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La speranza bussa alla porta - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:57

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La speranza bussa alla porta

“Speranza” (Kibou) è il nome della rivista giapponese per i bambini dai 6 agli 11 anni. Chi consegna questa rivista a domicilio ha un grande compito: distribuire anche la speranza contenuta nelle sue pagine. In questo secondo numero Daisaku Ikeda confida ai piccoli lettori le difficoltà che provava quando era assistente di Toda

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“Speranza” (Kibou) è il nome della rivista giapponese per i bambini dai 6 agli 11 anni. Chi consegna questa rivista a domicilio ha un grande compito: distribuire anche la speranza contenuta nelle sue pagine. In questo secondo numero Daisaku Ikeda confida ai piccoli lettori le difficoltà che provava quando era assistente di Toda

Come state, bambini e bambine delle scuole elementari? Sono così felice di potervi incontrare anche questo mese, miei giovani amici amatissimi, grazie alle pagine della rivista a voi dedicata, il mensile Kibou (Speranza).
A che ora vi siete alzati, stamattina? Sono certo che alcuni di voi hanno dovuto fare uno sforzo per svegliarsi presto! Eppure, ci sono persone là fuori che a quell’ora erano già sveglie perché iniziano a lavorare prestissimo per il bene di noi tutti. Vale lo stesso per coloro che consegnano porta a porta il giornale Kibou e forse alcuni dei vostri genitori consegnano anche il Seikyo Shimbun [quotidiano della Soka Gakkai, n.d.r.]. Nelle mattine di pioggia, è particolarmente difficile portare così tanti giornali e riuscire a evitare che si bagnino. È anche facile scivolare e cadere. Ogni giorno, io prego perché alle persone che consegnano i giornali della Soka Gakkai a domicilio non capiti alcun incidente. Assicuriamoci di dimostrare la nostra più profonda gratitudine a tutti coloro che, non visti, consegnano la speranza davanti alle nostre porte, mentre la maggior parte di noi sta ancora dormendo.

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Quando ero un ragazzo, nel giardino di casa nostra c’era un melograno. Aveva il tronco nodoso e quando arrivava la stagione delle piogge faceva germogliare fiori di un rosso straordinario e lucide foglie verde scuro. In autunno non vedevamo l’ora di mangiare il suo frutto, dolce e asprigno insieme.
Quando ero bambino mi ammalavo spesso e una volta, in particolare, mi venne all’improvviso la febbre alta e fui costretto a letto: avevo una polmonite. La febbre era talmente alta che deliravo, così venne un dottore a visitarmi e mi fece un’iniezione per aiutarmi a guarire.
Alla fine, quando mi ripresi, mia madre mi disse: «Guarda quel melograno in giardino. Anche se dicono che l’aria di mare e il terreno sabbioso non siano adatti alla crescita di piante, quel melograno continua a dare frutti, anno dopo anno. Anche se ora non sei molto forte, sono sicura che un giorno anche tu, crescendo, diventerai grande e robusto».
La nostra casa di allora era a meno di dieci minuti dal mare, ma il melograno era riuscito a mettere radici profonde anche nel terreno sabbioso.
L’immagine di quell’albero robusto è incisa nella mia memoria accanto alla dolce voce di mia madre. Da allora, ho lottato per mantenere fede alla promessa di diventare più forte e di condurre una vita sana, in modo che mia madre non dovesse più preoccuparsi per me. Comunque, dall’adolescenza fino ai vent’anni, ho sofferto di una malattia piuttosto seria chiamata tubercolosi. Di notte mi veniva la febbre alta, e avevo accessi di tosse terribili. A volte mi capitava di espettorare sangue. Il dottore mi disse che non sarei vissuto fino ai trent’anni.
Poi iniziai a lavorare con il signor Toda. Quando la situazione della sua società cominciò a peggiorare rimasi senza stipendio e, dato che non potevo permettermi di comprare dei vestiti caldi, mi rammendavo i calzini e indossavo i vestiti estivi anche in pieno inverno. Ma il mio cuore ardeva sempre di speranza e orgoglio.
Più avanti, dopo essere succeduto a Toda come presidente della Soka Gakkai, nel 1960, ho viaggiato in tutto il Giappone e nel resto del mondo per incoraggiare i membri. Ho avuto anche l’opportunità di dialogare con presidenti di diverse nazioni e figure di spicco in vari campi, per aprire a voi, miei giovani successori, la strada verso la pace e l’amicizia.
Sono passati circa ottant’anni da quando feci quella promessa davanti al melograno, e sono davvero diventato sano e robusto. Ancora oggi mi sento pieno di energia e vitalità.
Come vi ho già raccontato, misi le basi per diventare capace di dedicarmi con energia a kosen-rufu durante le scuole elementari, quando mi alzavo all’alba per aiutare la mia famiglia nella produzione di alghe commestibili o per consegnare i giornali. Sono entrambi lavori che iniziano molto presto al mattino. D’inverno, cominciavo a lavorare quand’era ancora buio.
Ogni mattina mia madre mi svegliava dicendomi con la sua voce calda: «È ora di alzarsi!». Anni più tardi, mi fece i complimenti perché uscivo subito dal letto. Non mi è mai pesato alzarmi la mattina. «Com’è possibile?», vi chiederete. Vi svelerò il mio segreto: la sera prima andavo a letto presto! So che magari starete pensando: «Ma sul serio è così?». Spesso le cose più ovvie, semplici e scontate sono anche le più importanti.
Mi svegliavo presto, facevo i miei lavoretti e poi andavo a scuola, dove studiavo tanto e mi divertivo un mondo a giocare con i miei amici. Dopodiché leggevo, perché ho sempre amato i libri. La sera, soddisfatto e stanchissimo, avevo naturalmente un gran sonno, andavo a letto presto e mi facevo un lungo sonno ristoratore. Ecco come poi riuscivo a saltar fuori presto dal letto, la mattina successiva.
«Presto a letto, presto sveglio»: questo ritmo è sempre stato la fonte della mia energia. Mi sono costruito una salute forte alzandomi presto la mattina.

