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Luoghi preziosi - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:57

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Luoghi preziosi

Offrire la propria casa per le riunioni è un gesto di grande significato. Per ascoltare gli insegnamenti del Budda è necessario un luogo dove riunirsi: è l’equivalente moderno della Cerimonia nell’aria. Shin’ichi desiderava esprimere personalmente gratitudine a ogni membro che metteva a disposizione la sua casa

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Offrire la propria casa per le riunioni è un gesto di grande significato. Per ascoltare gli insegnamenti del Budda è necessario un luogo dove riunirsi: è l’equivalente moderno della Cerimonia nell’aria. Shin’ichi desiderava esprimere personalmente gratitudine a ogni membro che metteva a disposizione la sua casa

Il Nuovo Rinascimento presenta alcuni estratti dal volume 25, pubblicato sulle pagine del Seikyo Shimbun. Il testo integrale è disponibile su www.ilvolocontinuo.it

Nella narrazione, l’autore, Daisaku Ikeda, rappresenta se stesso con lo pseudonimo Shin’ichi Yamamoto

Dopo essere entrati a far parte della Soka Gakkai, i tre studenti del Kyushu Dental College desideravano ancora più intensamente la felicità dei loro genitori. Oltre a recitare Daimoku affinché iniziassero a praticare il Buddismo, continuavano a prendersi cura di loro con profondo rispetto. Quando ritornavano a casa a fare loro visita, portavano sempre dei regali acquistati con i soldi guadagnati con i vari lavori part-time. Scrivevano spesso ai genitori, per informarli di come stava andando la loro vita e si preoccupavano di ringraziarli sempre, in ogni lettera.
All’inizio, il padre di Junnosuke Fukutomi era infastidito dalle voci che aveva sentito sulla Soka Gakkai e credeva si trattasse di un’organizzazione contro la società. Poiché voleva che suo padre conoscesse la verità sulla Soka Gakkai, Junnosuke gli inviò diverse pubblicazioni che riportavano i dialoghi di Shin’ichi con vari leader e studiosi di tutto il mondo.
Inoltre, desiderando che suo padre, anch’egli dentista, conoscesse la profonda filosofia insegnata dal Buddismo, gli scrisse di quanto era rimasto favorevolmente impressionato da quello che stava imparando, come i tremila regni in un singolo istante di vita e altri insegnamenti buddisti.
Via via che la fede di Junnosuke si approfondiva, aumentava anche l’entusiasmo con cui parlava ai suoi genitori del Buddismo e li incoraggiava a unirsi alla Soka Gakkai. Ne parlava talmente spesso che sua madre alla fine decise di aderirvi.
Nell’autunno del 1975 suo padre fu costretto a letto per un forte mal di schiena. Fukutomi, che era ormai un dentista a tempo pieno, corse a casa per sostituire il padre nel suo studio privato, pregando con forza affinché guarisse il prima possibile. Poco dopo il padre si riprese e ben presto decise di unirsi alla Soka Gakkai.
Come scrisse una volta l’autore russo Lev Tolstoj (1828-1910): «È solo attraverso vere azioni che si comunica la verità».
Vedendo quanto erano cresciuti i tre giovani dal loro precedente incontro, Shin’ichi sorrise e disse: «Sono davvero felice di vedere che state così bene. Naturalmente come dentisti dovete perfezionare la vostra competenza professionale, ma ciò che è ancora più importante è migliorare la vostra personalità e diventare individui di cui gli altri hanno piena fiducia.
«Vi prego di contribuire alla vostra comunità. Continuate a impegnarvi attivamente nel movimento della Soka Gakkai, poiché questa è la strada per rendere felice ogni persona e realizzare una felicità assoluta, la strada che conduce a una vita vittoriosa e piena di gioia».
All’una di pomeriggio del giorno seguente, il 23 maggio, Shin’ichi Yamamoto partecipò a un Gongyo commemorativo in occasione dell’anniversario della nascita dei due capitoli del quartiere di Kitakyushu. Erano passati diciassette anni da quando il capitolo Yahata e il capitolo Chikuho erano stati creati, vere e proprie radici della Soka Gakkai a Kitakyushu. La fondazione era avvenuta durante la riunione generale del 3 maggio 1960, la stessa in cui Shin’ichi era stato nominato terzo presidente della Soka Gakkai.
