista passa attraverso il tentativo di interrompere e ostacolare la relazione fra maestro e discepolo.
Grazie alla forza del desiderio di essere felici con gli altri possiamo vivere nel modo più bello e interessante che ci sia, combattendo insieme al nostro maestro per affermare la pace.
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Capire significa cambiare
Lo scorso 20 e 21 luglio si sono svolte, a Milano e Roma, due riunioni tenute da Katsuji Saito, responsabile del Dipartimento di studio della SGI. Le riunioni, alle quali hanno partecipato circa 3200 persone da tutta Italia, si sono aperte con la lettura del messaggio del presidente Ikeda. «Fate in modo che questa lezione rimanga nei vostri cuori per tutta la vita» si concludeva il messaggio. Avvalendosi di brani del Gosho e del Sutra del Loto, oltre ad alcune citazioni tratte dai volumi de La saggezza del Sutra del Loto, Saito ha spiegato uno dei principi fondamentali del Buddismo di Nichiren Daishonin, quello relativo alla trasformazione del karma.
La felicità o l’infelicità della nostra vita presente derivano da cause poste nel passato, ha detto Saito, ossia da azioni positive o negative che influenzano il nostro presente. Il karma non è altro che l’insieme di queste cause: il karma positivo ci porta gioia, quello negativo sofferenza. Il presidente Ikeda tuttavia, spiega che la felicità in questa vita non dipende solo dal karma del passato: visto che la legge di causa ed effetto opera nelle tre esistenze di passato, presente e futuro, possiamo infatti costruire un altro futuro attraverso le azioni che decidiamo di compiere nel presente. È molto importante tenere in considerazione il momento che viviamo, attimo dopo attimo, poiché è proprio in questa esistenza, giorno per giorno, che possiamo trasformare il karma, in modo concreto. Come? Lottando per kosen-rufu, affrontando le difficoltà con coraggio e determinazione, credendo nella Legge mistica e seguendo gli insegnamenti del maestro. Il principio di ichinen sanzen, ha proseguito Saito, ci permette di vedere il potenziale di trasformazione che è insito nella vita di ognuno di noi: secondo il mutuo possesso dei dieci mondi, infatti, anche se ci troviamo nello stato di Inferno, possiamo manifestare immediatamente la condizione di Buddità. La trasformazione del karma funziona allo stesso modo, tutto dipende dalla trasformazione dell’ichinen, cioè dalla determinazione di credere fino in fondo nella propria natura di Budda. Le cause che creano un karma pesante sono, in sostanza, legate alle offese fatte alla vita e l’offesa più grande è il non credere alla Legge mistica. Possiamo riparare a queste cause negative riconoscendo la Legge, proteggendola e propagandola.
Gli aspetti che caratterizzano la trasformazione del karma sono tre. Il primo riguarda l’alleggerimento della retribuzione karmica e consiste nel vivere in modo consapevole e illuminato la propria sofferenza, utilizzandola per diventare più forti e coraggiosi nella fede. Grazie alla fede possiamo quindi sperimentare in modo alleggerrito gli effetti del nostro karma negativo. Il secondo aspetto riguarda lo sradicare tutte le offese che hanno creato in noi l’oscurità fondamentale. Questa oscurità si dissolve immediatamente nel momento in cui evochiamo la nostra natura illuminata attraverso la fede e la preghiera. Il terzo aspetto è incentrato sulla legge di causa ed effetto: se si crede in essa si può uscire dal circolo vizioso creato dalle tendenze karmiche negative, creando un circolo virtuoso che ci porterà invece a vivere stati vitali più elevati.
Un’altra chiave per uscire dalla prigione del karma è imitare il comportamento del Bodhisattva Mai Sprezzante. Egli, nonostante venisse perseguitato, non inveiva mai contro nessuno, ritenendo ogni essere un potenziale Budda. Anche Nichiren Daishonin ha creduto fino in fondo alla natura illuminata di ogni essere umano. Il Gohonzon, che ha lasciato per tutta l’umanità, rappresenta lo specchio della sua vita illuminata dalla Buddità. Pregare davanti a esso, equivale a pregare davanti alla concreta realizzazione della nostra missione in questa esistenza.
In conclusione, Saito ha citato una frase di Ikeda: «Capire significa cambiare. Se uno ha compreso, non gli resta che mettere in pratica».
Laura Gilardi e Alberto Forni