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Tutti abbiamo a disposizione le stesse ventiquattr’ore nel corso di una giornata. Questo perché il tempo che il sole impiega a sorgere, tramontare e poi sorgere di nuovo il giorno dopo – in altre parole, il tempo che la Terra impiega per compiere una rotazione completa sul proprio asse – corrisponde esattamente a ventiquattro ore.
Le nostre vite quotidiane, a ritmo con i movimenti del sole basati sulla rotazione della Terra, cominciano al mattino e terminano alla sera. Abbiamo un orologio dentro di noi che ci sincronizza con il movimento del sole nel cielo.
Immergersi nella luce del sole mattutino permette al nostro orologio interno di funzionare bene. Alcuni studi recenti mostrano che, se ci alziamo presto e seguiamo un ritmo di vita sano e regolare, anche le nostre funzioni mentali migliorano.
Un inizio vivace rende la giornata una buona giornata. Se si continua così giorno dopo giorno, vivremo un anno brillante, una gioventù vibrante e infine una vita ben spesa.
Vincere la mattina, quando si è giovani, è una fonte di benefici che dureranno per sempre.

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Anche il mio maestro di vita, Josei Toda, dava un gran valore alle sue mattinate. Era al mattino presto, quando la sua mente era fresca e lucida, che pensava più intensamente e gli venivano le idee migliori: quelle idee che avrebbero condotto all’enorme sviluppo della Soka Gakkai, un successo che qualcuno ha descritto come “il miracolo del ventesimo secolo”.
Anche fare Gongyo e Daimoku mattina e sera ci aiuta a creare un buon ritmo quotidiano e rappresenta l’energia trainante di una vita sana e felice, piena di vittorie.
Il mio desiderio più grande è che ognuno di voi abbia sempre un sorriso luminoso e cresca sano. Vincere la mattina è cruciale per raggiungere questo obiettivo.
Per favore, andate a letto presto la sera, alzatevi presto la mattina e recitate un Daimoku vibrante, per dare alla vostra giornata un inizio buono davvero. Nelle mattine in cui non avete tempo, è sufficiente che recitiate Nam-myoho-renge-kyo tre volte: se davvero recitate il Daimoku col cuore e con voce chiara e limpida, esso entrerà in risonanza con il Gohonzon.
Ovviamente, è anche importante che facciate una buona colazione e che miglioriate la vostra forma fisica con lo sport e le altre attività.
Dojoogiin Tsedev, un famoso autore mongolo con il quale ho avuto modo di parlare, in uno dei suoi racconti scrive: «Se vi alzerete presto, farete grandi scoperte e qualcosa apparirà solo per voi, qualcosa la cui scoperta di sicuro vi ispirerà».
Con allegria, sorridenti, facciamo un altro coraggioso passo avanti, anche oggi!

(1 giugno 2012)

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