Alla riunione commemorativa, Shin’ichi spiegò che la crescita del Buddismo in Giappone si era concentrata quasi esclusivamente sui riti funebri, perdendo così la sua vitalità e allontanandosi sempre più dalla vita quotidiana e dalle preoccupazioni reali delle persone: «In poche parole, le persone sono state soggiogate dalle tradizioni religiose e dalle autorità. I credenti buddisti si sono convinti che non si possano ottenere benefici se non facendo offerte alle associazioni religiose, ponendosi così in una posizione subordinata rispetto al clero buddista, in un rapporto a senso unico. Come risultato, le attività basate sullo spirito d’iniziativa e la determinazione delle persone sono state stroncate sul nascere e il Buddismo ha perso tutto il suo vigore. Nella Soka Gakkai, invece, gli individui sono i veri protagonisti. Ogni singola persona è direttamente collegata al Gohonzon e, basandosi sul Gosho, ognuno può sforzarsi di diventare migliore, più felice, e contribuire alla società in modo positivo, anche incoraggiandosi e sostenendosi reciprocamente con i compagni di fede.
«Il nostro movimento per kosen-rufu ha lo scopo di liberare le persone dalla soggezione all’autorità religiosa e di incoraggiare l’iniziativa personale. Siamo sempre riusciti a promuovere una rete di attività dinamiche affinché la vitalità delle persone comuni possa creare un nuovo grande movimento religioso nella società contemporanea, come una marea che sale».
Shin’ichi era convinto che solo una fede che collega direttamente ogni singola persona al Gohonzon sia una chiara affermazione dell’uguaglianza tra le persone, e ciò che rende la Soka Gakkai un’organizzazione democratica. Si preoccupava costantemente di come far fiorire eternamente il Buddismo di Nichiren Daishonin in quanto religione viva.
Dopo la riunione, Shin’ichi visitò la città. Dopo aver attraversato il ponte Wakato e visitato il parco Takatoyama, si trovò a passare proprio di fronte allo studio odontoiatrico che Junnosuke Fukutomi aveva aperto nel quartiere di Kokurakita, nel marzo dell’anno precedente.
Lo studio odontoiatrico era un edificio di due piani rivestito da piastrelle marroni. Shin’ichi, rivolgendosi ai responsabili che lo accompagnavano, esclamò: «È veramente uno splendido edificio. Bene! Sono felice di vedere lo studio di Fukutomi. Purtroppo non potrò vedere lo studio di Masao Sanga, ma porgetegli i miei migliori saluti». Shin’ichi recitò Daimoku per la crescita e la vittoria dei tre giovani dentisti.
La sera del giorno successivo, il 24 maggio, era stata programmata al Centro culturale di Kitakyushu una recitazione in ricordo dei membri defunti della prefettura di Fukuoka, persone che avevano contribuito con dedizione alla realizzazione di kosen-rufu. Shin’ichi salutava calorosamente i membri che entravano nel Centro, li incoraggiava e scattava con loro delle foto ricordo. Guidando Gongyo Shin’ichi pregò solennemente, con sincerità, per la felicità e la pace eterna dei defunti. Dopo la recitazione si avvicinò al microfono e prese la parola. Affermò che il Buddismo di Nichiren Daishonin spiega chiaramente la visione della vita e della morte dal punto di vista dell’eternità della vita, attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro.
«Le nostre vite sono eterne, da questa vita si rinasce nella prossima, e dalla prossima si rinasce ancora in quella successiva. È questo che si intende quando si dice che la vita è un flusso continuo. Inoltre, attraverso le cause poste in questa esistenza si determinano le retribuzioni karmiche che riceveremo nelle esistenze future. In altre parole, la continuità della vita senza inizio né fine è governata dalla legge di causalità. Coloro che si affidano al Gohonzon e praticano mantenendo fino alla fine una salda fede pongono le cause per conseguire la Buddità nella prossima esistenza. Coloro che invece offendono la Legge in questa vita, come dice il Daishonin, creano la causa per cadere nell’”inferno di incessante sofferenza” nella prossima. Di conseguenza, se ci dedichiamo in questa esistenza a realizzare la nostra missione per kosen-rufu col desiderio che tutti siano felici, anche se dovessimo provare le più grandi sofferenze o, ad esempio, morire in seguito a persecuzioni, non vi è alcun dubbio che otterremo l’Illuminazione nella prossima esistenza». Credere nella continuità della vita attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro ci permette di stabilire una visione corretta dei valori della vita e un’etica genuina.
Shin’ichi Yamamoto citò questo passo del Gosho: «In qualsiasi circostanza, anche se i genitori sono dei malfattori, se il figlio è virtuoso, le colpe dei genitori saranno perdonate, così come, se il figlio è malvagio ma i genitori sono virtuosi, le colpe del figlio saranno perdonate» (RSND, 1, 593). Poi disse: «I legami tra i genitori e i figli, i legami tra i familiari, sono molto profondi. Sicuramente, la fede che i defunti hanno dimostrato in vita è fondamentale, ma il Daimoku sincero recitato dai figli o dai membri della famiglia rimasti in vita può comunque condurre il defunto alla Buddità.
Poiché le nostre esistenze sono interconnesse nella vita e nella morte, le nostre preghiere possono aiutare i defunti a raggiungere la Buddità anche dopo la morte. Perciò è molto importante che i loro cari continuino a sviluppare una forte fede e a praticare per coloro che se ne sono andati».
Poi Shin’ichi spiegò il principio buddista della “relazione inversa” e della “relazione di accettazione” come mezzi che possono portare all’Illuminazione. “Inversa” si riferisce al legame karmico inverso, quando ascoltando la Legge si crea un’opposizione al corretto insegnamento del Buddismo, mentre “accettazione” si riferisce al suo riconoscimento, che porta subito a praticare.
Una relazione inversa che può portare all’Illuminazione è la prova che tutti gli esseri viventi posseggono la natura di Budda, anche coloro che si oppongono alla Legge e la offendono. Anche queste persone alla fine otterranno la Buddità perché, pur contrastandolo, creano comunque un legame karmico con l’insegnamento corretto. Di conseguenza, quando noi preghiamo per i defunti, anche se il loro karma è negativo, attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo possiamo trasformare questa negatività permettendo loro di conseguire la Buddità. Inoltre, la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo per i defunti riempie anche la nostra vita di fortuna, benefici e forza ­vitale. Questo è il profondo significato delle nostre preghiere per i defunti».
Subito dopo la cerimonia, Shin’ichi partecipò a una riu­nione informale con i rappresentanti delle quattro Divisioni del Kyushu, nel quartiere di Kokuraminami. La riunione terminò dopo le otto di sera. Guardando l’orologio, Shin’ichi disse: «C’è ancora tempo, andiamo al Centro culturale Tabe». Si trattava di un Centro privato, offerto dal responsabile del quartiere di Kokuraminami, Chuji Tabe. Chuji Tabe era anche il responsabile dello staff protezione al Centro culturale Kitakyushu, un gruppo di volontari che si occupava della manutenzione e della pulizia del Centro.
La sera del 23 maggio, Tabe si trovava al Centro culturale impegnato in questa attività, e aveva avuto l’opportunità di scambiare due parole con Shin’ichi Yamamoto. Durante la loro conversazione, lo informò di aver offerto una parte della sua abitazione come Centro culturale nel quartiere di Kokuraminami.
Shin’ichi rispose: «Ho in programma di visitare Kokuraminami domani sera. Se ne avrò il tempo, verrò molto volentieri a trovarla per esprimerle la mia gratitudine». «La ringrazio, sarebbe bellissimo!» rispose Tabe.
Sapendo quanto Shin’ichi fosse occupato, Tabe rimase più che soddisfatto semplicemente per l’intenzione che aveva espresso. Dal tardo pomeriggio del giorno seguente, il 24 maggio, Tabe rimase al primo piano della sua casa, adibito a Centro culturale per la comunità, a recitare Daimoku in attesa dell’arrivo di Shin’ichi. I membri del posto si erano uniti a lui.
Durante la visita nel Kyushu, l’anno precedente, il 1976, Shin’ichi aveva visitato i Centri culturali privati che si trovavano a Kasuya e nel quartiere di Hakata, nella prefettura di Fukuoka, e nella città di Kanoya nella prefettura di Kagoshima, perciò tutti erano sicuri che Shin’ichi avrebbe visitato anche il Centro culturale Tabe.
Alle otto e mezza di sera, però, Tabe chiuse la recitazione invitando tutti i membri a tornare a casa, mentre lui rimase a parlare con alcuni responsabili per definire le attività future. Proprio in quel momento, ricevette una telefonata che lo informava che il presidente Yamamoto stava arrivando. Tabe quindi richiamò i membri che stavano tornando a casa e insieme alla sua famiglia attese l’arrivo di Shin’ichi davanti all’ingresso di casa, per dargli il benvenuto. Sulla strada verso il Centro culturale Tabe, Shin’ichi disse a sua moglie Mineko, che era in macchina con lui: «So che è tardi, ma mi piacerebbe comunque fermarmi. Il mio desiderio è ringraziare e prendermi cura di tutti coloro che offrono le proprie case come luoghi di riunione e come Centri culturali. Vorrei che sapessero quanto li apprezzo. I Centri culturali privati sono castelli del movimento di kosen-rufu. In questi luoghi le persone sentono parlare di Buddismo, iniziano a praticare e portano avanti le loro battaglie: la rivoluzione umana e la trasformazione del karma. In altre parole, sono castelli della propagazione, della felicità e del risveglio al desiderio dell’Illuminazione. Sono anche dei veri e propri castelli di diplomazia, perché tutti i vicini, osservando il comportamento gentile ed educato dei nostri membri che si riuniscono, hanno la possibilità di comprendere più profondamente la Soka Gakkai».
Mineko annuì alle parole di Shin’ichi. La casa della sua famiglia d’origine era stata utilizzata come centro di attività fin dai primi tempi della Soka Gakkai. Anche durante la “campagna di febbraio” del 1952 era stata il centro delle attività del capitolo Kamata. Sorridendo disse: «I Centri culturali privati hanno un ruolo importante. E coloro che li offrono sicuramente fanno uno sforzo straordinario, da non sottovalutare. Devono preoccuparsi di moltissime cose per evitare che i vicini di casa sia­no infastiditi dalle auto e dalle biciclette parcheggiate, e assicurarsi che il suono delle voci durante le riunioni e il viavai delle persone non siano di disturbo. Apprezzo e rispetto moltissimo il loro lavoro».
«È proprio così! Per questo – disse Shin’ichi – è importante sforzarsi di non creare disturbo ai vicini. Inoltre, i membri che utilizzano questi luoghi di attività dovrebbero fare del loro meglio per alleggerire il peso della gestione ai proprietari, per esempio pulendo i locali ogni volta che li utilizzano. Dal punto di vista del Buddismo, offrire un luogo di riu­nione è un gesto che ha un profondo significato. Affinché le persone possano ascoltare l’insegnamento del Budda e pregare insieme, è necessario un luogo in cui riunirsi. Questa è la Cerimonia nell’aria di cui si parla nel sutra. I Centri culturali privati e i luoghi di riunione dove si ritrovano i figli del Budda che ricercano la Legge sono l’equivalente moderno della Cerimonia nell’aria, svolgono la stessa funzione che avrebbero i monasteri o i templi.
«Per questo, offrire una parte della propria casa come Centro culturale per la comunità significa avere lo stesso spirito del ricco Sudatta, che donò il monastero Jetavana mentre il Budda era in vita. È un’azione che porta incalcolabili, incommensurabili benefici. E coloro che la compiono sicuramente vivranno in condizioni di ricchezza, come Sudatta. Come presidente della Soka Gakkai, desidero andare a trovare, per quanto mi è possibile, tutti i membri che offrono le loro case come Centri culturali o per le riunioni di discussione, per esprimere loro personalmente la mia sincera gratitudine».
Shin’ichi era fermamente convinto che la gratitudine si esprimesse nelle azioni.

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